Tuesday, December 30, 2008

Anno nuovo! Vita nuova? di Mario Pulimanti

E' una serata chiara con la luna piena. Seduto sul divano, leggo. Dalla lettura dei quotidiani, apprendo che il problema dei botti illegali è diventata una questione scottante. Scrollo le spalle. Lo scorso anno era il botto "Finanziaria" o la "testata di Zidane", negli anni precedenti sul mercato clandestino era andato a ruba lo "Tsunami", prima ancora lo storico "Pallone di Maradona". Fisso il giornale con occhi spaventati. Questo 'anno, tra a i botti illegali, ci sono anche gli "Occhi di Bin Laden", sinistro nomignolo affibbiato ad una vera e propria bomba che esplode con grande potenza. Non so cosa dire: sono ordigni pericolosissimi.Mi accarezzo il mento. Nervosamente, cercando di smaltire lo shock provocatomi da questa notizia. A Napoli hanno attivato addirittura un numero verde per segnalare i venditori di botti illegali. Mi ricordo le foto-choc del pronto soccorso il primo dell'anno. Di ogni anno. Già. Entra in casa Gabriele.Con una amica. Bella e col cane. Un cocker. Alan. Mi salutano e vanno in un'altra stanza. Alan li ignora e, dal momento che la porta del salone è aperta, entra e si infila sotto il divano. Mentre accarezzo il capo del cane festante, do uno sguardo al telegiornale. "Anno nuovo vita nuova!" Sono troppo distante dalla finestra, ma sento ugualmente il frastuono dei botti di capodanno. Di tanto in tanto delle vere e proprie esplosioni illuminano il cielo notturno. Improvvisamente, alle mie spalle, Alan trema. Spengo la tivvù e lo accarezzo per riportarlo alla calma. Agita allegramente la coda e abbaia debolmente. Lo prendo tra le braccia. Mi sdraio sul divano, accarezzando il suo muso con le mani. Altri botti. Nonostante la piccola stazza, il cagnolino é forte e determinato e si agita ancora. Nello stesso momento, i rumori dall'esterno si affievoliscono. Alan si calma. Sto bene qui sul divano. Sto talmente bene che quasi mi appisolo. In uno strano stato di dormiveglia, penso a chi non mi ama. Oh, Signore, Dio delle vendette, mostra la tua gloria! Fino a quando certe persone trionferanno, accaparrandosi consensi e applausi? Salvaci, Supremo giudice della terra! Abbatti i nostri nemici, fai cadere loro addosso una pioggia di carboni accesi, distruggili nel fuoco eterno, seppelliscili in fosse profonde da cui non possano risorgere! Amen! Un botto più forte degli altri mi fa sobbalzare, svegliandomi. Apro gli occhi, abbandonando strane preghiere sacrificali. Dopo qualche minuto riaccendo la tivvù. "Anno nuovo vita nuova!" Ci metto un pò a digerire le ultime notizie. Mentre il cronista parla, penso. I telegiornali-disgrazia, con persino notizie visive sopra, scritte scorrevoli sotto sono ormai monotoni. La gente non sa più come ammazzarsi: con coltello, pistola, affettamento, in macchina, ascensore, scuola, cucina ecc. "Anno nuovo vita nuova!" Ancora un po' e la novita sarà quell'antica normalità del passare il capodanno in compagnia, mangiando "sono a dieta ma", bevendo "tanto non guido", ridendo e "spettegolando" (che adesso si legge gossip) degli amici appena andati via. Nel frattempo sono arrivati Alessandro con Simonetta.Guardo Alan. I suoi occhi sono umidi e sinceri."Anno buono per tutti!"Dico bene? Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

Saturday, October 25, 2008

Nomi strani, di Mario Pulimanti

La domenica è impareggiabile. Perché la domenica sono quasi sempre libero di fare quello che mi piace.
Io colleziono pensieri. Tutto quello che si possa immaginare.
Stavolta c’è, però, qualcosa che mi tormenta. Anche se non riesco a capire cosa.
Squilla il telefono.
Un amico mi chiede se posso intervistare un ex attore, nobile decaduto, per un giornalino locale, del quale sono un umile redattore.
Esco. Incontro un collega con moglie e figli.
Gli occhi della famiglia sono affascinanti. Ciascuno ha uno sguardo diverso.
E’ chiaro che sono tutti parenti: le espressioni hanno qualcosa di simile tra loro. Ma al tempo stesso sono diversi, come se ciascuno vedesse la vita familiare in modo differente: felice, tormentato, rabbioso, sconcertato, manipolatore, manipolato. E’ così che funziona una famiglia.
Li saluto.
Salgo in macchina. Parto. Cambio marcia, premo l’acceleratore e lascio due punti esclamativi di pneumatici sul nero opaco dell’asfalto.
La strada porta da Ostia all’Idroscalo.
Okay, non è più l’Idroscalo, quello degli anni settanta. Il luogo dove Pasolini trovò la morte il 2 novembre del '75.
E’ migliorato, negli ultimi anni.
Grazie anche alla costruzione del vicino Porto. Certo, questa zona andrebbe rilanciata maggiormente. Ma tant’é. Okay, questa è una sorpresa.
L’uomo che sto per intervistare abita a pochi passi da uno squallido gruppo di casupole abusive.
L’indirizzo mi ha indotto a sospettare che non sia un alloggio lussuoso, ma poco più che dignitoso.
Sbagliavo: è peggio di quello che pensassi. Infatti è un postaccio, un misero palazzo popolato da tossici e ubriaconi.
Nell’atrio cadente, arredato con mobili malconci e spaiati, il deodorante ambientale non riesce a coprire il fetore di aglio, disinfettante da quattro soldi e sudore rancido. La maggior parte dei ricoveri per senzatetto è molto più accogliente.
Mi fermo sulla soglia e mi volto verso la strada. Mi guardo intorno attentamente.
Nessuno sembra prestarmi particolare attenzione.
Studio un edificio abbandonato sul lato opposto della strada.
Al secondo piano c’è una finestra con il vetro rotto. C’è forse qualcuno che mi osserva, da dietro i vetri sporchi? Ehi, lassù!
Sono sicuro di aver colto un movimento. E’ una faccia?
O solo la luce che filtra da un buco del tetto? Mi avvicino all’edificio per esaminarlo meglio.
Ma non vedo nessuno e stabilisco che gli occhi mi hanno ingannato. Torno verso il primo palazzo e vi entro, quasi trattenendo il respiro. Mi viene incontro il portiere, un individuo disperatamente obeso che non pare né sorpreso né preoccupato dall’arrivo di uno sconosciuto.
Mi indica l’ascensore. Quando la cabina si apre, ne esce un fetore insopportabile. Okay, le scale.
Con una smorfia dovuta alla sciatica, salgo fino al quinto piano e trovo l’appartamento 22.
Busso. Qualche secondo dopo si aprono alcuni catenacci. E un chiavistello.
La porta si schiude di uno spiraglio, più largo di quello lasciato da una catena, ma rimane bloccato da una sbarra di sicurezza. Non c’è abbastanza spazio per entrare. Appare la testa di un uomo con i capelli lunghi e sporchi e una barba incolta sul viso. Gli occhi sono irrequieti. “Sono Mario Pulimanti” dico.
L’uomo mi guarda, poi abbassa gli occhi e toglie la sbarra di sicurezza.
La porta si spalanca. L’uomo guarda in corridoio, dietro di me, quindi mi fa cenno di entrare. Avanzo con cautela. “E’ lei Remigio Allocca”. L’uomo dice di sì.
A un esame più dettagliato l’appartamento risulta essere un bilocale contenente un letto, una scrivania, una sedia, una poltrona e un vecchio divano. La moquette grigio scura è macchiata.
Un’unica lampada a piantana proietta una tenue luce giallognola. Le persiane sono aperte.
Non c’è una cucina, ma in un angolo del salotto c’è un frigorifero in miniatura, due forni a microonde e una caffettiera. La dieta dell’uomo consiste essenzialmente in minestre e scatolette di fagioli. L’uomo tiene un centinaio di cartellette ben ordinate. I vestiti vengono da un’epoca precedente della sua vita, un periodo migliore. Sembrano costosi, anche se ora sono sfilacciati e pieni di macchie. I tacchi delle scarpe, anche queste in origine eleganti, sono consumate.
In quel momento l’uomo è occupato da un compito interessante: leggere un voluminoso libro di testo rilegato. Sulla scrivania c’è una lente d’ingrandimento scheggiata, collocata su un supporto a collo d’oca.
Mi invita a sedermi sul divano e si sistema su una sedia traballante di fronte alla scrivania. Poi comincia a parlare. Di cose antiche.
E’ anziano.
Vive tra vividi ricordi di sessant’anni prima e una certa confusione nella percezione del presente.
Ad un certo punto entra una signora, la sua compagna. Si chiama Gina. Molto anziana. Ci porta il caffè.
Percepisco diversi odori: la caffeina, certo, ma anche il sudore del nervosismo e due aromi diversi, forse lacca e deodorante. Niente profumo. Lei non sembra tipo da profumo. Terminata l’intervista, esco.
Rientro a casa.
Mi lascio cadere sulla poltrona e accendo il computer. Guardo i video. E centinaia di altre foto, per la maggior parte scattate da Ferruccio, sempre rapidissimo a estrarre la macchina digitale.
Ehilà, che notizia riportata dall’Ansa.
La Cassazione ha confermato il cambiamento d'ufficio del nome di battesimo imposto da una coppia di Genova al loro figlio. Il bimbo, per decisione dei giudici, non potrà chiamarsi Venerdì ma Gregorio il nome del santo festeggiato il 3 settembre giorno di nascita del bimbo.
Senza successo i genitori del piccolo hanno cercato di insistere sulla legittimità della scelta del nome in quanto anche personaggi noti, come Totti e Ilary Blasi, hanno battezzato la figlia con un originale Chanel, o come Jaki Elkann e Lavinia Borromeo che hanno chiamato Oceano il loro secondogenito.
Secondo i giudici di merito Venerdì sarebbe un nome ridicolo. In un'epoca caratterizzata dalla creatività anagrafica la decisione fa già discutere. Gian Ettore Gassani, presidente dell'Associazione matrimonialisti italiani, commenta positivamente la sentenza della Cassazione che conferma il cambiamento del nome di battesimo del bambino genovese.
È giusto, secondo il legale, cambiare il nome dato dai genitori a un bambino, quando può avere effetti negativi sull'inserimento sociale dell'individuo, ricordando il caso di una signora milanese: si chiamava Vera Vacca, e ottenne di cambiare nome di battesimo.
Evidentemente la Cassazione ha messo in primo piano il futuro benessere del bambino rispetto alle esigenze dei genitori.
Controcorrente, invece, il parere di un nonno direttamente coinvolto nella questione come Alain Elkann, secondo il quale “Un nome originale, anche difficile da portare, può aiutare a temprare il carattere, ad avere una marcia in più. Ho due nipoti che si chiamano Oceano e Leone, e li trovo nomi straordinari”. Venerdì mi sembra un bel nome, fa pensare a Robinson Crusoe. Non credo possa creare al bambino problemi con i coetanei: sarebbe così se l'avessero chiamato Venerdì 13”.
Mi lascio sfuggire una risatina, attirandomi un’occhiata severa da parte di Alessandro.
Guardo il video. Ma in fondo non mi importa più. Spengo il pc.
Con Gabriele mi concedo un drink, considerando che ci resta più di un’ora prima di cenare.
Alzo le spalle e esco sul balcone.
Profumo di salmastro. Non mi resta che respirare l’aria del mare.
Simonetta mi chiama. Chino la testa e mormoro: “Okay”.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

Wednesday, October 15, 2008

Armstrog, campione in corsa e nella vita, di Mario Pulimanti

Lance Armstrong è già nella storia del ciclismo, ma ha deciso di scommettere ancora forte sul suo fisico, accettando l’ennesima e forse ultima sfida della sua carriera: correre per la prima volta la corsa rosa a quasi 38 anni, ovviamente per vincere. E’ il re del Tour de France, dato che ne ha vinti vinto sette, tra cui anche l’edizione del centenario e potrebbe vincere anche l’edizione del centenario del Giro d’Italia, quella che partirà il 9 maggio 2009 da Venezia.

Lance Armstrong è già nella storia del ciclismo, ma ha deciso di scommettere ancora forte sul suo fisico, accettando l’ennesima e forse ultima sfida della sua carriera: correre per la prima volta la corsa rosa a quasi 38 anni, ovviamente per vincere. Il grande ciclista texano ha capito che il Giro può essere una grande occasione per promuovere anche in Italia l’attività della sua fondazione contro il cancro.  Da oltre dieci anni, infatti, Armstrong non è solo un ciclista: un cancro aggressivo lo ha costretto a due operazioni, ai testicoli e al cervello, i migliori specialisti gli concedevano al massimo il 40% di possibilità di sopravvivere ma niente, neanche i cicli di chemioterapia, lo hanno fermato. Ha vinto sempre lui, anche contro il cancro, e ha deciso di fondare la Lance Armstrong Foundation nel 1997, una piccola organizzazione che nel 2003 è diventata LiveStrong, una macchina da guerra nella raccolta fondi capace di raggiungere la cifra di 265 milioni di dollari.  Sembrava il suo unico impegno, dopo il ritiro agonistico, nel 2005, fino alla recentissima decisione di tornare a correre. All’inizio di agosto, ha corso in Colorado una gara di mountain bike di 100 miglia ed è arrivato secondo. Le Olimpiadi di Pechino gli hanno dato altro coraggio, perché ha visto Dara Torres che a 41 anni ha vinto l’argento e la romena Constantina Tomescu-Dita che a 38 anni è diventata campionessa olimpica niente meno che nella maratona.

E allora via in sella per tornare alla forma di un tempo. Ci sono gli scettici come Francesco Moser che dice: “Non mi sembra una scelta molto azzeccata”, c’è chi sospende il giudizio come Franco Ballerini, il quale afferma che: “a me i ritorni non danno grandi entusiasmi però conosciamo la sua caparbietà e penso possa ancora stupire”, c’è chi crede che: “darà filo da torcere a chi vuole vincere la corsa rosa” come Giuseppe Saronni e chi è piuttosto indifferente come Danilo Di Luca: “per me non sarà un avversario per la vittoria finale perché punto sulle Classiche e sul Mondiale”. Sono tutti d’accordo però sul fatto che la presenza del fuoriclasse americano darà visibilità mondiale alla corsa rosa. E a gennaio, quando parteciperà al Tour Down Under in Australia, si inizierà a capire davvero se potrà anche lottare per la vittoria. In ogni caso, in bocca al lupo Lance! Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Saturday, October 11, 2008

Boom di bancarelle, di Mario Pulimanti

Tempi di crisi ed è boom delle bancarelle a Ostia e in Italia.

Ma, accanto agli ambulanti regolari, nel settore si insinua un esercito di abusivi.

Che solo a Roma potrebbero essere addirittura più dei regolari.

E la maggior parte di loro sarebbero venditori ambulanti, in genere itineranti, che si affiancano a un ridotto numero di abusivi ipertecnologici che preferiscono usare il web per vendite al di fuori dei canali della legalità.

 Ma questa ultima categoria è ancora talmente limitata da non essere rilevante.

Mentre, a fronte di vendite nei mercatini rionali di tutto rispetto con un giro d'affari a livello nazionale di 25 miliardi di euro che rende la bancarella l'unico concorrente di rilievo del centro commerciale stupiscono le dichiarazioni dei redditi degli ambulanti, che registrano introiti medi di poco più di 10 massimo 12 mila euro all'anno.

Ma che i mercatini vadano benissimo resta un dato di fatto.

La Confesercenti, infatti, afferma che "pur ridimensionato rispetto alla forza numerica che aveva negli anni Ottanta tra il 2002 e la fine 2007 il numero di venditori ambulanti è aumentato in Italia di 36 mila unità".

 Tra le ragioni dell'aumento ci sono le liberalizzazioni della legge Bersani e il forte incremento portato da molti giovani che hanno preferito questa scelta imprenditoriale a situazioni di precariato lavorativo.

La quasi totalità dei banchetti dei mercati sta diventando di proprietà di stranieri.

Resta ancora particolarmente fluttuante l'andamento degli acquisti e cessioni di licenze da parte di stranieri.

 Quasi i due terzi degli ambulanti stranieri sono cinesi, che rappresentano il 15% degli operatori, trattano in genere abbigliamento, soprattutto intimo, e pelletterie di bassissima qualità e di basso costo, seguono i cingalesi, generalmente attivi come fruttivendoli, e i pakistani che trattano per l'abbigliamento etnico.

I maghrebini restano legati ai loro settori tradizionali quali cinture, chincaglieria varia e tappeti.

Non sempre facili i rapporti tra gli italiani e gli stranieri.

 Soprattutto i cinesi, che tendono ad acquistare le licenze in contanti a prezzi elevati sono accusati di far innalzare troppo i loro prezzi.

Difatti molti ambulanti ritengono che gli stranieri stiano rovinando il mercato.

 Ma, d'altra parte, c'é anche la speranza diffusa che i rapporti miglioreranno in futuro e che l'inserimento di stranieri tra le bancarelle migliorerà l'integrazione.

 In ogni caso é sotto gli occhi di tutti l'ottimo rapporto tra ambulanti e consumatori che vedono nel mercato sotto casa una garanzia di qualità e di cortesia.

Il problema più contingente, semmai, è la presenza, di uno stuolo di abusivi che nel Lazio nel 2007 avrebbero sottratto al mercato ben settecento milioni di euro.

 Inoltre è consistente la fascia grigia che si pone a cavallo tra abusivismo e il rispetto, almeno parziale, delle regole.

 È il caso dei mercatini dei collezionisti che, data la loro diffusione, non rispettano più lo spirito di luogo di incontro di appassionati, ma attirano veri e propri professionisti che godono delle facilitazioni concesse agli hobbysti.

 E i commercianti lamentano in tutti i questi casi normative ancora inadeguate portando a modello l'Emilia Romagna dove sarebbe applicata con particolare scrupolo la legge regionale 4/2004 che prevede la confisca e la distruzione delle merci abusive.

 

Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

Thursday, October 09, 2008

I "fannulloni", di Mario Pulimanti

Ho assistito alla trasmissione Domenica in di domenica 5 ottobre condotta da Massimo Giletti sul pubblico impiego e i cosiddetti fannulloni. Più che un dibattito è stato il solito show televisivo, peraltro moderato da un conduttore che non è stato, come avrebbe dovuto, super partes. Lo dimostra il fatto che quando veniva data la parola ai dipendenti pubblici presenti, oppure ai sindacalisti, in particolare al segretario generale della Funzione Pubblica Cgil Carlo Podda, questi non erano messi in condizione di fare un intervento esauriente. Un dibattito a spot e slogan, che non ha permesso ai telespettatori di capire l’oggetto della discussione, cioè quello che veramente fanno i 3 milioni di dipendenti pubblici. L’idea dominante è sempre stata quella che ha portato il ministro Brunetta a scagliarsi in modo indiscriminato e vessatorio contro i pubblici dipendenti. Non una parola sui tantissimi esempi di efficienza e di qualità di chi lavora negli uffici pubblici, negli ospedali, nelle case di riposo, nelle scuole, nei ministeri, nelle agenzie fiscali, negli enti parastatali, nei settori socio assistenziali… La trasmissione, così come era impostata, ha voluto confermare il luogo comune secondo cui il lavoratore pubblico è un fannullone per definizione, salvo dimostrazione del contrario. Poco importa che il segretario Podda abbia dimostrato, dati alla mano, che in un anno i dipendenti pubblici sono assenti per malattia esattamente quanto i lavoratori privati, cioé in misura fisiologica, e che le sanzioni per i fannulloni sono inserite da anni nei contratti nazionali di lavoro e, semmai, rimangono inapplicate per responsabilità dei dirigenti. Il messaggio che è passato è sempre lo stesso: bisogna colpire i lavoratori pubblici. Bisognava trovare un capro espiatorio di fronte al Paese e, anche in questa trasmissione, ci sono riusciti. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

 

Friday, October 03, 2008

III Festival Internazionale del Film di Roma, di Mario Pulimanti

Ecco.

Sta arrivando il III Festival Internazionale del Film di Roma (22-31 ottobre) presieduto da Gianluigi Rondi.

Il Festival presenterà 150 film.

Interverrà anche Al Pacino per la consegna del Marc’Aurelio aureo alla carriera; David Cronenberg per commenti a scene chiave del suo cinema (”La zona morta”, “La mosca”, “Inseparabili”, “Crash”); Michael Cimino che illustrerà scene di alcuni musical.

Ci saranno poi Viggo Mortensen, il Re della trilogia “Il signore degli anelli”, Toni Servillo e Carlo Verdone in un confronto di reciproca ammirazione.

In programma anche cortometraggi fra cui opere di

Bozzetto, fratelli Pagot, Lionni, Gianini-Luzzati.

Il Festival ha base nell’Auditorium Parco della musica, sette sale per un totale di 8000 posti.

Le sezioni sono: Anteprime, Cinema 2008, Alice nella città, L’altro cinema Extra, La fabbrica dei progetti, Focus sul Brasile e sul Mercato dei film. Il Festival s’inaugura con l’opera seconda di Maria Sole Tognazzi, “L’uomo che ama”, con Monica Bellucci, Pierfrancesco Favino e Ksenia Rappaport, e si chiude con “L’ultimo Pulcinella” tratto da Maurizio Scaparro da un suo testo teatrale, con Massimo Ranieri.

La selezione ufficiale ha 20 film in gara di cui 13 in spazio Anteprima per il premio Marc’Aurelio d’oro dato dal pubblico, mentre tre Marc’Aurelio d’argento saranno scelti per film, attore, attrice, da una giuria di critici istituita da Rondi.

 Importanti i 6 film fuori concorso di cui quattro in Anteprima: “Der Baader Meinhof komplex” di Uri Edel con Martina Gedeck, Alexandra Maria Lara e Bruno Ganz, sull’epopea della banda armata terroristica tedesca che imperversò a metà anni settanta; lo storico romantico “The Duchess” con Keira Knightley, Ralph Fiennes e Charlotte Rampling, sulla vita di Lady Georgiana Spencer antenata di Lady Diana; la commedia drammatico con Agnès Jaoui “Parlez-moi de la pluie”; il fantasy horror “Missing” girato su una isola giapponese da Tsui Hark; il collettivo “8″ sul tema della lotta mondiale alla povertà fissata nel 2000 dall’Onu, storie brevi firmate fra gli altri da Jane Campion, Gus Van Sant, Wim Wenders, Mira Nair.

Fra le Anteprime in gara: “Easy virtue” con Jessica Biel, Colin Firth, Kristin Scott Thomas, dal testo di Coward già film di Hitchcock nel 1928; il duello d’attori in “Pride and glory” fra Edward Norton e Colin Farrel.

Proiezioni speciali di mezzanotte: il western “Appaloosa” con Ed Harris; il romantico avventuroso hard “The garden of Eden” da Hemingway con Mena Suvari, Caterina Murino e Matthew Modine.

Attesa per il fantasy per ragazzi “Twilight” tratto dal primo dei romanzi di Stephenie Meyer, erede della saga Harry Potter.

Da altre sezioni: in Alice nella città diretta da Gianluca Giannelli, 13 film e 5 incontri letterari; in Fabbrica dei progetti diretta da Teresa Cavina, 26 nuove sceneggiature e 14 film di quegli autori in cerca di produttori che hanno già esordito; in Focus Occhio sul mondo, 22 film del Brasile fra anteprime e retrospettive; nel Mercato internazionale del film, diretto da Giorgio Gosetti, in arrivo 600 operatori per 110 titoli disponibili; nella sezione L’altro cinema Extra diretto da Mario Sesti, 10 film eccentrici e 18 documentari, più 10 memorabili interpretazioni di Al Pacino.

Buona visione.

A tutti.

Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

 

Monday, September 29, 2008

Vino senz'alcool, di Mario Pulimanti

L’Europa decide per il sì al vino senza alcool ma i produttori italiani giustamente protestano. Nel lungo dibattito sul regolamento applicativo della riforma dell’Ocm vino è sulle pratiche enologiche che si sta delineando una nuova geografia enologica comunitaria. “Dopo l’apertura dell’Europa -afferma la Coldiretti- ai miscugli ottenuti da vini provenienti da diversi Paesi Ue e alla possibilità di etichettare con la dicitura generica vino comunitario il vino sfuso e magari importato a basso costo, arriva la proposta di introdurre la dealcolizzazione parziale del vino”. Si tratta di una pratica di cantina, finora vietata, volta a sottrarre, con tecniche industriali, dal vino una parte dell’alcol prodotto naturalmente dalla fermentazione. Ed è la Francia, il principale e tradizionale concorrente del Vigneto Italia, a portare avanti la proposta, in un documento di lavoro non ufficiale messo a punto dagli uffici agricoli della Commissione europea. La pratica dell’allontanamento dell’alcol dal vino non è ancora stata definita dall’Oiv (Organizzazione internazionale della vigna e del vino), ma sarà tra i punti all’ordine del giorno nei prossimi incontri di filiera che si terranno presso il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Wednesday, September 24, 2008

Italia gerontocratica, di Mario Pulimanti

E’ davanti agli occhi di tutti noi la consapevolezza delle difficoltà crescenti che i giovani incontrano sul mercato del lavoro in Italia, in particolare se intendono affrontare attività qualificate.
Ancor più, se sperano di fare carriera, di imporsi, fino a occupare ruoli dirigenziali.
Il nostro sistema, infatti, è chiuso e scoraggia la concorrenza, non solo sul mercato, ma anche nell’occupazione. Soprattutto per quel riguarda le professioni più ambite, che garantiscono maggior prestigio.
Per cui i giovani si vedono condannati alla sindrome di Peter Pan (non crescere mai). Oppure alla sindrome del principe Carlo (in attesa di una successione che non arriva mai).
Ciò avviene sia nel settore pubblico che in quello privato. I posti di comando, le posizioni dirigenziali sono saldamente occupate da persone anziane. Mentre l’accesso a queste professioni è largamente condizionato da logiche di casta e di famiglia.
Così, si entra in base al cognome, alle amicizie, alla prossimità con chi conta.
Per cooptazione. Un processo governato dall’alto.
Sic res stantibus, uscire dall’Italia, per i giovani diventa necessario.
Semmai, il problema è che le ricerche sugli studenti universitari europei che hanno svolto l’esperienza dell’Erasmus (trascorrendo, cioè, periodi di studio in università di altri paesi della UE), mostrano come gli italiani siano ancora fin troppo pigri e resistenti, sotto questo profilo.
I giovani europei, infatti, considerano normale la prospettiva di lavorare e vivere fuori dal paese d’origine.
Delineano, cioè, un percorso biografico e professionale aperto.
Nel quale, se necessario, sia possibile lavorare e risiedere in un altro paese europeo, diverso e lontano da quello in cui sono nati e cresciuti.
In Italia emerge, invece, un orientamento diverso. Trasferirsi all’estero per motivi di studio e lavoro è considerato utile e, anzi, necessario da un numero crescente di giovani, ma solo per un periodo delimitato.
Il richiamo della famiglia, il legame con il territorio resta forte.
Il che, ovviamente, è un valore.
Ma anche un limite, perché condiziona i percorsi di vita e la carriera professionale dei giovani; e perché asseconda i vizi del nostro mercato del lavoro e del nostro sistema economico e professionale: rigido e chiuso.
Perché, infine, accentua la struttura verticale e gerontocratica del nostro paese.
Dove i figli non crescono, perché controllati da genitori che vogliono restare per sempre giovani e da anziani che, coerentemente, non accettano di invecchiare.
Se gran parte dei giovani ritengono necessario andarsene dall’Italia, per inseguire un lavoro più adeguato alle loro competenze e alle loro aspettative, allora, meglio lasciarli andare.
Torneranno, insieme ad altri giovani di altri paesi, quando il nostro paese sarà più accogliente e aperto. Quando i legami familiari e personali conteranno meno della competenza, per fare carriera nel sistema pubblico e privato.
Quando i ventenni saranno considerati una risorsa sociale su cui investire e non una specie rara, da proteggere e controllare.
Mario Pulimanti
 (Lido di Ostia –Roma)

Monday, September 22, 2008

Modificare la Costituzione?, di Mario Pulimanti

Non c’è nessuna nostalgia autoritaria nel sostenere che la nostra Costituzione andrebbe modificata.
Certo, ha risollevato l’Italia moralmente e politicamente dai disastri della dittatura e della guerra.
Anche se può sembrare che la storia ci dica il contrario, perché molte Costituzioni sono nate proprio da conflitti epocali: quella americana dalla Rivoluzione, quella tedesca e nipponica dalla sconfitta del 1945, quella francese dalla battaglia di Algeri.
Ma esistono anche eccezioni, come la Gran Bretagna, che ne fa addirittura a meno.
La nostra Costituzione comincia a sentire il peso degli anni.
Basti pensare all’articolo 42.
Tale norma, attribuendo alla proprietà privata una funzione sociale, sembra porsi in contrasto con l’attuale statuto europeo.
Per non parlare dell’incompatibilità tra le sue regole rigide e la flessibilità normativa richiesta dalle frenetiche trasformazioni di un mondo ormai omogeneizzato.
 Per fare un esempio, il ricorso al giudice amministrativo previsto dall’art 24 , è teoricamente una garanzia contro gli abusi dell’autorità.
Ma la sua formulazione rigida lo rende ormai applicabile a tutto, dalla bocciatura dello studente al trasferimento di un funzionario, dalla collocazione di una discarica alla costruzione di un’autostrada, di un aereoporto o di una centrale nucleare.
Con la conseguenza che ogni provvedimento amministrativo, per quanto necessario e urgente, è soggetto alla censura di un potere estraneo e politicamente irresponsabile, che ne vanifica ogni utilità.
Cosicché mentre in Cina si costruisce un ponte di tre chilometri in un anno, in Italia ce ne vogliono dieci per una campata di venti metri.
Mentre il mondo corre, noi restiamo fermi.
Non solo.
In molti casi la Costituzione pare contraddire sé stessa, dato che alcune recenti riforme sono state inserite senza un organico coordinamento.
Così il sistema processuale accusatorio, previsto dall’ art 111, è incompatibile con la composizione del Csm e l’obbligatorietà dell’azione penale, contemplate dagli articoli precedenti.
Ma è incompatibile anche con sé stesso, laddove consente che l’imputato possa ricorrere contro la sentenza di patteggiamento che lui stesso ha chiesto e ottenuto.
Queste cose ormai sono note e in gran parte condivise. Tanto che, anni fa, la Commissione bicamerale presieduta da D’Alema aveva presentato una proposta di riforma coraggiosa, pur risentendo del timore derivato dal fatto che la nostra Costituzione può essere modificata, ma non sostituita.
Ora i tempi sembrano maturi per ripresentare la proposta di riforma, allora accantonata.
Del resto, non sarebbe più attuale parlare di una Nazione democratica fondata sulla libertà e sul lavoro?
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Wednesday, September 17, 2008

Cai, nuova Alitalia, di Mario Pulimanti

Salgono da 11.500 a 12.500 i dipendenti di Alitalia ed AirOne che saranno assunti dalla nuova Alitalia, la Newco Cai, che rilevera’ una parte di Alitalia. In particolare, le assunzioni riguardano 1.550 piloti, 3.300 assistenti di volo e 7.650 fra operai, impiegati, quadri e dirigenti. Per tutti i lavoratori delle società interessate, appartenenti al gruppo vecchia Alitalia o Air One, per i quali si renda necessario intervenire con misure di sostegno al reddito, saranno attivati gli strumenti della cassa integrazione e della mobilità in base alle norme recentemente approvate proprio in vista del salvataggio Alitalia: gli interventi di sostegno al reddito si protrarranno per sette anni, di cui quattro di cassa integrazione e tre di mobilità. La tutela sarà incrementata fino a far ottenere ad ogni lavoratore l’80 per cento della retribuzione media percepita nei 12 mesi precedenti la collocazione in cassa integrazione o in mobilità.Secondo l’accordo quadro, il piano 2009-2013 prevede la concentrazione delle attività della nuova società sul trasporto passeggeri, includendo le attività di volo, di terra, di manutenzione di linea e leggera, quelle di ground handling nonché le strutture centrali di servizio (amministrativo, informatico ecc.). Per le attività full cargo e di manutenzione pesante societarizzate è prevista una partecipazione minoritaria di Cai. I soci di Cai si impegnano a conservare le proprie partecipazioni nella società per un periodo di cinque anni e, nel caso di quotazione in Borsa comunque non prevedibile prima di tre anni, si impegnano a mantenere la maggioranza assoluta (maggiore del 51%) del capitale ad azionisti italiani. Si legge nell’accordo quadro che l’elemento qualificante del progetto é un partner industriale internazionale con la possibilità che partecipi al capitale della società con una quota di minoranza e, in ogni caso, non superiore a quella massima riservata agli attuali soci. Il piano conferma una capitalizzazione iniziale di un miliardo di euro e il conseguimento del pareggio operativo in poco più di due anni. Che dire? Questo: poteva andare peggio. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Tuesday, September 16, 2008

Incredibile! Banche in crisi, nonostante tutto quello che paghiamo; di Mario Pulimanti

Incredibile!
Le banche devono trovare altri 350 miliardi di dollari di capitale per poter fronteggiare l’onda lunghissima della crisi dei mutui americani.
A livello globale le banche hanno sinora annunciato perdite per 500 miliardi di dollari, a fronte delle quali hanno raccolto 350 miliardi di nuovo capitale.
Ma non è finita, perché emergeranno nuove perdite e il sistema creditizio sta affrontando questa fase con bilanci più deboli.
L’interesse dei governatori delle banche centrali e dei governi è quello di procedere velocemente con laRoad map, fissata dal Consiglio europeo di dicembre scorso, per migliorare i mercati finanziari e renderli più affidabili.
Ci sono istruzioni per una maggior trasparenza di bilancio e una rapida comunicazione delle perdite.
Proposte su come superare quei buchi della vigilanza prudenziale resi evidenti dalla crisi in atto.
Indicazioni sul ruolo che le agenzie di rating devono svolgere.
Standar& Poors ha già bocciato le prescrizioni della Commissione di Bruxelles sostenendo che la strada dell’autoregolamentazione sarebbe preferibile.
Ma il commissario Ue al mercato interno, Charlie McCreevy, ha già risposto che con l’autoregolamentazione le agenzie di rating “non risolveranno mai i loro conflitti di interesse”.
Come andrà a finire?
Nessuno lo sa…
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Miss Italia con i capelli rossi tinti, di Mario Pulimanti

La ventitreenne Miriam Leone, siciliana di Acireale, è la nuova Miss Italia.
Con i capelli rossi (non naturali, ma tinti).
Tatuata con un  giglio rosso poco sotto l’ascella.
Ripescata, dato che, scartata il martedì, per l’intera settimana è rimasta sulle gradinate tra le escluse a guardare le altre che parlavano con Carlo Conti e sfilavano.
Poi la rimonta: la giuria tecnica sabato la inserisce nelle dieci ripescate, Miriam supera tutte le selezioni fino al duello finale con Marianna Di Martino De Cecco, siciliana come lei.
Marianna forse era convinta di farcela, la davano tra le favorite sin dalle prime battute del concorso.
Forse Marianna era troppo raffinata, un portamento quasi regale, per piacere quanto meno ai suoi coetanei.
Infatti i 60 giurati giovani che stavano in sala non hanno avuto dubbi, preferendo Miriam.
Come ha fatto anche la giuria tecnica, quella in cui stavano Enrico Lucherini, Federico Moccia, Pietro Taricone, Roberta Lanfranchi.
Invece il pubblico da casa e gli ospiti illustri hanno avuto un altro orientamento: per gli italiani e per la giuria artistica in cui stavano tra gli altri Giancarlo Giannini e Andy Garcia a vincere doveva essere  Marianna e  non Miriam.
La media ha fatto comunque vincere Miriam che, all’indomani dell’elezione, confessa la simpatia per Obama, il candidato democratico alla presidenza Usa.
Single.
Spigliata.
Tradizionale: “Dedico il titolo a mamma e papà”.
L’ultimo pensiero è per Gaetano detto Ninì, il gatto che ha lasciato a casa.
Brava, Miriam.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Saturday, September 13, 2008

Chi vuole recitare? scrivere a Mario Pulimanti


Il titolo provvisorio é : “A casa col cadavere”.

I personaggi sono nove, tre donne e sei uomini, ed è divisa in due atti.
La storia: a causa di un tragico equivoco Gabriele apprende di essere stato vittima di un incidente. Per vari motivi, fra cui un’assicurazione sulla vita stipulata dalla moglie Antonella, decide di interpretare davvero la parte del morto…

Chi fosse interessato a recitarla può scrivere a me o al sito della Ciurma o alla regista Rossana Milani (il sito internet é il seguente: http://www.laciurma.info/index.php).
L’anno scorso, si è tenuto presso il teatro della Parrocchia “San Timoteo” di Casal Palocco, il debutto della Ciurma teatrale di Rossana Milani.
Si é trattato dell’atto unico “Amori, passioni e bugie” di G. Courteline.
Per l’occasione io ho scritto “ex novo” un secondo atto.
Il primo  l’ho invece riadattato, questt’ultimo in collaborazione con la regista Rossana Milani.
A big hug

Mario Pulimanti

Un Big Ben umano, di Mario Pulimanti

È cominciata l’avventura più ambiziosa della fisica moderna, diretta a esplorare i segreti della materia subito dopo il Big Bang che ha dato origine all’universo.
L’altro giorno è stato acceso l’acceleratore di particelle più grande e potente mai costruito, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra, costato tre miliardi di euro.
D’ora in poi sarà un crescendo di eventi, alcuni dei quali potranno addirittura rivoluzionare la conoscenza della natura e della materia.
I primi fasci di protoni hanno attraversato per la prima volta i 27 chilometri dell’anello dell’acceleratore in senso orario e antiorario e tutto è andato perfettamente.
Tra pochi giorni i due fasci di particelle saranno sincronizzati per essere iniettati contemporaneamente per ottenere le collisioni.
A questo punto gli esperimenti dell’acceleratore cominceranno a registrare dati e in ogni momento potranno riservare sorprese, come riuscire a vedere le particelle esistenti immediatamente dopo l’esplosione che ha dato inizio all’universo, che  è uno degli obiettivi più ambiziosi del super acceleratore.
Inoltre, oltre alle tre dimensioni spaziali e al tempo, l’Lhc potrebbe rivelare l’esistenza di altre dimensioni e scoprire l’inafferrabile bosone di Higgs, “la particella di Dio” dal quale dipende l’esistenza della massa, ossia che fa aggregare tutte le particelle esistenti.
Ciò comporterebbe un momento epocale, grande promessa per conoscere il volto dell’universo bambino.
Ma la Chiesa  ammonisce che “Bisogna tenere separati il campo della fisica da quello della teologia. Chiamare il bosone di Higgs particella di Dio è stata la trovata stravagante di un collega americano, ma con Dio non ha nulla a che fare. Non è detto che il Big Bang sia stato in realtà il primissimo evento che ha dato origine all’universo”.

Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Wednesday, September 10, 2008

Quale scuola per lo sviluppo?, di Mario Pulimanti

La preparazione scolastica dei giovani è un tema che tocca da vicino l’Europa, preoccupata di non stare al passo coi tempi: senza una buona scuola il futuro non può che essere grigio e sancire un declino europeo.

D’altronde una scuola che sia veramente formativa non ha soltanto ricadute concrete sul livello culturale delle generazioni future, sullo sviluppo scientifico e tecnologico: essa contribuisce infatti a formare la personalità dei giovani, può renderli attivi anziché passivi, entusiasti anziché disillusi, desiderosi di fare anziché di assistere o consumare.

Ma la scuola è oggi in grado di stare al passo con la società in cui viviamo?

Un punto critico riguarda il divario che esiste tra la scuola, percepita come un’istituzione in ritardo coi tempi, e la realtà, in particolare quella scientifico-tecnologica.

Negli ultimi decenni i ritmi dell’innovazione scientifica sono stati incalzanti e la realtà si è modificata in modo talmente veloce che i tradizionali strumenti di analisi segnano spesso il passo e che spesso la filosofia e l’etica rincorrono la scienza.

Sino alla fine degli anni Cinquanta le conoscenze scientifiche erano abbastanza statiche, durature nel tempo: poi si è verificata una vera e propria esplosione che, soprattutto in ambito biologico ha dapprima portato alla conoscenza dei meccanismi genetici e poi alla possibilità di modificarli, di produrre organismi geneticamente modificati, addirittura di micro-organismi sintetici vale a dire forme di vita artificiale.

Nel campo delle neuroscienze, altro settore trainante, le conoscenze sul cervello hanno portato a una cascata di ricadute cliniche e applicative come ad esempio la neuroeconomia.

Di fronte a questa esplosione di innovazioni, che certamente non segnerà il passo nei prossimi anni, la scuola potrebbe adottare due strategie: quella di rincorrere le nuove conoscenze e tentare di impartire nozioni sempre più specialistiche ai ragazzi oppure insegnare un nucleo di nozioni fondamentali e puntare a formare la mente dei giovani.

Mentre il primo approccio è destinato a fallire, come ogni eccessivo specialismo scolastico, il secondo rappresenta la strategia da seguire: è fondamentale che la scuola fornisca un metodo, una chiave di comprensione della realtà e anche un approccio empirico.

È infatti difficile affrontare un problema se mancano metodo e logica, se non si sa ragionare.

In quest’ambito non vedo alcun contrasto tra le cosiddette due culture: se un ragazzo non sa esprimersi correttamente in italiano, se non sa passare dalla parola orale a quella scritta, se non si orienta nei problemi logici, potrà essere un esecutore ma certamente non una persona colta in grado di saper scegliere.

Nel bagno mediatico in cui siamo oggi immersi i ragazzi possono essere raggiunti da tante informazioni ma spetta alla scuola formarli, insegnare un metodo, una capacità di analizzare e scegliere, di esporre quanto osservato.

La nostra scuola manca inoltre di empirismo, è troppo astratta, il che dimostra il suo scollamento in un mondo in cui i ragazzi dovranno confrontarsi con un crescente numero di tecnologie.

Ma l’acquisizione di capacità manuali e la pratica empirica non hanno soltanto un aspetto di servizio: esse contribuiscono a formare attitudini analitiche, concretezza e fiducia in sé stessi a partire dalla scuola dell’obbligo, anche in quanto molti ragazzi sono portati verso la concretezza e si sentono frustrati da approcci essenzialmente teorici.

Alcuni di questi ragazzi andrebbero poi indirizzati verso settori più in linea con le loro inclinazioni.

Una buona scuola e una buona università sono il volano dell’innovazione scientifico-tecnologica: e se l’Italia rinuncia a produrre innovazione le conseguenze saranno sempre più serie in quanto l’Italia sarà ancor più dipendente, addirittura poco in grado di comprendere cosa scegliere: se infatti non si hanno competenze in materia è difficile compiere scelte e decisioni, come d’altronde è avvenuto in passato per il nucleare o per alcune innovazioni nel settore della zootecnia o in quello agro-alimentare.

Il problema, come ben sappiamo, è la mancanza di risorse: ma investire nella scuola significa investire nel futuro, anche puntando sulla qualità dei docenti e su incentivi economici.

Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Saturday, September 06, 2008

Ritorno alla scuola della Gelmini, di Mario Pulimanti

In Italia stiamo per riformare il sistema scolastico, ispirandoci a principi logici. Primo, il ritorno a una tradizionale gerarchia dei saperi che ricollochi in posizione privilegiata la letteratura e la lingua, la matematica e le scienze fisiche, la storia e la geografia.

Secondo, il ripristino di sistemi più severi di selezione meritocratica, con tutto il corredo valutativo e sanzionatorio che ciò comporta. Terzo, l'applicazione di criteri di valutazione ai singoli istituti, che entrerebbero così in reciproca concorrenza, sottoponendosi al vaglio degli utenti e delle autorità scolastiche. Lo scopo è quello di riguadagnare qualche posizione nelle classifiche di efficienza dell'istituzione scolastica: classifiche che vedono l'Italia stabilmente piazzata agli ultimi posti fra i Paesi industrializzati (trentacinquesima su quaranta, secondo i dati citati dal ministro 
Gelmini). Si tratta di assicurare un futuro dignitoso ai nostri giovani, che dovranno muoversi in un mondo globalizzato senza probabilmente poter disporre delle reti di protezione, istituzionale e familiare, di cui bene o male abbiamo fruito noi, figli e nipoti del baby-boom postbellico. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Saturday, August 30, 2008

Vacanze, di Mario Pulimanti


All'ora di pranzo sono esausto. Cerco di mangiare, ma ho lo stomaco chiuso. Tento di dormire perché mi sento mortalmente stanco, ma non ci riesco: la solitudine non mi da tregua. Amici, amiche, moglie, figli e compagnia varia sono in vacanza, io no. Allora mi getto sull'erba del Parco Pallotta, insolitamente deserto come può essere solo un parco a Ferragosto, e guardo il cielo al di sopra di me: fantastico di essere un uccello per poter volare via da qui, lontano, verso straordinarie avventure. Sono solo. E sono triste. Quanto non lo sono mai stato in vita mia. Riprendo a piangere sommessamente: sento il disperato bisogno di avere qualcuno con cui parlare. D'un tratto, uno scricchiolio diverso dal solito. "Chi é?" domando incerto. Silenzio. Allora mi lascio prendere dalla paura. "Chi diavolo é?" urlo a squarciagola, mentre i passi sono ormai a pochi metri da me. "Zitto, Mario, sono io!". Ferruccio. E' la sua voce. "Sono solo, passavo di qui e ti ho visto" risponde. Sono felice di non essere più solo. Mi offre una mentina. E' deliziosa. "Vuoi sentire cosa penso delle vacanze?" mi chiede. Annuisco. Incrocia le gambe e inizia a parlare. "Sei fortunato. Non si può dire che le vacanze siano rilassanti". "Però é triste restare soli" lo interrompo. Ride. "Bé, per farla breve, io odio le vacanze. E le odierai anche tu, dopo che mi avrai ascoltato". E inizia a parlare "Per prima cosa é nata la villeggiatura, divenuta vacanza nell'evoluzione dei comportamenti sociali." Faccio una faccia scandalizzata. "Lo so, cosa credi?". "Oh, guarda che sei proprio permaloso!" mi prende in giro Ferruccio. "Insomma, Mario, stammi a sentire una buona volta, senza interrompermi." "Come, scusa?" dico. Arrossisco, ma prendo lo stesso ad ascoltarlo con attenzione. "La vacanza è nata per consentire a noi stessi di stare meglio -dice- di avere uno spazio libero nel tentativo che il riposo e la libertà ci rendano migliori. Si va in vacanza invece occupando il nostro corpo e la nostra mente molto spesso quanto e come le situazioni lavorative. Si va in vacanza come idea, idealità, forse l'utopia di cercare un luogo che non c'è, un silenzio ormai difficile da trovare. Ecco la vacanza è il grande luogo ormai del malessere, dei viaggi agognati, ma tormentati, in lungo e in largo per il paese o all'estero, carichi di voli da prendere, chilometri da divorare, carte di credito che ti polverizzano ogni idea di viaggio al risparmio. Si parte, si deve partire, non partire è come morire, come reietti messi al bando dal contesto e dall'omologazione sociale, per andare in vacanza litigano le coppie, soccombono le famiglie, piangono e si deprimono i single, si negano e si nascondono quelli che la vacanza non la sopportano o non se la possono permettere. Diverse sono le tipologie di vacanza, la mordi e fuggi, decise all'ultimo momento, durano poco, spartane con l'illusione di fare un affare. Quella esotica, deve essere inaccessibile, lontana, difficile, per pochi, non importa se poi trovi la Costa Crociere nell'isoletta spersa e la famiglia allargata del paese vicino. C'è la vacanza tutto sole, Maldive o Mar Rosso ai saldi, sempre esclusiva nell'atollo maldiviano ma invece tutto romano, lo pensavi tutto privacy e intimità. C'è la vacanza intelligente, quella colta, tutta musei, fiordi norvegesi, autostrade e parchi americani. Poi c'è quella casereccia, dalle spiagge larghe, gli ombrelloni stretti, bocce, pallavolo, musica, panini, pizze in quantità, una sagra paesana garantita 24 ore su 24. C'è infine quella tragica, depressiva, trasgressiva della notte dove l'obbligo è bere, drogarsi, farsi di tutto e di più, raccattando uno spazio di emozione che nemmeno ricordi al tuo risveglio, sono le vacanze dei cosiddetti giovani, bottiglie e rumore, pattume del divertimento mal vissuto, mal digerito, mai capito. La vacanza è allora uno stress, un impegno, dove il filo conduttore è fare qualcosa, qualsiasi cosa tranne il riposo, tranne i tempi vacui, lasciati andare agli spazi della mente, del sogno, quella pigrizia sonnolenta che nel caldo o la frescura della montagna ti fa ritrovare anche quel te stesso che credevi non ci fosse più. Ci logoriamo perché incapaci di vivere ormai il silenzio, il tempo lungo, il non luogo come risorsa, non come rigurgito di una incapacità, una sostanziale difficoltà ad uscire dagli schemi che dimostrano la nostra assuefazione dal tempo, dal fare anziché dall'essere, quel fare che ormai ti fa sentire parte del mondo perché non andare in vacanza significa una sconfitta, una rinuncia, non una scelta, oggi sarebbe davvero l'unica libertà." Detto questo, Ferruccio si interrompe e trae un profondo respiro. Lo guardo senza parlare. "Allora, Mario, ora sei ancora triste o sei contento per lo scampato pericolo di aver evitato una faticosa vacanza?" Mi sento incredibilmente calmo. Dopo un istante di silenzio, tolgo il broncio e gli dico: "Le tue non sono state parole gettate al vento". Penso che aveva proprio ragione Antonello Venditti, quando cantava la sua bellissima canzone "Ci vorrebbe un amico". Primo di invitare al bar Ferruccio per bere insieme una birra fredda, lo abbraccio.Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Friday, August 15, 2008

Olimpiadi, di Mario Pulimanti

Seduto a gambe incrociate su una panchina, nel cortile di mia suocera a Collevecchio, con il gatto Romeo coricato sulle mie scarpe. Guardo l'oscurità avvolgere il monte Soratte. Oggi ha fatto molto caldo. Adesso che si è fatta notte ci sono sempre trenta gradi. E' l’inizio di agosto. Allungo il braccio verso la bottiglia di Corvo bianco, me ne verso un dito. Avvicino il giornale agli occhi. Leggo. Passo le dita tra il pelo di Romeo. Miagola, contento. Certo, è un gatto che puzza di gatto, ma gli sono grato che stia spaparanzato sulle mie scarpe. Allora, cosa leggo? Ecco. Panico: ci sono segnali preoccupanti. Meglio sbrigarsi, allora, prima che sia troppo tardi. Di cosa sto parlando? Ma delle Olimpiadi, diamine! Difatti, a due giorni dall'apertura delle Olimpiadi 2008, nessuno, credo, se la sentirebbe più di ripetere lo stanco ritornello che vuole il mondo della politica e quello dello sport autonomi e separati, ciascuno funzionando secondo le proprie regole. Non è mai stato così, almeno da quando l'affermarsi della società di massa e il contemporaneo sviluppo dei mezzi di comunicazione hanno tolto alle grandi manifestazioni sportive il loro carattere amatoriale e dilettantistico mettendo nelle mani dei detentori del potere un nuovo straordinario strumento di propaganda. Già le Olimpiadi di Berlino del '36 furono una formidabile vetrina della Germania nazista. E il pugno alzato di Smith e Carlos sul podio di Mexico '68 resta un esempio classico di uso politico dello spettacolo sportivo. Per non parlare dei boicottaggi incrociati di Mosca '80 e di Los Angeles '84. Smetto di leggere, do un'occhiata all'orologio, poggio il giornale sulla panchina. Di lì a un quarto d'ora andrò a letto. Con la mano sinistra intorno a Romeo, la mano destra intorno al bicchiere, fisso la montagna, dritto negli occhi. Ma la montagna non si prende la briga di ricambiare lo sguardo. Mi ignora, orgogliosamente
Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)

Mare o montagna, di Mario Pulimanti

A mia moglie piace la vita in campagna. Le piace stare seduta a guardare il sole che tramonta. Ha sempre desiderato avere una casa con un panorama meraviglioso, vicino al campo di olivi, alle vigne, al giardino di rose, ai gelsomini che profumano l’aria della sera. Avrebbe gradito, infatti, crescere i nostri due figli alla maniera degli antenati. Lei stessa avrebbe insegnato loro a fare il vino e ad allevare le api. Ed i nostri figli -a suo dire- sarebbero cresciuti in pace e sarebbero vissuti in serenità all’ombra di grandi alberi solitari, ascoltando il pigolio degli uccelli che, dopo essersi rincorsi in cerimonie di corteggiamento, cercano il nido su querce così alte che sembrano reggere il cielo. Al contrario, a me piace il mare. Il mare è lo specchio dei nostri pensieri, e sfortunatamente anche di quelli più profondi e malinconici. Riflette ciò che sta nascosto nelle profondità del nostro animo, le nostre paure inconfessate, perfino il volto della morte sembra trasparire, a volte, sotto la sua superficie liquida e mutevole, dietro l’orizzonte che fugge sempre più lontano, che non si fa mai raggiungere. Di sera, la luna sorge dal mare illuminandolo. E la superficie scagliosa del mare riflette i raggi della luna in mille sfaccettature tremolanti. E’ palese che io e mia moglie, in molti campi, abbiamo preferenze diverse. Nonostante questo, mi sento irresistibilmente attratto da lei come da una forza della natura. Ora abitiamo ad Ostia, giustamente definito “il mare di Roma”. Ma le ho promesso che un giorno andremo a vivere in campagna. E lei sai che un Romano mantiene sempre la parola data! Ma voi vi fidereste della parola di uno statale? Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)

Wednesday, July 30, 2008

Sono rimasto a secco, di Mario Pulimanti

Il gruzzoletto in banca nel caso di vacche magre. Così mi ha insegnato papà Valeriano.

E poi all’improvviso il gruzzolo è sparito con l’introduzione dell’euro. E sono rimasto a secco.

No, non ho una scelta più retributiva di lavoro messa via nel cassetto dei calzini. No, affatto.

Sì, la cosa può anche essere raccontata diversamente agli altri e a me stesso ma, a torta finita, il desiderio di maggior guadagno resta solo una chimera appollaiata in un retrobottega del mio cervello.

Il nocciolo è che di soldi, anzi di euro, ce ne sono pochi in circolazione e, almeno per quanto mi riguarda, ci sono troppe occasioni per non esserci più.

Sarò di una perspicacia rara, ma non mi riferisco a divertimenti e vacanze ai Caraibi, per esempio Barbados o altro.

Gli euro devono coprire tasse e balzelli vari.

Che barba.

Non mi lascio intrappolare. Vada al diavolo pure la nuova finanziaria.

Alcuni colleghi dicono: “non vedi, Mario, che i nostri governanti si mostrano dispiaciuti. Del resto con questi nuovi contributi spariranno anche i debiti accumulati dai loro predecessori”.

Rispondo: nix. Nessuna giustificazione. A sparire non sono solo debiti statali pregressi, più o meno fantomatici, ma soprattutto il mio stipendio.

Forse il punto è questo: mi serve un’idea.

Dicono che uno tiene delle robe di riserva in un angolo della testa, come una specie di fondo di emergenza.

Sì, esatto. E allora questa volta sono stradeciso: vado a vivere in Lapponia.

Voglio dire, non è così orribile.

Insomma, almeno risparmierò sull’aria condizionata! Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Precari, di Mario Pulimanti

E’ una limpida giornata di sole, a fine luglio. Collevecchio, un delizioso vecchio e tipico paesino di campagna della Sabina meridionale, un centinaio di case, un migliaio di abitanti. Uno di quei posti in cui passare qualche giorno di vacanza, o magari una vita intera lontano dal caos delle città: un posto tranquillo, insomma. Ed è qui, vedendo il telegiornale nel salotto di mia suocera, che mi è giunta la notizia che il governo non fa marcia indietro: la norma sui precari resta nella manovra economica. Nonostante le prese di distanza di diversi ministri, tra i quali Brunetta e Sacconi, alla fine è passata la linea del Tesoro di confermare la misura che blocca le assunzioni dei precari che si rivolgono al giudice per ottenere un contratto a tempo indeterminato. Protestano anche le casalinghe che rischiano di vedersi togliere il vitalizio. L'opposizione e Veltroni promettono attacco al Senato. Con un appello al dialogo ieri è intervenuto anche il presidente della Repubblica Napolitano. Ah, adesso sì che mi sono rovinato la giornata. Questa notizia mi risulta molesta quanto il trapano di un dentista. Senza commenti… Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Monday, July 28, 2008

Tolleranza zero, di Mario Pulimanti

Che barba: non si possono più cantare le filastrocche di Natale.Perfetto: il presepe può offendere qualcuno.Attenzione: i crocifissi danno fastidio a qualcun altro.Io dico: la tolleranza non può uccidere le nostre tradizioni. Vabbè il rispetto verso gli altri.E’ giusto.E’ naturale.Tanto che la sesta sezione penale della Cassazione ha sentenziato che non è reato picchiare la moglie quando la discussione deriva dal diverso credo religioso.Che bello!Vi piace tutto questo?Figuratevi: a me manco per idea.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Cagnolino seviziato, di Mario Pulimanti

Incredibile! Leggo sul giornale che a Frosinone un cagnolino è stato legato e appeso a muso in giù sul fuoco, come uno spiedo, da giovani teppisti, come se volessero farlo arrosto. Poi, credendolo morto, lo hanno trascinato per molti metri sull’asfalto. Una tortura inaudita che fortunatamente non lo ha ucciso. Il cucciolo è stato infatti soccorso da un veterinario. Ha orribili scottature. Ci vorrà un po’ prima che si riprenderà. Senza commenti.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Wednesday, July 16, 2008

“Più biodiversità, meno Ogm”, di Mario Pulimanti

Ecco: sto scrivendo perché mi sono spaventato nel leggere che la trippa e la polenta sono cancerogeni. Il pesto anche, immagino, invece, che il cous cous sia sanissimo. Che tristezza! I fautori degli Ogm e del cibo Frankenstein sembrano voler cancellare persino i piatti simbolo della storia gastronomica italiana, avvelenare (con la paura, l’ansia, la minaccia) il grande gusto della tradizione, in un tentativo di sradicamento che, peraltro, tocca numerosi altri ambiti. Occorrerebbe protestare per questi attentati, non solo al buongusto, ma anche al nostro palato! Protesta, infatti, l’associazione Slow Food, che ha lanciato nei giorni scorsi un appello: “Più biodiversità, meno Ogm”, perché davvero non può essere vero che il cibo delle nonne faccia male e quello geneticamente modificato renda invece più giovani e aitanti. Alla mobilitazione hanno risposto molti ristoranti sparsi in tutta Italia. Un tuffo nella sana tradizione italiana, alla faccia di chi, forse, ci vorrebbe tutti a fare la fila da Mc Donald’s. Lo sforzo è necessario, mentre si moltiplicano i tentativi di propagandare gli alimenti geneticamente modificati come più sicuri e buoni. Serve, invece, grande chiarezza, corretta informazione, difesa dei prodotti tradizionali e di chi li coltiva, rispetto dell’ambiente e della salute dei consumatori. Sono molti ormai gli Enti locali (tra Regioni, Province e Comuni) che hanno già promulgato norme per dichiararsi “Ogm-free”, liberi da Ogm. Anche io vorrei, oggi idealmente schierarmi su questo fronte sempre più vasto, armandomi... di buon appetito. Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

Saturday, July 12, 2008

Mi piacerebbe un G-8 risolutivo, di Mario Pulimanti

Molti, ritenendo che il mondo non è mai stato tanto vicino alla distruzione, affermano che molte sono le cause di questa corsa alla distruzione, a cominciare dalla gravissima scarsità di acqua, petrolio, gas, carbone e altre risorse naturali.
I paesi ricchi come Stati Uniti, Giappone e Cina si sono accaparrati la fetta più consistente di queste risorse, lasciando alle nazioni più povere gli avanzi.
Io, uomo di pace, ritengo che il problema trascende quello, storico e complesso, di chi ha e chi non ha.
E’ fondamentalmente una questione di ignoranza e intolleranza, elementi pressoché inscindibili. Quasi mai ci si imbatte nell’ignoranza senza la sua perversa gemella, l’ignoranza.
Alcuni, invece, ritengono che la fine del mondo é sì vicina, ma per motivi di ordine morale.
Pazzi fanatici. Adepti al culto di Geova che credono in un’ecatacombe purificatrice, che spazzerà via ogni corruzione e riporterà Geova nel mondo, dopo che questo sarà stato purificato.
Io, a mia volta, ritengo indispensabile il ruolo del G-8, indispensabile per affrontare i crescenti problemi comuni.
Oltre ai temi economico-finanziari e del rincaro delle materie prime, il G-8 ora tratta i problemi dell’Africa e dell’ambiente, la proliferazione nucleare, il terrorismo e la pirateria.
Il G-8 fu costituito nel 1975 da un nucleo originario di cinque Paesi - Usa, Francia, Germania, Regno Unito e Giappone - per affrontare la crisi monetaria di allora. Italia e Canada vi entrarono poco dopo e la Russia nel 1998.
Alle sue riunioni partecipano varie organizzazioni internazionali e, da qualche anno, cinque fra i maggiori Paesi emergenti: Cina, India, Brasile, Messico e Sud Africa (G-5) . Progressivamente, il G-8 ha poi ampliato le sue competenze. Oggi si interessa anche di sicurezza, economia ed ecologia. È un foro informale, con un summit annuale a livello di Capi di Stato e di Governo e varie riunioni ministeriali.
Non vi vengono assunti impegni vincolanti.
Le sue raccomandazioni, di conseguenza, sono purtoppo spesso disattese. La revisione della composizione e dei compiti del Gruppo non rientra nell’agenda della riunione che dal 7 al 9 luglio si terrà in Giappone, ad Hokkaido.
Forse verrà inserita in quella del Summit del 2009 con la presidenza italiana. Sarà un compito arduo, che impegnerà a fondo la nostra diplomazia, tanto più che il G-8 è l’unico organismo mondiale a cui l’Italia partecipa a pieno titolo.
La crescita dei Paesi emergenti potrebbe delegittimare la sua partecipazione al gruppo. All’Italia converrebbe -per mantenere il proprio rango- un G-8 a geometria variabile, con l’attuale nucleo permanente, a cui si aggiungerebbero di volta in volta le potenze emergenti, a seconda degli argomenti trattati.
Del resto la situazione in Africa è peggiorata, nonostante la crescita del Pil dovuta alle entrate dalle materie prime, ma di cui si appropriano le sue corrotte ed inefficienti classi dirigenti.
L’Asia ha oltre ogni ottimismo già superato gli obiettivi di sviluppo del millennio, fissati dall’Onu nel 2000. Essi tra l’altro prevedono che, tra il 1990 e il 2015, il numero di persone con reddito inferiore ad un dollaro al giorno e di quelle che soffrono la fame venga dimezzato, e che l’educazione elementare venga estesa a tutta la popolazione. La povertà e la fame in Africa sono invece peggiori di quelle del 1990.
Sono poi destinate ad aggravarsi per l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Potrebbero scoppiare carestie, rivolte e guerre civili; aumentare criminalità, terrorismo e fondamentalismo; originarsi incontenibili ondate immigratorie verso il Nord. Tali rischi andrebbero fronteggiati con massicci aiuti finanziari, con la distribuzione di sementi e fertilizzanti, con l’approvazione del Doha Round, con la rinuncia a produrre etanolo dai cereali e con l’eliminazione dei sussidi pubblici alle agricolture occidentali.
Nel G-8, tutti si dichiareranno d’accordo con tali misure, ma nessuno assumerà impegni vincolanti. Quindi, non se ne farà niente. D’altronde, è sempre accaduto così dal 2005, quando Tony Blair collocò l’Africa al primo posto delle priorità del G-8.Per l’ambiente, si auspicherà l’adesione degli Usa e della Cina al Protocollo di Kyoto.
Si discuterà anche degli emendamenti da proporre al Trattato di Non Proliferazione, nella Conferenza di Revisione del 2010. Potrebbero consistere nel divieto di costruire impianti per l’arricchimento dell’uranio e per il riprocessamento del combustibile spento, volto a recuperare il plutonio. In compenso, si sottolineerà come la creazione di uno o più banche mondiali di rifornimento delle barre garantirà il combustibile ai Paesi che hanno rinunciato a produrlo in proprio.
Per il terrorismo e la criminalità sarà come al solito auspicato il supporto tecnico ed addestrativo da parte dei Paesi avanzati a favore di quelli emergenti. Qualcosa di più concreto, ad esempio pattugliamenti congiunti, potrà essere previsto per contrastare la pirateria, aumentata negli ultimissimi anni.
Per i partecipanti, il summit di Hokkaido sarà un’occasione d’incontro, allietata dalle immancabili manifestazioni no-global. I problemi principali verranno rimandati al summit 2009, quando vi parteciperà il successore di Bush. Anche per questo, la presidenza italiana del G-8 sarà molto impegnativa.

Spengo il pc.

Arrossisco fino alla punta delle orecchie.

E’ che…mi piacerebbe un G-8 risolutivo.

Un sogno?

Forse.


Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Saturday, July 05, 2008

Ostia, di Mario Pulimanti

Eccomi qui: mi chiamo Mario e vivo ad Ostia. A mia moglie Simonetta che afferma che io, dall’alto dei miei 52 anni e quasi ottantacinque chili di peso, comincio a somigliare sempre di più al fratello gemello di Oliver Hardy, sono solito rispondere che anche Einstein non era bello, però che fisico!... Ma bando alle distrazioni. Dicevo che abito ad Ostia. Esattamente a Corso Duca di Genova, all’altezza di Piazza delle Repubbliche Marinare. Da casa mia, per andare al Porto di Ostia, si deve purtroppo percorrere la zona di Nuova Ostia, da alcuni definita il ghetto di Ostia. Oltretutto è a Nuova Ostia, in via dell'Idroscalo, che è stato ucciso Pier Paolo Pasolini in un luogo desolato, polveroso e abbandonato, come il monumento a lui dedicato, scrostato e in rovina. La cronaca ci racconta che la mattina del 2 novembre 1975 in un campo in via dell'Idroscalo fu scoperto il cadavere di un uomo. Sarà Ninetto Davoli a riconoscere il corpo di Pier Paolo Pasolini. Nella notte i carabinieri fermarono Giuseppe Pelosi, detto "Pino la rana", alla guida di una Giulietta 2000 che risulterà di proprietà proprio di Pasolini. Pelosi, interrogato dai carabinieri, confessò l'omicidio. Raccontò di aver incontrato Pasolini presso la Stazione Termini, e dopo una cena in un ristorante, di aver raggiunto il luogo del ritrovamento del cadavere; lì, secondo la versione di Pelosi, Pasolini avrebbe tentato un approccio sessuale, e vistosi respinto, avrebbe reagito violentemente: da qui, la reazione di Pelosi che culminò nell'omicidio del grande poeta-regista. Ma questa è un'altra storia. Ora vorrei parlarvi di quello che accade per arrivare al Porto di Ostia. Niente di male se si ha l’accortezza di percorrere il Lungo Mare. I problemi sorgono, invece, se si ha l’incauta idea di addentrarsi per le zone interne di Nuova Ostia Qui, tra strani individui che scorazzano per vie ad angolo retto, circoli culturali e sezioni politiche coesistono fianco a fianco con i negozietti a gestione familiare in cui si possono cambiare assegni, pagare bollette e comprare parrucche, artigianato africano, liquori e mobilio vario. Molti degli edifici più vecchi sono deserti e parecchi sono recintati o sigillati da porte metalliche coperte di graffiti. Dietro le strade più affollate, elettrodomestici a pezzi aspettano che qualcuno venga a razziarli e la spazzatura si ammonticchia agli angoli delle case e davanti ai marciapiedi. Erbacce e giardini di fortuna invadono i lotti abbandonati. Le affissioni reclamizzano gli spettacoli dei teatri di Ostia, il Pegaso, il Fara Nume, ma anche il più importante Teatro Nino Manfredi, mentre centinaia di manifestini coprono pareti e staccionate, annunciando spettacoli e show di qualche compagnia locale di attori semisconosciuti. I ragazzi si raccolgono a gruppetti. Passando con la mia macchina a via Forni, vicino a Piazza Gasparri, nel cuore di Nuova Ostia, ho notato alcuni di loro che seguivano la mia macchina -non riconoscendola come una della zona- con cautela, diffidenza e, in qualche caso, con aperto disprezzo. Non mi è, comunque, venuto in mente di parcheggiare. Infatti in queste vie, nell’inferno di sporcizia e di violenza con bestemmie che piovono da tutte le parti, è pericoloso parcheggiare. O, meglio, ritrovare la macchina dopo il parcheggio. O comunque, l’autoradio, la ruota di scorta, gli specchietti laterali, le targhe, le tendine di Topolino, i seggiolini, i cerchioni delle ruote, il volante, i fari, i tergicristalli. La gente è pronta a tutto per mettere insieme venti euro. Ma pure dieci. Il giorno dopo, in un attimo di follia, ho ripercorso, e questa volta a piedi, lo stesso tragitto. Camminavo, quindi, sotto i pilastri di cemento di Nuova Ostia toccandomi continuamente la tasca di dietro per tastare il portafogli. In questi posti non sai mai chi puoi incontrare. Un secondo ci vuole che ti hanno rubato anche i trigliceridi che hai nelle arterie. Una volta proprio sotto i pilastri di Piazza Gasparri ci stavano accampati due barboni. Uno di questi è il famoso clochard Elia. Poi tutti i giorni gli rubavano i cartoni e i panni che raccoglievano dall’immondizia e alla fine se ne sono andati via. Troppo degradante anche per loro. E, per Elia, destinazione Chiesa di Nostra Signora di Bonaria, dove, per tantissimo tempo è stato accampato di fronte alla parrocchia, in un modo non proprio conforme alle regole dell’igiene, tenuto conto che non è possibile definire salubre, pulito e sterilizzato l’ambientino che si era costruito. Ed ora l’alloggiamento-bivacco di Elia si può notare davanti al centro commerciale “l’Aquilone”. Questo mi ha fatto riflettere. L’aumento della povertà e delle disuguaglianze sociali, con il relativo insorgere di nuovi modelli di marginalità sociale ed economica, è un fenomeno comune a tutti i paesi occidentali. Per quanto riguarda le povertà estreme come quella di Elia, la presenza di un consistente numero di persone senza casa costituisce un elemento ricorrente di marginalità sociale nei paesi economicamente avanzati, come l’Italia. Io ritengo che per fronteggiare soddisfacentemente il problema le amministrazioni locali dovrebbero poter mobilitare una persona ogni mille abitanti, come affiancatore di un emarginato grave (sia un suo familiare o un volontario o un operatore stipendiato) per far avanzare gradatamente la persona che esce dall’emarginazione. Difatti, riassumere in carica questi cittadini espulsi dalla piena cittadinanza comporta certamente il costo di un coinvolgimento tanto dell’amministrazione pubblica, quanto delle reti di solidarietà. A mio parere questa è la sola strada da seguire per aiutare persone come Elia, permettendo loro di poter tornare a vivere come persone normali ed evitando, tra l’altro, che loro stessi possano diventare veicolo di gravi infezioni sia verso loro stessi che verso gli altri. Ma torniamo alla mia passeggiata dell’altro giorno a Nuova Ostia. Non è facile comprendere le dinamiche di questa zona, né cercare di capire quali sono i motivi profondi del disagio e della poverta' che si respirano camminando lungo le sue vie oscure e tristi. Non è facile superare le barricate che separano la cosiddetta Ostia da Nuova Ostia che è, senza dubbio, la zona più desolata del Lido. E’ certo che sono pochi coloro che, consapevoli di un contesto sociale tanto pericoloso e di un clima particolarmente turbolento, intendano trasferirvisi neanche per trascorrere un breve soggiorno. E non vorrei esagerare dicendo che mi sembra un ambiente abbandonato a se stesso intriso di sofferenza e delusione, dove vigono regole dure e brutali. Ma è purtroppo quello che penso. Ritornando indietro, però, verso Piazzale della Posta, lo scenario cambia: gli edifici deserti sono stati abbattuti o ristrutturati, i cartelloni fuori dai cantieri mostrano quali residenze idilliache presto rimpiazzeranno le costruzioni preesistenti. Difatti la zona appena limitrofa a Corso Duca di Genova, infine, è bella e alberata, con marciapiedi puliti. Le file di vecchi edifici sono in buone condizioni. Ci sono i bloccasterzo ai volanti delle auto, anche se il parco macchine include anche vecchie Fiat od improbabili Skoda. Andando avanti si esce finalmente da Nuova Ostia. Prima di arrivare sotto il mio portone c’è un palazzo di arenaria, con la facciata ricca di decorazioni scolpite nella pietra ed il ferro battuto di un nero lucente sotto il sole della tarda mattinata. E più avanti due splendide palazzine risalenti agli anni sessanta. Parcheggio vicino a quella di destra, davanti alla fermata dello 01. “Ecco, questa è casa mia”.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)

Wednesday, June 11, 2008

Dino Risi, nel ricordo di Mario Pulimanti

Cerco di mangiare, ma ho lo stomaco chiuso.Ho appena saputo, infatti, che Dino Risi è morto. Il regista di capolavori come “Il sorpasso”, forse il suo film piu’ famoso, e “I mostri”, nella sua lunga carriera, è stato soprattutto uno dei maggiori interpreti della commedia all’italiana insieme a Monicelli, Magni, Comencini, Loy e Scola.Per una trentina di anni ha vissuto in una camera di albergo nel cuore dei Parioli, nel residence Aldovrandi.Risi, 91 anni, era nato il 23 dicembre del 1916 a Milano, si era laureato in medicina prima di approdare al cinema.Il suo primo lungometraggio risale al 1952 ed è “Vacanze col gangster”. Il vero successo arriverà però più tardi, con la commedia “Il segno di Venere” e con “Pane amore e…” e “Poveri ma belli”.Nel 2004 quando il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, lo ha insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce.Dino Risi, che tra l’altro che somigliava molto all’avvocato Agnelli, amava fare delle profonde riflessioni sull’esistenza.Come questa: “La morte? Mi incuriosisce. Prevedo delle sorprese. La vita in fondo non è questa grande trovata…”Mi assale la tristezza.Ciò nonostante mi accomodo sul divano, metto il dvd “In nome del popolo italiano (1971), con Tognazzi e Gassman, mi verso un bicchiere e bevo alla salute del Grande Maestro.Quindi scivolo all’indietro, e il film mi avvolge.Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Friday, June 06, 2008

Pensieri, di Mario Pulimanti

Collevecchio. Sento l’odore della campagna. Sane zaffate di erba tagliata, fiori e letame. E me lo gusto. Ho la testa leggera e i polmoni lavorano lentamente: sto bene. L’aria si sta calmando, è un piacere respirarla. I campi sono pieni di pecore e agnelli dal manto lanuginoso: sento i loro belati, l’odore del loro sterco. Guardo il panorama, le colline in lontananza. Guido piano. E’ domenica pomeriggio tardi e non c’è traffico. Il tragitto non è lungo, appena un’ora. Da Collevecchio a Ostia. Quando arrivo sono esausto; il debito di sonno comincia a pesarmi e il percorso è stato lungo e noioso. Non c’era nulla di interessante alla radio; è stata una lotta rimanere sveglio al volante. In casa mi tolgo le scarpe e i jeans; vado in camera da pranzo con addosso solo la t-shirt e cado sul divano. Guardo fisso al di là della testa di Gabriele e attraverso la porta che da sul balcone; vedo il sole rosso che tramonta su questo angolo di Ostia. Ci sono molte persone oltre questa finestra. Chissà quanti di loro mi conoscono o si stanno preoccupando minimamente per me. Probabilmente nessuno. Fisso fuori dalla finestra. Il cielo è coperto; la luce del sole, che filtra tra le nuvole, è fioca offuscata, la calura umida. Ho sete e voglio un bicchiere d’acqua, ma non ho la forza di andare in cucina. Poi, scivolo placidamente nel sonno. Penso a Nicole Kidman. Lei non mi manda più in orbita. Penso al calcio. Da ragazzo adoravo il calcio; ora mi attira poco. Guardo qualche partita, ma non mi interessano le classifiche né le competizioni: quando si assiste a una gara a cui partecipano ventidue giovani milionari, è difficile badare al risultato. Penso a una coppia che ho incontrato ieri al Pontile. Lui vecchio. Molto. Ricco. Molto. E sposato con una rumena. Giovanissima. Lui ha 75 anni, lei 22. Me l’immagino proprio quel rapporto: un vecchio ricco e la sua giovane moglie dalla personalità passivo-aggressiva. Probabilmente lei gli spilla tutto quel che vuole; lo ripaga con la bellezze e con la fellatio. Non c’è dubbio che la loro vita sessuale sia tutta lì; il cuore di lui non reggerebbe altro, e può darsi che lei sia frigida. Le donne a cui piace essere scopate non sposano i vecchi. Penso a papà. Chiudo gli occhi e vedo il suo viso. Quell’immagine mi toglie ogni energia. Mi appoggio il viso tra le mani e piango in silenzio. Le lacrime si raccolgono sui palmi e mi scivolano lungo i polsi, fin dentro le maniche. Penso al lavoro. Niente di quello che ho voluto si è mai avverato; sono stanco delle delusioni. Sono stanco dei mie indugi, del mio eterno senso di incompletezza. Sono una persona con poche abilità; l’unica cosa che ho è la capacità di accettare i fallimenti. Ciononostante, sono lì disteso e mi sento svuotato e sconfitto. Penso alo pseudo presidente di una associazione. Da un po’ di tempo mi sta facendo girare i coglioni a mille. Sembro sul punto di iperventilare. Falso allarme. Qualche secondo dopo, sto dormendo.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

Tuesday, May 13, 2008

Buonfiglio, di Mario Pulimanti

Appena giunto a casa, accendo la tivvù.Vengo così a sapere che ci sono37 sottosegretari e nessun viceministro. L’annuncio è stato dato al termine del Consiglio dei Ministri. Il numero dei componenti del Governo è arrivato così a 60, come previsto dalla legge Bassanini. 40 in meno rispetto al governo Prodi. Antonio Buonfiglio, stretto collaboratore di Gianni Alemanno, nel quinquennio in cui il nuovo Sindaco di Roma è stato Ministro dell’agricoltura, e' ora stato nominato unico sottosegretario del Ministero agricolo. Buonfiglio, responsabile del Dipartimento Agricoltura di Alleanza nazionale, è stato presidente dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura. Antonio Buonfiglio è nato Roma il 2 novembre del 1968. Laureato in Giurisprudenza, svolge l'attività di avvocato. Nel 2006 è eletto alla Camera dei deputati per Alleanza nazionale. Esco sul balcone. Rimango per un pezzo a contemplare l’orizzonte dall’alto. Rido di gusto. Bé, sì, lo ammetto. Sono contento. Altroché! Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)