Friday, November 30, 2007

Dubbi, di Mario Pulimanti

Torno al mio appartamento. A Ostia. Mi spoglio e ora me ne sto in poltrona a piedi nudi e con indosso un paio di calzoncini e una maglietta. E’ molto tardi ma non mi sento affatto stanco, grazie anche all’adrenalina che mi infiamma le vene. Ma è assurdo. Ho appena letto il giornale: Pier Ferdinando Casini replica irritato a Berlusconi, secondo il quale proprio gli alleati gli avrebbero fatto perdere le elezioni del 2006, affermando che al Cavaliere sono saltati un po’ i nervi e non ha voluto fondare un nuovo partito, ma solo allargare Fi e umiliare gli alleati, quando invece doveva come minimo condividere le responsabilità. E giustamente Casini reagisce: “Gli alleati si sono fatti in quattro per vincere. Piuttosto se lui avesse avuto più cautela su alcune questioni, affrontate in modo ossessivo, forse adesso la storia sarebbe diversa”. Per il futuro, il leader dell’Udc spiega che “sicuramente non esiste più il quadro di due anni fa: quel che è successo è troppo grave per far finta che nulla sia accaduto. Ma noi siamo un partito che ha nel suo Dna l’essere alternativo alla sinistra. E da questo partiremo”. Anche a Gasparri, di An, quelle considerazioni sulla Cdl ridotta ad un ectoplasma non sono andate giù: “Si deve chiudere questa fase di nervosismo. Sono frasi inopportune. Berlusconi è stato il capo della Cdl. Definirla così è ingeneroso”. E Ronconi (Udc) mette in chiaro: “Nessuna rappresaglia contro il Cavaliere, ma sulla riforma del sistema radio-tv leggi serie e rigorose”. Ciò che mi chiedo é come mai Berlusconi ha ideato e messo in piedi questa operazione, perché dubito seriamente possa essere solo una specie di riorganizzazione di FI. Questo significa che c’é in ballo qualcos’altro, e noi moderati dobbiamo scoprire cos’é. Casini non crede affatto alla buona fede del cavaliere. E nemmeno io. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma

Sintonia, di Mario Pulimanti

Sintonia su riforme istituzionali e dei regolamenti parlamentari, “distanze” sulla legge elettorale, ma con ampia disponibilità al confronto. È la sintesi del secondo round di incontri tra Walter Veltroni e i leader dell’opposizione. Ieri era di turno il centrista Pier Ferdinando Casini, che al termine della conferenza stampa ha punzecchiato il Cavaliere: “Preparatevi al colpo di scena. Domani salgo su un tetto e fondo qualcosa…Speriamo che non sia un tetto di tegole, e soprattutto speriamo che non cada”. L’incontro con Casini, accompagnato dal segretario dell’Udc Lorenzo Cesa e dal presidente Rocco Buttiglione, inizia con notevole ritardo rispetto alla tabella di marcia, per la protesta dei tassisti che ieri ha letteralmente paralizzato il centro di Roma. Ma gli interlocutori esauriscono l’ordine del giorno in meno di un’ora e danno prova di concisione anche in conferenza stampa. “Per quanto riguarda la riforma dei regolamenti - spiega Casini - abbiamo dato il nostro via libera alla modifica capace di evitare ogni aggiramento dello sbarramento elettorale”, la cosiddetta “riforma Franceschini” già sottoscritta da An. “Per quanto riguarda la riforma istituzionale - continua Casini - crediamo che si debba andare avanti su quanto già avviato in Parlamento sulla riduzione a metà del numero dei parlamentari, maggiori poteri del premier e Senato delle Regioni, anche se la nostra preferenza va ad un Senato eletto su base regionale e non dai consigli regionali”. Ci sono differenze invece, come si sapeva benissimo, sulla legge elettorale: “Abbiamo ribadito - ricorda Casini - la nostra preferenza sul modello tedesco corredato dall’indicazione del premier”. Il “vassallum” o “veltronellum” così com’è non può andare bene a Casini. “Ci vogliono modifiche”, dice Casini, che non teme di restare stretto in una tenaglia formata da Veltroni e Berlusconi, magari sul sistema spagnolo, che del “veltronellum” è stretto parente. “Sia chiaro - avverte - che io faccio quello che voglio io, non quello che vuole Berlusconi. Tanto più che, di questi tempi, non è facile per nessuno identificare e capire bene il suo pensiero”. È la prima stoccata, cui segue, in chiusura, la battuta sulla fondazione di “qualcosa” dal tetto di casa. A Carlo Giovanardi, che ieri ha precisato di non aver lasciato l’Udc, Casini aveva dedicato il prologo della conferenza stampa. “Si vede - ironizza - che ho letto male il giornale. Del resto di questi tempi si dice che tante cose stanno accadendo e poi non accadono”. Per Veltroni è un altro passo avanti, anche se la disponibiltà dell’Udc a parlare di riforme era da tempo acquisita. Dopo aver incontrato Gianfranco Fini e Casini - oggi tocca a Lega, Pdci e Dini, domani tocca a Berlusconi - il segretario del Pd non nasconde il suo ottimismo. Mentre la salute del governo appare pessima, il dialogo sulle riforme procede bene. Berlusconi, oltre al sistema spagnolo, è pronto a sostenere anche la riforma dei regolamenti parlamentari. “Mi sembra nell’orizzonte delle cose possibili - riassume Veltroni - quello che fino a due mesi fa veniva giudicato impossibile”. Certo, mentre i regolamenti si cambiano con una sola votazione e la riforma elettorale si può fare rapidamente, se c’è la volontà politica, le riforme istituzionali richiedono comunque più tempo, più di quanto la cagionevole salute dell’esecutivo sembra concedere. Se tutto va bene, afferma Veltroni, “entro otto, dodici mesi potremo avere un assetto di regole nuove”. La durata del governo Prodi è una variabile indipendente: “Per quanto ci riguarda - ribadisce Veltroni - questa questione è stata decisa dagli italiani il giorno delle elezioni. Per noi vale quella scelta e la sosteniamo. È quanto ripeto a tutti i miei interlocutori, le due questioni vanno tenute distinte, altrimenti si genera confusione”. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Wednesday, November 21, 2007

Il Partito del Popolo delle libertà, di Mario Pulimanti

E chi é che non fa errori? Tutti nella nostra vita possiamo fare degli errori, Berlusconi come Prodi. Siamo uomini, non macchine. A Milano Berlusconi spiazza gli alleati che ne contestano la linea politica. Anziché difendersi passa al contrattacco, utilizzando l’iniziativa della raccolta di firme nei gazebo per mandare a casa il governo Prodi, non condivisa da An e Udc. A livello di inconscio, credo che sia un evento evitabile, ma Berlusconi cerca sempre di non accettare la realtà sino a quando non si avvera. Forte delle adesioni, che Fi asserisce ammontino a 7 milioni, Berlusconi ha annunciato la nascita del Partito del popolo italiano, in cui confluirà Forza Italia. E per ribadire la propria leadership ha lasciato intendere che se ci sarà dialogo sulle riforme, l’Unione dovrà trattare con lui. Fini è stato chiaro: “Il giro di boa è l’inizio dell’anno nuovo. Se in quel momento saremo in grado di rilanciare su basi nuove la nostra iniziativa politica, bene. Altrimenti ognuno andrà per la sua strada”. Casini non è stato da meno: “serve politica, non propaganda”. Lo scontro ha avuto anche un risvolto polemico al convegno di An, ad Assisi, dove è andata in scena la dura contestazione della platea all’indirizzo di Fabrizio Cicchitto (Fi), che aveva criticato la linea di Fini. Mi fanno ridere coloro che datano la fine di un centro democratico. Ma come si fa a stabilire la fine di una organizzazione secolare, così radicata nel territorio! Si può senz’altro parlare di grossi passi avanti che si sono fatti con il bipolarismo, ma da qui a parlare di fine, ne corre. Gli ingredienti per un grande centro ci sono. Sicuramente sì. Io credo che la situazione del sistema politico bipolare sia ormai talmente deteriorata che possa senz’altro convenirsi con chi ritiene che attualmente l’effettività del bipolarismo sia gravemente compromessa, e che la convinzione, tutt’altro che fallace, del ritorno di un grande centro induca i g i politici democratici come Casini, Rutelli, Mastella, Buttiglione -tanto per fare alcuni nomi- a cominciare a crederci veramente. Ma la strada è ancora lunga. Per il momento Casini e Rutelli si scambiano solo poche parole, separandosi poi senza alcuna forma di cordialità. Una cosa è certa: il destino dell’Italia è ormai indissolubilmente legato ad un partito democratico. Di centro, certo. Intanto, nel delirio generale, una grande tempesta si sta addensando sul governo. E Prodi brandisce rabbiosamente la sua lunga spada e la leva in alto. I suoi occhi sembrano mandare lampi. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Saturday, November 17, 2007

Il nucleare è scelta condivisa? di Mario Pulimanti

Dall’alto del Pontile, contemplo il mare. Che bello vedere una tale, sconfinata immensità. Meraviglioso trovarsi davanti a qualcosa di cui non riesci a scorgere la fine. Scruto l’orizzonte che si perde nell’acqua. Rimango per qualche istante con lo sguardo perso in lontananza. Poi guardo verso il punto in cui il mare si ricongiunge alla terra. A riva si scorgono cinque gabbiani vicino a delle imbarcazioni. Ho un sacco di progetti e questo mi fa pensare che tutto sommato non è ancora il momento di mettersi a fare bilanci, più o meno. Vicino a me, Simonetta. “Che c’è?” le chiedo. Non risponde. Tiene le braccia incrociate sulla camicia, ma non sembra intenzionata a tornare a casa. E così continuiamo a passeggiare, con Simonetta, con il rumore delle onde come unica compagnia. Intanto si è fatta sera. Guardiamo il mare; la luce della luna tremola all’orizzonte fino a riva e si perde nella schiuma delle onde che s’ infrangono sulla spiaggia. Lasciamo che il fragore delle onde ci avvolga. Bouganvillee e rosmarino, gerani e basilico. Saint Tropez? Macché: Collevecchio. Mi sdraio sull’erba, sulla schiena, le mani intrecciate dietro al testa. Eccola là, l’Orsa maggiore. E accanto a lei, l’Orsa Minore. Quante volte le ho guardate assieme a Simonetta, dal balcone di zia Felly affacciato sul cortile, oltre il quale si vede il Soratte. Da bambino certi pomeriggi d’estate prendevo la bicicletta Graziella che mi aveva regalato papà per i miei otto anni e mi lanciavo a tutta velocità lungo il Cavone, poi sbucavo dalla Buchetta e imboccavo la strada immersa nel verde che porta al Parco della rimembranza e una volta lì smontavo dalla bici e scendevo tra i cespugli e andavo a sedermi sul piedistallo di un antico cannone costruito durante la prima guerra mondiale, e anche allora guardavo il tramonto. E qui che ho conosciuto Simonetta. Ricordo la brezza della collina sabina che accarezzava il suo giovane corpo e tradiva la sua innocenza, inasprendo il mio desiderio. Tremo quando parlo dell’amore che ancora provo per lei. Di cinque parole che mi escono di bocca, una sempre quel nome. Simonetta, Simonetta, Simonetta. E, mentre mi prende una mano, penso: “Da chi discendiamo?”. Da nobili? Non credo. Probabilmente da artigiani e contadini. Perché no? Gente che si dedicava anima e corpo a lavorare terre ingrate, cercando la comprensione delle spighe e la pietà del sole. Buone persone. Spesso penso a papà, morto nel novantadue. Se sono in difficoltà, penso: papà ti prego fai qualcosa. Lo so che ci sei, da qualche parte. So che mi vedi. Intanto, seduto sul divano, vedo il telegiornale. Ma cosa sta dicendo D’Alema in tv? Ah, che bisogna riprendere la ricerca sul nucleare. “Il nucleare è un tema delicato per il nostro Paese, ma l'attuale Governo è intenzionato a riportare l'Italia quanto meno nel campo della ricerca dello sfruttamento dell'energia nucleare per recuperare il gap accumulatosi in questo campo con gli altri Paesi”. Possibile, mi chiedo. Nel frattempo D’Alema sta specificando che “c'è bisogno di un certo numero, non enorme, ma necessario di rigassificatori. Il governo si sta adoperando. Siamo per le interconnessioni delle reti elettriche - aggiunge - per una politica europea in grado di valorizzare le fonti rinnovabili e di ridurre la dipendenza”. Quindi, se ho ben capito, secondo D’Alema la dimensione energetico-ambientale è una componente fondamentale della nostra politica estera, nel quadro di un rafforzamento della cooperazione multilaterale e di un partenariato tra Paesi produttori e consumatori. A conferma di ciò, dal televisore mi giunge ancora la voce di D’Alema che spiega che di fronte alle sfide che si presentano in questo campo, la ricerca di soluzioni condivise su scala mondiale è l'opzione obbligata, perché nessun Paese, “per quanto potente, può illudersi di contare solo sulle proprie forze”. Esco sul balcone. Mi fermo sulla soglia per lasciare ai miei occhi il tempo di abituarsi al sole. Dietro di me il viso di mia moglie comincia a sorridermi. Bevo un sorso di vino, mentre le mani di Simonetta mi accarezzano dolcemente la schiena. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)

Monday, November 12, 2007

Calcio, divinità assetata di sangue, di Mario Pulimanti

Incredibile. Non è bastato Filippo Raciti, l´ispettore ucciso il 2 febbraio scorso a Catania durante gli scontri tra ultras. La violenza dei tifosi di calcio continua, esce dagli stadi e ora arrivaaddirittura in autostrada, dove si sono scontrati due gruppi di tifosi. A sparare, un poliziotto. Si chiamava Gabriele Sandri, era tifoso della Lazio ed è morto nei pressi di un Autogrill vicino ad Arezzo dopo un diverbio con dei tifosi juventini. Gabriele, che era dj nella nota discoteca capitolina “Area”, è stato colpito con un proiettile sparato per errore o comunque in maniera affrettata da un agente. Il ragazzo sarebbe stato preso dietro al collo mentre era seduto in macchina, come dimostrerebbe il finestrino posteriore infranto dell’auto. I tifosi dicono “È un reato perpetrato dalle forze dell’ordine. È stato un tirassegno”. Sono frastornato. Il campionato non si è fermato. Le partite si sono giocate ugualmente, ad eccezione di Inter-Lazio, Atalanta-Milan e Roma-Cagliari.D’accordo. Mi stringo le spalle. Una cosa è certa: vergognatevi! Mi asciugo una lacrima con il palmo della mano.

Thursday, November 08, 2007

Vendetta razzista, di Mario Pulimanti

“Che è stato?” grida Simonetta uscendo dal bagno, con la testa ancora bagnata, e contemplando attonita quel macabro spettacolo che stasera ci offre la televisione: un dibattito sull’omicidio di Giovanni Reggiani. Non so rispondere, non riesco a distogliere lo sguardo dai lineamenti delicati della giovane donna. “Ahi! Ahi” dice Gabriele, il nostro fglio ventunenne. “E’ meglio che non dica ciò che penso. Sono proprio arrabbiato! Non ha torto chi afferma che l’Italia si sta scoprendo una società multietnica e multiculturale.” Il tredicenne Alessandro si irrigidisce e rivolge uno sguardo inquieto al fratello, che stringe le spalle alzando le sopracciglia come a voler dire: “Che ci vuoi fare?” Già. L’omicidio di Giovanna Reggiani e la vendetta razzista contro tre ragazzi rumeni hanno suscitato profonda emozione. Scambio un’occhiata con Simonetta, che abbassa gli occhi, inspirando profondamente, con il pensiero rivolto all’omicidio della Reggiani. “Attenzione, però” intervengo io “Sono due orrori che impongono una risposta forte. Il primo appare come l’ultimo anello di una catena di fatti terribili, a lungo sottovalutati, dove si intrecciano violenza e illegalità diffusa. Il secondo è l’espressione di una logica di vendetta che offende il dolore e non può e non deve avere terreno in cui crescere. Guai a fare ricorso alla giustizia fai da te, i cittadini chiedono giustizia ma ad assicurarla devono essere le istituzioni pubbliche.” Simonetta scuote la testa “Questo è improbabile. Se, come credo, l’Italia si sta scoprendo a poco a poco, e sotto la sollecitazione emotiva di casi di particolare gravità, una società multietnica e multiculturale, è troppo tardi per prendere iniziative serie. Oramai siamo invasi da rom, buoni o cattivi che siano, e non possiamo più rimandarli indietro.” Gabriele fa un gesto di sufficienza: “Figurati! Quelli se ne stanno trincerati dietro baraccopoli improvvisate, pregano il loro Dio e aspettano che qualcun altro tolga loro le castagne dal fuoco”. Ceniamo. Mangiamo per un pò in silenzio, poi Simonetta, con espressione perplessa, osserva: “C’è poco da fare: ora che sono entrati in Italia, nessuno può più mandarli via”. Gabriele, pur continuando a mangiare, non rinuncia a dire ciò che ha in mente: “Certo” dice scuotendo la testa con aria pensosa “però si devono adattare a seguire regole civili, rispettando gli altri nonchè l’ambiente che li circonda, e se…” “Se! Se! I se non servono a nulla, Gabriele. Le recriminazioni non ci aiuteranno”. “Allora?” risponde lui. Sbuffo con forza, mi alzo e esco sul balcone con un bicchiere di passito in mano. Moscato liquoroso. Vino da meditazione. Una lunga folata di vento gelido marino, che fa turbinare le foglie morte nel cortile, mi convinge a rientrare. Sulla soglia mi volto a guardare il cile cupo, senza luna. il tempo sta cambiando. Ci vuole un pò perchè smetta di tremare.

Il buon grano e la zizzania di Mario Pulimanti

Distinguere "tra il buon grano e la zizzania" e "non fare di ogni erba un fascio". Questo è l'invito del cardinale segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, nell'affrontare la questione degli immigrati anche dopo gravi fatti come l'omicidio di Giovanna Reggiani. "Fermezza" con chi non accetta le regole, insomma. È questo in sintesi il monito che il cardinale Bertone usa come commento al clima di emergenza seguita alla barbara uccisione di Giovanna Reggiani da parte di un cittadino rumeno. E non è forse un caso che per lanciare tale monito l'alto prelato abbia scelto la platea del quarantanovesimo anniversario dell'Organizzazione mondiale degli ex alunni delle scuole cattoliche., dove ha sottolineato che "abbiamo sentito tante voci che ci invitano a fare distinzione tra buoni e cattivi, tra il grano buono e la zizzania. Io dico che è necessario cercare di valorizzare l'antica tradizione dell'accoglienza e che occorre essere fermi con chi non accetta le regole di cittadinanza". Giusto. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Giovanna Reggiani: torturata e uccisa, di Mario Pulimanti

Terribile. Giovanna Reggiani non ce l'ha fatta. Torturata e uccisa da un giovane rumeno: Nicolae Romulus Mailat, che ora deride anche gli investigatori dicendo che voleva solo rubarle un telefonino. Rimango attonito. La cosa mi fa infuriare. Mi scosto una ciocca di capelli, bianca, dalla fronte. Poi mi alzo e mi allontano senza dire nulla, lasciando il giornale sul divano. Sul balcone, rifletto. Non si tratta di un caso isolato, ma di un fatto orribile che va inserito in un contesto di degrado figlio della cultura dell'accoglienza cieca e di un clima di impunità che non poteva non alimentare una spirale perversa. Coraggio, non sto dicendo che sostengo le criminalizzazioni di massa, quelle che bollano etnie o gruppi come criminali. E' meglio arrivare subito al dunque. Per me non esistono rumeni criminali, ma alcontrario persone che commettono reati e che provengono dalla Romania. Con ciò non voglio certo dire, comunque, che non esiste il problema di Stati che non riescono a tenere sotto controllo i loro criminali, per cui questi si spostano indisturbati verso località che sono più promettenti per i loro traffici. Come l'Italia, che rappresenta un Eldorado per questa specie di persone. Se mi volete ascoltare, bene, se no va bene lo stesso e chiudiamo il discorso. Bé, se non c'é nessuno a impedirmerlo, continuo? Che cosa significa? Questo: alla radice di quanto accade sta latolleranza di anni verso microcriminalità diffusa sotto gli occhi di tutti. Senza dimenticare una immigrazione che spesso viene a vivere in condizioni primitive e sovente senza alcuna voglia di cambiare. E tutto questo in un contesto in cui la capacità investigativa e repressiva è modesta, essendo minima la possibilità di essere acciuffati a quella di scontare realmente lepene. Sentitemi bene: a testimoniarlo basterebbe il caso di colpevoli che sono stati presi molte volte e sono sempre tranquillamente tornati alle loro attività criminali. Se si vuole veramente mettere la situazionesotto controllo è necessario che circoli la notizia che l'Italia non è più l'Eldorado in cui non si paga mai veramente per un reato commesso. Ciò significa evitare gli slogan di accoglienza cieca, impedire il formarsi di ghetti e di corti dei miracoli di qualunque genere e mostrare che il sistema repressivo e giudiziario è realmente in grado di intervenire con tempestività. Del resto, serve un sistema complessivo che controlli e punisca chi non sta alle regole e che non lasci crescere sacche di emarginazione con la scusa che questo sarebbe spirito di accoglienza.Non c'è scampo.Non so che altro dire.Allora, dannazione, spero di avervi convinto.Non è una domanda. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Pacchetto sicurezza bufala, di Mario Pulimanti

Il pacchetto sicurezza approvato dal Consiglio dei Ministri è un bluff, una bufala, un film, una presa in giro, un nulla di fatto. Fini, lo definisce “una montagna che ha partorito cinque topolini”.L’opposizione punta il mirino in particolare sullo strumento legislativo scelto dal governo: non il decreto legge (che entra immediatamente in vigore) ma il disegno di legge, che per la sua approvazione deve affrontare un lungo percorso parlamentare. Insomma, per la Cdl il pacchetto sicurezza è soltanto una bella promessa che difficilmente diventerà realtà.Il provvedimento finirà così per impantanarsi in Senato, dato che si tratta di disegni di legge che, a parere di Casini “non è certo né se saranno mai approvati, né quando verranno approvati. Quindi non cambia assolutamente nulla”.E dunque, a sinistra, si brinda e si festeggia invano.Sul provvedimento, il centrodestra esclude l’ipotesi di aiutare il Governo in Parlamento.Conclusione di Ignazio La Russa “Il pacchetto non passerà mai”. Insorge, dunque, la Cdl contro un provvedimento atteso, annunciato da settembre, richiesto a gran voce da sindaci e da cittadini e che si è trasformato in una “presa per i fondelli”.Molti si aspettavano almeno un decreto legge, che potesse dar subito una risposta alla gente.Sui tagli della manovra economica ai dicasteri che si occupano proprio di arginare il crimine, interviene ancora Fini “Va ricordato che per garantire sicurezza e legalità servono risorse e nella manovra economica e per il ministero dell’Interno e per quello della Giustizia ci sono meno soldi rispetto all’anno scorso. Altro che pacchetto sicurezza: questo Governo non è in grado di elaborare un provvedimento organico e unitario e ricorre a cinque pacchettini, come si fa alle lotterie di paese”. E aggiunge: “Alcuni ministri si sono astenuti. Ciò vuol dire che il Governo non ha la maggioranza proprio su una delle priorità, quella della sicurezza, per la quale è necessario invece avere le idee chiare”.Anche Baccini è convinto che il Governo difficilmente porterà a buon fine il pacchetto: “Non mi stupirei - fa sapere - se in Parlamento vi fossero mal di pancia dalle aree di riferimento dei ministri che si sono astenuti”.Cosa ne penso io?Mi massaggio di nascosto la mano. Mentre rispondo, guardo il mare di Ostia. Al Pontile. Nessun edificio intralcia questa vista spettacolare. Beh, lo dico: la penso come Baccini! Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)