Monday, January 26, 2009

"Menopausa" maschile, di Mario Pulimanti

E' sabato. Improvvisamente, mi sveglio. Ahi, la testa. Che male! Sbadiglio con la mascella che scricchiola per l'accumulo notturno di calcio, poi impiego un minuto per ritrovare l'orientamento. Postumi da valeriana. Mi costringo a mettere i piedi a terra, penso di fare qualche esercizio per gli addominali, decido che non sono ancora pronto e vado a fare una doccia tiepida. Il sapone che promette di aprirmi gli occhi non lo fa. Quando esco dalla doccia sono assonnato come prima e in più o i brividi. "Basta", dico alla mia faccia allo specchio. Cristo, ho cinquantatre anni. Non ho mai avuto un brufolo dai tempi della scuola media, ma adesso c'é un foruncolo che mi fissa come un terzo occhio in mezzo alla fronte. Ho le crisi della mezza età. Sarà menopausa maschile? Meglio uscire. Ostia ha l’odore dell’ inverno e cioè il tanfo di spazzatura e gas di scarico ha una sfumatura di vento freddo. E' adeguatamente ventosa, la temperature è poco sopra i cinque gradi, i marciapiedi umidi per la recente pioggia. Riprende a piovere e le nuvole grigie si fondono con i toni bruno e nero della cittadina e degli alberi morti, i pochi che ci sono. Le fogne non funzionano e dovunque brandelli di cose morte si trasformano in fango alla prima pioggia. Come al solito ci sono in giro nuvole di fumo passivo sufficienti a far ammalare di cancro degli animali da laboratorio. Oggi di pensieri ce n’è un’insalata. Penso a papà. Pasquetta del novantadue. E' allora che sono diventato quello che sono oggi. Penso a Nonna Jole.  Non posso dimenticarmi il suo volto saggio e profumato, gli occhi celesti e i capelli grigi raccolti dietro la testa. Brrr. Mi sento gelare a questi ricordi. Lasciamo stare. Penso a mia moglie. E' una donna che si preoccupa di tutto. La lista delle cose di cui si preoccupa in ogni dato momento è interminabile: il benessere dei figli, per esempio, o l’inadeguatezza del nostro stipendio, o il taglio delle spese scolastiche minacciato nella scuola di nostro figlio Alessandro, o la macchia d’umidità sopra la finestra, o lo scricchiolio delle sue giunture ogni volta che si alza la mattina, o il libro che da tempo nostro figlio Gabriele deve restituire alla biblioteca comunale e non riesce più a trovare, o il riscaldamento del pianeta. Ma in questo momento particolare ci sono due cose che le danno ulteriori motivi di preoccupazione: la minacciosa certezza dell’avanzare del tempo (Tempus fugit!) nonché lo stato della salute mentale di suo marito (vale a dire, del sottoscritto).  Mi dice: “Guardati intorno. Ci sono uomini che fanno jogging, che coltivano ortaggi, che vanno in bicicletta, che costruiscono case. La tua specialità è quella di essere negato per qualsiasi lavoro manuale”.  Questo vale anche per l’educazione dei figli.  Mi accusa di essere come Ulisse, l’Odisseo che lascia il figlio appena nato e quando lo riabbraccia ha venti anni e si è fatto uomo: Telemaco. Difatti, a suo dire, mi sono ritrovato Gabriele ventiduenne senza aver fatto nulla, perché ha pensato sempre a tutto lei.  Del resto dice che la mia filosofia di vita è l’utilitarismo spinto.  In poche parole sarei un integralista dell’edonismo estremo. Ognimodo ho due figli svegli. Beh, per dirla giusta a volte non mi sento del tutto realizzato nella vita professionale e in quella creativa. Malumori passeggeri. Ah, tra Gabriele e il quattordicenne Alessandro qualsiasi contatto è fuori discussione finché non raggiungono la privacy impenetrabile del salotto di casa. Il casino è che il grande non ama avere il piccolo tra i piedi. Ma giunti a casa….Fin da piccoli, col pretesto di disegnare, scrivere e colorare, in realtà si assestano colpi di matita e pastelli negli occhi, nelle orecchie ed in altre parti del corpo, mentre guardo impotente Simonetta che, sfigatissima, sembra avere il sorriso teso e lo sguardo perso di chi non desidera altro che essere trasportata il più lontano possibile. Non sono certo un uomo con una posizione appetibile.  Sono un funzionario statale bloccato al nono livello da molto tempo. Da quando va avanti questa storia? Da 20 anni. Funzionario statale suona, comunque, un po’ stalinista, a mio parere.  Bando alle rassegnazioni.  Ehilà, che strana giornata ieri. Da subito. Ero già fuori di testa al pronti-via. Pazzesco: all’improvviso una collega pomposa, che pensa di essere una giurista doc, si è sentita in dovere di spiegarmi i motivi per cui è stato emesso un certo parere del Consiglio di Stato.  Ma era troppo pallosa e deprimente, per cui mentre parlava a un certo punto staccavo la spina e pensavo al teatro.  Lei un paio di volte mi ha guardato strana, per cui mi sa che spesso mi ha detto delle cose che dopo gliele ho chieste un’altra volta. Tipo una volta che mi sono rimesso in onda e ho sentito che faceva: bla, bla, bla il parere del Consiglio di Stato di dicembre. Al che le faccio:  "Quand’è che è stato emesso il parere?"  Ma credo che era quello che aveva appena detto. Il parere è di dicembre. Ma a dirla tutta: non ero stato mica io a chiederle queste cose, capito.  Cioè sarebbe stato più facile concentrarmi se avesse parlato con meno spocchia e boria. Vabbè, la roba più importante è che poi  è andata via lei e la sua vanagloria. Ne ho fatta di strada, dai tempi in cui avevo i capelli neri. Adesso, che li ho come quelli di Kit Carson, posso dire che sono cresciuto come persona: una volta la collega tracotante l’avrei invitata a fare un viaggio fino al buco del culo del mondo. Il che mi fa pensare, solo per un attimo, che sarebbe stato meglio se l’avessi fatto, come insegnano gli episodi di bullismo scolastico. La verità è che sia a scuola che al lavoro vengono premiati i più furbi e prepotenti e non quelli più bravi.  A essere sinceri, non è che voglio sbrodolarmi addosso dicendo che sono più competente di colleghi che hanno reggenze e incarichi che io non ho. Ci mancherebbe! Basta pensare al lavoro. Allora decido di andare a Cineland. Gioco a boowling. Con Ferruccio. Il boowling mi offre un rifugio dai problemi, buttare giù un birillo dopo un'altro mi mette in uno stato quasi zen. Dimentico il mio lavoro, la mia insonnia, i miei problemi. Torno a casa. Mi preparo un drink. Finisco di bere il mio gin and tonic, che la cena è quasi pronta.

Bene. Sento un odorino. Ora posso concludere.  Insomma, alla prossima.

Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Wednesday, January 21, 2009

Ridere fa bene, di Mario Pulimanti

Non ho l’aria condizionata. Per risparmiare. Il che significa che in estate in casa mia c’è più o meno la stessa temperatura che all’inferno, ma con più umidità.Nel tentativo di raggranellare spiccioli, dunque, ho trasformato il mio appartamento in una serra. Nel periodo estivo é così caldo che delle orchidee selvatiche spuntano sui cuscini del divano. Esco. Nelle strade vicino a casa mia ci sono più tombini che asfalto e io mi devo contorcere ogni volta che la mia macchina prende una buca. Sto andando a trovare un amico. Il condominio dove vive è il più bello dell’isolato, il che non significa molto. Ci sono comunque dei graffiti sul marciapiede e sui muri, nel portone ci sono tre evidenti buchi di strana provenienza. Parcheggio davanti all’edificio, sulla strada. Scendo dalla macchina provando lo stesso senso di disagio che ho sempre a Nuova Ostia. Il portone blindato ha la serratura rotta e mi permette di entrare facilmente. L’atrio puzza di sporcizia e di marcio. Altri graffiti sulla parete, qualcuno ha spaccato due delle tre luci del corridoio. Il mio amico ha un appartamento al piano terra. Il numero è stato tolto dalla porta. Busso. Mi apre la porta. Entro. Ride. Sembra posseduto da uno degli Orsetti del Cuore. Il motivo? E' contento perché é arrivato il carnevale del 2009! Incredibile, vive in questo tugurio, eppure ride per il carnevale. Mmmh...a questo punto mi mostro freddo fino alla scortesia, perché secondo me sta esagerando. Eppure lui continua a ridere, contento. E' proprio vero quando si dice "Beati i puri di cuore". E lui, vedendomi perpòesso, mi fa: "Mariuccio, la vita va presa ridendo, senza pensarci troppo sopra!" Mi ha convinto. Rido anch'io. Passiamo due ore in allegria, tra battute spiritose e birra a volontà, poi lo saluto. Ritorno a casa, più contento di quando ne sono uscito. Mi metto al pc. E scrivo le cose che state ora leggendo, non per rilevare un codice segreto che apra una porta nascosta su un mondo d’insperate possibilità, ma per dire una cosa, sì ovvia, ma ugualmente importante, che mi fatto capire il mio amico: ridere stimola il sistema cardiovascolare tanto quanto l'esercizio fisico. Ridere fa bene al cuore, mentre la depressione aumenta il rischio di mortalità.Quindi non dobbiamo offenderci se a volte amici, colleghi o semplici conoscenti scherzano su questioni che ci toccano. È umano, naturalmente, ma riuscire a ridere di noi stessi è salutare. Come ho detto fa bene al cuore. Una medicina che va bene per tutti, grandi e piccoli, uomini e donne. Quindici minuti quotidiani di sane risate rappresentano una cura molto efficace per il sistema cardiovascolare. Tanto è vero che il riso fa buon sangue ed il ridere anche di noi stessi è la migliore medicina perché il buon umore sembra attivare le reti del cervello che sono coinvolte nel benessere psicofisico. L'umore ha un grande impatto sulla nostra salute psicologica e fisica. Il nostro senso dell’umorismo, intendendo con questa espressione anche la capacità di stabilire amicizie ma anche rapporti di coppia duraturi, è una potente medicina anti-stress. Vivere con il sorriso sulle labbra -anche quando si viene derisi o criticati ingiustamente- aiuta ad affrontare meglio le difficoltà della vita, non costa nulla e non ha effetti collaterali. Ho sempre saputo che il riso aiuta la salute e che ridere difende dal logorio. L'umorismo è una necessità, risultato di un impulso a eludere la ragione, ricreando in noi adulti uno stato infantile della mente, come rimozione di inibizioni interne. E’ basato spesso su un meccanismo psicologico che cela l'orgoglio di sentirsi migliori degli altri. Perché l'umorismo permette di parlare di cose che in società sono inammissibili. In questo senso ha a che fare con l'aggressività, come la sessualità. Si possono dire battute sessuali senza scandalizzare. Mentre la volgarità dà fastidio. Eppure persino questo tipo un po’ becero di umorismo affranca, ridendo, da uno dei tabù imposti dalla società e assorbito nella coscienza. Ecco perché i bambini si divertono a dire parolacce, a parlare di cose proibite. Sembra che sia terapeutico anche l'umorismo nero, perché aiuta ad allontanare l'ansia nei confronti della morte. Scarica tensioni, eliminando le quali restano più energie per affrontare la giornata, il lavoro, lo studio, la famiglia. Non si migliorano così le capacità intellettive, ma queste vengono sfruttate meglio. Mentre se si è tesi non si riesce a concentrarsi, per essere creativi. Curarsi ridendo, guarire ridendo, è forse più difficile da quando il carnevale dura tutto l'anno, e non solamente nei pochi giorni in cui il Buffone diventava Re. Buon Carnevale a tutti!

Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)

Friday, January 16, 2009

Splendida Nicole Kidman, di Mario Pulimanti

Penso al lavoro.

Il grado mi consente di alzarmi più tardi, di operare sulle pratiche senza problemi di giurisdizione, di dare ordini quando è necessario e di scegliere i provvedimenti di cui occuparmi.  Mi ci sono voluti più di trenta anni per raggiungere questo livello di autonomia e adesso me lo godo. Probabilmente è questo il motivo per cui nessuno dell’ufficio viene a bussare alla mia porta per impartirmi ordini o lamentarsi del mio lavoro. Il grado ha i suoi privilegi.

Sono spiritoso, attento, romantico e innamorato di me. Eppure, devo ammettere che una parte di me ha deciso che è corretto mostrare anche il rovescio della medaglia. Ho qualcosa che non va. E non sono difetti trascurabili. Ho i capelli bianchi. Lascio sollevata la tavoletta del water.

Conservo una giovanile passione per i film horror di seri B e la musica pop anni Ottanta. Certo, non ho mogli in quattro diverse città. Né tengo la mamma mummificata su una sedia a dondolo in soffitta.

E mi piace la Kidman!

Australiana, pelle del colore della porcellana, lineamenti perfetti e delicati, donna di indubbia bellezza, Nicole Kidman è la mia attrice preferita. Brava come nel dolente Ritratto di signora, bella come nel cimiteriale The others, scaltra come nell'effeminato The hours con cui, mettendosi un nasone finto per essere Virginia Woolf, riuscì a vincere un Oscar.

Ho ancora nella mente lei, nel personaggio sensuale, scatenato ed a tratti demenziale di Satine (perfetta in questo ruolo di seducente cortigiana) in Mouline rouge, che sussurra al suo partner, Ewan McGregor: “la cosa più grande che tu possa imparare è amare e lasciarti amare!”. 

Ormai ho raggiunto la pace dello spirito, se non proprio quella dei sensi, ma, ascoltando queste parole pronunciate così sensualmente, non posso non amare Nicole Kidman!

E ora è arrivato nella sale “Australia”, un film di Baz Luhmann, dove una  splendida Nicole Kidman è Lady Sarah Ashley, una ricca nobildonna inglese, che eredita una tenuta in Australia con 2000 capi di bestiame. e inizia una relazione con un altro allevatore della zona, interpretato da Hugh Jackman.

Del suo ruolo in Australia Nicole ha detto che è stato “molto bello tornare a cavalcare e stare in mezzo a mucche e tori, anche se sono assolutamente false le voci secondo cui ho dovuto addirittura imparare a castrare un toro: non l'ho mai fatto! Per non parlare delle vesciche ai piedi e i muscoli a pezzi....”

Chiudo gli occhi, fingendo di essere il mandriano.

Sto impazzendo?

Sto cominciando a pensarlo sul serio.

Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)