Tuesday, December 30, 2008
Anno nuovo! Vita nuova? di Mario Pulimanti
Saturday, October 25, 2008
Nomi strani, di Mario Pulimanti
Io colleziono pensieri. Tutto quello che si possa immaginare.
Stavolta c’è, però, qualcosa che mi tormenta. Anche se non riesco a capire cosa.
Squilla il telefono.
Un amico mi chiede se posso intervistare un ex attore, nobile decaduto, per un giornalino locale, del quale sono un umile redattore.
Esco. Incontro un collega con moglie e figli.
Gli occhi della famiglia sono affascinanti. Ciascuno ha uno sguardo diverso.
E’ chiaro che sono tutti parenti: le espressioni hanno qualcosa di simile tra loro. Ma al tempo stesso sono diversi, come se ciascuno vedesse la vita familiare in modo differente: felice, tormentato, rabbioso, sconcertato, manipolatore, manipolato. E’ così che funziona una famiglia.
Li saluto.
Salgo in macchina. Parto. Cambio marcia, premo l’acceleratore e lascio due punti esclamativi di pneumatici sul nero opaco dell’asfalto.
La strada porta da Ostia all’Idroscalo.
Okay, non è più l’Idroscalo, quello degli anni settanta. Il luogo dove Pasolini trovò la morte il 2 novembre del '75.
E’ migliorato, negli ultimi anni.
Grazie anche alla costruzione del vicino Porto. Certo, questa zona andrebbe rilanciata maggiormente. Ma tant’é. Okay, questa è una sorpresa.
L’uomo che sto per intervistare abita a pochi passi da uno squallido gruppo di casupole abusive.
L’indirizzo mi ha indotto a sospettare che non sia un alloggio lussuoso, ma poco più che dignitoso.
Sbagliavo: è peggio di quello che pensassi. Infatti è un postaccio, un misero palazzo popolato da tossici e ubriaconi.
Nell’atrio cadente, arredato con mobili malconci e spaiati, il deodorante ambientale non riesce a coprire il fetore di aglio, disinfettante da quattro soldi e sudore rancido. La maggior parte dei ricoveri per senzatetto è molto più accogliente.
Mi fermo sulla soglia e mi volto verso la strada. Mi guardo intorno attentamente.
Nessuno sembra prestarmi particolare attenzione.
Studio un edificio abbandonato sul lato opposto della strada.
Al secondo piano c’è una finestra con il vetro rotto. C’è forse qualcuno che mi osserva, da dietro i vetri sporchi? Ehi, lassù!
Sono sicuro di aver colto un movimento. E’ una faccia?
O solo la luce che filtra da un buco del tetto? Mi avvicino all’edificio per esaminarlo meglio.
Ma non vedo nessuno e stabilisco che gli occhi mi hanno ingannato. Torno verso il primo palazzo e vi entro, quasi trattenendo il respiro. Mi viene incontro il portiere, un individuo disperatamente obeso che non pare né sorpreso né preoccupato dall’arrivo di uno sconosciuto.
Mi indica l’ascensore. Quando la cabina si apre, ne esce un fetore insopportabile. Okay, le scale.
Con una smorfia dovuta alla sciatica, salgo fino al quinto piano e trovo l’appartamento 22.
Busso. Qualche secondo dopo si aprono alcuni catenacci. E un chiavistello.
La porta si schiude di uno spiraglio, più largo di quello lasciato da una catena, ma rimane bloccato da una sbarra di sicurezza. Non c’è abbastanza spazio per entrare. Appare la testa di un uomo con i capelli lunghi e sporchi e una barba incolta sul viso. Gli occhi sono irrequieti. “Sono Mario Pulimanti” dico.
L’uomo mi guarda, poi abbassa gli occhi e toglie la sbarra di sicurezza.
La porta si spalanca. L’uomo guarda in corridoio, dietro di me, quindi mi fa cenno di entrare. Avanzo con cautela. “E’ lei Remigio Allocca”. L’uomo dice di sì.
A un esame più dettagliato l’appartamento risulta essere un bilocale contenente un letto, una scrivania, una sedia, una poltrona e un vecchio divano. La moquette grigio scura è macchiata.
Un’unica lampada a piantana proietta una tenue luce giallognola. Le persiane sono aperte.
Non c’è una cucina, ma in un angolo del salotto c’è un frigorifero in miniatura, due forni a microonde e una caffettiera. La dieta dell’uomo consiste essenzialmente in minestre e scatolette di fagioli. L’uomo tiene un centinaio di cartellette ben ordinate. I vestiti vengono da un’epoca precedente della sua vita, un periodo migliore. Sembrano costosi, anche se ora sono sfilacciati e pieni di macchie. I tacchi delle scarpe, anche queste in origine eleganti, sono consumate.
In quel momento l’uomo è occupato da un compito interessante: leggere un voluminoso libro di testo rilegato. Sulla scrivania c’è una lente d’ingrandimento scheggiata, collocata su un supporto a collo d’oca.
Mi invita a sedermi sul divano e si sistema su una sedia traballante di fronte alla scrivania. Poi comincia a parlare. Di cose antiche.
E’ anziano.
Vive tra vividi ricordi di sessant’anni prima e una certa confusione nella percezione del presente.
Ad un certo punto entra una signora, la sua compagna. Si chiama Gina. Molto anziana. Ci porta il caffè.
Percepisco diversi odori: la caffeina, certo, ma anche il sudore del nervosismo e due aromi diversi, forse lacca e deodorante. Niente profumo. Lei non sembra tipo da profumo. Terminata l’intervista, esco.
Rientro a casa.
Mi lascio cadere sulla poltrona e accendo il computer. Guardo i video. E centinaia di altre foto, per la maggior parte scattate da Ferruccio, sempre rapidissimo a estrarre la macchina digitale.
Ehilà, che notizia riportata dall’Ansa.
La Cassazione ha confermato il cambiamento d'ufficio del nome di battesimo imposto da una coppia di Genova al loro figlio. Il bimbo, per decisione dei giudici, non potrà chiamarsi Venerdì ma Gregorio il nome del santo festeggiato il 3 settembre giorno di nascita del bimbo.
Senza successo i genitori del piccolo hanno cercato di insistere sulla legittimità della scelta del nome in quanto anche personaggi noti, come Totti e Ilary Blasi, hanno battezzato la figlia con un originale Chanel, o come Jaki Elkann e Lavinia Borromeo che hanno chiamato Oceano il loro secondogenito.
Secondo i giudici di merito Venerdì sarebbe un nome ridicolo. In un'epoca caratterizzata dalla creatività anagrafica la decisione fa già discutere. Gian Ettore Gassani, presidente dell'Associazione matrimonialisti italiani, commenta positivamente la sentenza della Cassazione che conferma il cambiamento del nome di battesimo del bambino genovese.
È giusto, secondo il legale, cambiare il nome dato dai genitori a un bambino, quando può avere effetti negativi sull'inserimento sociale dell'individuo, ricordando il caso di una signora milanese: si chiamava Vera Vacca, e ottenne di cambiare nome di battesimo.
Evidentemente la Cassazione ha messo in primo piano il futuro benessere del bambino rispetto alle esigenze dei genitori.
Controcorrente, invece, il parere di un nonno direttamente coinvolto nella questione come Alain Elkann, secondo il quale “Un nome originale, anche difficile da portare, può aiutare a temprare il carattere, ad avere una marcia in più. Ho due nipoti che si chiamano Oceano e Leone, e li trovo nomi straordinari”. Venerdì mi sembra un bel nome, fa pensare a Robinson Crusoe. Non credo possa creare al bambino problemi con i coetanei: sarebbe così se l'avessero chiamato Venerdì 13”.
Mi lascio sfuggire una risatina, attirandomi un’occhiata severa da parte di Alessandro.
Guardo il video. Ma in fondo non mi importa più. Spengo il pc.
Con Gabriele mi concedo un drink, considerando che ci resta più di un’ora prima di cenare.
Alzo le spalle e esco sul balcone.
Profumo di salmastro. Non mi resta che respirare l’aria del mare.
Simonetta mi chiama. Chino la testa e mormoro: “Okay”.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)
Wednesday, October 15, 2008
Armstrog, campione in corsa e nella vita, di Mario Pulimanti
Lance Armstrong è già nella storia del ciclismo, ma ha deciso di scommettere ancora forte sul suo fisico, accettando l’ennesima e forse ultima sfida della sua carriera: correre per la prima volta la corsa rosa a quasi 38 anni, ovviamente per vincere. E’ il re del Tour de France, dato che ne ha vinti vinto sette, tra cui anche l’edizione del centenario e potrebbe vincere anche l’edizione del centenario del Giro d’Italia, quella che partirà il 9 maggio 2009 da Venezia.
Lance Armstrong è già nella storia del ciclismo, ma ha deciso di scommettere ancora forte sul suo fisico, accettando l’ennesima e forse ultima sfida della sua carriera: correre per la prima volta la corsa rosa a quasi 38 anni, ovviamente per vincere. Il grande ciclista texano ha capito che il Giro può essere una grande occasione per promuovere anche in Italia l’attività della sua fondazione contro il cancro. Da oltre dieci anni, infatti, Armstrong non è solo un ciclista: un cancro aggressivo lo ha costretto a due operazioni, ai testicoli e al cervello, i migliori specialisti gli concedevano al massimo il 40% di possibilità di sopravvivere ma niente, neanche i cicli di chemioterapia, lo hanno fermato. Ha vinto sempre lui, anche contro il cancro, e ha deciso di fondare la Lance Armstrong Foundation nel 1997, una piccola organizzazione che nel 2003 è diventata LiveStrong, una macchina da guerra nella raccolta fondi capace di raggiungere la cifra di 265 milioni di dollari. Sembrava il suo unico impegno, dopo il ritiro agonistico, nel 2005, fino alla recentissima decisione di tornare a correre. All’inizio di agosto, ha corso in Colorado una gara di mountain bike di 100 miglia ed è arrivato secondo. Le Olimpiadi di Pechino gli hanno dato altro coraggio, perché ha visto Dara Torres che a 41 anni ha vinto l’argento e la romena Constantina Tomescu-Dita che a 38 anni è diventata campionessa olimpica niente meno che nella maratona.
E allora via in sella per tornare alla forma di un tempo. Ci sono gli scettici come Francesco Moser che dice: “Non mi sembra una scelta molto azzeccata”, c’è chi sospende il giudizio come Franco Ballerini, il quale afferma che: “a me i ritorni non danno grandi entusiasmi però conosciamo la sua caparbietà e penso possa ancora stupire”, c’è chi crede che: “darà filo da torcere a chi vuole vincere la corsa rosa” come Giuseppe Saronni e chi è piuttosto indifferente come Danilo Di Luca: “per me non sarà un avversario per la vittoria finale perché punto sulle Classiche e sul Mondiale”. Sono tutti d’accordo però sul fatto che la presenza del fuoriclasse americano darà visibilità mondiale alla corsa rosa. E a gennaio, quando parteciperà al Tour Down Under in Australia, si inizierà a capire davvero se potrà anche lottare per la vittoria. In ogni caso, in bocca al lupo Lance! Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Saturday, October 11, 2008
Boom di bancarelle, di Mario Pulimanti
Tempi di crisi ed è boom delle bancarelle a Ostia e in Italia.
Ma, accanto agli ambulanti regolari, nel settore si insinua un esercito di abusivi.
Che solo a Roma potrebbero essere addirittura più dei regolari.
E la maggior parte di loro sarebbero venditori ambulanti, in genere itineranti, che si affiancano a un ridotto numero di abusivi ipertecnologici che preferiscono usare il web per vendite al di fuori dei canali della legalità.
Ma questa ultima categoria è ancora talmente limitata da non essere rilevante.
Mentre, a fronte di vendite nei mercatini rionali di tutto rispetto con un giro d'affari a livello nazionale di 25 miliardi di euro che rende la bancarella l'unico concorrente di rilievo del centro commerciale stupiscono le dichiarazioni dei redditi degli ambulanti, che registrano introiti medi di poco più di 10 massimo 12 mila euro all'anno.
Ma che i mercatini vadano benissimo resta un dato di fatto.
La Confesercenti, infatti, afferma che "pur ridimensionato rispetto alla forza numerica che aveva negli anni Ottanta tra il 2002 e la fine 2007 il numero di venditori ambulanti è aumentato in Italia di 36 mila unità".
Tra le ragioni dell'aumento ci sono le liberalizzazioni della legge Bersani e il forte incremento portato da molti giovani che hanno preferito questa scelta imprenditoriale a situazioni di precariato lavorativo.
La quasi totalità dei banchetti dei mercati sta diventando di proprietà di stranieri.
Resta ancora particolarmente fluttuante l'andamento degli acquisti e cessioni di licenze da parte di stranieri.
Quasi i due terzi degli ambulanti stranieri sono cinesi, che rappresentano il 15% degli operatori, trattano in genere abbigliamento, soprattutto intimo, e pelletterie di bassissima qualità e di basso costo, seguono i cingalesi, generalmente attivi come fruttivendoli, e i pakistani che trattano per l'abbigliamento etnico.
I maghrebini restano legati ai loro settori tradizionali quali cinture, chincaglieria varia e tappeti.
Non sempre facili i rapporti tra gli italiani e gli stranieri.
Soprattutto i cinesi, che tendono ad acquistare le licenze in contanti a prezzi elevati sono accusati di far innalzare troppo i loro prezzi.
Difatti molti ambulanti ritengono che gli stranieri stiano rovinando il mercato.
Ma, d'altra parte, c'é anche la speranza diffusa che i rapporti miglioreranno in futuro e che l'inserimento di stranieri tra le bancarelle migliorerà l'integrazione.
In ogni caso é sotto gli occhi di tutti l'ottimo rapporto tra ambulanti e consumatori che vedono nel mercato sotto casa una garanzia di qualità e di cortesia.
Il problema più contingente, semmai, è la presenza, di uno stuolo di abusivi che nel Lazio nel 2007 avrebbero sottratto al mercato ben settecento milioni di euro.
Inoltre è consistente la fascia grigia che si pone a cavallo tra abusivismo e il rispetto, almeno parziale, delle regole.
È il caso dei mercatini dei collezionisti che, data la loro diffusione, non rispettano più lo spirito di luogo di incontro di appassionati, ma attirano veri e propri professionisti che godono delle facilitazioni concesse agli hobbysti.
E i commercianti lamentano in tutti i questi casi normative ancora inadeguate portando a modello l'Emilia Romagna dove sarebbe applicata con particolare scrupolo la legge regionale 4/2004 che prevede la confisca e la distruzione delle merci abusive.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)
Thursday, October 09, 2008
I "fannulloni", di Mario Pulimanti
Ho assistito alla trasmissione Domenica in di domenica 5 ottobre condotta da Massimo Giletti sul pubblico impiego e i cosiddetti fannulloni. Più che un dibattito è stato il solito show televisivo, peraltro moderato da un conduttore che non è stato, come avrebbe dovuto, super partes. Lo dimostra il fatto che quando veniva data la parola ai dipendenti pubblici presenti, oppure ai sindacalisti, in particolare al segretario generale della Funzione Pubblica Cgil Carlo Podda, questi non erano messi in condizione di fare un intervento esauriente. Un dibattito a spot e slogan, che non ha permesso ai telespettatori di capire l’oggetto della discussione, cioè quello che veramente fanno i 3 milioni di dipendenti pubblici. L’idea dominante è sempre stata quella che ha portato il ministro Brunetta a scagliarsi in modo indiscriminato e vessatorio contro i pubblici dipendenti. Non una parola sui tantissimi esempi di efficienza e di qualità di chi lavora negli uffici pubblici, negli ospedali, nelle case di riposo, nelle scuole, nei ministeri, nelle agenzie fiscali, negli enti parastatali, nei settori socio assistenziali… La trasmissione, così come era impostata, ha voluto confermare il luogo comune secondo cui il lavoratore pubblico è un fannullone per definizione, salvo dimostrazione del contrario. Poco importa che il segretario Podda abbia dimostrato, dati alla mano, che in un anno i dipendenti pubblici sono assenti per malattia esattamente quanto i lavoratori privati, cioé in misura fisiologica, e che le sanzioni per i fannulloni sono inserite da anni nei contratti nazionali di lavoro e, semmai, rimangono inapplicate per responsabilità dei dirigenti. Il messaggio che è passato è sempre lo stesso: bisogna colpire i lavoratori pubblici. Bisognava trovare un capro espiatorio di fronte al Paese e, anche in questa trasmissione, ci sono riusciti. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Friday, October 03, 2008
III Festival Internazionale del Film di Roma, di Mario Pulimanti
Ecco.
Sta arrivando il III Festival Internazionale del Film di Roma (22-31 ottobre) presieduto da Gianluigi Rondi.
Il Festival presenterà 150 film.
Interverrà anche Al Pacino per la consegna del Marc’Aurelio aureo alla carriera; David Cronenberg per commenti a scene chiave del suo cinema (”La zona morta”, “La mosca”, “Inseparabili”, “Crash”); Michael Cimino che illustrerà scene di alcuni musical.
Ci saranno poi Viggo Mortensen, il Re della trilogia “Il signore degli anelli”, Toni Servillo e Carlo Verdone in un confronto di reciproca ammirazione.
In programma anche cortometraggi fra cui opere di
Bozzetto, fratelli Pagot, Lionni, Gianini-Luzzati.
Il Festival ha base nell’Auditorium Parco della musica, sette sale per un totale di 8000 posti.
Le sezioni sono: Anteprime, Cinema 2008, Alice nella città, L’altro cinema Extra, La fabbrica dei progetti, Focus sul Brasile e sul Mercato dei film. Il Festival s’inaugura con l’opera seconda di Maria Sole Tognazzi, “L’uomo che ama”, con Monica Bellucci, Pierfrancesco Favino e Ksenia Rappaport, e si chiude con “L’ultimo Pulcinella” tratto da Maurizio Scaparro da un suo testo teatrale, con Massimo Ranieri.
La selezione ufficiale ha 20 film in gara di cui 13 in spazio Anteprima per il premio Marc’Aurelio d’oro dato dal pubblico, mentre tre Marc’Aurelio d’argento saranno scelti per film, attore, attrice, da una giuria di critici istituita da Rondi.
Importanti i 6 film fuori concorso di cui quattro in Anteprima: “Der Baader Meinhof komplex” di Uri Edel con Martina Gedeck, Alexandra Maria Lara e Bruno Ganz, sull’epopea della banda armata terroristica tedesca che imperversò a metà anni settanta; lo storico romantico “The Duchess” con Keira Knightley, Ralph Fiennes e Charlotte Rampling, sulla vita di Lady Georgiana Spencer antenata di Lady Diana; la commedia drammatico con Agnès Jaoui “Parlez-moi de la pluie”; il fantasy horror “Missing” girato su una isola giapponese da Tsui Hark; il collettivo “8″ sul tema della lotta mondiale alla povertà fissata nel 2000 dall’Onu, storie brevi firmate fra gli altri da Jane Campion, Gus Van Sant, Wim Wenders, Mira Nair.
Fra le Anteprime in gara: “Easy virtue” con Jessica Biel, Colin Firth, Kristin Scott Thomas, dal testo di Coward già film di Hitchcock nel 1928; il duello d’attori in “Pride and glory” fra Edward Norton e Colin Farrel.
Proiezioni speciali di mezzanotte: il western “Appaloosa” con Ed Harris; il romantico avventuroso hard “The garden of Eden” da Hemingway con Mena Suvari, Caterina Murino e Matthew Modine.
Attesa per il fantasy per ragazzi “Twilight” tratto dal primo dei romanzi di Stephenie Meyer, erede della saga Harry Potter.
Da altre sezioni: in Alice nella città diretta da Gianluca Giannelli, 13 film e 5 incontri letterari; in Fabbrica dei progetti diretta da Teresa Cavina, 26 nuove sceneggiature e 14 film di quegli autori in cerca di produttori che hanno già esordito; in Focus Occhio sul mondo, 22 film del Brasile fra anteprime e retrospettive; nel Mercato internazionale del film, diretto da Giorgio Gosetti, in arrivo 600 operatori per 110 titoli disponibili; nella sezione L’altro cinema Extra diretto da Mario Sesti, 10 film eccentrici e 18 documentari, più 10 memorabili interpretazioni di Al Pacino.
Buona visione.
A tutti.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Monday, September 29, 2008
Vino senz'alcool, di Mario Pulimanti
Wednesday, September 24, 2008
Italia gerontocratica, di Mario Pulimanti
Ancor più, se sperano di fare carriera, di imporsi, fino a occupare ruoli dirigenziali.
Il nostro sistema, infatti, è chiuso e scoraggia la concorrenza, non solo sul mercato, ma anche nell’occupazione. Soprattutto per quel riguarda le professioni più ambite, che garantiscono maggior prestigio.
Per cui i giovani si vedono condannati alla sindrome di Peter Pan (non crescere mai). Oppure alla sindrome del principe Carlo (in attesa di una successione che non arriva mai).
Ciò avviene sia nel settore pubblico che in quello privato. I posti di comando, le posizioni dirigenziali sono saldamente occupate da persone anziane. Mentre l’accesso a queste professioni è largamente condizionato da logiche di casta e di famiglia.
Così, si entra in base al cognome, alle amicizie, alla prossimità con chi conta.
Per cooptazione. Un processo governato dall’alto.
Sic res stantibus, uscire dall’Italia, per i giovani diventa necessario.
Semmai, il problema è che le ricerche sugli studenti universitari europei che hanno svolto l’esperienza dell’Erasmus (trascorrendo, cioè, periodi di studio in università di altri paesi della UE), mostrano come gli italiani siano ancora fin troppo pigri e resistenti, sotto questo profilo.
I giovani europei, infatti, considerano normale la prospettiva di lavorare e vivere fuori dal paese d’origine.
Delineano, cioè, un percorso biografico e professionale aperto.
Nel quale, se necessario, sia possibile lavorare e risiedere in un altro paese europeo, diverso e lontano da quello in cui sono nati e cresciuti.
In Italia emerge, invece, un orientamento diverso. Trasferirsi all’estero per motivi di studio e lavoro è considerato utile e, anzi, necessario da un numero crescente di giovani, ma solo per un periodo delimitato.
Il richiamo della famiglia, il legame con il territorio resta forte.
Il che, ovviamente, è un valore.
Ma anche un limite, perché condiziona i percorsi di vita e la carriera professionale dei giovani; e perché asseconda i vizi del nostro mercato del lavoro e del nostro sistema economico e professionale: rigido e chiuso.
Perché, infine, accentua la struttura verticale e gerontocratica del nostro paese.
Dove i figli non crescono, perché controllati da genitori che vogliono restare per sempre giovani e da anziani che, coerentemente, non accettano di invecchiare.
Se gran parte dei giovani ritengono necessario andarsene dall’Italia, per inseguire un lavoro più adeguato alle loro competenze e alle loro aspettative, allora, meglio lasciarli andare.
Torneranno, insieme ad altri giovani di altri paesi, quando il nostro paese sarà più accogliente e aperto. Quando i legami familiari e personali conteranno meno della competenza, per fare carriera nel sistema pubblico e privato.
Quando i ventenni saranno considerati una risorsa sociale su cui investire e non una specie rara, da proteggere e controllare.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)
Monday, September 22, 2008
Modificare la Costituzione?, di Mario Pulimanti
Certo, ha risollevato l’Italia moralmente e politicamente dai disastri della dittatura e della guerra.
Anche se può sembrare che la storia ci dica il contrario, perché molte Costituzioni sono nate proprio da conflitti epocali: quella americana dalla Rivoluzione, quella tedesca e nipponica dalla sconfitta del 1945, quella francese dalla battaglia di Algeri.
Ma esistono anche eccezioni, come la Gran Bretagna, che ne fa addirittura a meno.
La nostra Costituzione comincia a sentire il peso degli anni.
Basti pensare all’articolo 42.
Tale norma, attribuendo alla proprietà privata una funzione sociale, sembra porsi in contrasto con l’attuale statuto europeo.
Per non parlare dell’incompatibilità tra le sue regole rigide e la flessibilità normativa richiesta dalle frenetiche trasformazioni di un mondo ormai omogeneizzato.
Per fare un esempio, il ricorso al giudice amministrativo previsto dall’art 24 , è teoricamente una garanzia contro gli abusi dell’autorità.
Ma la sua formulazione rigida lo rende ormai applicabile a tutto, dalla bocciatura dello studente al trasferimento di un funzionario, dalla collocazione di una discarica alla costruzione di un’autostrada, di un aereoporto o di una centrale nucleare.
Con la conseguenza che ogni provvedimento amministrativo, per quanto necessario e urgente, è soggetto alla censura di un potere estraneo e politicamente irresponsabile, che ne vanifica ogni utilità.
Cosicché mentre in Cina si costruisce un ponte di tre chilometri in un anno, in Italia ce ne vogliono dieci per una campata di venti metri.
Mentre il mondo corre, noi restiamo fermi.
Non solo.
In molti casi la Costituzione pare contraddire sé stessa, dato che alcune recenti riforme sono state inserite senza un organico coordinamento.
Così il sistema processuale accusatorio, previsto dall’ art 111, è incompatibile con la composizione del Csm e l’obbligatorietà dell’azione penale, contemplate dagli articoli precedenti.
Ma è incompatibile anche con sé stesso, laddove consente che l’imputato possa ricorrere contro la sentenza di patteggiamento che lui stesso ha chiesto e ottenuto.
Queste cose ormai sono note e in gran parte condivise. Tanto che, anni fa, la Commissione bicamerale presieduta da D’Alema aveva presentato una proposta di riforma coraggiosa, pur risentendo del timore derivato dal fatto che la nostra Costituzione può essere modificata, ma non sostituita.
Ora i tempi sembrano maturi per ripresentare la proposta di riforma, allora accantonata.
Del resto, non sarebbe più attuale parlare di una Nazione democratica fondata sulla libertà e sul lavoro?
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Wednesday, September 17, 2008
Cai, nuova Alitalia, di Mario Pulimanti
Tuesday, September 16, 2008
Incredibile! Banche in crisi, nonostante tutto quello che paghiamo; di Mario Pulimanti
Le banche devono trovare altri 350 miliardi di dollari di capitale per poter fronteggiare l’onda lunghissima della crisi dei mutui americani.
A livello globale le banche hanno sinora annunciato perdite per 500 miliardi di dollari, a fronte delle quali hanno raccolto 350 miliardi di nuovo capitale.
Ma non è finita, perché emergeranno nuove perdite e il sistema creditizio sta affrontando questa fase con bilanci più deboli.
L’interesse dei governatori delle banche centrali e dei governi è quello di procedere velocemente con laRoad map, fissata dal Consiglio europeo di dicembre scorso, per migliorare i mercati finanziari e renderli più affidabili.
Ci sono istruzioni per una maggior trasparenza di bilancio e una rapida comunicazione delle perdite.
Proposte su come superare quei buchi della vigilanza prudenziale resi evidenti dalla crisi in atto.
Indicazioni sul ruolo che le agenzie di rating devono svolgere.
Standar& Poors ha già bocciato le prescrizioni della Commissione di Bruxelles sostenendo che la strada dell’autoregolamentazione sarebbe preferibile.
Ma il commissario Ue al mercato interno, Charlie McCreevy, ha già risposto che con l’autoregolamentazione le agenzie di rating “non risolveranno mai i loro conflitti di interesse”.
Come andrà a finire?
Nessuno lo sa…
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Miss Italia con i capelli rossi tinti, di Mario Pulimanti
Con i capelli rossi (non naturali, ma tinti).
Tatuata con un giglio rosso poco sotto l’ascella.
Ripescata, dato che, scartata il martedì, per l’intera settimana è rimasta sulle gradinate tra le escluse a guardare le altre che parlavano con Carlo Conti e sfilavano.
Poi la rimonta: la giuria tecnica sabato la inserisce nelle dieci ripescate, Miriam supera tutte le selezioni fino al duello finale con Marianna Di Martino De Cecco, siciliana come lei.
Marianna forse era convinta di farcela, la davano tra le favorite sin dalle prime battute del concorso.
Forse Marianna era troppo raffinata, un portamento quasi regale, per piacere quanto meno ai suoi coetanei.
Infatti i 60 giurati giovani che stavano in sala non hanno avuto dubbi, preferendo Miriam.
Come ha fatto anche la giuria tecnica, quella in cui stavano Enrico Lucherini, Federico Moccia, Pietro Taricone, Roberta Lanfranchi.
Invece il pubblico da casa e gli ospiti illustri hanno avuto un altro orientamento: per gli italiani e per la giuria artistica in cui stavano tra gli altri Giancarlo Giannini e Andy Garcia a vincere doveva essere Marianna e non Miriam.
La media ha fatto comunque vincere Miriam che, all’indomani dell’elezione, confessa la simpatia per Obama, il candidato democratico alla presidenza Usa.
Single.
Spigliata.
Tradizionale: “Dedico il titolo a mamma e papà”.
L’ultimo pensiero è per Gaetano detto Ninì, il gatto che ha lasciato a casa.
Brava, Miriam.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Saturday, September 13, 2008
Chi vuole recitare? scrivere a Mario Pulimanti
Un Big Ben umano, di Mario Pulimanti
Wednesday, September 10, 2008
Quale scuola per lo sviluppo?, di Mario Pulimanti
La preparazione scolastica dei giovani è un tema che tocca da vicino l’Europa, preoccupata di non stare al passo coi tempi: senza una buona scuola il futuro non può che essere grigio e sancire un declino europeo.
D’altronde una scuola che sia veramente formativa non ha soltanto ricadute concrete sul livello culturale delle generazioni future, sullo sviluppo scientifico e tecnologico: essa contribuisce infatti a formare la personalità dei giovani, può renderli attivi anziché passivi, entusiasti anziché disillusi, desiderosi di fare anziché di assistere o consumare.
Ma la scuola è oggi in grado di stare al passo con la società in cui viviamo?
Un punto critico riguarda il divario che esiste tra la scuola, percepita come un’istituzione in ritardo coi tempi, e la realtà, in particolare quella scientifico-tecnologica.
Negli ultimi decenni i ritmi dell’innovazione scientifica sono stati incalzanti e la realtà si è modificata in modo talmente veloce che i tradizionali strumenti di analisi segnano spesso il passo e che spesso la filosofia e l’etica rincorrono la scienza.
Sino alla fine degli anni Cinquanta le conoscenze scientifiche erano abbastanza statiche, durature nel tempo: poi si è verificata una vera e propria esplosione che, soprattutto in ambito biologico ha dapprima portato alla conoscenza dei meccanismi genetici e poi alla possibilità di modificarli, di produrre organismi geneticamente modificati, addirittura di micro-organismi sintetici vale a dire forme di vita artificiale.
Nel campo delle neuroscienze, altro settore trainante, le conoscenze sul cervello hanno portato a una cascata di ricadute cliniche e applicative come ad esempio la neuroeconomia.
Di fronte a questa esplosione di innovazioni, che certamente non segnerà il passo nei prossimi anni, la scuola potrebbe adottare due strategie: quella di rincorrere le nuove conoscenze e tentare di impartire nozioni sempre più specialistiche ai ragazzi oppure insegnare un nucleo di nozioni fondamentali e puntare a formare la mente dei giovani.
Mentre il primo approccio è destinato a fallire, come ogni eccessivo specialismo scolastico, il secondo rappresenta la strategia da seguire: è fondamentale che la scuola fornisca un metodo, una chiave di comprensione della realtà e anche un approccio empirico.
È infatti difficile affrontare un problema se mancano metodo e logica, se non si sa ragionare.
In quest’ambito non vedo alcun contrasto tra le cosiddette due culture: se un ragazzo non sa esprimersi correttamente in italiano, se non sa passare dalla parola orale a quella scritta, se non si orienta nei problemi logici, potrà essere un esecutore ma certamente non una persona colta in grado di saper scegliere.
Nel bagno mediatico in cui siamo oggi immersi i ragazzi possono essere raggiunti da tante informazioni ma spetta alla scuola formarli, insegnare un metodo, una capacità di analizzare e scegliere, di esporre quanto osservato.
La nostra scuola manca inoltre di empirismo, è troppo astratta, il che dimostra il suo scollamento in un mondo in cui i ragazzi dovranno confrontarsi con un crescente numero di tecnologie.
Ma l’acquisizione di capacità manuali e la pratica empirica non hanno soltanto un aspetto di servizio: esse contribuiscono a formare attitudini analitiche, concretezza e fiducia in sé stessi a partire dalla scuola dell’obbligo, anche in quanto molti ragazzi sono portati verso la concretezza e si sentono frustrati da approcci essenzialmente teorici.
Alcuni di questi ragazzi andrebbero poi indirizzati verso settori più in linea con le loro inclinazioni.
Una buona scuola e una buona università sono il volano dell’innovazione scientifico-tecnologica: e se l’Italia rinuncia a produrre innovazione le conseguenze saranno sempre più serie in quanto l’Italia sarà ancor più dipendente, addirittura poco in grado di comprendere cosa scegliere: se infatti non si hanno competenze in materia è difficile compiere scelte e decisioni, come d’altronde è avvenuto in passato per il nucleare o per alcune innovazioni nel settore della zootecnia o in quello agro-alimentare.
Il problema, come ben sappiamo, è la mancanza di risorse: ma investire nella scuola significa investire nel futuro, anche puntando sulla qualità dei docenti e su incentivi economici.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Saturday, September 06, 2008
Ritorno alla scuola della Gelmini, di Mario Pulimanti
Saturday, August 30, 2008
Vacanze, di Mario Pulimanti
All'ora di pranzo sono esausto. Cerco di mangiare, ma ho lo stomaco chiuso. Tento di dormire perché mi sento mortalmente stanco, ma non ci riesco: la solitudine non mi da tregua. Amici, amiche, moglie, figli e compagnia varia sono in vacanza, io no. Allora mi getto sull'erba del Parco Pallotta, insolitamente deserto come può essere solo un parco a Ferragosto, e guardo il cielo al di sopra di me: fantastico di essere un uccello per poter volare via da qui, lontano, verso straordinarie avventure. Sono solo. E sono triste. Quanto non lo sono mai stato in vita mia. Riprendo a piangere sommessamente: sento il disperato bisogno di avere qualcuno con cui parlare. D'un tratto, uno scricchiolio diverso dal solito. "Chi é?" domando incerto. Silenzio. Allora mi lascio prendere dalla paura. "Chi diavolo é?" urlo a squarciagola, mentre i passi sono ormai a pochi metri da me. "Zitto, Mario, sono io!". Ferruccio. E' la sua voce. "Sono solo, passavo di qui e ti ho visto" risponde. Sono felice di non essere più solo. Mi offre una mentina. E' deliziosa. "Vuoi sentire cosa penso delle vacanze?" mi chiede. Annuisco. Incrocia le gambe e inizia a parlare. "Sei fortunato. Non si può dire che le vacanze siano rilassanti". "Però é triste restare soli" lo interrompo. Ride. "Bé, per farla breve, io odio le vacanze. E le odierai anche tu, dopo che mi avrai ascoltato". E inizia a parlare "Per prima cosa é nata la villeggiatura, divenuta vacanza nell'evoluzione dei comportamenti sociali." Faccio una faccia scandalizzata. "Lo so, cosa credi?". "Oh, guarda che sei proprio permaloso!" mi prende in giro Ferruccio. "Insomma, Mario, stammi a sentire una buona volta, senza interrompermi." "Come, scusa?" dico. Arrossisco, ma prendo lo stesso ad ascoltarlo con attenzione. "La vacanza è nata per consentire a noi stessi di stare meglio -dice- di avere uno spazio libero nel tentativo che il riposo e la libertà ci rendano migliori. Si va in vacanza invece occupando il nostro corpo e la nostra mente molto spesso quanto e come le situazioni lavorative. Si va in vacanza come idea, idealità, forse l'utopia di cercare un luogo che non c'è, un silenzio ormai difficile da trovare. Ecco la vacanza è il grande luogo ormai del malessere, dei viaggi agognati, ma tormentati, in lungo e in largo per il paese o all'estero, carichi di voli da prendere, chilometri da divorare, carte di credito che ti polverizzano ogni idea di viaggio al risparmio. Si parte, si deve partire, non partire è come morire, come reietti messi al bando dal contesto e dall'omologazione sociale, per andare in vacanza litigano le coppie, soccombono le famiglie, piangono e si deprimono i single, si negano e si nascondono quelli che la vacanza non la sopportano o non se la possono permettere. Diverse sono le tipologie di vacanza, la mordi e fuggi, decise all'ultimo momento, durano poco, spartane con l'illusione di fare un affare. Quella esotica, deve essere inaccessibile, lontana, difficile, per pochi, non importa se poi trovi la Costa Crociere nell'isoletta spersa e la famiglia allargata del paese vicino. C'è la vacanza tutto sole, Maldive o Mar Rosso ai saldi, sempre esclusiva nell'atollo maldiviano ma invece tutto romano, lo pensavi tutto privacy e intimità. C'è la vacanza intelligente, quella colta, tutta musei, fiordi norvegesi, autostrade e parchi americani. Poi c'è quella casereccia, dalle spiagge larghe, gli ombrelloni stretti, bocce, pallavolo, musica, panini, pizze in quantità, una sagra paesana garantita 24 ore su 24. C'è infine quella tragica, depressiva, trasgressiva della notte dove l'obbligo è bere, drogarsi, farsi di tutto e di più, raccattando uno spazio di emozione che nemmeno ricordi al tuo risveglio, sono le vacanze dei cosiddetti giovani, bottiglie e rumore, pattume del divertimento mal vissuto, mal digerito, mai capito. La vacanza è allora uno stress, un impegno, dove il filo conduttore è fare qualcosa, qualsiasi cosa tranne il riposo, tranne i tempi vacui, lasciati andare agli spazi della mente, del sogno, quella pigrizia sonnolenta che nel caldo o la frescura della montagna ti fa ritrovare anche quel te stesso che credevi non ci fosse più. Ci logoriamo perché incapaci di vivere ormai il silenzio, il tempo lungo, il non luogo come risorsa, non come rigurgito di una incapacità, una sostanziale difficoltà ad uscire dagli schemi che dimostrano la nostra assuefazione dal tempo, dal fare anziché dall'essere, quel fare che ormai ti fa sentire parte del mondo perché non andare in vacanza significa una sconfitta, una rinuncia, non una scelta, oggi sarebbe davvero l'unica libertà." Detto questo, Ferruccio si interrompe e trae un profondo respiro. Lo guardo senza parlare. "Allora, Mario, ora sei ancora triste o sei contento per lo scampato pericolo di aver evitato una faticosa vacanza?" Mi sento incredibilmente calmo. Dopo un istante di silenzio, tolgo il broncio e gli dico: "Le tue non sono state parole gettate al vento". Penso che aveva proprio ragione Antonello Venditti, quando cantava la sua bellissima canzone "Ci vorrebbe un amico". Primo di invitare al bar Ferruccio per bere insieme una birra fredda, lo abbraccio.Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Friday, August 15, 2008
Olimpiadi, di Mario Pulimanti
Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)
Mare o montagna, di Mario Pulimanti
Wednesday, July 30, 2008
Sono rimasto a secco, di Mario Pulimanti
Il gruzzoletto in banca nel caso di vacche magre. Così mi ha insegnato papà Valeriano.
E poi all’improvviso il gruzzolo è sparito con l’introduzione dell’euro. E sono rimasto a secco.
No, non ho una scelta più retributiva di lavoro messa via nel cassetto dei calzini. No, affatto.
Sì, la cosa può anche essere raccontata diversamente agli altri e a me stesso ma, a torta finita, il desiderio di maggior guadagno resta solo una chimera appollaiata in un retrobottega del mio cervello.
Il nocciolo è che di soldi, anzi di euro, ce ne sono pochi in circolazione e, almeno per quanto mi riguarda, ci sono troppe occasioni per non esserci più.
Sarò di una perspicacia rara, ma non mi riferisco a divertimenti e vacanze ai Caraibi, per esempio Barbados o altro.
Gli euro devono coprire tasse e balzelli vari.
Che barba.
Non mi lascio intrappolare. Vada al diavolo pure la nuova finanziaria.
Alcuni colleghi dicono: “non vedi, Mario, che i nostri governanti si mostrano dispiaciuti. Del resto con questi nuovi contributi spariranno anche i debiti accumulati dai loro predecessori”.
Rispondo: nix. Nessuna giustificazione. A sparire non sono solo debiti statali pregressi, più o meno fantomatici, ma soprattutto il mio stipendio.
Forse il punto è questo: mi serve un’idea.
Dicono che uno tiene delle robe di riserva in un angolo della testa, come una specie di fondo di emergenza.
Sì, esatto. E allora questa volta sono stradeciso: vado a vivere in Lapponia.
Voglio dire, non è così orribile.
Insomma, almeno risparmierò sull’aria condizionata! Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Precari, di Mario Pulimanti
Monday, July 28, 2008
Tolleranza zero, di Mario Pulimanti
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Cagnolino seviziato, di Mario Pulimanti
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Wednesday, July 16, 2008
“Più biodiversità, meno Ogm”, di Mario Pulimanti
Saturday, July 12, 2008
Mi piacerebbe un G-8 risolutivo, di Mario Pulimanti
I paesi ricchi come Stati Uniti, Giappone e Cina si sono accaparrati la fetta più consistente di queste risorse, lasciando alle nazioni più povere gli avanzi.
Io, uomo di pace, ritengo che il problema trascende quello, storico e complesso, di chi ha e chi non ha.
E’ fondamentalmente una questione di ignoranza e intolleranza, elementi pressoché inscindibili. Quasi mai ci si imbatte nell’ignoranza senza la sua perversa gemella, l’ignoranza.
Alcuni, invece, ritengono che la fine del mondo é sì vicina, ma per motivi di ordine morale.
Pazzi fanatici. Adepti al culto di Geova che credono in un’ecatacombe purificatrice, che spazzerà via ogni corruzione e riporterà Geova nel mondo, dopo che questo sarà stato purificato.
Io, a mia volta, ritengo indispensabile il ruolo del G-8, indispensabile per affrontare i crescenti problemi comuni.
Oltre ai temi economico-finanziari e del rincaro delle materie prime, il G-8 ora tratta i problemi dell’Africa e dell’ambiente, la proliferazione nucleare, il terrorismo e la pirateria.
Il G-8 fu costituito nel 1975 da un nucleo originario di cinque Paesi - Usa, Francia, Germania, Regno Unito e Giappone - per affrontare la crisi monetaria di allora. Italia e Canada vi entrarono poco dopo e la Russia nel 1998.
Alle sue riunioni partecipano varie organizzazioni internazionali e, da qualche anno, cinque fra i maggiori Paesi emergenti: Cina, India, Brasile, Messico e Sud Africa (G-5) . Progressivamente, il G-8 ha poi ampliato le sue competenze. Oggi si interessa anche di sicurezza, economia ed ecologia. È un foro informale, con un summit annuale a livello di Capi di Stato e di Governo e varie riunioni ministeriali.
Non vi vengono assunti impegni vincolanti.
Le sue raccomandazioni, di conseguenza, sono purtoppo spesso disattese. La revisione della composizione e dei compiti del Gruppo non rientra nell’agenda della riunione che dal 7 al 9 luglio si terrà in Giappone, ad Hokkaido.
Forse verrà inserita in quella del Summit del 2009 con la presidenza italiana. Sarà un compito arduo, che impegnerà a fondo la nostra diplomazia, tanto più che il G-8 è l’unico organismo mondiale a cui l’Italia partecipa a pieno titolo.
La crescita dei Paesi emergenti potrebbe delegittimare la sua partecipazione al gruppo. All’Italia converrebbe -per mantenere il proprio rango- un G-8 a geometria variabile, con l’attuale nucleo permanente, a cui si aggiungerebbero di volta in volta le potenze emergenti, a seconda degli argomenti trattati.
Del resto la situazione in Africa è peggiorata, nonostante la crescita del Pil dovuta alle entrate dalle materie prime, ma di cui si appropriano le sue corrotte ed inefficienti classi dirigenti.
L’Asia ha oltre ogni ottimismo già superato gli obiettivi di sviluppo del millennio, fissati dall’Onu nel 2000. Essi tra l’altro prevedono che, tra il 1990 e il 2015, il numero di persone con reddito inferiore ad un dollaro al giorno e di quelle che soffrono la fame venga dimezzato, e che l’educazione elementare venga estesa a tutta la popolazione. La povertà e la fame in Africa sono invece peggiori di quelle del 1990.
Sono poi destinate ad aggravarsi per l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Potrebbero scoppiare carestie, rivolte e guerre civili; aumentare criminalità, terrorismo e fondamentalismo; originarsi incontenibili ondate immigratorie verso il Nord. Tali rischi andrebbero fronteggiati con massicci aiuti finanziari, con la distribuzione di sementi e fertilizzanti, con l’approvazione del Doha Round, con la rinuncia a produrre etanolo dai cereali e con l’eliminazione dei sussidi pubblici alle agricolture occidentali.
Nel G-8, tutti si dichiareranno d’accordo con tali misure, ma nessuno assumerà impegni vincolanti. Quindi, non se ne farà niente. D’altronde, è sempre accaduto così dal 2005, quando Tony Blair collocò l’Africa al primo posto delle priorità del G-8.Per l’ambiente, si auspicherà l’adesione degli Usa e della Cina al Protocollo di Kyoto.
Si discuterà anche degli emendamenti da proporre al Trattato di Non Proliferazione, nella Conferenza di Revisione del 2010. Potrebbero consistere nel divieto di costruire impianti per l’arricchimento dell’uranio e per il riprocessamento del combustibile spento, volto a recuperare il plutonio. In compenso, si sottolineerà come la creazione di uno o più banche mondiali di rifornimento delle barre garantirà il combustibile ai Paesi che hanno rinunciato a produrlo in proprio.
Per il terrorismo e la criminalità sarà come al solito auspicato il supporto tecnico ed addestrativo da parte dei Paesi avanzati a favore di quelli emergenti. Qualcosa di più concreto, ad esempio pattugliamenti congiunti, potrà essere previsto per contrastare la pirateria, aumentata negli ultimissimi anni.
Per i partecipanti, il summit di Hokkaido sarà un’occasione d’incontro, allietata dalle immancabili manifestazioni no-global. I problemi principali verranno rimandati al summit 2009, quando vi parteciperà il successore di Bush. Anche per questo, la presidenza italiana del G-8 sarà molto impegnativa.
Spengo il pc.
Arrossisco fino alla punta delle orecchie.
E’ che…mi piacerebbe un G-8 risolutivo.
Un sogno?
Forse.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Saturday, July 05, 2008
Ostia, di Mario Pulimanti
Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)
Wednesday, June 11, 2008
Dino Risi, nel ricordo di Mario Pulimanti
Friday, June 06, 2008
Pensieri, di Mario Pulimanti
Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)