Tuesday, November 21, 2006

Impotenza di Mario Pulimanti

Guardo la TV.
In Europa gli ospedali vanno a pezzi.
In Cina campagne allo stremo.
In America latina case confiscate.
In Africa corpi di bambini avvelenati con cibi sospetti.
Nei paesi integralisti menti all’ammasso.
In Iran lo spirito vitale del paese straziato, ridotto all’ultimo respiro.
Nei paesi dell’est i posti di lavoro si assottigliano.
Basta, non ce la faccio più.
Spengo la TV.
Mi rilasso pensando che in ogni caso queste inevitabilità non hanno nulla a che fare con me.
Sono cose che succedono a migliaia di chilometri di distanza, dall’altra parte dello schermo televisivo.
Vicino a me Gabriele, mio figlio grande, dice: “Qual è il senso di quello che sta accadendo? Chi è responsabile di questo stato di cose?”
Rispondo: “non è il caso di allarmarci troppo davanti a quello che abbiamo visto”.
Questo commento è accompagnato da un’occhiata molto significativa di Gabriele, che lo induce a puntare il dito su di me e a farfugliare con rabbia: “Hai del pelo sullo stomaco, papà, a stare qui senza far nulla!”
Soppeso la risposta: “E’ inutile cercare dei capri espiatori”.
Gabriele, dondolando la testa perplesso, esce.
Penso di aver sempre attribuito al destino un valore positivo. Ritengo che tutto sia arbitrario. Ci sono cose di fronte alle quali si è impotenti. Che grandi interessi stiano dietro al rendere l’esistenza di gente sfortunata ancora più dura di quanto non sia.
Non sono un ministro, un guru accademico o qualche dirigente con un posto nel comitato di elaborazione delle linee operative di qualche importante ente, ma solo un funzionario statale. Cosa posso fare io?
Questo: chiamo il piccolo Alessandro e insieme a mia moglie vado a vedere il tramonto sul mare.
A kiss and a big hug. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera e a pubblicarla. Roma, 21/11/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Recapito telefonico: Cellulare: 3336981629- Telefoni: (Ufficio) 06/46653061; (Casa) 06/56342306.

Thursday, November 16, 2006

Non so se riuscirò a farmene una ragione di Mario Pulimanti

Fa freddo questa mattina sulla metro di Ostia.
Sto andando al lavoro.
Ho vicino mio figlio Gabriele, diretto a Roma 3, la sua Università.
“Guarda qui papà”, mi dice, porgendomi il giornale.
“E allora?” dico diviso tra il cipiglio della concentrazione e l’anticipazione di un sorriso, nella speranza che si tratti di una notizia allegra.
Sto per leggere quando, di colpo, vedo quello che c’è scritto.
Raggelo, stupefatto.
E’ solo un trafiletto, ma cosi drammatico e sconvolgente che quasi non ci credo: “ragazzo down picchiato, insultato e filmato dai compagni di classe (ragazze comprese). Il tutto condito da scritte e saluti nazisti. Il filmato è stato rimosso da Google dopo la segnalazione del video arrivata sul tavolo del giudice milanese Corrado Carnevali”.
Non c’è bisogno di aggiungere che non riesco neppure a immaginare i motivi che hanno spinto questi studenti a compiere un’azione così orribile.
Picchiare un giovane down...che non può difendersi...
Non ha senso: qualcosa non torna.
Mi stringo nelle spalle. Non so se riuscirò a farmene una ragione.
A questo punto mi dichiaro battuto.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera e a pubblicarla. Roma, 15/11/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-

Tuesday, November 07, 2006

Un uomo pericoloso. Un uomo disperato. di Mario Pulimanti

Mi sveglio. Lascio mia moglie nel letto, il tempo è grigio e piovigginoso. Penso che debbo sbrigarmi, altrimenti faccio tardi in ufficio. Esco dal bagno. Mi infilo frettolosamente camicia e pantaloni, indosso la giacca ed esco. Poi scosso da un brivido di freddo, mi abbottono per bene il cappotto. Novembre comincia a farsi sentire. Guardo l’orologio e realizzo che faccio ancora in tempo per un cappuccino prima di prendere l’autobus. Al bar sfoglio un giornale della free pass. In prima pagina la foto di Saddam Hussein, condannato a morte. Mi sembra di scorgere sul suo volto lacrime brevi, purificatrici, che sanno d’odio. Occhi di velluto blu. Ciglia lunghe e folte. Ridicolo. Certamente sbaglio, come fa un uomo così a piangere? Un uomo pericoloso. Un uomo disperato. Un uomo capace di forti sentimenti. Di grande lealtà solo verso i suoi uomini. Un uomo amareggiato, distrutto dalle circostanze. Guardo da un’altra parte, imbarazzato. Per farla corta, una splendida canaglia piena di carisma. Per tutto il viaggio rimugino su questo fatto. Arrivo in ufficio. Penso: sicuramente nel 2006 una società civile non può accettare la pena di morte, come se fossimo ancora in pieno medioevo. Anche se si tratta di un assassino. Come Saddam Hussein. Precisamente Torno a casa. Prima di cena mi concedo un gin and tonic, in poltrona. Notevole. Ho una gran fame questa sera. Divoro i tonnarelli mare e monti di mia moglie. Mi spiace tanto per chi avrà sulla coscienza l’omicidio di Saddam. Io non c’entro niente. Come ha detta una volta in televisione Pippo Baudo: “Mi dissocio!” Beh, non ho molto altro da dire.Tutto qui. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)