Saturday, December 15, 2007

Quote latte, di Mario Pulimanti

Berlusconi sta dividendo il centro destra, aizzando una fazione contro l'altra, formando alleanze prima con gli uni, poi con gli altri, indebolendo senza pietà gli avversari e usando i suoi sostenitori finché non gli tornerà utile scaricarli. Nel frattempo, l'esecutivo Ue, su proposta della commissaria europea all'agricoltura Mariann Fischer Boel, ha proposto un aumento del 2% delle quote latte in Europa apartire dal 1. aprile 2008. Lo ha annunciato la Commissione europea precisando che l'aumento, per un totale di 2,84 milioni di tonnellate, riguarda tutti i 27 Stati membri. La decisione, una volta varata dal consiglio dei ministri dell'Ue permetterà agli allevatori italiani di produrre dalla campagna 2008-2009 fino a 10,74 milioni di tonnellate di latte. "Fate largo" urla Prodi con tutta la voce che ha. "Largo al Governo!". Bertinotti lo imita. Nessuno da loro ascolto. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Wednesday, December 05, 2007

Eleonora Rossi Drago, di Mario Pulimanti

Sessant'anni fa, era il 1947, una ragazza alta e dal portamento aristocratico, di 22 anni, che veniva da Genova, partecipò a MissItalia. Fu eliminata. Motivo: era sposata e già madre.
Altri tempi, ma nella sfortuna Palmina Omiccioli divenne Eleonora Rossi Drago, e trovò l'opportunità per attraversare, lungo oltre un decennio, una delle più belle stagioni del cinema italiano, legando il proprio nuovo nome d'arte ai migliori autori di quegli anni. Eleonora Rossi Drago è morta domenica 2 dicembre a Palermo. Aveva 82 anni. La saluto, ringraziandola per le straordinarie interpretazioni che ci ha regalato. Che non moriranno. Mai. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Tuesday, December 04, 2007

Il papà, di Mario Pulimanti

Il 20 aprile 1992 è morto mio padre, Antonio Valeriano. Ne è passato di tempo, ormai, ma il ricordo è ancora vivo. Bruciante. Proprio come allora. Da quando papà non c’è più, mi sento ancor più legato a lui. Perché mi manca. Probabilmente è il segno di una volontà che ci vuole legati per sempre. Mi manca il suo umorismo, la sua acuta osservazione degli altri. Mi manca la sua educazione, la sua cultura che non esibiva mai. Mi mancano i giorni di Natale passati insieme a lui Mi mancano le sue parole, i suoi messaggi, le sue battute con i tempi comici perfetti. Mi manca la sua faccia tonda, aperta e fiduciosa. Con un accenno di opulenza che lui per altro portava con molta leggerezza. Mi manca la sua stuzzicante ingenuità sempre pronta a rilevarsi in un sorriso. Queste sono le cose che ho perduto. Sì, sono un sentimentale, ma anche a essere troppo schematici è pericoloso. Vedere tutto in bianco e nero. Ricordi... Tornano sempre, anche quando non dovrebbero… Brandelli di passato. Stilettate di dolore, di angoscia. “La vita è solo un sogno.” Quella frase, le ultime parole di un uomo che credevo invincibile. Immortale. Il prossimo sarà il quindicesimo Natale che Antonio Valeriano non c’è più. E oggi vorrei tanto telefonargli per dirgli, sottovoce, che gli voglio sempre bene. Che lo ricordo com’era veramente: un Papà speciale. Un Papà intelligente. Soprattutto un Papà buono. Buon Natale, Papà! Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

Friday, November 30, 2007

Dubbi, di Mario Pulimanti

Torno al mio appartamento. A Ostia. Mi spoglio e ora me ne sto in poltrona a piedi nudi e con indosso un paio di calzoncini e una maglietta. E’ molto tardi ma non mi sento affatto stanco, grazie anche all’adrenalina che mi infiamma le vene. Ma è assurdo. Ho appena letto il giornale: Pier Ferdinando Casini replica irritato a Berlusconi, secondo il quale proprio gli alleati gli avrebbero fatto perdere le elezioni del 2006, affermando che al Cavaliere sono saltati un po’ i nervi e non ha voluto fondare un nuovo partito, ma solo allargare Fi e umiliare gli alleati, quando invece doveva come minimo condividere le responsabilità. E giustamente Casini reagisce: “Gli alleati si sono fatti in quattro per vincere. Piuttosto se lui avesse avuto più cautela su alcune questioni, affrontate in modo ossessivo, forse adesso la storia sarebbe diversa”. Per il futuro, il leader dell’Udc spiega che “sicuramente non esiste più il quadro di due anni fa: quel che è successo è troppo grave per far finta che nulla sia accaduto. Ma noi siamo un partito che ha nel suo Dna l’essere alternativo alla sinistra. E da questo partiremo”. Anche a Gasparri, di An, quelle considerazioni sulla Cdl ridotta ad un ectoplasma non sono andate giù: “Si deve chiudere questa fase di nervosismo. Sono frasi inopportune. Berlusconi è stato il capo della Cdl. Definirla così è ingeneroso”. E Ronconi (Udc) mette in chiaro: “Nessuna rappresaglia contro il Cavaliere, ma sulla riforma del sistema radio-tv leggi serie e rigorose”. Ciò che mi chiedo é come mai Berlusconi ha ideato e messo in piedi questa operazione, perché dubito seriamente possa essere solo una specie di riorganizzazione di FI. Questo significa che c’é in ballo qualcos’altro, e noi moderati dobbiamo scoprire cos’é. Casini non crede affatto alla buona fede del cavaliere. E nemmeno io. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma

Sintonia, di Mario Pulimanti

Sintonia su riforme istituzionali e dei regolamenti parlamentari, “distanze” sulla legge elettorale, ma con ampia disponibilità al confronto. È la sintesi del secondo round di incontri tra Walter Veltroni e i leader dell’opposizione. Ieri era di turno il centrista Pier Ferdinando Casini, che al termine della conferenza stampa ha punzecchiato il Cavaliere: “Preparatevi al colpo di scena. Domani salgo su un tetto e fondo qualcosa…Speriamo che non sia un tetto di tegole, e soprattutto speriamo che non cada”. L’incontro con Casini, accompagnato dal segretario dell’Udc Lorenzo Cesa e dal presidente Rocco Buttiglione, inizia con notevole ritardo rispetto alla tabella di marcia, per la protesta dei tassisti che ieri ha letteralmente paralizzato il centro di Roma. Ma gli interlocutori esauriscono l’ordine del giorno in meno di un’ora e danno prova di concisione anche in conferenza stampa. “Per quanto riguarda la riforma dei regolamenti - spiega Casini - abbiamo dato il nostro via libera alla modifica capace di evitare ogni aggiramento dello sbarramento elettorale”, la cosiddetta “riforma Franceschini” già sottoscritta da An. “Per quanto riguarda la riforma istituzionale - continua Casini - crediamo che si debba andare avanti su quanto già avviato in Parlamento sulla riduzione a metà del numero dei parlamentari, maggiori poteri del premier e Senato delle Regioni, anche se la nostra preferenza va ad un Senato eletto su base regionale e non dai consigli regionali”. Ci sono differenze invece, come si sapeva benissimo, sulla legge elettorale: “Abbiamo ribadito - ricorda Casini - la nostra preferenza sul modello tedesco corredato dall’indicazione del premier”. Il “vassallum” o “veltronellum” così com’è non può andare bene a Casini. “Ci vogliono modifiche”, dice Casini, che non teme di restare stretto in una tenaglia formata da Veltroni e Berlusconi, magari sul sistema spagnolo, che del “veltronellum” è stretto parente. “Sia chiaro - avverte - che io faccio quello che voglio io, non quello che vuole Berlusconi. Tanto più che, di questi tempi, non è facile per nessuno identificare e capire bene il suo pensiero”. È la prima stoccata, cui segue, in chiusura, la battuta sulla fondazione di “qualcosa” dal tetto di casa. A Carlo Giovanardi, che ieri ha precisato di non aver lasciato l’Udc, Casini aveva dedicato il prologo della conferenza stampa. “Si vede - ironizza - che ho letto male il giornale. Del resto di questi tempi si dice che tante cose stanno accadendo e poi non accadono”. Per Veltroni è un altro passo avanti, anche se la disponibiltà dell’Udc a parlare di riforme era da tempo acquisita. Dopo aver incontrato Gianfranco Fini e Casini - oggi tocca a Lega, Pdci e Dini, domani tocca a Berlusconi - il segretario del Pd non nasconde il suo ottimismo. Mentre la salute del governo appare pessima, il dialogo sulle riforme procede bene. Berlusconi, oltre al sistema spagnolo, è pronto a sostenere anche la riforma dei regolamenti parlamentari. “Mi sembra nell’orizzonte delle cose possibili - riassume Veltroni - quello che fino a due mesi fa veniva giudicato impossibile”. Certo, mentre i regolamenti si cambiano con una sola votazione e la riforma elettorale si può fare rapidamente, se c’è la volontà politica, le riforme istituzionali richiedono comunque più tempo, più di quanto la cagionevole salute dell’esecutivo sembra concedere. Se tutto va bene, afferma Veltroni, “entro otto, dodici mesi potremo avere un assetto di regole nuove”. La durata del governo Prodi è una variabile indipendente: “Per quanto ci riguarda - ribadisce Veltroni - questa questione è stata decisa dagli italiani il giorno delle elezioni. Per noi vale quella scelta e la sosteniamo. È quanto ripeto a tutti i miei interlocutori, le due questioni vanno tenute distinte, altrimenti si genera confusione”. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Wednesday, November 21, 2007

Il Partito del Popolo delle libertà, di Mario Pulimanti

E chi é che non fa errori? Tutti nella nostra vita possiamo fare degli errori, Berlusconi come Prodi. Siamo uomini, non macchine. A Milano Berlusconi spiazza gli alleati che ne contestano la linea politica. Anziché difendersi passa al contrattacco, utilizzando l’iniziativa della raccolta di firme nei gazebo per mandare a casa il governo Prodi, non condivisa da An e Udc. A livello di inconscio, credo che sia un evento evitabile, ma Berlusconi cerca sempre di non accettare la realtà sino a quando non si avvera. Forte delle adesioni, che Fi asserisce ammontino a 7 milioni, Berlusconi ha annunciato la nascita del Partito del popolo italiano, in cui confluirà Forza Italia. E per ribadire la propria leadership ha lasciato intendere che se ci sarà dialogo sulle riforme, l’Unione dovrà trattare con lui. Fini è stato chiaro: “Il giro di boa è l’inizio dell’anno nuovo. Se in quel momento saremo in grado di rilanciare su basi nuove la nostra iniziativa politica, bene. Altrimenti ognuno andrà per la sua strada”. Casini non è stato da meno: “serve politica, non propaganda”. Lo scontro ha avuto anche un risvolto polemico al convegno di An, ad Assisi, dove è andata in scena la dura contestazione della platea all’indirizzo di Fabrizio Cicchitto (Fi), che aveva criticato la linea di Fini. Mi fanno ridere coloro che datano la fine di un centro democratico. Ma come si fa a stabilire la fine di una organizzazione secolare, così radicata nel territorio! Si può senz’altro parlare di grossi passi avanti che si sono fatti con il bipolarismo, ma da qui a parlare di fine, ne corre. Gli ingredienti per un grande centro ci sono. Sicuramente sì. Io credo che la situazione del sistema politico bipolare sia ormai talmente deteriorata che possa senz’altro convenirsi con chi ritiene che attualmente l’effettività del bipolarismo sia gravemente compromessa, e che la convinzione, tutt’altro che fallace, del ritorno di un grande centro induca i g i politici democratici come Casini, Rutelli, Mastella, Buttiglione -tanto per fare alcuni nomi- a cominciare a crederci veramente. Ma la strada è ancora lunga. Per il momento Casini e Rutelli si scambiano solo poche parole, separandosi poi senza alcuna forma di cordialità. Una cosa è certa: il destino dell’Italia è ormai indissolubilmente legato ad un partito democratico. Di centro, certo. Intanto, nel delirio generale, una grande tempesta si sta addensando sul governo. E Prodi brandisce rabbiosamente la sua lunga spada e la leva in alto. I suoi occhi sembrano mandare lampi. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Saturday, November 17, 2007

Il nucleare è scelta condivisa? di Mario Pulimanti

Dall’alto del Pontile, contemplo il mare. Che bello vedere una tale, sconfinata immensità. Meraviglioso trovarsi davanti a qualcosa di cui non riesci a scorgere la fine. Scruto l’orizzonte che si perde nell’acqua. Rimango per qualche istante con lo sguardo perso in lontananza. Poi guardo verso il punto in cui il mare si ricongiunge alla terra. A riva si scorgono cinque gabbiani vicino a delle imbarcazioni. Ho un sacco di progetti e questo mi fa pensare che tutto sommato non è ancora il momento di mettersi a fare bilanci, più o meno. Vicino a me, Simonetta. “Che c’è?” le chiedo. Non risponde. Tiene le braccia incrociate sulla camicia, ma non sembra intenzionata a tornare a casa. E così continuiamo a passeggiare, con Simonetta, con il rumore delle onde come unica compagnia. Intanto si è fatta sera. Guardiamo il mare; la luce della luna tremola all’orizzonte fino a riva e si perde nella schiuma delle onde che s’ infrangono sulla spiaggia. Lasciamo che il fragore delle onde ci avvolga. Bouganvillee e rosmarino, gerani e basilico. Saint Tropez? Macché: Collevecchio. Mi sdraio sull’erba, sulla schiena, le mani intrecciate dietro al testa. Eccola là, l’Orsa maggiore. E accanto a lei, l’Orsa Minore. Quante volte le ho guardate assieme a Simonetta, dal balcone di zia Felly affacciato sul cortile, oltre il quale si vede il Soratte. Da bambino certi pomeriggi d’estate prendevo la bicicletta Graziella che mi aveva regalato papà per i miei otto anni e mi lanciavo a tutta velocità lungo il Cavone, poi sbucavo dalla Buchetta e imboccavo la strada immersa nel verde che porta al Parco della rimembranza e una volta lì smontavo dalla bici e scendevo tra i cespugli e andavo a sedermi sul piedistallo di un antico cannone costruito durante la prima guerra mondiale, e anche allora guardavo il tramonto. E qui che ho conosciuto Simonetta. Ricordo la brezza della collina sabina che accarezzava il suo giovane corpo e tradiva la sua innocenza, inasprendo il mio desiderio. Tremo quando parlo dell’amore che ancora provo per lei. Di cinque parole che mi escono di bocca, una sempre quel nome. Simonetta, Simonetta, Simonetta. E, mentre mi prende una mano, penso: “Da chi discendiamo?”. Da nobili? Non credo. Probabilmente da artigiani e contadini. Perché no? Gente che si dedicava anima e corpo a lavorare terre ingrate, cercando la comprensione delle spighe e la pietà del sole. Buone persone. Spesso penso a papà, morto nel novantadue. Se sono in difficoltà, penso: papà ti prego fai qualcosa. Lo so che ci sei, da qualche parte. So che mi vedi. Intanto, seduto sul divano, vedo il telegiornale. Ma cosa sta dicendo D’Alema in tv? Ah, che bisogna riprendere la ricerca sul nucleare. “Il nucleare è un tema delicato per il nostro Paese, ma l'attuale Governo è intenzionato a riportare l'Italia quanto meno nel campo della ricerca dello sfruttamento dell'energia nucleare per recuperare il gap accumulatosi in questo campo con gli altri Paesi”. Possibile, mi chiedo. Nel frattempo D’Alema sta specificando che “c'è bisogno di un certo numero, non enorme, ma necessario di rigassificatori. Il governo si sta adoperando. Siamo per le interconnessioni delle reti elettriche - aggiunge - per una politica europea in grado di valorizzare le fonti rinnovabili e di ridurre la dipendenza”. Quindi, se ho ben capito, secondo D’Alema la dimensione energetico-ambientale è una componente fondamentale della nostra politica estera, nel quadro di un rafforzamento della cooperazione multilaterale e di un partenariato tra Paesi produttori e consumatori. A conferma di ciò, dal televisore mi giunge ancora la voce di D’Alema che spiega che di fronte alle sfide che si presentano in questo campo, la ricerca di soluzioni condivise su scala mondiale è l'opzione obbligata, perché nessun Paese, “per quanto potente, può illudersi di contare solo sulle proprie forze”. Esco sul balcone. Mi fermo sulla soglia per lasciare ai miei occhi il tempo di abituarsi al sole. Dietro di me il viso di mia moglie comincia a sorridermi. Bevo un sorso di vino, mentre le mani di Simonetta mi accarezzano dolcemente la schiena. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)

Monday, November 12, 2007

Calcio, divinità assetata di sangue, di Mario Pulimanti

Incredibile. Non è bastato Filippo Raciti, l´ispettore ucciso il 2 febbraio scorso a Catania durante gli scontri tra ultras. La violenza dei tifosi di calcio continua, esce dagli stadi e ora arrivaaddirittura in autostrada, dove si sono scontrati due gruppi di tifosi. A sparare, un poliziotto. Si chiamava Gabriele Sandri, era tifoso della Lazio ed è morto nei pressi di un Autogrill vicino ad Arezzo dopo un diverbio con dei tifosi juventini. Gabriele, che era dj nella nota discoteca capitolina “Area”, è stato colpito con un proiettile sparato per errore o comunque in maniera affrettata da un agente. Il ragazzo sarebbe stato preso dietro al collo mentre era seduto in macchina, come dimostrerebbe il finestrino posteriore infranto dell’auto. I tifosi dicono “È un reato perpetrato dalle forze dell’ordine. È stato un tirassegno”. Sono frastornato. Il campionato non si è fermato. Le partite si sono giocate ugualmente, ad eccezione di Inter-Lazio, Atalanta-Milan e Roma-Cagliari.D’accordo. Mi stringo le spalle. Una cosa è certa: vergognatevi! Mi asciugo una lacrima con il palmo della mano.

Thursday, November 08, 2007

Vendetta razzista, di Mario Pulimanti

“Che è stato?” grida Simonetta uscendo dal bagno, con la testa ancora bagnata, e contemplando attonita quel macabro spettacolo che stasera ci offre la televisione: un dibattito sull’omicidio di Giovanni Reggiani. Non so rispondere, non riesco a distogliere lo sguardo dai lineamenti delicati della giovane donna. “Ahi! Ahi” dice Gabriele, il nostro fglio ventunenne. “E’ meglio che non dica ciò che penso. Sono proprio arrabbiato! Non ha torto chi afferma che l’Italia si sta scoprendo una società multietnica e multiculturale.” Il tredicenne Alessandro si irrigidisce e rivolge uno sguardo inquieto al fratello, che stringe le spalle alzando le sopracciglia come a voler dire: “Che ci vuoi fare?” Già. L’omicidio di Giovanna Reggiani e la vendetta razzista contro tre ragazzi rumeni hanno suscitato profonda emozione. Scambio un’occhiata con Simonetta, che abbassa gli occhi, inspirando profondamente, con il pensiero rivolto all’omicidio della Reggiani. “Attenzione, però” intervengo io “Sono due orrori che impongono una risposta forte. Il primo appare come l’ultimo anello di una catena di fatti terribili, a lungo sottovalutati, dove si intrecciano violenza e illegalità diffusa. Il secondo è l’espressione di una logica di vendetta che offende il dolore e non può e non deve avere terreno in cui crescere. Guai a fare ricorso alla giustizia fai da te, i cittadini chiedono giustizia ma ad assicurarla devono essere le istituzioni pubbliche.” Simonetta scuote la testa “Questo è improbabile. Se, come credo, l’Italia si sta scoprendo a poco a poco, e sotto la sollecitazione emotiva di casi di particolare gravità, una società multietnica e multiculturale, è troppo tardi per prendere iniziative serie. Oramai siamo invasi da rom, buoni o cattivi che siano, e non possiamo più rimandarli indietro.” Gabriele fa un gesto di sufficienza: “Figurati! Quelli se ne stanno trincerati dietro baraccopoli improvvisate, pregano il loro Dio e aspettano che qualcun altro tolga loro le castagne dal fuoco”. Ceniamo. Mangiamo per un pò in silenzio, poi Simonetta, con espressione perplessa, osserva: “C’è poco da fare: ora che sono entrati in Italia, nessuno può più mandarli via”. Gabriele, pur continuando a mangiare, non rinuncia a dire ciò che ha in mente: “Certo” dice scuotendo la testa con aria pensosa “però si devono adattare a seguire regole civili, rispettando gli altri nonchè l’ambiente che li circonda, e se…” “Se! Se! I se non servono a nulla, Gabriele. Le recriminazioni non ci aiuteranno”. “Allora?” risponde lui. Sbuffo con forza, mi alzo e esco sul balcone con un bicchiere di passito in mano. Moscato liquoroso. Vino da meditazione. Una lunga folata di vento gelido marino, che fa turbinare le foglie morte nel cortile, mi convinge a rientrare. Sulla soglia mi volto a guardare il cile cupo, senza luna. il tempo sta cambiando. Ci vuole un pò perchè smetta di tremare.

Il buon grano e la zizzania di Mario Pulimanti

Distinguere "tra il buon grano e la zizzania" e "non fare di ogni erba un fascio". Questo è l'invito del cardinale segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, nell'affrontare la questione degli immigrati anche dopo gravi fatti come l'omicidio di Giovanna Reggiani. "Fermezza" con chi non accetta le regole, insomma. È questo in sintesi il monito che il cardinale Bertone usa come commento al clima di emergenza seguita alla barbara uccisione di Giovanna Reggiani da parte di un cittadino rumeno. E non è forse un caso che per lanciare tale monito l'alto prelato abbia scelto la platea del quarantanovesimo anniversario dell'Organizzazione mondiale degli ex alunni delle scuole cattoliche., dove ha sottolineato che "abbiamo sentito tante voci che ci invitano a fare distinzione tra buoni e cattivi, tra il grano buono e la zizzania. Io dico che è necessario cercare di valorizzare l'antica tradizione dell'accoglienza e che occorre essere fermi con chi non accetta le regole di cittadinanza". Giusto. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Giovanna Reggiani: torturata e uccisa, di Mario Pulimanti

Terribile. Giovanna Reggiani non ce l'ha fatta. Torturata e uccisa da un giovane rumeno: Nicolae Romulus Mailat, che ora deride anche gli investigatori dicendo che voleva solo rubarle un telefonino. Rimango attonito. La cosa mi fa infuriare. Mi scosto una ciocca di capelli, bianca, dalla fronte. Poi mi alzo e mi allontano senza dire nulla, lasciando il giornale sul divano. Sul balcone, rifletto. Non si tratta di un caso isolato, ma di un fatto orribile che va inserito in un contesto di degrado figlio della cultura dell'accoglienza cieca e di un clima di impunità che non poteva non alimentare una spirale perversa. Coraggio, non sto dicendo che sostengo le criminalizzazioni di massa, quelle che bollano etnie o gruppi come criminali. E' meglio arrivare subito al dunque. Per me non esistono rumeni criminali, ma alcontrario persone che commettono reati e che provengono dalla Romania. Con ciò non voglio certo dire, comunque, che non esiste il problema di Stati che non riescono a tenere sotto controllo i loro criminali, per cui questi si spostano indisturbati verso località che sono più promettenti per i loro traffici. Come l'Italia, che rappresenta un Eldorado per questa specie di persone. Se mi volete ascoltare, bene, se no va bene lo stesso e chiudiamo il discorso. Bé, se non c'é nessuno a impedirmerlo, continuo? Che cosa significa? Questo: alla radice di quanto accade sta latolleranza di anni verso microcriminalità diffusa sotto gli occhi di tutti. Senza dimenticare una immigrazione che spesso viene a vivere in condizioni primitive e sovente senza alcuna voglia di cambiare. E tutto questo in un contesto in cui la capacità investigativa e repressiva è modesta, essendo minima la possibilità di essere acciuffati a quella di scontare realmente lepene. Sentitemi bene: a testimoniarlo basterebbe il caso di colpevoli che sono stati presi molte volte e sono sempre tranquillamente tornati alle loro attività criminali. Se si vuole veramente mettere la situazionesotto controllo è necessario che circoli la notizia che l'Italia non è più l'Eldorado in cui non si paga mai veramente per un reato commesso. Ciò significa evitare gli slogan di accoglienza cieca, impedire il formarsi di ghetti e di corti dei miracoli di qualunque genere e mostrare che il sistema repressivo e giudiziario è realmente in grado di intervenire con tempestività. Del resto, serve un sistema complessivo che controlli e punisca chi non sta alle regole e che non lasci crescere sacche di emarginazione con la scusa che questo sarebbe spirito di accoglienza.Non c'è scampo.Non so che altro dire.Allora, dannazione, spero di avervi convinto.Non è una domanda. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Pacchetto sicurezza bufala, di Mario Pulimanti

Il pacchetto sicurezza approvato dal Consiglio dei Ministri è un bluff, una bufala, un film, una presa in giro, un nulla di fatto. Fini, lo definisce “una montagna che ha partorito cinque topolini”.L’opposizione punta il mirino in particolare sullo strumento legislativo scelto dal governo: non il decreto legge (che entra immediatamente in vigore) ma il disegno di legge, che per la sua approvazione deve affrontare un lungo percorso parlamentare. Insomma, per la Cdl il pacchetto sicurezza è soltanto una bella promessa che difficilmente diventerà realtà.Il provvedimento finirà così per impantanarsi in Senato, dato che si tratta di disegni di legge che, a parere di Casini “non è certo né se saranno mai approvati, né quando verranno approvati. Quindi non cambia assolutamente nulla”.E dunque, a sinistra, si brinda e si festeggia invano.Sul provvedimento, il centrodestra esclude l’ipotesi di aiutare il Governo in Parlamento.Conclusione di Ignazio La Russa “Il pacchetto non passerà mai”. Insorge, dunque, la Cdl contro un provvedimento atteso, annunciato da settembre, richiesto a gran voce da sindaci e da cittadini e che si è trasformato in una “presa per i fondelli”.Molti si aspettavano almeno un decreto legge, che potesse dar subito una risposta alla gente.Sui tagli della manovra economica ai dicasteri che si occupano proprio di arginare il crimine, interviene ancora Fini “Va ricordato che per garantire sicurezza e legalità servono risorse e nella manovra economica e per il ministero dell’Interno e per quello della Giustizia ci sono meno soldi rispetto all’anno scorso. Altro che pacchetto sicurezza: questo Governo non è in grado di elaborare un provvedimento organico e unitario e ricorre a cinque pacchettini, come si fa alle lotterie di paese”. E aggiunge: “Alcuni ministri si sono astenuti. Ciò vuol dire che il Governo non ha la maggioranza proprio su una delle priorità, quella della sicurezza, per la quale è necessario invece avere le idee chiare”.Anche Baccini è convinto che il Governo difficilmente porterà a buon fine il pacchetto: “Non mi stupirei - fa sapere - se in Parlamento vi fossero mal di pancia dalle aree di riferimento dei ministri che si sono astenuti”.Cosa ne penso io?Mi massaggio di nascosto la mano. Mentre rispondo, guardo il mare di Ostia. Al Pontile. Nessun edificio intralcia questa vista spettacolare. Beh, lo dico: la penso come Baccini! Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Sunday, October 28, 2007

Il punto di vista di Mario Pulimanti

"Accendi la televisione" mi dice Simonetta.
Il telegiornale.
"Alza il volume. Ascolta."
Io ascolto con lei.
Quasi non sa più che parole usare, la Cdl, per denunciare la situazione: "che cosa deve ancora accadere affinché le forze politiche più responsabili della maggioranza e le istituzioni che hanno a cuore il bene si vergognino di vivere in questo Paese e gli interessi dell'Italia siano compromessi?", domanda il coordinatore di Forza Italia, Bondi.
La sceneggiata Mastella-Di Pietro scatena ovviamente l'indignazione dell'opposizione che, piuttosto perentoriamente, chiede la crisi di governo.
O, meglio, chiede che si prenda finalmente atto di una crisi che è già nei fatti.
Fisso un punto, in alto.
Chiudo gli occhi.
La situazione all'interno della aggioranza è così deteriorata che tenere in vita questo esecutivo significa produrre danni incalcolabili al Paese, denuncia Matteoli (An), mentre giustamente Pierfedinando Casini (Udc) osserva che "se Prodi avesse un pochino di dignità sarebbe ora di gettare la spugna e di aprire una fase politica nuova nella vita italiana".
Quasi a fotografare una situazione surreale, Casini aggiunge che "oggi il centrodestra rischia di vincere più sulle disgrazie degli altri che per i meriti propri" e poi ribadisce che il ipolarismo non piace ai centristi "perché si creano due grandi armate solo per vincere a tutti i costi e quando si vince non riescono a governare".
Per La Destra, Buontempo ritiene che "le dimissione di Mastella siano inevitabili, qualunque sarà il risultato dell'inchiesta che lo vede coinvolto", mentre Storace afferma che "la solidarietà di queste ore a Mastella è figlia del ricatto. È una maggioranza di bugiardi, che si odiano l'uno con l'altro e nessuno risponde alla domanda: perché i ministri del centrodestra si sono dimessi e quelli del centrosinistra no?".
Ostia distesa sotto di noi.
La guardiamo dal balcone.
Le luci e il buio delle strade, dei viali, dei giardini, sembrano farsi partecipi dei nostri dubbi.
Le foglie si affollano intorno, spinte da un vento soffice.
Simonetta mi chiede "dimmi quella cosa che volevi dirmi".
"La conosci perfettamente" rispondo.
"Anche tu - replica- ma dimmela lo stesso".
Potremmo continuare all'infinito.
Allora esclamo "Simonetta, c'è da chiedersi non quando Mastella farà cadere il governo, ma piuttosto tra quanto tempo diventerà insopportabile per tutti i moderati l'atteggiamento di un governo che, per tenere buona una sinistra estrema, una sinistra che rende oggettivamente impossibile governare, continua a fare concessioni".
Rientriamo.
C'è il tempo per un caffè.
Beviamo dalle tazine, lentamente.
Poi andiamo a dormire.
Tutto è pronto.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

Friday, October 19, 2007

Alimentazione o accanimento terapeutico? di Mario Pulimanti


Di fronte alla spiaggia di Ostia, penso. Sono un paranoico ipocondriaco. Se per caso sento un dolorino al braccio, penso di essere sull’orlo dell’infarto anche se il braccio è quello destro. Certi disturbi comportamentali non spariscono così, in un amen. Intorno a me, molti stranieri. Malavitosi rumeni. Una volta che si impadroniscono dei tuoi dati personali, ti svuotano il conto corrente. La Garbatella mi ricorda mio padre. Per poco non mi usciva di bocca una parola che non pronuncio da più di quindici anni. La prima in assoluto che ho imparato a formulare, quando ancora non ero nemmeno capace di stare in piedi. Papà. Senza farmi vedere da nessuno, piango. Vedo Ostia: il blu del mare, il rosa delle bouganvillee, il verde delle palme. Simonetta non ama molto il mare. O meglio, lì dove le spiagge sono tutte piatte. Tutte sabbia e onde. Considera questi posti poco spirituali. Penso a Collevecchio. Per fortuna mia suocera ha dotato le finestre di zanzariere: da quelle parti girano lucertole incrociate coi brontosauri. Seduto di fronte al mare, continuo a pensare. Penso alle sette. Quando i capi di una setta espongono concetti, lo fanno in termini elementari, in bianco e nero: “Loro sono contro di noi, la setta ha ragione e chiunque non ne faccia parte ha torto e ci vuole distruggere”. E non ammettono alcun dissenso. I loro leader si aspettano che i seguaci mettano a loro disposizione anche la loro mente. Esercitano un controllo assoluto sugli adepti, che sono tenuti a rinunciare al loro passato. Scelgono preferibilmente individui vulnerabili e giocano sulle loro insicurezze. Cercano in preferenza soggetti solitari e li convincono ad abbandonare gli amici e la famiglia. Gli adepti cominciano a vedere in loro l’unica fonte di sussistenza mentale. Fare il leader di una setta come questa dei TDG è molto impegnativo: devono mantenere un controllo ininterrotto sugli adepti, intuire i dissensi e stroncarli sul nascere. Quindi, qualora possano sussistere influenze esterne per strada o in luoghi pubblici, rimangono particolarmente cauti. Nel loro ambiente, al contrario, sono più rilassati. I leader di una setta detengono il potere al cento per cento; sono loro a stabilire come gli affiliati trascorrano ogni minuto del loro tempo. Assegnano loro compiti di ogni genere, anche solo per tenerli impegnati ed evitare che abbiano tempo libero, tempo per pensare. I capi-setta si creano la loro etica, definita esclusivamente in base a ciò che è bene per la setta e per mantenere in vita il culto; leggi e moralità esterne sono irrilevanti. Loro convincono i seguaci che è eticamente giusto fare ciò che loro dicono, o suggeriscono loro di fare. E’ perciò pericoloso affidarsi a questa sette organizzate. Ci rimetti troppo: non ti lasciano pensare come vuoi. Ti controllano. So che sembra stupido, ma non mi piace l’idea di predatori che approfittano della vulnerabilità altrui. Per molti la religione non ha una posizione centrale nella loro vita. Sì, celebrano Pasqua e Natale, anche se in quei casi i simboli delle feste sono un coniglio e un ometto allegro vestito di rosso. Queste persone preferiscono trasmettere ai figli la propria etica: regole solide e incontrovertibili, comuni quasi a ogni fede e hanno la fastidiosa sensazione che la religiosità portata all’estremo possa essere molto pericolosa. Hanno una filosofia di vita sorprendentemente semplice: non credono nel bene e nel male, tantomeno in Dio e Satana. Per loro, queste sono astrazioni che distraggono dalla realtà. Rientro a casa. Riesco a recuperare i popcorn dal forno a microonde un attimo prima che si trasformino in un’arma di distruzione di massa, com’è successo la settimana prima. Simonetta per un istante mi guarda interdetta. Poi mi fa una boccaccia. Incantevole. Non è il tipo che per una miseria sputa sangue nei call-center. Bevo un sorso di falanghina. Vino da meditazione. Mi avvicino la mia piccola pila di quotidiani e settimanali. Leggo. “È inaccettabile il relativismo dei valori, soprattutto se questi riguardano la conservazione o meno della vita”. Così l'Osservatore Romano ha criticato duramente la sentenza della Cassazione che ha deciso di consentire un nuovo processo sul distacco del sondino nasogastrico ad Eluana Englaro, la ragazza in stato vegetativo dal 1992. “Accettare, pure nel vuoto legislativo, una tale posizione significa orientare il legislatore verso l'eutanasia. Introdurre il concetto di pluralismo dei valori significa aprire una zona vuota dai confini non più tracciabili. Significherebbe attribuire ad ognuno una potestà indeterminata sulla propria esistenza dalle conseguenze facilmente immaginabili, solo ragionando eticamente”. Questa è la ferma presa di posizione dell'Osservatore Romano, quotidiano del Vaticano, rispetto al pronunciamento della Cassazione: “È inaccettabile il relativismo dei valori, soprattutto se questi riguardano la conservazione o meno della vita”. Ed ancora: "Accettare, pure nel vuoto legislativo, una tale posizione, significa orientare fatalmente il legislatore verso l'eutanasia”. Inoltre “nessun esperto potrebbe, allo stato attuale, dichiarare l'irreversibilità della condizione di stato vegetativo, se non in base ad una scelta puramente soggettiva. Sulla volontà di Eluana, poi, l'arbitrarietà appare palese”. Insomma, uno "stop" chiaro a quella che in molti hanno considerato un’apertura da parte della Corte, ovvero il sì' alla possibilità di sospendere i trattamenti di alimentazione artificiale solo se la condizione di Eluana potesse essere accertata come irreversibile. Indipendentemente dall'esistenza di una normativa in materia, afferma l'anestesista Rodolfo Proietti dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, “sono contrario all'interruzione dei trattamenti per pazienti come Eluana, perché la nutrizione e idratazione artificiali sono delle cure sempre dovute ed è dovere del medico garantirle. Penso siano atti assistenziali dovuti sia dal punto di vista medico che etico e morale”. Della stessa opinione Domenico Di Virgilio (Fi), già sottosegretario alla Salute e presidente dei medici cattolici: “Se ci fosse una legge, farei obiezione di coscienza. È infatti scientificamente dimostrato - sostiene – che privare di cibo e acqua pazienti in stato di coma porta loro ulteriori sofferenze”. In assenza di certezze - scientifiche e giuridiche - la soluzione al caso di Eluana appare, ancora, lontana. Prendo fiato e mando giù un sorso di vino dando un’occhiata alla foto di Nicole Kidman. Mah. Forse per oggi può bastare. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)

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Friday, October 12, 2007

Via insediamenti abusivi ad Ostia, di Mario Pulimanti

Il 10 ottobre sono stati sgomberati due insediamenti abusivi ad Ostia, praticamente una baraccopoli, nei pressi di Tor San Michele. L’ intervento - che ha consentito l’identificazione di circa 100 stranieri privi di permesso di soggiorno, tra cui 20 minori alcuni di pochissimi mesi di vita - è stata condotto dal Commissariato di Ostia, dal XIII Gruppo della Polizia Municipale, dai Carabinieri con l’assistenza dei servizi sociali Municipali. Giustamente è stata definita pericolosa la presenza di numerose baracche costruite abusivamente in piena area a rischio inondazione. Inoltre è stato riscontrato anche la presenza di minori e di condizioni igieniche e ambientali non compatibili con la permanenza umana. Sono molti infatti gli stranieri ridotti alla fame, con pochissimi mezzi e in condizioni disagiate che scelgono l'idroscalo di Ostia come abitazione costruendo e vivendo in baracche fatiscenti, dando luogo ad una grave situazione di abusivismo. Finalmente un altro pezzo di litorale romano è stato strappato al degrado. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Anoressia, di Mario Pulimanti


La Kidman ha le spalle a stuzzicadenti e i fianchi da ragazzino. E’ magrolina, e pure scarsa di tette. A fare l’infelice commento è un collega sulla cinquantina, una di quelle figure presenti negli uffici di tutto il mondo, che si svegliano ogni giorno, da quando hanno vent’anni, contando quanto manca alla pensione. Ha istruito un po’ di pratiche importanti presso una Direzione qualche anno prima, ma il suo passaggio presso l’Ufficio di diretta collaborazione era stato un errore. Non è all’altezza del compito. E, a quanto pare, è completamente privo dell’istinto di sopravvivenza. Mi squilla il cellulare. E’ Alessandro. Questo sì che è strano. Alessandro, mio figlio minore, ha avuto tempo fa problemi a scuola con quella che risultava essere una gang di pree-teenager. Il suo sorriso malizioso lascia ora pensare che misure estreme sono state prese nei confronti della gang: i membri dovevano essere stati trasferiti o neutralizzati in qualche modo. Niente di grave: voleva solo chiedermi di portarlo stasera al cinema. A vedere i Simpson. Mezz’ora più tardi ancora uno squillo. Gabriele, il maggiore, è uno studente universitario dagli ottimi voti e si dedica molto alla Chiesa. Sta andando a vedere “Scrivilo sui muri”. Con una amica. E di pomeriggio. Mmh, strano. “Bene, posso avere le chiavi della macchina?” Lo consiglio di chiederle alla madre. Simonetta, mia moglie. Incertezza. Poi, okay. E riattacca. Non l’ha presa molto bene. Rido. Non è facile fare il padre. 18,30. Torno a casa. Davanti alla stazione della metropolitana troneggia la fotografia di Oliviero Toscani. Colpisce, certo è scioccante, ma io la farei esporre in tutte le scuole perché si vedano gli effetti dell'anoressia. Non è nascondendo la realtà che si risolvono i problemi. La fotografia riproduce una giovane attrice francese ieri bellissima e oggi ridotta a uno scheletro. Senza nessuna voglia di vivere. Troppi restano abbagliati da una società che produce modelli sbagliati (si pensi a certe top-model), ma non insegna i valori veri della vita. Spinge al consumo, ma non spiega che occorre una alimentazione corretta. I mutamenti della società incidono sui giovanissimi, la mancanza di affetto spinge verso eccessi che non raramente passano attraverso l'odio per il cibo o l'eccessivo attaccamento al cibo. È un male sociale, terribile perché porta spesso alla morte. La malattia è più diffusa di quanto si creda. Agisce in maniera subdola, nascondendosi. Poi esplode all’improvviso. Spesso quando chi sta attorno se ne rende conto, è già difficile per intervenire, talvolta è troppo tardi. Il recupero è difficile, faticoso e lento. Sicuramente l'attenzione della famiglia è indispensabile, non raramente è la scuola la prima ad avvertire il disagio e a informare i familiari. Da qualche tempo la stessa scuola prova a lanciare l'allarme, a far prendere coscienza agli alunni degli effetti devastanti della malattia. Ma la scuola non può svolgere tutte le funzioni richieste a una società distratta nei confronti de giovani: educazione stradale, educazione sessuale, lotta alla droga, all'alcol, al cattivo uso del cibo, all'integrazione tra popoli, alla necessità di far convivere religioni diverse ecc. Allora ben venga tutto quello che dall'esterno serve a far riflettere su problemi così gravi. Il manifesto di Toscani è una sorta di manifesto della disperazione, se serve anche solo a salvare una vita ha già raggiunto il suo scopo. Va esposto in tutte le scuole, non ipocritamente nascosto. Nel frattempo sono arrivato a casa. Mi sento come un cane alla catena. Per quanto voglia correre, non mi posso allontanare. La casa è vuota. Stringendo il giornale tra le mani, mi ritiro nella mia camera. Non l’ho presa molto bene. Mi spiace, Oliviero. Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

Friday, September 28, 2007

Cellulari per la libertà, di Mario Pulimanti

Nonostante le pressioni internazionali, la temuta repressione della giunta militare al potere in Myanmar (l'ex Birmania) è scattata con le cariche della polizia contro decine di migliaia di dimostranti a Yangon: alcuni monaci buddisti, sono morti e altri sono rimasti feriti. L'imponente schieramento di forze dell'ordine nei punti caldi della ex capitale e il timore di un ripetersi del bagno di sangue del 1988, quando il regime soffocò una sollevazione provocando circa 3.000 morti, non hanno scoraggiato la folla, guidata dai bonzi, che da giorni scende nelle strade delle città birmane. Ma, a differenza dell'88, quando poche informazioni circolarono sulla sanguinosa repressione dei moti di piazza, l'avvento delle nuove tecnologie ha consentito ad immagini e notizie di fare il giro del mondo, grazie ai cellulari, videocamere e blog, mentre sono parsi inutili i tentativi del regime di bloccare l'accesso a internet. Dura la reazione dell'Occidente al pugno di ferro dei generali: Stati Uniti e Unione europea hanno chiesto una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza dell'Onu per imporre sanzioni a Myanmar. Senza parole. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Wednesday, September 26, 2007

La coppia, di Mario Pulimanti

Mi squilla il cellulare. Guardo il nome che compare sul display. Massimo mi ricorda che ci aspetta domenica per le nozze d’oro dei genitori. Esatto. Come avrei potuto dimenticarlo? Le nozze. Dopo 1 anno sono di Carta, 2 di Cotone, 3 di pelle, 4 di seta, 5 di legno, 6 di ferro, 7 di rame e di lana, 8 di bronzo, 9 di ceramica, 10 di latta e di alluminio, 11 d’acciaio, 12 di seta, 13 di pizzo, 14 d’avorio,15 di cristallo, 20 di porcellana, 25 d’argento, 30 di perla, 35 di corallo, 40 di rubino, 45 di zaffiro, 50 d’oro. Già, 50 anni. Proprio quelli che Anna Rossi e Giulio Rapone festeggeranno il 21 ottobre del 2007. Questa volta, infatti, non si tratta di sposini novelli ma di due giovanotti più che settantenni, ugualmente freschi e innamorati l'uno dell'altra, che celebreranno i loro primi 50 anni di matrimonio. Con allegra e affettuosa cornice di figli, nipoti e amici. Insomma, sarà una bella giornata. Auguri ad Anna, 76 anni e a Giulio 79 anni. Si sono sposati il 21 ottobre del 1957, e da allora hanno vissuto 50 anni insieme condividendo le gioie e i dolori della vita. Nel corso del loro matrimonio hanno sicuramente incontrato difficoltà che però hanno sempre superato con la forza del loro grande amore. Gli anziani ma arzilli sposi rinnoveranno il loro impegno d’amore celebrando in Chiesa il previsto rituale, alla presenza dei parenti e di moltissimi amici che si uniranno a loro per ricordare il grande evento, dopodiché, come ai bei tempi, andranno a festeggiare in un noto locale del circondario. Gli sposini festeggeranno l’ambito traguardo insieme alla famiglia composta dai loro quattro figli: Massimo, sposato con Cinzia e i figli Marco, Giulia e Giorgia, Mauro, sposato con Marta e il figlio Gabriele, Antonio, sposato con Maria Grazia e i figli: Silvia, Marzia e Maurizio. Infine ci sarà la loro quarta figlia, Elena. Considerato l’ottimo stato di salute di cui godono i due “sposini”, siamo certi che la loro unione e il loro sogno d’amore dureranno ancora per molti anni. I prossimi traguardi? Eccoli: 55 anni per le nozze di smeraldo, 60 per quelle di diamante, 70 per le nozze di ferro, e 75 per quelle di platino. Senza mettere limiti alla provvidenza, ovviamente! Cosa dire? Questo, per esempio: “C'è chi per l'oro uccide, voi l'avete avuto con l'amore e il vostro è un oro molto importante, che molti vorrebbero raggiungere come voi. La vostra vita in comune è un esempio per tutti coloro che iniziano a vivere insieme.” Cosa diranno, invece, i loro figli? Probabilmente questo: “Cari mamma e papà, vi abbracciamo con particolare affetto in questa vostra festa, che in fondo è anche un po' la nostra, e per la meravigliosa famiglia che avete costruito in tutti questi anni.” Cosa potranno dirsi tra loro? Forse, così: "Ogni giorno ti guardo e nei tuoi occhi rivedo il film della nostra vita." Del resto, arrivare a 50 anni di matrimonio mantenendo intatti l’amore, la stima e la fiducia reciproca, che ancora oggi li sostiene, non è cosa da poco. Ed è solo così che ci si arriva alle nozze d’oro. Ridacchio: e io? Debbo lavorarci su. Per arrivare a quelle di platino. Ma è questo che dovrei fare? Simonetta non è sicura. Ma l’obiettivo non è svelarlo, lascio che la gente tragga le proprie conclusioni. Riprendo fiato. Intanto, mi complimento con i cari coniugi Rapone. E’ un bel record al giorno d’oggi riuscire a rimanere uniti per cinquanta anni sempre in serenità come lo è stato per loro. Nozze d’oro: sì, un traguardo importante. Concludendo dico che sono da ammirare quelli che come loro, pur tra le mille e mille difficoltà che di certo avranno incontrato, hanno raggiunto il traguardo delle nozze d’oro, perché hanno dimostrato che si può ancora credere in certi valori della vita come ad esempio quello di tenere fede agli impegni presi. Quella stretta di mano scambiata al momento del “si” tanti anni fa non è stato solo un gesto esteriore ma il suggello di un’amicizia che in questo caso trascende i suoi stessi confini per lanciare la coppia verso un futuro da vivere sotto i migliori auspici. E’ certamente molto più facile lasciarsi piuttosto che continuare magari con un pò di sacrificio e qualche rinuncia la vita di coppia e visto che sembra che oggi nessuno voglia più affrontare il benché minimo sacrificio nella vita, molti scelgono la via più facile che non è necessariamente sempre la più giusta. Si divorzia con la facilità e l’indifferenza propria di chi crede di non avere una coscienza alla quale rendere conto o di chi vuole far tacere a tutti i costi la propria coscienza. Perché allora non ci si pone più di tanto il problema di mantenere queste unioni, di tenere legate queste famiglie, di evitare di mandare allo sbaraglio i figli che non troveranno più l’amore e l’affetto che devono ricevere come necessità umana e che solo i genitori e una famiglia unita possono dare a loro? Se la famiglia per prima regala ai figli un esempio onorevole, sarà più facile per questi ultimi mantenersi su una buona strada ma se già dalla famiglia ricevono indirizzi sbagliati, sarà più difficile per costoro sentire dentro di se lo stimolo a cercare di migliorare la loro posizione. Io credo che sia solo egoismo ciò che ci spinge a certe scelte, ognuno cerca solo il suo tornaconto immediato, non siamo più tanto lungimiranti proprio per l’egoismo che, a volte, ci annebbia la vista. Ognuno di noi dovrebbe darsi un programma di vita pensando in particolare a quelli che verranno dopo di noi per cercare di lasciare loro un’eredità morale che alla fine arricchirà tutti quanti. Per fortuna c’è ancora molta gente che nonostante tutto resiste nel suo rapporto di coppia, riesce a tenere unita la famiglia che, tirando la somme, è quella che alla fine genera la vera società nella quale dobbiamo credere e dalla quale vorremmo e vorremo i buoni esempi ( e non solo ciò che ci fa più comodo). Proprio come hanno fatto Anna e Giulio Rapone. Tanti auguri! Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)

Tuesday, September 18, 2007

Sveglio per la Finanziaria, di Mario Pulimanti

Passo quasi tutta la notte sveglio. Mi fa male la testa, soffro molto. Simonetta sospira, lanciando un'occhiata, dall'altra parte del letto. Ogni volta che penso di riuscire ad addormentarmi sono...sopraffatto dai ricordi, dalla malinconia, dall'ansia. E' così. Sono troppo agitato per lasciarmi davvero vincere dal sonno. Allora mi irrigidisco e rivolgo un altro sguardo inquieto a Simonetta, che alza un pò le sopracciglia come a voler dire: "Che ci vuoi fare?". Una cosa è certa: è meglio alzarsi. D'altro canto, benché ho fatto del tutto per addormentarmi, mi sono reso conto di non riuscirci. Fatica inutile. Altroché. Mi muovo subito, lasciando Simonetta nel letto. Addormentata. La porta della sala da pranzo si apre lentamente. Entro. Proprio mentre l’orologio a pendolo suona tre rintocchi. Mi siedo sul divano. Accendo la tv. C’è il Marchese del grillo con Alberto Sordi. Lo fanno un’altra volta. Lo fanno sempre! Rido: nonostante ciò, gli occhi cominciano a chiudersi, lentamente. E’ un peccato che mi addormenti durante l’episodio di Gasparino, il carbonaro. Già. Incredibile. Di buon mattino “ehilà, Mariuccio. Sveglia” sussurra Simonetta “vuoi il caffè?” Annuisco. Adoro quando mi chiama così. La giornata sta diventando più calda, così apro la finestra di qualche centimetro, in modo da fare entrare un po’ d’aria fresca. Non sono più il giovane impetuoso che vuole a tutti i costi dimostrare qualcosa. Bevuto il caffè, lavoro al mio pc. In breve tempo, i miei occhi cominciano a friggere e mi sembra che qualcuno mi abbia massaggiati i bulbi con la carta vetrata. Mi strofino gli occhi e vado in cerca di un’altra tazza di caffè appena fatto, ma scopro che è finito e tocca prepararmene un altro. Quando finalmente torno alla scrivania del pc è quasi ora di pranzo e ho voglia di uscire qualche minuto da casa prima di mangiare. Passeggio sul lungomare. Al pontile, mi siedo e leggo il giornale. Leggo. Ancora nulla di ufficiale, anzi nei giorni scorsi il premier Romano Prodi aveva replicato stizzito alle anticipazioni sull'ammontare della prossima finanziaria. Si ipotizzavano 14-15 miliardi, ora la manovra appare più leggera: si parla di un ammontare che varia da 10 a 12 miliardi di euro. Ovviamente, come garantito dal ministro Padoa Schioppa, senza alcun aumento della pressione fiscale. Ma, precisa il ministro dell'Economia, occorrerà convincere i ministri a contenere le spese allo stretto necessario. E c'é una novità dell'ultima ora: per tre dipendenti pubblici che vanno in pensione grazie ad un incentivo, ne verrebbe assunto uno. Quanto alla finanziaria, circa 3 miliardi dovrebbero andare al pacchetto casa, che è stato al centro degli incontri della settimana a Palazzo Chigi, con sgravi sull'Ici sulla prima casa e agevolazioni per chi vive in affitto, a cui vanno aggiunti almeno 500 milioni di euro per l'edilizia residenziale. Altri 2 miliardi riguardano il protocollo sul welfare firmato con i sindacati a fine luglio, di cui, però, non è ancora certo l'inserimento in Finanziaria, osteggiato soprattutto dalla sinistra radicale, la quale chiede l'armonizzazione della tassazione sulle rendite. Sia il protocollo che la tassazione sulle rendite però, potrebbero restare fuori dalla manovra ed essere inseriti in disegni di legge collegati. Per il capitolo statali, si ipotizzano che con tre esodi incentivati potrebbe essere fatta una nuova assunzione. L'idea (si parla di un piano) è stata illustrata dal ministro delle Riforme e innovazione nella Pubblica amministrazione Luigi Nicolais a Padoa-Schioppa per la razionalizzazione delle spese in Finanziaria. Questa proposta, insieme ad altri tagli, dovrebbe portare a risparmi fino a 500 milioni di euro all'anno. L'idea di tre pre-pensionamenti a fronte di una nuova assunzione potrebbe essere sperimentata in alcune realtà locali.In Italia si sta verificando una “fase interessante” sopratutto sul fronte della pubblica amministrazione. Una fase in cui per la prima volta “si sta mettendo in discussione l'opportunità che le scelte siano operate da chi sta dal lato dell'offerta”.È il giudizio dell'ex commissario della Commissione europea e presidente della Bocconi, Mario Monti. E paesi come l'Italia, la Francia e la Germania, ricorda Monti, “sono società corporative basate sulla centralità di chi produce”.Mentre si sono dimostrati “più dinamici e competitivi paesi come gli Stati Uniti e l'Irlanda in cui le politiche pubbliche - evidenzia l'ex commissario Ue - danno più spazio al cittadino rispetto alle categorie”, che risultano così “meno guidate dalla concertazione che dà grande spazio alle forze corporative”. Smetto di leggere. Un’esitazione: mi chiedo se tutto questo, alla fine, darà qualche risultato. Mi squilla il cellulare: sul display sono lieto di vedere il numero di Simonetta. “Pronto.” “Devo dirti una cosa.” “Ti ascolto.” Simonetta parla sottovoce. Ascolto senza che il mio viso tradisca alcuna emozione. “Arrivo il prima possibile.” E’ venuta a trovarci mia cognata con la famigliola. Dalla Romagna. Sono contento. E mangerò i cannelloni. Uno dei miei alimenti preferiti. So long. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Thursday, September 13, 2007

Caroprezzi, di Mario Pulimanti

C’è molto vento oggi a Ostia. Mentre entro a casa, rifletto. Un'estate calda per i prezzi e adesso un autunno incandescente? Con questo non voglio dire che vedo il diavolo, la bocca dell’inferno o i quattro cavalieri dell’Apocalisse e tutti gli orrori dell’aldilà. Né che sto attraversando un periodo in cui sono in una fase molto spirituale, nella quale mi dedico alla yoga e alla meditazione o al buddismo tibetano. Né faccio uso di droghe. No, ho solo letto il giornale. Cosa ho letto? Della recente altalena dei prezzi. La benzina, a luglio aveva toccato dei picchi altissimi ma ad agosto il prezzo è sceso del 2\%, anche se è salito quello del gasolio: +0,9\%. Adesso nuovo allarme viene dai prezzi dei generi alimentari. Dal 2001 i costi erano rimasti quasi stabili. Ora l'impennata di alcuni beni primari: l'acqua più 14,7\%, (circa 20 euro all'anno). Il latte sale dall'8 al 12\%m così i suoi derivati. Mentre il costo del pacco da mezzo chilo di pasta passerà da una media di 60 a 75 centesimi il pane è aumentato, come burro, il caffè, i formaggi. Apro la porta. Si avvicina Simonetta “Pulisciti i piedi” mi dice. Detto ciò, torna in sala da pranzo abbandonandomi ai miei pensieri. Dopo essermi pulito i piedi sullo zerbino, la seguo. “E’ meglio che andiamo di là, in cucina” dice. “Cosa c’è?” mi chiede. “Bè, è proprio questo il punto, vedi” replico. “Siccome finora pensano di averci tassato poco, si rifanno ora con le bollette. Si comincia con quelle della luce e del gas che, dal primo ottobre, registreranno un aumento rispettivamente dell'1,9\% e dell'1,7\%. Significa che si dovranno sborsare in più all'anno 23 euro di cui 8 euro in più per l'elettricità e 15 euro in più per le spese di gas. Tutto riconferma che l'Italia è uno dei Paesi più cari d'Europa.” “C’è dell’altro?” chiede Simonetta, offrendomi una tazzina di caffè. “Oh, sì.” continuo “Secondo le associazione dei consumatori una famiglia alla fine di quest'anno avrà speso in media 1.098 euro in più rispetto al 2006. Anche la birra aumenta: l'orzo (la base del malto), infatti, è salito del 40\% in 12 mesi. Come non bastasse raddoppiano i costi per la revisione dell'auto, un'operazione che ogni anno coinvolge 12 milioni di autoveicoli. Lo ha denunciato l'Adiconsum, spiegando che in seguito alla decisione del ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, che ha accolto le richieste degli artigiani, il costo della revisione passa da 25 a 45 euro più Iva. In pratica, considerando l'Iva, un raddoppio del costo dell'operazione”concludo. “Non è male” risponde lei, sarcastica. “Lascia stare. Sono arrabbiato e basta”. Simonetta mi guarda. Io sono fumante di rabbia. E’ ovvio che non sarebbe riuscita a farmi parlare ancora del caro prezzi. Non questo pomeriggio e forse mai più. “Senti, Mario, so come ti senti. Mi sento male anch’io.” “Okay, Simonetta, sul lavoro ho qualche problema. Lo ammetto. E ora ci si mette pure il Governo. “Questo è vero” conferma lei. “Ma la vita non va sempre secondo le regole.” Simonetta scoppia a ridere. “Cosa vuoi fare, allora” “Non lo so” replico “Credo di non poter fare nulla. Lei riflette un istante. “Chi se ne importa!” esclama e finisce il suo caffè. “Allora usciamo a fare una passeggiata sul lungomare”. La ringrazio per la sua disponibilità e esco di nuovo nel vento. Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma).

Friday, September 07, 2007

Ritorno a scuola. Quale?, di Mario Pulimanti

Allungo la mano sul tavolo e prendo il quotidiano. Leggo, sul divano.Al mio fianco Simonetta. Una lunga follata di vento gelido ditramontana apre improvvisamente la finestra, facendo svolazzare i fogli del giornale. Mi alzo. Sulla soglia del davanzale mi volto a guardare il cielo cupo, senza sole: il tempo sta cambiando.Esito per un lungo momento. Poi mi risiedo. D'accordo, riprendo lalettura del giornale. Stringendo i pugni, traggo un lungo sospiro.Bè,sembra che il ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni,dopoaver ripristinato gli esami di riparazione, voglia dare maggior spazionella scuola allo studio dell'aritmetica, della grammatica e della sintassi, della storia e della geografia. Non me lo dire. L'intenzioneè apprezzabile. Naturalmente. Intanto comincia a piovere. Mentre gocce di pioggia battono sui vetri, rifletto. Non si tratta evidentemente di riportare in vita la scuola di un tempo, ma solo di reinserire una serie di parametri logici atti a fornire la base essenziale per gli apprendimento successivi. Bene. Non mi aspettavo di più. Attenzione, però. C'è, infatti, chi obietta che il compito primario della scuola dell'obbligo non consista nel selezionare i migliori (di questo dovrebbero occuparsi i successivi ordini di scuola, e soprattutto l'università), quanto nel fornire a tutti una base comune di conoscenze. Sì, certo, comprendo questa posizione. Comunque è anche vero che, in carenza di quei parametri e di un sistema di sanzioni e di incentivi, quel compito viene sostanzialmente disatteso. Già. Ci sono attitudini e valori che difficilmente si recuperano in età adulta se non si assimilano quando si è bambini: come avviene per l'apprendimento delle lingue e per la memorizzazione delle tabelline. Esco sul balcone. La pioggia sta cessando, il cielo sembra aprirsi lentamente. Accolgo il raggio di sole che filtra tra le nuvole con una esclamazione di compiacimento. Come un buon auspicio per l'inizio del nuovo anno soclastico. In bocca al lupo a tutti gli studenti! MarioPulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Thursday, August 30, 2007

“Le stravaganze degli integralisti non finiscono mai”?, di Mario Pulimanti

Accendo la TV. Che notizia. L’Unione Europea ha chiesto all’Italia nuovi chiarimenti sulleesenzioni fiscali concesse alla Chiesa cattolica. L’iniziativa della UE ha entusiasmato radicali e verdi, mentre è stata accolta con disappunto dai moderati, che hanno accusato Emma Bonino di averispirato l’azione di Bruxelles contro la Chiesa, definita daFormigoni “sconcertante”. L’Unione Europea vuole chiarimenti soprattutto sull’estensione dell’esenzione Ici agli immobili di enti religiosi in cui siano presenti anche attività commerciali.La Chiesa si difende dicendo di “avere gli stessi vantaggi di qualsiasi ente no profit”. Accigliato, le mani infilate in tasca, rimango fermo in mezzo allastanza. Tutto questo mi ricorda il teatro, dove alla fine dellospettacolo gli attori ringraziano il pubblico che ha dimostrato di aver apprezzato il loro lavoro e che, durante la recita, li ha sostenuti con la sua attenzione e con quelle reazioni -una risata, un mormorio, un applauso- che stabiliscono il magico contatto tra spettatore e protagonisti: e se in platea ci sono molte sedie vuote…beh, pazienza! Andrà meglio, forse, in futuro, perché è chiaro che, per i professionisti, ci sarà sempre una prossima volta, come vuole la legge dello spettacolo. Di quale commedia sto parlando?Ma di questa: “Le stravaganze degli integralisti non finiscono mai”. Esco sul balcone, osservando un gabbiano allontanarsi in direzione del mare nella luce morente del crepuscolo. Un odore di rombo arrosto aleggia nell’aria, ricordandomi che è sera e sto morendo di fame. Quando rientro sento il mio stomaco brontolare. Una cosa è certa: non penso più alla Bonino. Per fortuna!Mario Pulimanti (LIdo di Ostia -Roma)

Thursday, August 02, 2007

Brividi da ...Forleo, di Mario Pulimanti

Brividi. L’Unione si divide sulla richiesta del Gip Clementina Forleo di usare le intercettazioni di Fassino, D’Alema e Cicu per il processo Unipol-Bnl-Rcs. E’ così. Nella riunione della Giunta per le autorizzazioni della Camera i deputati di Prc, Pdci e Verdi dovrebbero confermare l’intenzione di arrivare subito al voto e di dire “si” alla richiesta della magistratura milanese. Forse. Lo Sdi-Rnp invece, con il responsabile Giustizia Buemi, dovrebbe chiedere di rinviare l’ordinanza al Tribunale perché “sbagliata e incostituzionale”. Oooooh! Salta l’intesa e i parlamentari dell’Ulivo propendono tutti per un rinvio. Massi, del resto tutti sanno come vanno le cose. Non dovrebbero esserci, invece, dubbi sulla votazione dell’aula in merito alla decadenza di Cesare Previti dopo la seconda condanna: anche tra i banchi dell’opposizione più di qualcuno potrebbe esprimersi in questo senso. Una cosa è certa: due pesi e due misure. Guardando i cumuli di nuvole che si spostano veloci sopra di me, sdraiato sulla spiaggia, ripercorro con la mente le immagini degli ultimi anni, da quando è caduta la prima repubblica. Mesi densi di esperienze decisive, di grandi emozioni. Del resto si sa: il marcio è tutto del Polo. L’Ulivo è pulito. Sempre. Sforzandomi di sorridere, simpaticamente vi saluto. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Saturday, June 23, 2007

Degrado, rabbia, scoramento di Mario Pulimanti

E’ una tranquilla giornata di giugno. Sono nato sotto il segno del Sagittario. A dicembre raggiungerò la veneranda età di 52 anni. Non mi ritengo né allegro, né spiritoso e se pensate che sia soddisfatto del mio stipendio da statale, potete allora definire Bagdad una meta turistica. Abito ad Ostia, il Lido della Città Eterna. Questo quartiere mi è sempre piaciuto, con le sue strade diritte, le case colorate e l’odore di salmastro diffuso nell’aria. In questi mesi di inizio estate è spesso illuminata da fuochi pirotecnici, tanto che di colpo, invece che ad Ostia, sembra di essere a Beirut. Bene, adesso, dopo aver degustato un ottimo caffè, guardo la TV. Ma cosa stanno dicendo i commentatori del telegiornale? Rabbrividisco. In Europa gli ospedali vanno a pezzi. In Cina campagne allo stremo. In America latina case confiscate. In Africa corpi di bambini avvelenati con cibi sospetti. Nei paesi integralisti menti all’ammasso. In Iran lo spirito vitale del paese straziato, ridotto all’ultimo respiro. Nei paesi dell’est i posti di lavoro si assottigliano. Basta, non ce la faccio più. Spengo la TV. Meglio leggere il giornale. Ma cosa c’è scritto in prima pagina? No, non è possibile! Giustiziati i tre cattolici indonesiani condannati a morte dopo scontri con gruppi musulmani nel 2000, in cui morirono centinaia di persone. Alcuni testimoni oculari, nei giorni scorsi, hanno insistito inutilmente sulla loro innocenza. Ah, adesso sì che mi sono rovinato la giornata. Questa notizia mi risulta molesta quanto il trapano di un dentista. Sul tavolo ho un bicchiere colmo di vino bianco. Gelato. Sorseggiandolo, continuo a leggere. Panico: i tassisti sono dei veri pescicani. Quando capiscono di avere un passeggero straniero triplicano il prezzo della corsa. Incredibile! Getto il giornale sul divano. Mi infilo frettolosamente camicia e pantaloni, indosso la giacca ed esco. Mi piace passeggiare sulla riva del mare, sprofondando nel labirinto della memoria. E riflettere. Su tutto quello che mi passa per la mente. Ostia ha recentemente acquistato un certo stile di vita bohémien, pieno di stimoli, quanto mai eccitante. Pittori, poeti, attori, artisti; una loquacissima vecchietta con un enorme cane, persino Elia, uno strano clochard accampato per strada in un modo non proprio conforme alle regole dell’igiene. Sembra che sia diventato così dopo tanti anni, in cui la grettezza, la meschinità, l’orgoglio piccolo borghese della vita provinciale hanno colmato la misura per un uomo del suo temperamento. Mah, sarà poi vero? Lascio la spiaggia e entro in un famoso bar, vicino al Pontile, per un caffè. Intorno a me agenti di borsa e i consulenti aziendali, e tutti gli altri lacchè del capitale. Sfoglio allora un giornale della free pass. Mi colpisce un articolo in prima pagina che evidenzia come negli ultimi tempi televisioni, giornali, riviste e Internet ci abbiano raccontato che le città sono sempre più sporche. Anche per colpa dei graffiti. Ma non sarebbe meglio dipingere a casa propria piuttosto che sui muri degli altri? Ma poi quanti sono i i ragazzi che dipingono graffiti? Forse il 10% della popolazione. E perché allora il restante 90% deve vivere costantemente in una città sporca? E lo stesso vale per i crescenti vandalismi: l'ultimo della serie, imbrattare con vernici i vetri frontali di tram e bus, così che la guida e quindi l'utilizzo sia impossibile. Si dice che questo è il modo dei ragazzi di esprimere il loro disagio. Ma ogni generazione ha avuto i propri disagi, anche ben più drammatici degli attuali. Basti pensare alle guerre alla fame, all'emigrazione massiccia. E allora basta con con l'accettazione passiva di un degrado estetico nonché etico. Converrebbe dire dei no chiari e motivati, e farli rispettare. Con uno sguardo attento, certo, anche a disagi e solitudini, per dare loro una direzione costruttiva. Ma attenzione alla vulnerabilità dell'adolescente. Non può essere confusa come lascia passare per oltraggi, vandalismi e atti di bullismo. Ma ha senso poi parlare di queste cose?. Mah. Certo, ultimamente ho preso la consuetudine di inviare lettere ai giornali, con le quali esprimo considerazioni per cercare di coinvolgere gli altri in un entusiasmo che temo siano invece riluttanti a condividere. Forse perché non tento di dar di gomito all’eventuale lettore con affermazioni sin troppo marcate. E agli amici che mi dicono che i termini con i quali ho a volte criticato la politica governativa colpisce solo per la timidezza del loro estremismo, rispondo che non sono certo un radicale in politica. Riuscendo, però, solo a guadagnare il loro definitivo disprezzo. Ammetto: il mio è un sarcasmo greve e non giocoso, le mie sono considerazioni di improbabile squallore. E’ anche vero che viviamo in tempi spietati. Nulla ci è perdonato. Nulla ci permesso. La verità, in fondo, è che le mie, come quelle di tutti, sono opinioni frutto dello sbandamento ideologico di cui, da qualche tempo, la nostra Europa è vittima.Sappiamo inquadrare le sue conseguenze in termini che ci suggeriscono che le risposte appropriate a tutto quello che ci circonda non sia solamente il lamento e la rabbia, ma una grande e sonora risata. Io, vecchio ciellino, non sarò mica diventato qualunquista? Preso da un attacco d’impazienza e di noia, decido di finire con qualcosa di pigro, con un cliché scontato, nella convinzione che lo consideriate un’ultima arguzia autoreferenziale, in carattere con il tema complessivo dell’argomento. Davvero non so più cosa dire. Detto questo, detto tutto. Dopodiché mi accorgo che tra un pensiero e l’altro sono finalmente tornato a casa. So long. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Saturday, June 16, 2007

Lavoro e delusioni, di Mario Pulimanti


Ufficio. Mi piace la mia stanza. E’ luminosa e ha una bella vista sul cortile. Silenzio. Passano alcuni minuti. Lavoro. Mi interrompo. Entra un collega. Immagino che lui appartenga alla categoria di persone insicure che iniziano una frase con una risatina e scusandosi per qualcosa. Lui parla e io guardo fuori della finestra. La sensazione che non mi abbia parlato ma sputato addosso. E’ talmente scontato. Esco. Dall’altra parte del corridoio, una collega si muove lamentandosi. Per un attimo sostiene il mio sguardo, poi si volta, il viso di pietra. I suoi occhi sono senza luce, vuoti, come sempre. Eppure usufruisce di una indennità integrale che a me spetta solo parzialmente. Cerco di sorridere. Poi un velo di sudore mi copre la fronte e il labbro superiore. Ciò che vedo all’interno della sua testa, al momento, sono solo parole velenose. Occhi lampeggianti d’odio indefinito. Mi fermo. Faccio una pausa, sentendomi un perfetto idiota. Colto improvvisamente dalla nausea, chiudo gli occhi. Nulla può placare l’ondata di rabbia e risentimento che mi sta montando dentro. Ho scoperto che al lavoro sono stato ingannato tante volte. Anche da quelli che credevo amici. O amiche. Scuoto lentamente la testa. Penso: non sono ancora troppo vecchio per incominciare a non farmi sorpassare sul lavoro da colleghi prepotenti e raccomandati. Nella mia famiglia siamo gente malinconica. Troppo spesso ci crogioliamo nell’autocommiserazione. Accettiamo la sconfitta e la sofferenza, come fatti ineluttabili, anzi come necessità. Diciamo, la vita continua. Nel mio caso non si tratta di una resa al fato. Sono pragmatico. Mi sembra di sentire mio padre: “Esiste solo ciò che fai e ciò che non fai”. Mi manca moltissimo. Incontro un collega. Anzi un amico. L’unico che ho in questo ufficio. Apro la bocca per salutarlo, ma ne esce un suono inarticolato. Mi passo la lingua tra le labbra e riprovo. Scuoto di nuovo la testa. “Che cosa vuoi dire, Mario?” La sua voce è forte, quasi un tuono. Sospiro e mia abbandono sulla sedia. C’è una striscia di sole nella sua stanza. “Non farci caso” dico, con l’avvilimento che non accenna a diminuire. Stanco di tutto, più niente da offrire. “Che cosa posso fare, Mario. Dimmelo”. Non so fare altro che fissarmi le mani. “Beh, quello che mi spetta. Il giusto riconoscimento. Reggenze. Incarichi. Sì, tornare a lavorare sorridendo. Tutto qui”. Non sa che cosa rispondere né dove guardare. Si gira su un fianco volgendomi la schiena. Rimane in silenzio a lungo. Poi, quando ormai pensavo che si fosse addormentato, dice con voce soffocata. “Sponsor. Santi in paradiso. Servono solo quelli”. Ritorno in stanza. Riprendo a lavorare. Sono stanco. Tanto stanco. Tra me e l’ufficio qualcosa si è spezzato. Quando tempo dovrà passare prima che ritorni a sorridere? Prima che mi fidi nuovamente dei miei colleghi, ammesso che ci riuscirò? Lascio il lavoro e torno a casa. Camminando, abbasso la testa. Inquieto. Durante il viaggio di ritorno penso. Penso al Mercato di Piazza quarto dei mille, vicino a casa mia. Quel labirinto di stradine e vicoli fiancheggiati da file ininterrotte di bancarelle, è intasato di ciclisti, pedoni e dalla troupe di Stefano Locci di Canale 10. Quasi fosse un Bazar di Ankara, vicino agli italiani, molti venditori extracomunitari, avvolti in leggeri drappi di lana vendono paralumi di pergamena, scialli ricamati e recipienti d’ottone. Il mercato e le zone limitrofe sono un guazzabuglio di rumori: alle grida dei venditori si mescola musica napoletana trasmessa a tutto volume, gli scampanellii delle biciclette e lo scalpiccio delle suole dei numerosi passanti. Nel mio naso entrano odori forti, alcuni piacevoli, altri meno, l’aroma speziato delle anguille marinate, che mia moglie e mio figlio Gabriele adorano, misto alle esalazioni pungenti dei motori diesel, alla puzza di spazzatura in putrefazione e di sudore. Pensando, pensando, sono arrivato a casa. Entro. Abbracciando mia moglie, sento il profumo di mela dei suoi capelli. Le bacio l’orecchio. Solo più tardi mi accorgo di sentirmi meglio. Il dolore ha fatto i bagagli e si è allontanato senza neppure avvisare. In silenzio. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Monday, June 04, 2007

Coma, di Mario Pulimanti

Panico. Se non fosse una storia vera, quella accaduta ad un ferroviere polacco di 65 anni, Jan Grzebsky, sarebbe il soggetto dal quale è stato tratto il film "Goodbye Lenin". Precipitato nel 1988 in uno stato di totale incoscienza per un trauma cranico in seguito ad un incidente di lavoro, Grzebsky era stato giudicato dai medici non guaribile. Un coma di 19 anni e poi, dopo un inaspettato risveglio, il comunismo non c'è più, la Polonia è un paese democratico e l'economia di mercato è in piena espansione. In 19 anni Grzebsky ha attraversato un tunnel buio durato il tempo di una rivoluzione incruenta, e durante il quale i suoi quattro figli si sono sposati e gli hanno regalato ben 11 nipoti. Ora è vivo e può raccontare la sua storia: la storia dell'uomo che è passato dormendo dal tetro regime del generale Jaruzelski all'ossessione della "decomunistizzazione" dei conservatori gemelli Kaczynski. Fine della storia. Le cose cambiano. Stavolta in meglio. Non ci credete? Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Thursday, May 03, 2007

Ségolène Royal, di Mario Pulimanti

Percorro i gelidi corridoi del mio Ufficio. Esito. Davanti a me una collega con un viso umano piuttosto inquietante, occhi minacciosi e labbra sottili. Sobbalzando mi volto verso di lei. Sta parlando con un uomo magro sulla cinquantina, con la faccia tonda, che guarda verso di me sogghignando: ladri di reggenze! Bè, questa è la mia teoria. Il mio volto si oscura: chi li fabbrica, mi chiedo. I loro potenti sponsor? No, non devo pensare a queste cose. Cristo, adesso ho l’aspetto tormentato della persona invidiosa. Capita, quando si ha fame. Okay, al lavoro. Pausa pranzo. Ah, in una stanza dall’altra parte del corridoio un amico mi saluta. Mi invita al bar. Ci accomodiamo al tavolo, poi lui si siede di fronte a me. Dopo di che, mangiando croissant al prosciutto, parliamo di Ségolène Royal, candidata alla presidenza della repubblica francese. Che donna! Non per niente è considerata tra le donne più sexy del mondo. Entrambi speriamo che sia a lei a superare il secondo turno delle presidenziali francesi. L’abbiamo scelta perché ha capito che per rispondere all’esigenza di rinnovamento della democrazia, per approfondire l’integrazione politica europea occorre andare oltre gli schemi politici del XIX secolo, abbattere gli ultimi muri ideologici, muovere le linee delle tradizionali divisioni politiche e creare nuove alleanze che uniscano socialisti, democratici, progressisti ed europeisti. Condizioni indispensabili per rendere l’Europa più democratica, più politica, più sociale. Ed è ciò che ha fatto Ségolène, aprendo un dialogo pubblico con il deputato cattolico Bayrou, su punti che sono al cuore del suo programma: le riforme della democrazia francese, il risamento economico, l’istruzione, l’ambiente, l’integrazione. Del resto proprio Bayrou potrebbe essere l'ago della bilancia fra il presidente dell'UMP Nicolas Sarkozy e la socialista Ségolène Royal, vincitori del primo turno delle presidenziali del 22 aprile 2007 e concorrenti al ballottaggio del 6 maggio. Essendo arrivato terzo e quindi escluso dal ballottaggio, una sua dichiarazione di voto potrebbe essere determinante a far prevalere uno dei due candidati, anche se Sarkozy, con il suo 32% sommato al 13% dei due candidati dell'estrema destra (Le Pen e de Villiers) parte da una posizione vantaggiosa. Non importa. Ehi, dai, fammi finire brindando alla vittoria di Ségolène, fa il mio amico. Condivido. Pour nous, c'est elle. Punto e basta. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Monday, April 09, 2007

Una passione pericolosa e triste, di Mario Pulimanti

E’ Pasqua a Collevecchio! Ho scelto un buon posto per parlare con Stefano, mio fratello. Appoggiati sul tavolo quadrato di legno davanti al cortile di mia suocera, ammiriamo il suo giardino. Grazie alle temperature miti ci sono boccioli di rosa e addirittura alcune, altissime sui loro steli sottili, già splendono di vita e di colore. Oggi indosso scarpe comode. Con le vecchie scarpe si sta comodi, con le nuove si soffre, anche se col tempo anche queste invecchiano e si adattano al piede. Parliamo di lavoro: Stefano mi consiglia di farmi strada a randellate, lasciando finalmente stare il buon senso di aprirmela con dolcezza. Parliamo dei problemi dei giovani. Lui dice. “Meglio l'alcool della droga". Rispondo: attenzione: l'alcool ha tutti gli effetti negativi di una droga, soprattutto se in dosi elevate e in un'età ad altissima vulnerabilità cerebrale, come l'adolescenza. Anche in Italia sta crescendo vertiginosamente il consumo di alcolici nei giovani. E sta aumentando un fenomeno di grande insidiosità: la bevuta del sabato sera. Una passione pericolosa e triste. Questo allarmante fenomeno deve farci riflettere e convincerci a intraprendere con decisione adeguate misure preventive e curative. Ancora Stefano: “Sì, hai ragione, ma la droga è ancora più pericolosa”. Certo, faccio io. La droga è un problema serio, molto serio. Per i giovani e per gli adulti. La droga oramai è intesa quasi come “mezzo”, e non più come fuga dalla realtà. Una scelta al servizio del successo personale, della produttività della vita sociale e professionale. Un aiuto per sostenere perfomances elevate, rapporti più facili e disinibiti con gli altri. Quasi un bene di consumo come tanti altri, meglio se assunto alternando diversi tipi di sostanze, utilissimo per stare al passo con traguardi che impongono una sorta di fitness artificiale continuo. E poiché risultati e traguardi seducono già nella fase dell'adolescenza, sono i giovani ed i giovanissimi i nuovi consumatori di droghe: cresce la domanda di ecstasy, derivati anfetaminici, cocaina. Un campionario di nuove droghe "pulite", in procinto di soppiantare siringhe ed eroina, e che ha già imposto un ripensamento generale degli strumenti di intervento di servizi sociali e comunità terapeutiche. Si avvicinano le nostre mogli, Simonetta e Alessia, e sentendoci parlare di questi argomenti, sorridendo ci ricordano che oggi è festa. Bando alle tristezze e ai discorsi troppo impegnativi. Perfetto. Ansia, timore. D’un tratto tutto è passato. Forse, a torta finita, quelle di prima erano solo preoccupazioni sciocche. Adesso l’inquietudine mi lascia in pace. E io non voglio altro. Naturalmente mi è tornato il buon umore. Dico sul serio. Buona Pasqua! Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera e a pubblicarla. Lido di Ostia - Roma 6/4/2007. Mario Pulimanti, residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121, Lido di Ostia-Roma. Recapiti telefonici: (Casa) 06/56342306; (Ufficio) 06/46653061; Cellulare: 3336981629.

Saturday, March 24, 2007

Guerra e....pasta fatta in casa, di Mario Pulimanti

Esco dall’ufficio prima del solito per andare a ritirare un documento presso gli uffici comunali del Campidoglio, dove ho lavorato tanti anni fa. A quanto pare, è necessario per la ricostruzione della mia carriera. Oh, che bel pomeriggio di primavera! Il sole è ancora caldo. Traggo un profondo respiro. D’accordo, vado a piedi. Niente mezzi pubblici. Passo a piazza di Spagna, sotto i 138 gradini che risalgono il ripido pendio verso i campanili gemelli ai lati della Chiesa di Trinità dei Monti. Percorro via del Tritone. Arrivo alla confluenza delle tre vie ed ammiro l’enorme fontana di Trevi, con i suoi cavalli marini cavalcati da tritoni che trainano il cocchio di Nettuno a forma di conchiglia. Passo davanti al Pantheon. Entro e osservo l’interno della grande cupola che sembra sfidare le leggi della fisica, mentre il sole filtra attraverso il grande oculus al suo centro. Mi trovo davanti al Vittoriano, il monumento che molti paragonano a una colossale torta di nozze piazzata nel centro di Roma, inaugurato nel 1925 in onore di Vittorio Emanuele II, il primo re dell’Italia unita. Dopo aver attraversato una parte di Roma antica raggiungo il Campidoglio, l’unica testimonianza importante dei famosi sette colli di Roma, mentre la luce del sole comincia a svanire all’orizzonte attraverso gli archi e le colonne in rovina dei Fori imperiali. Perfetto, missione completata. Tornando sui miei passi decido di andare a prendere la metro alla fermata del Colosseo. Lungo il perimetro esterno dell’anfiteatro circolare giurerei di udire il cozzo delle armi dei gladiatori e il ruggito dei leoni. Poi la fantasia diviene cruda realtà quando penso alla mia situazione economica. Non posso mettere da parte il mio denaro in banca, sapendo di averne frequentemente bisogno per le mie transazioni giornaliere….beni necessari nel breve termine… Cavolo, gradirei diventare ricco per poter realizzare dei sogni incredibili che, però, fino a qualche anno fa, nel periodo pre-euro, riuscivo tranquillamente a realizzare. Non sto parlando certamente di un cottage in montagna, di una villa in riva al mare o di una villetta di campagna, sarebbe veramente troppo! Ma non sto alludendo nemmeno ad una macchina molto potente, perché servirebbe troppa benzina o al mangiare smoderatamente, perché ingrasserei! Desidererei, invece, essere ricco solo per il semplice gusto di pagare il bollo della macchina, cambiare gli pneumatici, aggiungendo chiaramente anche la convergenza, l’equilibratura ed il cambio periodico dell’olio. Visto che ci sono farei anche la revisione e il famoso bollino blu antinquinamento, giusto per il gusto di esagerare. Vorrei essere ricco anche per poter pagare l’Irpef qualche giorno prima della scadenza e non qualche mese dopo. Vorrei a questo punto strafare e pagare perfino l’Ici e la tassa dei rifiuti ed inoltre le bollette della luce, dell’acqua, del gas e del telefono. Aggiungo allora le spese del condominio e la mensa scolastica. Per non dimenticare l’abbonamento Rai, l’assicurazione della macchina, gli zaini, i quaderni, le tasse scolastiche ed i libri dei ragazzi che vanno a scuola, Alessandro in seconda media e Gabriele universitario presso la facoltà di Giurisprudenza di Roma 3. Insomma vorrei essere tanto ricco per poter fare tutte quelle cose che fino a qualche anno non mi intimorivano, mentre ora mi mettono in apprensione. Touchè. Ci siamo. Tra un pensiero e l’altro sono arrivato alla stazione della Piramide. Qui c’è il trenino che mi porterà a Ostia. Sono, infatti, un abitante del Lido della Città Eterna. Guardo l’orologio. Si è fatto tardi. Devo rincasare per cena. Corro per prendere la coincidenza. Ci riesco e mi siedo. Leggo il giornale. Non posso assolutamente accettare l’idea della guerra. Anche se argomentatori di professione tentano di rendere il tema più seducente. Uno sforzo di persuasione notevole, ma oggi ho ancor meno voglia di sentire certe idee. Non capisco, per esempio, come qualcuno possa giustificare la guerra in Afghanistan. Qui la guerra al terrorismo era iniziata nell'ottobre del 2001, appena qualche settimana dopo l'attacco alle Torri gemelle, a causa del rifiuto dei talebani di consegnare Bin Laden, nascosto nelle montagne. Riporto l’attenzione al giornale. L’articolo prosegue dicendo che la resistenza dei talebani durò solo qualche settimana e gli americani decisero di congelare il fronte afgano, rivolgendo tutta l'attenzione sull'Iraq che diventava l'obiettivo principale della politica americana in Medioriente. Poso il giornale e rifletto: cavolo, questo è stato un errore, anche se alcuni commentatori e politici hanno avuto modo di raccontare questi avvenimenti, a dire il vero, concentrandosi soprattutto sul tentativo di coinvolgerci con le loro tesi, spesso a spese della precisione storica. Non si possono fare a affermazioni avventate, senza solide prove. Tanto è vero che nulla, probabilmente, è stato fatto per portare la democrazia in Afghanistan, che era uno degli obiettivi dichiarati dell'Occidente. Difatti non era sufficiente costituire un Parlamento e un governo, come quello di Hamid Garzai, la cui autorità è sempre stata contestata dai signori della guerra. Forse i tentativi di raggiungere una pace più stabile e duratura non sarebbero stati accantonati se a quel governo fossero stati dati mezzi e strumenti per cambiare la realtà del Paese che, oltre ad essere povero, era anche stremato dalla guerra, quella con l'Unione Sovietica e quella civile che l'aveva preceduta e seguita. Oppure no? Mmh, a pensarci bene non sarebbe bastato dare i mezzi ad un governo afghano la cui rappresentatività era perlomeno discussa senza un aiuto diretto e sistematico da parte dei Paesi occidentali. Immerso nei pensieri, dopo un’ora di viaggio e vari rallentamenti arrivo a casa. E dire che, aumentare la quantità di servizio e migliorarne il comfort, dovevano essere i due obiettivi primari della Società Met.Ro. Entro a casa agitato. “Che c’è, amore?” dice mia moglie, stupefatta. “ Brutti pensieri” mormoro. Mangiamo una superba pasta fatta in casa. Assolutamente divina. Beviamo una bottiglia di Brunello di Montalcino. Perfetto. Andiamo a letto. Cercherò di dormire un po’ stanotte. Non voglio ammalarmi per colpa di queste riflessioni. Dico sul serio. Ciao. Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

Monday, March 19, 2007

Così ha deciso Giuseppe Fioroni, di Mario Pulimanti

Perfetto l'uso dei cellulari a scuola è vietato. Così ha deciso Giuseppe Fioroni, Ministro della pubblica istruzione. Inoltre saranno i singoli istituti, nell'ambito dell'autonomia scolastica, a dover autoregolamentare la materia. Bingo: il professore può sequestare il telefonino allo sudente che lo usa in classe. Cavolo, oltre che ai telefonini il Ministro ha pensato anche ai bulli. Per loro la sospensione, in casi particolarmente gravi, potrà superare i 15 giorni. Non solo: si potranno punire gli studenti ribelli obbligandoli a svolgere una specie di servizio sociale, come la pulitura delle aule, le piccole manutenzioni, lo svolgimento di attività di volontariato. Ma, se non basta, i bulli verranno esclusi dagli scrutini finali e anche dall'esame di maturità. Beh, a torta finita, il Ministro cerca un'alleanza tra le famiglie e la scuola. Difatti ciascuna scuola potrà chiedere ai genitori di sottoscrivere un "Patto di corresponsabilità", con ilquale le famiglie assumono l'impegno di rispondere direttamente dell'operato dei propri figli nel caso in cui, ad esempio, questi danneggino altre persone o le aule o, più in generale, violino i doveri sanciti dal regolamento di istituto e subiscano, per questo, una sanzione anche di carattere pecuniario. Che dovrà, naturalmente, essere pagata dalle famiglie. Mmh, mi duole dirlo, ma sono contento. Disgustosamente contento! Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

Thursday, March 08, 2007

cuore di padre è disposto a tutto,...ma non, di Mario Pulimanti

Questo cuore di padre è disposto a tutto per aiutare i propri figli. Ma non di andare in bancarotta per le loro spese telefoniche, sempre più costose, ahimè! Ma come, direte voi, da qualche tempo gli operatori di telefonia mobile fanno a gara nell’offrirci gratuitamente telefonini, conversazioni telefoniche e sms! Certo, stando alle campagne pubblicitarie, chi usa il cellulare non spende neanche un euro. Eppure, leggendo attentamente le offerte, si scoprono costi, tariffe e abbonamenti di cui non si parla nelle pubblicità. Chi, per esempio, aderisce all’offerta Vodafone No Problem ottiene un telefonino scontato, aderendo, però, a una tariffa specifica. Dovrà così effettuare ogni mese almeno 20 euro di telefonate. Altrimenti sarà costretto a pagare un contributo di 9 euro per ciascun mese non in linea con i 20 euro di traffico. Inoltre, in caso di recesso anticipato, l’utente dovrà pagare tutte le rate rimanenti. Insomma non proprio un regalo. Per non parlare, poi, dei messaggini degli spot di Tim Tribù, dove non è facilmente leggibile l’indicazione relativa al costo di attivazione. Del resto Tim modifica spesso i piani tariffari. Per questo motivo le associazioni di consumatori hanno diffidato la Tim. A questo punto conviene non credere ai regali delle compagnie telefoniche, ma cercare di capire cosa realmente propongono e cosa, invece, ci conviene. Per quanto ne so io, i costi dipendono anche dalle nostre abitudini. Mi riferisco al numero delle chiamate, dato che lo scatto alla risposta può incidere molto, ai giorni in cui telefoniamo, se festivi o feriali. Vabbè: scuoto la testa pensando anche alla durata media delle telefonate. Senza dimenticare, inoltre, di far attenzione ai numeri dei destinatari, se fissi o cellulari e se appartengono ad altri operatori. Va bene, alla fine pure le fasce orarie sono importanti. E così via. Ma non sempre la ricerca del profilo migliore aiuta. Già. Sconcertato rifletto: riuscirò veramente a trovare un’offerta conveniente? Forse. Poi, improvvisamente mi viene un’idea: chiediamo alle compagnie telefoniche di non produrre più cellulari e di tornare al telefono a gettone. Con un sogghigno ammetto, infatti, un mio grande difetto: non amo il telefonino! Appartengo a quella esigua minoranza di cittadini che per fare una telefonata vorrebbe ancora usare il telefono pubblico. Ed il mio è certo un atteggiamento da snob. Cavolo, non credo di essere così raffinato. La ragione per la quale non amo il cellulare è molto più semplice: non mi piace. Il telefonino squilla a scuola, al cinema, al supermercato, al bar, al teatro, in Chiesa (ne sa qualcosa Don Alberto!). Il telefonino squilla al ristorante e tutti i clienti, simultaneamente, sfoderano il proprio cellulare. E invece, è quello del cameriere. Il telefonino squilla in volo e l’aereo rischia la catastrofe. La gente, oramai, arriva anche a dormire con il telefonino vicino il cuscino, come fa, del resto, il mio primogenito Gabriele. Oltretutto induce al turpiloquio. Infatti, con il telefonino siamo sempre in contatto con tutti e tutto: mogli, figli, cognati, ma anche scocciatori vari che riescono inevitabilmente a raggiungerci sempre nei posti più impensati. L’unico vizio che il telefonino non asseconda è l’avarizia. Perché ci fa spendere molto di più di quanto spendevamo prima, usando il vecchio telefono fisso o a gettone. Ma è dal punto di vista macro-economico che il telefonino diventa un vero danno sociale. Infatti da quando ci sono i telefonini, si studia poco, si lavora distrattamente e si produce sicuramente di meno. Perché siamo sempre al telefono per dire, molto spesso, parole inutili. Non dimentichiamoci poi, che, mentre conversiamo, veniamo ascoltati da poliziotti, carabinieri, giudici, agenti segreti, radioamatori e semplici impiccioni, che vivono con l’orecchio incollato ai loro apparecchi d’intercettazione. Ed è per questi motivi che io, invece, vorrei ritornare alle vecchie tradizioni, come facevano i miei genitori e i miei nonni. E, senza la forza di 3 e l’aiuto di Tim, Wind e Vodafone, in un mondo di schiavi della scheda telefonica, vorrei tornare ad essere un gettone-dipendente. Splendido. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Friday, February 16, 2007

"la penso come lui", di Mario Pulimanti

Inquietudine: siamo arrivati alla manifestazione di Vicenza contro l'ampliamento della base americana. La retata brigatista ha creato un clima di disorientamento e di allarme. E Prodi, che correva il rischio di veder sfilare alcuni membri del proprio governo, è stato ascoltato quando ha ripetuto ai suoi alleati che non si protesta contro un governo di cui si fa parte. Ma c’è tensione. Amato in Parlamento ha denunciato il rischio che a Vicenza “si saldino spezzoni di ostilità nei confronti delle forze dell'ordine”. Teme, difatti, che nella frangia estrema della sinistra radicale (movimenti, centri sociali) si annidino gruppi che simpatizzino per il terrorismo. Intanto: “Siamo certamente al ridicolo” dice Berlusconi. “Il no all'allargamento della base di Vicenza sarebbe un atto grave per il suo valore simbolico e politico”. Chiudo gli occhi. Naturalmente a me non va bene così. Vabbè, lo ribadisco persino in modo esplicito: la penso come lui. Beh, adesso l’ho precisato: mi sento infinitamente sollevato. Più di tutto mi sconcerta l’animo dei contestatori. Anti-occidentale, anti-americano, anti-chi non la pensa come loro. Ma, e le ragioni urbanistiche e ambientaliste? Certo, alla fine danno l’impressione di non essere attendibili ma false e cavillose. In qualche modo si tranquillizzino oppositori e ribelli vari. E, comunque, basta! Perché reazioni tanto chiassose? Ma ora, finalmente, ho chiuso con i pensieri sinistri. Apro gli occhi. Nel frattempo il sole splende caldo. Presto giungerà maggio. Ci sarà la raccolta delle rose. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Wednesday, February 07, 2007

La lobby del pallone, di Mario Pulimanti

Ho una certa considerazione del mio spirito critico. Anche se non amo molto i dettagli. Troppi dettagli significano sempre difficoltà, e difficoltà significano un disturbo della mia pace interiore, e questo non posso sopportarlo. Preferisco, comunque, non immischiarmi in problemi che mi risultano troppo sgradevoli e mi getterebbero soltanto nella più penosa incertezza e inquietudine laddove, proprio per far uso della mia ragione, avrei bisogno di certezza e di quiete. E quello che più non mi piace sono le fantasticherie della gente superstiziosa: stregoneria e cartomanzia, uso di amuleti, malocchio, scongiuri, magie di luna piena e quant’altro questa gente riesce ad escogitare. Usanze pagane ancora vive ai nostri giorni. E’ deprimente constatare come simili usanze pagane non siano ancora state sradicate dopo il solido insediamento, più che millenario, della religione cattolica. E’ deprimente constatare, inoltre, come va il mondo oggi. Basta guardare al calcio! Filippo Raciti non era stato ancora sepolto quando Antonio Matarrese ha detto: "lo spettacolo deve continuare". Lo avesse detto il cliente di un bar sarebbe stato fastidioso, detto dal presidente della Lega Calcio professionisti, cioè una delle due massime cariche del pallone, fa riflettere. Del resto Matarrese ha detto quello che pensano anche molti presidenti delle società di calcio: bisogna ricominciare in fretta, per motivi di vil moneta. Dimenticato Raciti a velocità supersonica, la lobby del pallone, attraverso le parole del suo condottiero ha fatto capire perché il calcio è ridotto così: si deve mettere il denaro e l'interesse davanti a qualunque cosa. Secondo Matarrese, quindi, lo stop non serve. Anzi, è sinonimo di debolezza e fermare il calcio non può certo far riflettere i teppisti.? In un paese normale Matarrese sarebbe già stato dimesso. In un paese normale, prima di cominciare a riprendere a giocare avrebbero aspettato qualche giorno. Avrebbero, almeno, cercato di salvare le apparenze. Ma salvare le apparenze non è una priorità, per il mondo del calcio che ha dimenticato calciopoli. E così, a poco a poco, lo shock di Catania passerà per tutti. A poco a poco la morsa dell’angoscia si allenterà, e del povero Filippo Raciti non resterà che un vago ricordo. Ma calma, io non dimenticherò! Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera e a pubblicarla. Lido di Ostia - Roma 7/2/2007. Mario Pulimanti, residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121, Lido di Ostia-Roma.

Thursday, February 01, 2007

I Pacs, di Mario Pulimanti

Mi chiamo Mario. Mario Pulimanti e faccio l’impiegato. Ho preso l'abitudine di firmarmi evidenziando, oltre il nome, anche la mia località di residenza. E' diventato il mio inconfondibile marchio di fabbrica. Sono immerso nei miei pensieri che, in qualche punto del loro intreccio, del loro mulinello, contengono una variante della stessa domanda: perché c’è oggi chi chiede a gran voce una legge a favore dei Pacs? Che barba: non si può più aprire il giornale senza imbattersi in dichiarazioni pro o contro le unioni civili. Perfetto: intaccano il modello di famiglia tradizionale formata da un uomo e una donna. Attenzione: la Spagna di Zapatero dimostra, invece, che non è vero. Io dico: il progresso non può uccidere le nostre tradizioni. Vabbè il rispetto verso gli altri. E' giusto. E' naturale. Però, con l'uscita di un testo di legge che in definitiva possa aprire anche alle coppie gay, si finisce con l’accettare modelli concorrenziali alla famiglia tradizionale, gettando alle ortiche i valori che la Chiesa cattolica presenta ai giovani, come ha anche ricordato Benedetto XVI, affermando che il matrimonio è solo quello tra uomo e donna basato sulla “realtà sessualmente differenziata” e con le loro “esigenze di complementarità”. Ritengo che il nuovo Governo, invece di legiferare su una materia così delicata, farebbe piuttosto meglio a venire incontro con aiuti concreti alle famiglie italiane, alle prese con tante difficoltà economiche. Sono, infatti, sempre di più i problemi che si devono affrontare per formare una famiglia, far figli, mantenerli, conciliare orari di lavoro, trovare alloggi, pagare mutui, ecc. Aspetti che le istituzioni sembrano invece trascurare, penalizzandoli. Bè, a torta finita, è così. Che bello! Vi piace tutto questo? Figuratevi: a me manco per idea. Non ho nient’altro da dire. A kiss and a big hug. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera e a pubblicarla. Lido di Ostia - Roma 30/1/2007.
Mario Pulimanti, residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121, Lido di Ostia-Roma.
Recapiti telefonici: (Casa) 06/56342306; (Ufficio) 06/46653061;Cellulare: 3336981629.

Friday, January 19, 2007

Tasse, di Mario Pulimanti

Oggi fa un caldo del diavolo. Pausa pranzo, c’è frastuono al bar. Colleghi difendono la finanziaria. Ho un diavolo per capello. Molto bella, esclamo beffardo: purtroppo la nuova finanziaria condanna alcuni a essere poveri e altri a godere di ricchezze e benessere. Fa degli uni dei miserabili, sebbene dedichino al lavoro tutte le loro energie, e degli altri i destinatari di ogni felicità, benché vivano nell’ozio. Vogliamo farla finita con il sistema di sfruttamento di dipendenti e pensionati, dando anche a loro la libertà di guadagnare di più e senza pagare troppe tasse? Dando a tutti il diritto di autodifendersi dall’eccessiva pressione fiscale, senza necessità di un gruppo di economisti prestati alla politica che impartiscano ordini o infliggano castighi? Non c’è risposta, tanto essa è evidente. L’atmosfera si rilassa all’improvviso: torna subito la calma. Ringalluzzito, torno in ufficio. In un attimo il bar si svuota. Di colpo. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Thursday, January 11, 2007

Ustica: i morti non ci sono più - di Mario Pulimanti

Sono un abitante del Lido della Città Eterna. Leggo il giornale sul divano, accanto a mia moglie. Lei è profondamente legata al suo Collevecchio: un paesino incantevole. Ma cosa leggo? Non ha senso: qualcosa non torna. Assurdo! La strage di Ustica resta senza colpevoli. Dopo quasi 30 anni dalla strage del Dc9 Itavia la prima sezione penale della Cassazione ha chiuso definitivamente la vicenda, dichiarando inammissibile il ricorso del Procuratore generale della Corte d'Appello di Roma che aveva chiesto una riformulazione della sentenza d'assoluzione, che avrebbe lasciato uno spiraglio per il risarcimento. Resta così confermata la sentenza della Corte d'Appello di Roma del 15 dicembre 2005 che aveva assolto con la formula perché il fatto non sussiste i due generali processati per alto tradimento. Questo verdetto impedisce ai famigliari delle vittime ogni possibilità di risarcimento in sede civile. Getto il giornale per terra. Mi stringo nelle spalle. Non so se riuscirò a farmene una ragione. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Friday, January 05, 2007

Gli amici del teatro Nino Manfredi di Mario Pulimanti

Assurdo. Ma cosa c’è scritto sul giornale oggi? Cavolo, l’inflazione sale ancora. Gli aumenti più significativi riguarderebbero ricreazione, spettacoli, cultura, prodotti alimentari e bevande analcoliche. Sembra che problemi potrebbero sorgere dagli aumenti causati dalla politica economica del Governo. Leggo anche che in Italia il 15% delle famiglie arriva con molta difficoltà alla fine del mese, mentre il 30% delle famiglie dichiara di non essere in grado di far fronte a una spesa imprevista di 600 euro. Di colpo, ogni traccia di buonumore sparisce dai tratti del mio viso. In un impulso di collera trattenuta cerco, allora, di pensare ad altro. Penso a mio nonno Angelino. Mi diceva che ai suoi tempi era piuttosto facile avere rapporti con le donne abbandonate con figli: cercavano un nuovo consorte cui addossare la prole, e ciò le rendeva molto disponibili. Certo occorreva tutto un rituale di seduzione, però l’esito era quasi garantito. Erano altri tempi. Altre donne. Allungo un braccio verso una bottiglia, riempio due bicchieri e dico a mia moglie seduta vicina a me sul divano “Mia cara, sarò franco. Nonno aveva ragione: le donne, prima dell’emancipazione femminile, erano più dolci. Oggi tutto è cambiato”. Mentre dico questo, mia moglie fa una smorfia ma, dopo una breve esitazione, non ritiene opportuno rispondere alla mia provocazione. Approfitto dello scampato pericolo per ricordarle gli spettacoli che vedremo in questo mese di gennaio al teatro Nino Manfredi di Ostia, dove siamo abbonato io, lei e il nostro secondogenito Alessandro. Anna Mazzamauro con “Signorina Silvani…Signora, prego!!”. Quindi il portiere brizzolato de “Un posto al sole”, Patrizio Rispo, in “Morte di Carnevale”. Fuori abbonamento gli "House Blues Band", con la partecipazione straordinaria del noto sassofonista jazz Eric Daniel, presenteranno il 20 gennaio la terza edizione di Ostia Blues. La Band vanta componenti di spessore come il capogruppo Remo Silvestro (chitarra voce) e Mario Donadone (piano e voce), Fabio Penna (contrabbasso) e il giovanissimo Milo Silvestro (batteria e percussioni). Degna di rilievo sarà, inoltre, il Concerto Napoletano, previsto per domenica 21 gennaio. Questa rappresentazione rientra nell’ambito del “Petit Festival D’opéra”, con la collaborazione pianistica di Stefania Ganeri, la Direzione di Paolo Mancini. Gli aspetti storico musicologici sono curati da Teresa Chirico e la Direzione artistica è affidata a Emanuela De Santis Salucci. Che dire? Ancora complimenti al direttore artistico Felice Della Corte. Da tutti noi si muove un applauso unanime e fragoroso. E complimenti alla GE.SER.T.eC. che l’anno scorso ha acquisito una costruzione che per tanti anni ha funzionato come cinema (l’ex Cucciolo, per intendersi) ristrutturandola totalmente. Oltre al direttore artistico Felice Della Corte, questa società è così organizzata: Luciano Colantoni, Presidente e socio, Paolo Bizzarri Amministratore e dai Soci Bianca Bizzarri, Maria Antonietta Della Corte, Salvatore Laudati e Simona Sepe. Senza dimenticare le altre persone che ci lavorano: Enzo, Elvira, Cristian, Sabrina, ecc. Sono contento perché, oltre a regalarmi un cartellone di spettacoli tra i primi in Italia, tra noi si sta formando una vera amicizia. Ed anche questo è teatro! Malgrado i problemi giornalieri, grazie agli spettacoli del Teatro Manfredi la vita si fa più leggera. Per fortuna, aggiungerei. Vabbè, adesso finisco il mio gin and tonic. Alla prossima. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)