Saturday, December 23, 2006

"Commediasexi" di Mario Pulimanti

Negli ultimi mesi in ufficio ho perso fino all’ultima molecola del mio amor proprio, mi hanno tenuto lontano da incarichi e reggenze anche se non ho mai pensato di suicidarmi.
Ehi, non mi va di essere inquadrato per uno che molla.
Esatto. Perciò vado al cinema.
Nelle mie intenzioni c’è di vedere un film comico.
Commediasexi di Alessandro D’Alatri va più o meno bene.
Mito: Paolo Bonolis, Sergio Rubini, Margherita Buy, Stefania Rocca, Rocco Papaleo e Michele Placido!
Ecco il cast del film. Sono rimasto a bocca aperta.
Troppa gente che ride.
Non riesco a capire.
Bene. Si finisce in gloria, con un sorriso una lacrima e un ciaociao
Il lieto fine: l’ho visto troppe volte sullo schermo.
Tutti hanno imparato, hanno trovato l’amore, capito gli errori che hanno commesso, scoperto le gioie della monogamia o della paternità, o dei doveri filiali, o della stessa vita.
Era meglio se alla fine del film l'onorevole Massimo Bonfili, politico impegnato nella difficile stesura di una legge sulla famiglia veniva ammazzato a fucilate.
Magari ucciso dall’autista Mariano, un Rubini che ha veramente reso credibile il proprio personaggio, cacciato di casa dopo aver scoperto solamente che la vita è vuota, lugubre e breve.
O da Michele Placido, in versione ruspante gourmet.
Ah certo, vien da dire quello che vien da dire, ma è vero che mi sono divertito.
Cavolo, con tutti i nostri problemi, abbiamo bisogno di queste storie.
Bè, mi duole dirlo, però.

Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Saturday, December 02, 2006

Problemi o guai? di Mario Pulimanti

Oggi è una giornata non tanto per la quale.
Vabbè, è stato un autentico shock scoprire che colleghi del mio ex ufficio ricevono reggenze a pioggia.
Devo ammettere che è duretto da sopportare: sto, infatti, alla canna del gas con i soldi.
E dire che il guadagnare bene era l’unica cosa che volevo fare in tutta la mia vita.
Inoltre, tanto per gradire, il mio secondogenito è vittima del bullismo scolastico.
Ed ancora: per dare un tocco mistico a quello che sto scrivendo, confesso di non sopportare gli integralismi religiosi.
Quelli all’Osama Bin Laden, tanto per intenderci. Comunque, non sopporto nemmeno Bush e Schwarzenegger. E…okay, potete anche aggiungere Hitler e Stalin. Anche se non è una grande furbata ammetterlo.
La morale è: problemi.
D’accordo, voi non mi conoscete, perciò se vi dico queste cose dovete credermi sulla parola.
Che state dicendo? Che non mi devo lamentare? Dovrei, infatti, sapere che medici africani, avvocati albanesi e chimici iracheni fanno i posteggiatori abusivi sul Lungomare di Ostia?
Non so cosa rispondervi.
Ma ora basta.
Ho la sensazione che è solo una totale perdita di tempo inseguire questi pensieri.
Mi hanno fatto nero.
Ho tanto bisogno di fermarmi.
Allora entro in un bar.
Prendo un caffè.
Il momento è passato.
Nessun problema: ora sto meglio.
Non c’è nient’altro da pensare. Non ho nient’altro da dire.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia - Roma)

Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera e a pubblicarla. Lido di Ostia - Roma 30/11/2006.
Mario Pulimanti, residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121, Lido di Ostia-Roma.
Recapiti telefonici: (Casa) 06/56342306; (Ufficio) 06/46653061; Cellulare: 3336981629.

Che novembre al Teatro Manfredi!!! di Mario Pulimanti

Al teatro Nino Manfredi di Ostia, a novembre, si sono alternati sulla scena Mariano Rigillo nel Misantropo di Molier e Arnoldo Foà, con Erica Blanc in “Sul lago dorato”, come spettacoli in abbonamento.
In questa versione il Misantropo di Moliére è stato trasposto con un’ambientazione moderna senza intaccarne, comunque, il messaggio. Sotto i riflettori le convenzioni sociali: da una parte Alceste (Mariano Rigillo) che combatte il finto perbenismo fino a quando non viene toccato in prima persona nello scoprire la frivolezza dell’amata Celimene (Annateresa Rossini). Alceste sceglierà la solitudine totale lasciando Celimene che viceversa si trova a proprio agio nella società. Estremamente affiatato tutto il cast con le musiche di Nicola Piovani e la regia di Roberto Guicciardini.
Arnoldo Foà ed Erica Blanc sono stati, invece, i due protagonisti della commedia “Sul lago dorato”, resa famosa dall'omonimo film di Mark Rydell del 1981 con Kathrine Hepburn e Peter Fonda, che vinse ben tre premi oscar, affiancati da Loredana Giordano e Valerio Santoro. Norman Thayer e la moglie Ethel, ormai ottantenni, si ritirano a vivere gli ultimi anni della propria vita sulla loro casa in riva al lago. Li raggiungono per l'estate la figlia, divorziata, e il suo nuovo fidanzato, che ha già un figlio adolescente, molto problematico. Chelsea, la figlia, spera di riuscire a ricucire il rapporto con il padre, da sempre travagliato. Ma l'incontro non funziona, e Chelsea se ne va col fidanzato, lasciando dietro come un pacco postale ai nonni il figlio, che ovviamente non gradisce la sistemazione. Ma la vita con i nonni, poco a poco, trasforma il ragazzo, che in particolare apprezza la saggezza del nonno. Al termine dell'estate, Chelsea ritorna con il fidanzato, diventato nel frattempo marito, e ringrazia i genitori per la positiva influenza esercitata sul ragazzo. Riappacificatasi con il padre, lascia i genitori a vivere con ritrovata serenità i loro ultimi anni.
Fuori abbonamento gli "House Blues Band" hanno presentato uno stupendo Tributo a Ray Charles e James Taylor. La Band vanta componenti di spessore come il capogruppo Remo Silvestro (chitarra voce) e Mario Donadone (piano e voce), Fabio Penna (contrabbasso) e il giovanissimo Milo Silvestro (batteria e percussioni).
Degna di rilievo è stata, inoltre, la rappresentazione messa in scena il 10 novembre dalla Comica Compagnia di “Ridere per Vivere! (Clown Dottori)” dal titolo: “Psicosomatica della sfiga, ovvero: tutto quello che avreste voluto sapere sulla malattia e nessuno vi ha mai spiegato prima ”. La serata è stata organizzata al fine di raccogliere fondi per l’Associazione “Ridere per Vivere!” che li ha impiegati in un progetto di Clown Terapia per i bambini ricoverati all’Ospedale Bambin Gesù di Palidoro.
A novembre è anche iniziata la stagione di prosa “Do, re mi, favolando!” Sarà un vero e proprio weekend teatrale per i bambini, dato che gli spettacoli sono previsti il sabato alle ore 16 e la domenica alle ore 11. Un cartellone con 14 titoli che si protrarrà fino a maggio 2007. Ne cura l'allestimento teatrale la Re Young International - Compagnia Scenari Paralleli.
Il mese di novembre si è chiuso con “Anja” che racconta la nascita di una grande storia d’amore, quella tra un Dostoevskij ormai maturo e la giovanissima stenografa destinata a diventare sua moglie. L’autore Giuseppe Manfridi è uno dei più grandi drammaturghi italiani contemporanei. L’allestimento nasce dalla ormai collaudata collaborazione tra Manfridi ed il regista Claudio Boccaccini, che ha già diretto molti spettacoli dell’autore. Il ruolo di Dostoevskij è affidato ad Alberto Di Stasio, quella di Anja ad una splendida Ivana Lotito, che a ottobre ho già avuto modo di applaudire ne “La Cerimonia” di Manfridi. Le musiche sono composte per lo spettacolo dal Maestro Antonio Di Pofi ed il cast di 19 interpreti è composto in buona parte da giovanissimi attori provenienti dalla scuola di teatro “La stazione” diretta dallo stesso Claudio Boccaccini. Complimenti, quindi, al direttore artistico Felice Della Corte anche per questi superbi fuori abbonamento che ci sta regalando.
Io, abbonato fedele, non mi sono perso uno spettacolo, ovviamente. Cavolo, non sono mica deficiente. Mi direte: ma se questo inverno ti verrà la famigerata influenza Wisconsin, facendoti perdere qualche rappresentazione? Spero proprio di no. In ogni caso nessuno, per questo motivo, mi potrà dire: “Brucerai tra le fiamme dell’inferno per l’eternità”. Sarebbe un pochino esagerato. Mario Pulimanti (Lido di Ostia - Roma)

Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera e a pubblicarla. Lido di Ostia - Roma 29/11/2006.
Mario Pulimanti, residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121, Lido di Ostia-Roma.
Recapiti telefonici: (Casa) 06/56342306; (Ufficio) 06/46653061; Cellulare: 3336981629.

Tuesday, November 21, 2006

Impotenza di Mario Pulimanti

Guardo la TV.
In Europa gli ospedali vanno a pezzi.
In Cina campagne allo stremo.
In America latina case confiscate.
In Africa corpi di bambini avvelenati con cibi sospetti.
Nei paesi integralisti menti all’ammasso.
In Iran lo spirito vitale del paese straziato, ridotto all’ultimo respiro.
Nei paesi dell’est i posti di lavoro si assottigliano.
Basta, non ce la faccio più.
Spengo la TV.
Mi rilasso pensando che in ogni caso queste inevitabilità non hanno nulla a che fare con me.
Sono cose che succedono a migliaia di chilometri di distanza, dall’altra parte dello schermo televisivo.
Vicino a me Gabriele, mio figlio grande, dice: “Qual è il senso di quello che sta accadendo? Chi è responsabile di questo stato di cose?”
Rispondo: “non è il caso di allarmarci troppo davanti a quello che abbiamo visto”.
Questo commento è accompagnato da un’occhiata molto significativa di Gabriele, che lo induce a puntare il dito su di me e a farfugliare con rabbia: “Hai del pelo sullo stomaco, papà, a stare qui senza far nulla!”
Soppeso la risposta: “E’ inutile cercare dei capri espiatori”.
Gabriele, dondolando la testa perplesso, esce.
Penso di aver sempre attribuito al destino un valore positivo. Ritengo che tutto sia arbitrario. Ci sono cose di fronte alle quali si è impotenti. Che grandi interessi stiano dietro al rendere l’esistenza di gente sfortunata ancora più dura di quanto non sia.
Non sono un ministro, un guru accademico o qualche dirigente con un posto nel comitato di elaborazione delle linee operative di qualche importante ente, ma solo un funzionario statale. Cosa posso fare io?
Questo: chiamo il piccolo Alessandro e insieme a mia moglie vado a vedere il tramonto sul mare.
A kiss and a big hug. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera e a pubblicarla. Roma, 21/11/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Recapito telefonico: Cellulare: 3336981629- Telefoni: (Ufficio) 06/46653061; (Casa) 06/56342306.

Thursday, November 16, 2006

Non so se riuscirò a farmene una ragione di Mario Pulimanti

Fa freddo questa mattina sulla metro di Ostia.
Sto andando al lavoro.
Ho vicino mio figlio Gabriele, diretto a Roma 3, la sua Università.
“Guarda qui papà”, mi dice, porgendomi il giornale.
“E allora?” dico diviso tra il cipiglio della concentrazione e l’anticipazione di un sorriso, nella speranza che si tratti di una notizia allegra.
Sto per leggere quando, di colpo, vedo quello che c’è scritto.
Raggelo, stupefatto.
E’ solo un trafiletto, ma cosi drammatico e sconvolgente che quasi non ci credo: “ragazzo down picchiato, insultato e filmato dai compagni di classe (ragazze comprese). Il tutto condito da scritte e saluti nazisti. Il filmato è stato rimosso da Google dopo la segnalazione del video arrivata sul tavolo del giudice milanese Corrado Carnevali”.
Non c’è bisogno di aggiungere che non riesco neppure a immaginare i motivi che hanno spinto questi studenti a compiere un’azione così orribile.
Picchiare un giovane down...che non può difendersi...
Non ha senso: qualcosa non torna.
Mi stringo nelle spalle. Non so se riuscirò a farmene una ragione.
A questo punto mi dichiaro battuto.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera e a pubblicarla. Roma, 15/11/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-

Tuesday, November 07, 2006

Un uomo pericoloso. Un uomo disperato. di Mario Pulimanti

Mi sveglio. Lascio mia moglie nel letto, il tempo è grigio e piovigginoso. Penso che debbo sbrigarmi, altrimenti faccio tardi in ufficio. Esco dal bagno. Mi infilo frettolosamente camicia e pantaloni, indosso la giacca ed esco. Poi scosso da un brivido di freddo, mi abbottono per bene il cappotto. Novembre comincia a farsi sentire. Guardo l’orologio e realizzo che faccio ancora in tempo per un cappuccino prima di prendere l’autobus. Al bar sfoglio un giornale della free pass. In prima pagina la foto di Saddam Hussein, condannato a morte. Mi sembra di scorgere sul suo volto lacrime brevi, purificatrici, che sanno d’odio. Occhi di velluto blu. Ciglia lunghe e folte. Ridicolo. Certamente sbaglio, come fa un uomo così a piangere? Un uomo pericoloso. Un uomo disperato. Un uomo capace di forti sentimenti. Di grande lealtà solo verso i suoi uomini. Un uomo amareggiato, distrutto dalle circostanze. Guardo da un’altra parte, imbarazzato. Per farla corta, una splendida canaglia piena di carisma. Per tutto il viaggio rimugino su questo fatto. Arrivo in ufficio. Penso: sicuramente nel 2006 una società civile non può accettare la pena di morte, come se fossimo ancora in pieno medioevo. Anche se si tratta di un assassino. Come Saddam Hussein. Precisamente Torno a casa. Prima di cena mi concedo un gin and tonic, in poltrona. Notevole. Ho una gran fame questa sera. Divoro i tonnarelli mare e monti di mia moglie. Mi spiace tanto per chi avrà sulla coscienza l’omicidio di Saddam. Io non c’entro niente. Come ha detta una volta in televisione Pippo Baudo: “Mi dissocio!” Beh, non ho molto altro da dire.Tutto qui. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Monday, October 30, 2006

Pendolare stanca di Mario Pulimanti

Sono sulla metro di Ostia diretto a Roma. Mi sono alzato con un fastidioso mal di testa. Quindi vado a lavorare controvoglia. Penso a mio padre. E’ morto qualche anno fa e la sua perdita mi ha segnato profondamente. Aveva solo sessantasei anni. Arrivo alla stazione della Piramide, ma il mio viaggio continua. Debbo, infatti, arrivare fino a Termini con un’altra linea della metro: l’affollatissima B. Scendo di sotto con la scala mobile. Mi rendo conto, appena vedo la piattaforma, che difatti è affollata all’inverosimile. Più del solito. Deve esserci stato qualche guasto e probabilmente non arrivano treni da almeno un quarto d’ora. Scendo dalla scala mobile. Tempo cinque minuti e arriva un treno, ogni centimetro di carrozza stipato di corpi sudati, accartocciati, pigiati in un insieme compatto. Non provo neanche a salire, ma nel pandemonio di persone che sgomitano per aprirsi un varco l’una sull’altra, riesco a guadagnare la prima linea della piattaforma e resto in attesa del convoglio seguente. Che arriva alcuni minuti dopo, ma pieno zeppo come il precedente. Quando le porte si aprono e qualche passeggero dalla faccia paonazza si fa largo tra la folla in attesa, mi pigio dentro e respiro una boccata d’aria viziata, stagnante Mi sembra che l’aria sia passata per i polmoni di ciascuno un centinaio di volte. Altra gente s’ammassa alle mie spalle e mi trovo spiaccicato tra un giovane arabo ed il vetro divisorio che ci separa dall’area dei posti a sedere. Normalmente avrei preferito mettermi con il naso pigiato contro il vetro, ma quando ci provo scopro una gran chiazza viscida, proprio ad altezza del mio viso, un accumulo di sudore e di unto lasciato dalla testa dei passeggeri che si sono strusciati contro la lastra trasparente, così non posso far altro che girarmi e fissare, occhi negli occhi il ragazzo che ho davanti. Quando al terzo o quarto tentativo si chiudono le porte io e lui ci ritroviamo ancora più pigiati perché la gente accalcatasi sulla porta senza riuscire a entrare finisce con lo stiparsi dentro insieme a noi. Se dovessi svenire non cadrei in terra perché spazio per cadere proprio non c’è. Arrivo a Termini decisamente provato. Al contempo penso che mi farebbe bene bere un caffè. Che prendo subito prima di entrare in ufficio. E’ proprio vero: pendolare stanca! Mario Pulimanti (Lido di Ostia - Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera e a pubblicarla. Roma, 26/10/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Recapito telefonico: Cellulare: 3336981629- Telefoni: (Ufficio) 06/46653061; (Casa) 06/56342306.

“Tassinari” cari e arrabbiati di Mario Pulimanti

Con una mano digito sui tasti del mio PC, nell’altra ho il terzo pezzo di dolce che ha fatto mia moglie. Lei non usa mai un comune cioccolato per dolci: solo autentico Perugina. Adesso vi state chiedendo chi sono io? Beh, eccovi accontentati. Ho 51 anni. Da tempo ho lasciato alle spalle la timidezza dell’infanzia e dell’adolescenza. E’ sera, sono a casa davanti al computer e, mentre scrivo, mi accorgo di avere gli occhi gonfi e rossi per la troppa consuetudine con lo schermo del PC, che uso sia al lavoro che a casa, agli angoli della bocca cominciano da tempo a farsi avanti rughe profondamente incise, il profilo della mascella non è sfuggito all’incipiente doppio mento. I capelli, una volta neri, sono ormai bianchi e, per di più, in questo momento reclamano disperatamente un taglio. La mia non è una faccia che attira simpatia, eppure, al contempo, è una faccia che non nasconde nulla, una faccia di cui ci si può fidare. Simonetta, mia moglie, essendo nativa dell’Alta Sabina, carezza spesso il desiderio di stare in campagna. Lei dice della campagna vera, di cui il parco dell’Appagliatore, recentemente inaugurato dal Sindaco Veltroni, è, a suo dire, poco più di una volgare parodia. Ieri passeggiavamo. Abitiamo vicino a Piazza delle Repubbliche Marinare. Le mostro l’angolo sud-est, dove c’è una specie di giardino. Mi risponde che qui, invece del silenzio incantato delle sue colline, si sente il sobbalzare delle macchine e, dato che Ostia è vicino a Fiumicino, anche il continuo rombo degli aerei . Né, aggiunge la fedigrafa, vi sono rondini o usignoli a guardarci dagli alberi di Corso Duca di Genova, bensì piccioni metropolitani, grandi storni con il loro guano e cornacchie nere e grosse come galletti amburghesi. “Non dire stupidaggini” dico. “Non sono sicura d’aver capito” risponde con una punta di sacrosanta indignazione. E, sorridendo, mi stringe con forza tra il pollice e l’indice, piegandomeli. Ma, nel frattempo, cosa sta succedendo intorno a noi? Passeggiamo tra persone sgarbate, barboni ubriachi, signore profumate, transessuali impomatati, studenti svogliati ed anche un po’ bulli e tassisti arrabbiati contro la liberalizzazione delle licenze decisa da Bersani nell’ambito della manovra-bis. Tale misura aveva, infatti, suscitato una dura reazione di tutta la categoria dei tassisti per la grave preoccupazione che si potesse giungere alla concentrazione dei titoli in poche mani ed alla trasformazione dei tassisti in salariati. Per questo motivo un emendamento ha modificato la normativa relativa alla liberalizzazione dei taxi in modo da alleggerirne le conseguenze sulla categoria, pur conservando intatto lo spirito e gli effetti del provvedimento. In effetti la misura iniziale comportava una certa rigidità e lentezza dei tempi di adeguamento dell’offerta all’esigenza dei consumatori. In pratica le principali misure apportate con il cosiddetto “pacchetto Bersani” sulle liberalizzazioni approvato con il decreto-legge n. 223 del 4 luglio 2006 e definitivamente convertito dalla Legge n. 448 del 4 agosto 2006, per i tassisti prevedono una nuova disciplina del servizio ed aumento dei mezzi in circolazione attraverso la programmazione a livello locale. Sono anche previste possibilità per i tassisti di ampliare i turni di lavoro, avvalendosi di dipendenti o familiari, e per i consorzi di utilizzare veicoli aggiuntivi. Ora i tassisti cantano vittoria, anche se Bersani è convinto di aver portato a casa misure che garantiranno il potenziamento del servizio. A questo punto mi chiederete perché ho parlato del problema della deregulation sulle licenze dei taxi. Tranquilli, vi rispondo subito. Lo spunto me l’ha dato il mio carissimo amico Giorgio, ciellino come me. Stavamo tranquillamente parlando di Formigoni, di Lotito e della Kidman, quando improvvisamente mi ha voluto raccontare un episodio increscioso accaduto alla madre il giorno prima. Lei, maestra in pensione, da alcuni anni ha alcuni problemi alle articolazioni che le impediscono di muoversi come vorrebbe ed, in caso di sforzo prolungato, le provocano gonfiore e dolore alle giunture e stanchezza. Per questo motivo sia lui che la sorella Antonella spesso l’accompagnano in macchina a trovare i parenti o a fare dei controlli medici periodici. Purtroppo destino ha voluto che l’altro giorno né Giorgio, né Antonella potessero accompagnarla ad una visita medica. Per questo motivo ha chiamato un taxi. Terminata la visita ne ha chiamato un altro che, però, si è presentato dopo due ore di attesa. Alle sue ovvie, ma garbate, lamentale il tassista prima le ha consigliato di prendersela con il famigerato Ministro Bersani, poi, a seguito di una sua timida difesa dell’attuale Governo, con tono maleducato l’ha invitata a scendere. Ed è così che la mamma di Giorgio, lasciata in mezzo ad una via trafficata, non ha potuto far altro che recarsi, pian pianino, alla più vicina fermata dell’autobus. Delusa ed amareggiata. E dire che se invece che a Roma fosse nata a New York, dove c’è sempre stata la liberalizzazione delle licenze dei taxi, la mamma di Giorgio avrebbe potuto prendere tranquillamente uno dei tantissimi taxi che lì ci sono pagando, oltretutto, meno della metà di quanto si paga qui da noi dove “i tassinari” sono cari, arrabbiati e non esitano a farti spendere più euro possibili. Ho saputo che a volte alcuni di loro, approfittando della distrazione del passeggero, fanno giri lunghi rispetto all'itinerario. Sarà vero? Mah… Del resto, come ho detto, Bersani ha provato a migliorare la situazione. E loro come hanno reagito? Bloccando le città. Ah, sembra che alcuni di loro, ancora non contenti di quello che hanno finora ottenuto, minaccino altre proteste. Mario Pulimanti (Lido di Ostia - Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera e a pubblicarla. Roma, 25/10/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Recapito telefonico: Cellulare: 3336981629- Telefoni: (Ufficio) 06/46653061; (Casa) 06/56342306.

Friday, October 27, 2006

De Castro e i cibi sani di Mario Pulimanti

Ecco: sto scrivendo perché, da seguace di Don Gius, ritengo che il cristianesimo sia un culto missionario che desideri la salvezza di tutti gli uomini. In ogni caso, da vecchio ciellino, ritengo che pure le altre religioni siano portatrici di verità e di valori morali. Per di più, condivido la strada dell’autocritica intrapresa dal concilio Vaticano II e proseguita da papa Wojtyla, il Grande. Aborro, inoltre, l’orrore dello Shoah e penso che il mio Dio non assista impassibile alle sofferenze umane con un atteggiamento enigmatico ma, al contrario, sia un Dio buono, generoso, comprensivo verso i difetti degli uomini, pronto più a soccorrerli che a giudicarli. In realtà, oltre che ciellino, sono anche un dipendente del Ministero dell’agricoltura e, in quanto tale, gradirei evidenziare come l’attuale Ministro Paolo Di Castro, inizialmente accusato da più parti di aver assunto una posizione laica sugli Ogm, al contrario ha chiesto che il biologico sia Ogm free, mantenendo inoltre la presenza fortuita di Ogm autorizzati nelle sementi a livello zero. Perché parlo degli Ogm? Per il fatto che mi sono spaventato nel leggere che la trippa e la polenta siano cancerogeni. Il pesto anche, immagino, invece, che il cous cous sia sanissimo. Che tristezza! I fautori degli Ogm e del cibo Frankenstein sembrano voler cancellare persino i piatti simbolo della storia gastronomica italiana, avvelenare (con la paura, l’ansia, la minaccia) il grande gusto della tradizione, in un tentativo di sradicamento che, peraltro, tocca numerosi altri ambiti. Occorrerebbe protestare per questi attentati, non solo al buongusto, ma anche al nostro palato! Protesta, infatti, l’associazione Slow Food, che ha lanciato nei giorni scorsi un appello: “Più biodiversità, meno Ogm”, perché davvero non può essere vero che il cibo delle nonne faccia male e quello geneticamente modificato renda invece più giovani e aitanti. Alla mobilitazione hanno risposto molti ristoranti sparsi in tutta Italia. Un tuffo nella sana tradizione italiana, alla faccia di chi, forse, ci vorrebbe tutti a fare la fila da Mc Donald’s. Lo sforzo è necessario, mentre si moltiplicano i tentativi di propagandare gli alimenti geneticamente modificati come più sicuri e buoni. Serve, invece, grande chiarezza, corretta informazione, difesa dei prodotti tradizionali e di chi li coltiva, rispetto dell’ambiente e della salute dei consumatori. Oltre al Ministro De Castro, sono molti ormai gli Enti locali (tra Regioni, Province e Comuni) che hanno già promulgato norme per dichiararsi “Ogm-free”, liberi da Ogm. Anche io vorrei, oggi idealmente schierarmi su questo fronte sempre più vasto, armandomi... di buon appetito, augurandomi che non abbiate scoperto in questo mio discorso elementi della filosofia cinica. In caso contrario, credetemi, ciò è avvenuto contro la mia volontà. Forse vedo le cose come un papà affettuoso pieno di premure per i miei figli, sia chiaro. Del resto al centro della mia vita c’è sempre stata la mia famiglia. Ed è un’utopia pratica, se così si può dire, sperare in cibi genuini per i nostri cari? Altrimenti sul problema della massima precauzione in materia di ogm free il pericolo del fondamentalismo alimentare è alle porte. Ed è per questo motivo che condivido ancora di più l’impegno serio e concreto assunto da De Castro affinché sia garantita una produzione e un'alimentazione libera dagli Ogm che si riproducono, si diffondono e mettono a rischio la nostra agricoltura e la nostra alimentazione senza chiedere autorizzazioni o permessi. Certo non è facile il compito di De Castro, che si trova comunque a dover contrastare le pressioni delle potenti lobby industriali, favorevoli agli Ogm. Basti pensare che ad agosto è arrivato in Europa, attraverso un carico nel porto di Rotterdam, il riso americano Ogm della Bayer che, dopo essere passato attraverso Germania, Francia, Svizzera, è riuscito purtroppo a superare anche le frontiere italiane. La vicenda è grave. Quindi, dato che è la domanda di consumatori e agricoltori ad orientare l’offerta del mercato, facciamo tutti attenzione ad escludere sempre gli Ogm dalle filiere di produzione. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera e a pubblicarla. Roma, 20/10/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-

Bibbia e Corano di Mario Pulimanti

Mi chiamo Mario ed abito a Ostia. Rientro a casa dal lavoro. Sono seduto su un duro sedile di un vagone del metrò. Socchiudo gli occhi, perso nelle mie riflessioni. Sarà per il fatto che sono stanco. Sarà perché mi sento una fame da lupi come mi accadeva quando avevo appena dato un esame all’Università. Non lo so. Però penso, penso, penso… Non sono certamente un uomo con una posizione appetibile. Sono solo un funzionario statale bloccato al nono livello da molto tempo. Da quando va vanti questa storia? Da 16 anni. Funzionario statale suona, comunque, un po’ stalinista, a mio parere. Penso ad un mio amico del quale sono stato il testimone di nozze. E’ una cosa che fra uomini come me dovrebbe rappresentare un legame per tutta la vita. Eppure ultimamente ci siamo visti poco. Ho deciso, appena torno a casa gli telefono. Parola di giovane marmotta. Ma ecco che, riflettendo e rimuginando, a un tratto mi trovo, ahimè, coinvolto in mistiche congetture. Mio malgrado, sia ben chiaro! Ecco, davanti a me vedo il discepolo senza nome vicino a Maria di Cleofa, mentre al suo maestro crocifisso gli viene inferto un colpo di lancia nel petto. Intanto Anna, il sacerdote assassino, ride del Gesù morente sulla croce, insieme a Satana, capo delle forze del male, che perde però la battaglia definitiva quando Cristo, l’Unto, risorge. “Eli, Eli, lemà sabactàni?” Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato? Io, cattolico ciellino, mi servo del dogma per uscire fuori dai miei dubbi razionali. Quindi penso al Corano, che non ha difficoltà nell’esortare a diffondere le sue verità religiosa anche con la forza fisica. E’ facile dire che la nostra arma è la parola. Mi ricordo che alcuni giorni fa ho rivolto queste mie devote perplessità a Stefano, mio fratello. Ricordo anche che lui, sornione, mi ha lanciato un’occhiata stupita, consigliandomi di non fumare troppo pakistano nero. Mah… Cosa avrà voluto dire? La metro va e io continuo a pensare. Il cattolicesimo non prevede la fine imminente di questo mondo e si aspetta l’instaurazione del regno di Dio, non tramite una campagna politico-militare, né mediante la conquista politica del potere. Il suo messaggio è diverso da quello dell’Islam. Questo anche per merito del pensiero politico liberale sviluppatosi in Occidente nel secolo scorso, anche per merito di cattolici-modernisti come Hugues-Félicité Robert de La Mennais, Jacques Maritain, Vincenzo Gioberti, Antonio Rosmini e Alessandro Manzoni, secondo i quali la religione è un’attività separata e distinta dalla politica. Invece l’Islam è rimasto antico, non avendo mai operata questa separazione tra religione e politica. E se Mazzini fosse nato a Beirut, invece che a Genova? Ah, tra un pensiero e l’altro sono finalmente tornato a casa. Alla prossima! Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera e a pubblicarla. Roma, 13/10/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-

Friday, October 06, 2006

Tanto pè ricordà Nino Manfredi di Simonetta D'Ippoliti Pulimanti

Ieri sera stavo sul balcone con mio marito Mario a gustarmi una splendida ottobrata romano-lidense. Forse sarà stato il clima gradevole, forse il vinello sabino che ci siamo portati da Collevecchio, forse perché siamo abbonati al teatro di Ostia che porta il suo nome, il fatto è che ad un certo punto c’è venuto spontaneo canticchiare il ritornello di “Tanto pè canta” del grande Nino. Sì, proprio lui, Nino Manfredi. E adesso mi è venuta voglia di scrivere al giornale per ringraziare Nino per la sua arte e per aver scelto Roma come sua città. È vero che ci restano i suoi film, ma da quando non c’è più ci sentiamo più soli, senza di lui. Con lui se n'è andata una generazione di grandissimi artisti. Nonostante questo Nino è sempre stato semplice e disponibile con tutti, senza assumere mai aria da divo. Dentro di me Nino sarà sempre vero Rugantino. Sarebbe bello se lo Stato si ricordasse di questo grande artista, sia per la sua famiglia che per noi cittadini che lo abbiamo sempre stimato, unico anche ad esprimere disincanto e disillusioni con la sua recitazione e con quel suo inconfondibile sguardo a metà tra l'ironico e il malinconico. Ci manca moltissimo. Troppo! Simonetta D'Ippoliti Pulimanti (Lido di Ostia - Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 6/10/2006. Simonetta D’Ippoliti Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 3 , c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3388354178-

Tuesday, October 03, 2006

L'alchimista Prodi e la finanziaria filosofale - 2 post di Mario Pulimanti

Preparatevi, perché la mia visione del mondo potrebbe non coincidere esattamente con la vostra. Venerdì il Consiglio dei Ministri ha esaminato la finanziaria 2006. Si capovolge la logica alla base dei due moduli targati Tremonti che aveva trasformato le detrazioni in deduzioni e si torna al vecchio sistema. Il ritorno alle detrazioni sarà accompagnato da un incremento consistente degli importi per i famigliari a carico. Ma sarà vero che in questo modo si determinerà un alleggerimento del prelievo a favore dei nuclei più numerosi e di quelli monoreddito? Se così fosse io ne sarei avvantaggiato. Speriamo. Anche perché i problemi economici, in questa epoca post-euro, li abbiamo un pò tutti. A meno che Prodi & Co non pensino di risolverceli prendendo tempo, in attesa che presto ci spuntino le ali, tiriamo fuori le nostre arpe e andiamo a occupare la nostra nuvoletta in cielo! E, mentre questo tragico dubbio mi assale, improvvisamente mi trovo immerso in bizzarri pensieri economici-finanziari, alla ricerca spasmodica di qualche modo per risolverli. Immagino, così, di essere un maestro di alchimia, l'antica arte considerata la progenitrice della chimica moderna, che veniva praticata nei tempi andati ed il cui obiettivo principale era la ricerca della famosa pietra filosofale, che si credeva potesse guarire tutte le malattie ed avesse la capacità di trasformare i metalli in oro, cosicché chi l’avesse posseduta sarebbe potuto diventare come un novello Re Mida, sovrano entrato nella mitologia per trasformare tutto ciò che toccava in oro. Nella serie fantastica di Harry Potter la pietra filosofale compare nel primo episodio, che ha appunto questo titolo, ed è custodita in un corridoio segreto ad Hogwarts da un enorme cane a tre teste. Ma questa è un’altra storia. Intanto io per un attimo mi illudo appunto di essere un famoso alchimista che, dopo una vita spesa negli studi, ha finalmente trovato la possibilità di coronare quello che per secoli è stato il sogno non realizzato di tanti alchimisti, la pietra filosofale, portatrice sana di ricchezza e di gloria! Mah… Torno subito, purtroppo, con i piedi per terra augurandomi che questo Governo possa regalarci, se non proprio una pietra che trasformi il metallo in oro, almeno una bella finanziaria che sia in grado di trasformare il nostro stipendio di euro se non in oro quantomeno… in argento!
2 - Vorri essere ricco.
Gradirei diventare ricco per poter realizzare dei sogni incredibili che, però, fino a qualche anno fa, nel periodo pre-euro, riuscivo tranquillamente a realizzare. Non sto parlando certamente di un cottage in montagna, di una villa in riva al mare o di una villetta di campagna, sarebbe veramente troppo! Ma non sto alludendo nemmeno ad una macchina molto potente, perché servirebbe troppa benzina o al mangiare smoderatamente, perché ingrasserei! Desidererei, invece, essere ricco solo per il semplice gusto di pagare il bollo della macchina, cambiare gli pneumatici, aggiungendo chiaramente anche la convergenza, l’equilibratura ed il cambio periodico dell’olio. Visto che ci sono farei anche la revisione e il famoso bollino blu antinquinamento, giusto per il gusto di esagerare. Vorrei essere ricco anche per poter pagare l’Irpef qualche giorno prima della scadenza e non qualche mese dopo. Vorrei a questo punto strafare e pagare perfino l’Ici e la tassa dei rifiuti ed inoltre le bollette della luce, dell’acqua, del gas e del telefono. Aggiungo allora le spese del condominio e la mensa scolastica. Per non dimenticare l’abbonamento Rai, l’assicurazione della macchina, gli zaini, i quaderni, le tasse scolastiche ed i libri dei ragazzi che vanno a scuola, Alessandro in seconda media e Gabriele universitario presso la facoltà di Giurisprudenza di Roma 3. Insomma vorrei essere tanto ricco per poter fare tutte quelle cose che fino a qualche anno non mi intimorivano, mentre ora mi mettono in apprensione.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 3/10/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-

Tuesday, September 26, 2006

Il difficile caso dell’eutanasia di Ernesta Aloisi Pulimanti

Eccomi qui a scrivere al giornale non per una dissertazione divertente e piacevole, ma per esaminare una questione ostica ed imbarazzante. Infatti, tra le varie controversie che accompagnano (e inaspriscono) i temi angoscianti del nostro tempo, conversando domenica scorsa ad Ostia - dopo un generoso pranzo a base di pesce - con Mario, il mio primogenito, ci siamo trovati inaspettatamente ad affrontare il difficile caso dell’eutanasia. All’affermazione di mia nuora Simonetta, la quale sosteneva che il progresso scientifico e tecnologico trasforma sempre più i problemi della vita e della morte da naturali in artificiali, nel senso che fa aumentare il controllo sociale sui momenti fondamentali di accesso e uscita dalla vita, io ho aggiunto che questo è ancor più vero se si pensa che viviamo in un mondo in cui quasi più nessuno muore in casa propria, e gli ospedali sono attrezzati in modo da poter ritardare la morte in senso tecnico per periodi relativamente lunghi di tempo. Ma, riflettendo con calma su questi discorsi il giorno dopo, nella quiete della mia casa, mi sono chiesta: se fosse veramente questo il quadro globale della situazione concernente l’eutanasia, quale sarebbe, allora, il vero valore della vita? Effettivamente questa imprevista e fortuita conclusione equivarrebbe proprio ad un invito allo scetticismo. Ed ha fatto bene il nostro Presidente Napolitano ad aprire un dialogo a livello istituzionale sull'eutanasia, dopo l'appello rivoltogli recentemente da un malato terminale? Tanto è vero che, se affermassimo ciò, a questo punto saremmo costretti edonisticamente ad affermare che la fede è inutile nella ricerca del valore della vita e che, in ogni caso, la negazione del trascendente può servire da viatico che ci accompagna nel nostro cammino, essendo appunto inutile porsi la domanda su cosa troveremo una volta giunti a destinazione.Viceversa, io - da cattolica apostolica romana - vorrei invitare i nichilisti che la pensano così a guardare, invece, alla vita come a una scelta criticamente orientata in senso religioso. Di fatto, il valore della vita, a mio parere, dipende dalla capacità di seguire virtuosamente i percorsi esistenziali che ci indica la nostra fede, insieme interessanti per noi e giustificabili da un punto di vista morale secondo la nostra fede cattolica e la nostra coscienza, valori che ci mettono al riparo dai pericoli intellettuali che possono provenire sia da un eccessivo attaccamento alle cose dovuto al materialismo sia dallo scetticismo sempre più dilagante e di moda. Senza dimenticare che lo sforzo più grande di esistere non è non abituarsi a morire, ma pensare che questo nostro cammino terreno è solo temporaneo e che, quindi, non è la ricerca della morte indolore, o di altri edonismi effimeri, il fine per cui siamo stati creati. Ernesta Aloisi Pulimanti (Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 26/9/2006. Ernesta Aloisi Pulimanti, residente in Via Enrico Cravero n. 20, scala U, interno 3, 00154 Roma, Telefono: 06/5128416.

Sunday, September 24, 2006

Cattolici giustiziati di Mario Pulimanti

E’ una tranquilla mattina di settembre. Sono nato sotto il segno del Sagittario ed a dicembre raggiungerò la veneranda età di 51 anni. Non mi ritengo né allegro, né spiritoso e se pensate che sia soddisfatto del mio stipendio da statale, potete allora definire Bagdad una meta turistica. Abito ad Ostia, il Lido della Città Eterna. Questo quartiere mi è sempre piaciuto, con le sue strade diritte, le case colorate e l’odore di salmastro diffuso nell’aria. In questi mesi estivi è stata spesso illuminata da fuochi pirotecnici, tanto che di colpo, invece che ad Ostia, sembrava di essere a Beirut. Bene, adesso, dopo aver degustato un ottimo caffè, leggo il giornale. Ma cosa c’è scritto in prima pagina. No, non è possibile! Giustiziati i tre cattolici indonesiani condannati a morte dopo scontri con gruppi musulmani nel 2000, in cui morirono centinaia di persone. Alcuni testimoni oculari, nei giorni scorsi, hanno insistito inutilmente sulla loro innocenza. Ah, adesso sì che mi sono rovinato la giornata. Senza commenti… Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 22/9/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-

Tuesday, September 19, 2006

Il Papa minacciato di Mario Pulimanti

E’ una limpida giornata di sole, a metà settembre. Collevecchio, un delizioso vecchio e tipico paesino di campagna della Sabina meridionale, un centinaio di case, un migliaio di abitanti. Uno di quei posti in cui passare qualche giorno di vacanza, o magari una vita intera lontano dal caos delle città: un posto tranquillo, insomma. Ed è qui, vedendo il telegiornale nel salotto di mia suocera, che mi è giunta la notizia delle critiche islamiche alle parole del Papa Benedetto XVI da parte di esponenti islamici. Integralismo totale. Oscurità medievale. Terrorizzato, sono state queste a caldo le mie prime sensazioni, mentre avevo il sospetto di non riuscire a formulare mentalmente una risposta abbastanza plausibile a quanto avevo appena ascoltato, tanto mi era sembrato assurdo. Subito dopo, mentre ero ancora disorientato, improvvisamente si è fortunatamente materializzato sul video don Julián Carrón, il nuovo presidente di CL che ha preso il posto del compianto don Gius. Okay, mi sono detto. Non tutto è perduto. Infatti mi sono subito ripreso ascoltando il presidente ciellino che ha affermato che il Papa non voleva affatto offendere gli islamici, ma richiamare tutti a un uso corretto della ragione. Ed io, ciellino della vecchia guardia, non posso che condividere pienamente queste parole. Per don Carròn è difatti evidente che ci troviamo davanti ad un’intolleranza intollerabile nei confronti della critica pacifica a causa delle posizioni preconcette di certi esponenti islamici. Don Carròn precisa anche che “il Papa dice una cosa vera affermando che non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”. Ed a questo punto invita tutti i credenti “a stare con il Papa”. Buona idea. Sono completamente d’accordo. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 19/9/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-

Saturday, September 16, 2006

La prima edizione della Festa internazionale del Cinema di Roma di Mario Pulimanti

Mi trovo a Collevecchio, in un bel ristorante aperto da poco che occupa i locali di recente costruzione situati vicino allo stadio comunale. In pochi mesi di attività ha fatto registrare un boom di clienti, anche perché si mangia molto bene. Osservando l’interno ravvivato con un arredamento particolarmente eccentrico ad un certo punto ho cominciato a parlare di cinema. Forse perché sto trascorrendo una serata davvero unica mangiando degli ottimi tonnarelli al tartufo, accompagnati da un Chiaranda del Merlo, fermentato in rovere ed affinato in bottiglia. Forse perché sta per iniziare la prima edizione della Festa internazionale del Cinema di Roma, voluta fortemente dal sindaco Walter Veltroni, attesa manifestazione che avrà una madrina d’eccezione: Nicole Kidman che presenterà in anteprima mondiale "Fur", nel gran galà di apertura della Festa che si terra' venerdi' 13 ottobre alle ore 20 presso la sala Santa Cecilia dell Auditorium Parco della Musica. Lei, australiana dalla pelle del colore della porcellana, con i lineamenti perfetti e delicati, oltre ad essere una donna di indubbia bellezza è anche la mia attrice preferita.... Chissà… Comunque, al di là della splendida Nicole, ammiro da sempre anche Woody Allen, e sarebbe bello se ci fossero dei film con lui regista e la Kidman interprete principale. Inizialmente il cinema di Woody Allen era giocato sul comico. Poi c'è stato il tempo della serietà che per altro pochi presero allora sul serio. Ed a me questo grande comico sconcertato dalla sua stessa comicità mi è sempre stato caro. Woody Allen è alla continua, quanto improduttiva, ricerca della felicità. Decisamente simpatiche sono le sue battutine irriverenti, con o senza doppi sensi e i dialoghi tra i suoi personaggi. Mi piace anche per questo il cinema di Allen, che non si vergogna a omaggiare i suoi maestri e a raccontare di sé attraverso i tanti film che ha visto negli anni giovanili. A volte per raccontarsi usa un linguaggio che è il balbettio di un adolescente alle prime armi con una dichiarazione d'amore, e il balbettio della parola si traduce in immagine, in un montaggio tutto pezzi, interruzioni, frammenti e ragguagli. I suoi film riescono a divertire senza cadere nelle volgarità, ed i dialoghi sono sempre ben costruiti con delle battute folgoranti e con lui, Woody Allen, che riesce sempre, con la sua aria da bambinone, a farci sorridere ed a farci dimenticare per un attimo eventuali problemi di lavoro o familiari. Lui, infatti, è sempre simpatico, leggero, rilassante, ed è per questo che ci fa sorridere con i suoi dialoghi geniali. Del resto le sue sono delle commedie sfiziose ed intriganti, che non mi stanco mai di rivedere. Abbiamo così poco di cui sorridere negli ultimi tempi. Fortunatamente ci sono loro: Nicole, Woody. Vedo i loro film godendo dell’energia che le loro interpretazioni sembrano emanare. Né mi importa se in questo momento, leggendomi, state esprimendo il vostro dissenso. Ho deciso, del resto. Dopo questa ottima cena torno a casa a rivedermi Dogville e Manhattan. Questo e altro, per il re. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 15/9/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-

Saturday, September 09, 2006

Perchè l'Italia rimane la roccaforte del comunismo mondiale? Quesito di Mario Pulimanti

Il comunismo sembra aver esaurito il suo corso, basti pensare a come si trova ora la Russia per colpa di Stalin e dello stalinismo. Per non parlare, poi, della Corea del Nord, dove soffrono la fame nonostante stiano costruendo testate nucleari. Cuba è molto indietro rispetto al resto del mondo, mentre la Cina sta passando al libero mercato dopo il fallimento del vecchio sistema. In Nicaragua, oltretutto, i sandinisti hanno perso le elezioni. E, mentre accade questo, la nostra Italia rimane la roccaforte del comunismo mondiale. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 6/9/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-
Risposta
In Italia l'eredità del Pci è inestinguibile. Come inestinguibile è l'eredita della complessa, civile e prolifica dialettica fra Dc e Pci che ha consentito a questo nostro Paese di diventare Nazione in 60 anni a fronte dei secoli che sono serviti a tanti stati europei e non solo. Le manifestazioni dell'affermazione del mondo dei lavoratori dipendenti sono tantissime, diverse fra di loro cosi come il capitalismo della Francia è diverso da quello della Turchia e come tantissimi sono i capitalismi esistenti. I diritti sindacali di milioni di cittadini, che lavorano, sono garantiti da una sinistra, forse un pò confusa oggi, ma decisa a non disarmare e comunque ancora forte.
Io continuerò a pubblicare i suo pezzi senza timore. Io come ogni persona di sinistra credo nel confronto. So che non ci sono paradigmi definiti una volta per tutte. La luce della ragione assicura rispetto per tutti e per ogni diversità. Questo mondo e capace di ospitare chiunque, basta che non ci sia qualcuno che vuol sottomettere ed escludere gli altri.
Cordialmente, Ignazio Mazzoli direttore di Edicolaciociara.it

Meglio Collevecchio di Mauro Polimanti

Sono da poco tornato dalle ferie che ho trascorso a Collevecchio, terra d’origine di noi Pulimanti, ammirando il levare del sole, la luce che avanzava dall'orizzonte imbiancando il cielo nero della Sabina, le ombre che si dissolvevano quasi evaporando sotto i raggi splendenti, le colline che sembravano animarsi come onde di un mare fossile risvegliato da un lungo torpore, gli incubi della notte che svanivano. Per pochi minuti la temperatura era meravigliosa, né fredda, né calda, e la luce perfetta; tutti riposavano ancora tranquilli. Il mondo assisteva in silenzio al miracolo del giorno che tornava a visitare la terra. E, mentre trascorrevo tranquillamente le mie vacanze dondolandomi su una comoda amaca, riflettevo sul fatto che, come quasi tutti gli italiani, anche questo anno non mi sono comunque potuto godere un tramonto caraibico sul bordo di una piscina. Va bene Collevecchio, ma volete mettere le Barbados? A chi dare la colpa? All’euro, ama prontamente rispondere a questa domanda mia madre Ernesta. Difatti sono ormai sei anni che in Italia possediamo l’euro. La moneta unica europea ci ha fatto entrare, in questo modo, pienamente in Europa. Tuttavia, l’entrata dell’Italia in Europa ha significato anche l’entrata di Roma in Europa. E quindi di noi romani. Ma, mentre il resto dell’Italia si sta progressivamente europeizzando, non mi sembra che lo stesso stia capitando qui da noi, “nell’urbe eterna”. Tanto è vero che, contrariamente ai padani i quali sono ben felice di sentirsi mitteleuropei, o ai piemontesi i quali sognano di fare un po’ i francesi, o agli snob fiorentini che vorrebbero tanto chiamare le loro colline Chiantistiche, a noi romani, invece, di diventare inglesi, o francesi, o tedeschi, o per lo meno spagnoli non ci interessa per niente. Ed io, nativo dello storico rione del Testaccio con discendenze trasteverine, cresciuto nel quartiere “giardino” della Garbatella e, dopo essermi sposato da 22 anni, residente ad Ostia “il mare di Roma” -e, quindi, profondamente romano e ben lieto di esserlo- posso, a ragione, affermare che noi romani, da più di duemila anni, a torto o a ragione, ci sentiamo superiori a tutti. E’ un atteggiamento che fa parte della nostra storia, del nostro carattere e del nostro modo fanfarone, ma sincero, di affrontare la vita. Ce lo vedete un romano fare la fila alla posta di Testaccio come Mr. Jones al post office di Kensington? Ce lo vedete un romano parcheggiare la sua automobile come un danese a Copenaghen? O ridere delle insipide barzellette fiamminghe? E quando va in spiaggia vestirsi come quei tedeschi con sandali e calzini che incontri non solo sul lungomare di Ostia, ma anche, con lo stesso look, nel centro di Roma? No, non è bastato certamente l’euro a convincerci che un wurstel vale una coscia d’abbacchio né che la pancetta con le uova fritte sia più saporita dei rigatoni con la pajata o della coda alla vaccinara che cucinava mia nonna Jole. E, fortunatamente, allo stesso modo la pensano anche i miei figli Gabriele e Alessandro e tanti loro amici. Il romano è un osso duro per l’Europa. Prima di piegarci ad un nuovo modo di vivere e di pensare passeranno molti anni, forse diverse generazioni. E, probabilmente non ci riusciranno mai! Del resto “civis romanus sum! Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)

Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 7/9/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 3 , c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-

Friday, September 01, 2006

Il Nobel a Bob Dylan di Mario Pulimanti

Sono da sempre un grande fan di Bob Dylan ed ascolto i suoi dischi da quando avevo undici anni. Questo grande artista ha, a mio parere, influenzato assolutamente tutto il paesaggio musicale degli ultimi 40 anni. Sono, difatti, sicuro che Dylan conosce pochissimi accordi eppure la sua esecuzione ha sempre qualcosa di speciale, di riconoscibile. Ci sono degli errori che sono diventati parte del suo suono. Del resto, per la prima volta introdusse l'elemento civile nelle canzoni. È lui che ha creato la canzone civile, parlando anche della guerra nucleare. Per me Dylan è la quintessenza del rock'n'roll. Ho cominciato ad ascoltarlo a metà dei Sessanta, quindi non l'ho mai considerato un cantautore o un poeta folk; per me lui era rock, elettricità, movimento. Quando, per esempio, canta "Hurricane", sembra il canto di un pugile, di un combattente e penso che si possa ben dire che, come Elvis ci ha liberato il corpo, Bob Dylan ci ha liberato la mente. Poi, a proposito di un suo famoso brano "Highway 61 Revisited", mi piace ricordare che, la prima volta che l'ho ascoltato, sono rimasto affascinato dai suoni di tutti gli strumenti che ci sono in quel disco. Veramente emozionante. E’ senz'altro vero che è difficile dire su Dylan qualcosa che non sia già stato detto, e magari dirlo anche meglio. Basterà forse ribadire che Bob Dylan è un pianeta ancora inesplorato. Per un cantautore lui è indispensabile almeno quanto lo sono per un falegname chiodi, martello e sega, e, come ha detto parlando di lui un altro grandissimo della musica internazionale, Tom Waits, che io condivido pienamente: "In Dylan sono importanti anche i fruscii dei suoi bootleg degli anni Sessanta e Settanta. Lui vive nell'essenza delle sue canzoni". Ed adesso dopo cinque anni, è uscito Modern Times, il primo nuovo album di Bob Dylan dopo cinque anni. Esattamente è il suo 44 album. Grande, grandissimo Dylan. Giù il cappello, anche da sessantacinquenne continui ancora a stupirmi! A quando il Premio Nobel per la letteratura? Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)

Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 1/9/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-

Voglio il Ponte sullo stretto di Messina di Mario Pulimanti

A differenza di molti sono favorevole alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. Non mi hanno convinto, infatti, i denigratori di questa importante opera quando parlano di problemi tecnici ed ambientali. Infatti questo Ponte, unendo la Sicilia alla Calabria, consentirebbe l'attraversamento dello Stretto in tre minuti, riducendo così le distanze che fino ad oggi hanno ostacolato lo sviluppo economico e turistico del meridione. Proprio per questo il ponte rappresenterebbe l'ultima delle grandi opere volute dall'Unione Europea per completare la continuità territoriale in Europa. Il Ponte di Messina non sarebbe quindi un'opera colossale ed isolata, bensì un'opera destinata ad entrare nella storia, portando la Sicilia in Europa e dando il via a una serie di processi di riqualificazione delle infrastrutture del Mezzogiorno tra i quali il completamento delle reti stradali e ferroviarie. Del resto ogni grande opera pubblica suscita dibattiti, opposizioni, lacerazioni politiche e sociali. Tanto più un ponte, come questo di Messina, che ha di per sé un particolare valore simbolico. Io, che sono un cinquantunenne di Ostia, ciellino da sempre, appartengo anche alla maggioranza silenziosa degli italiani che vedono nel Ponte di Messina una buona occasione per la rinascita di Messina, dell'area dello Stretto ed, in definitiva, di tutto il meridione. Si al Ponte! Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma).
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 1/9/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 3 , c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-

Wednesday, August 02, 2006

Il teatro "Nino Manfredi" di Mario Pulimanti

Sono un cattolico, convinto dunque che la mia anima sopravviverà alla morte biologica. A coloro che, avendo riposto da sempre la loro fiducia nella scienza, mi obiettano che non sarà mai possibile vedere la faccia di Dio, contemplando tutti i misteri che contiene, rispondo in tono deciso che sì sono un credente, ma non uno stupido. Sono un uomo triste quando penso che mio padre è morto 14 anni fa. Non sono mai riuscito a sopportare di non poterlo rivedere più. Di aver perduto la visione del suo volto, la luce del suo sguardo. Ecco, adesso ho gli occhi umidi mentre scrivo. Lui, poeta ed artista, amava molto il teatro. Ed oggi io sono particolarmente contento: ho, difatti, rinnovato il mio abbonamento al teatro Nino Manfredi di Ostia per me, mia moglie Simonetta e per il mio secondogenito Alessandro (il grande, il ventenne Gabriele, da tempo viaggia ormai da solo). Il teatro Nino Manfredi è “figlio” di alcuni miei conterranei lidensi, che l’anno scorso hanno acquisito una costruzione che per tanti anni ha funzionato come cinema (l’ex Cucciolo, per intendersi) ristrutturandola totalmente. Il Manfredi ha ben 300 posti. Ed ha anche un nome importante: quello del grande attore Nino Manfredi che, con i suoi bellissimi maglioni di Missoni, con l'aria furba e bonaria di chi aveva voglia di raccontarsi, prima che gli altri raccontassero lui, nonché una robusta capacità di non prendersi sul serio, ha costituito, insieme a Tognazzi, Mastroianni, Gassman e Sordi un pokerissimo d’assi che per anni ci hanno fatto divertire. Ed ora il Teatro più importante di Ostia si chiama come lui: Nino Manfredi. Di conseguenza la nostra amata Ostia ha una programmazione teatrale di livello nazionale: tanto è vero che nella stagione 2006/2007 si alterneranno sulla scena, tra gli altri, Pietro Longhi, protagonista della commedia “Mia famiglia” di Eduardo De Filippo; Mariano Rigillo nel Misantropo di Molier. Ci sarà, poi, uno dei maggiori esponenti del Teatro italiano: Arnoldo Foà, con Erica Blanc. Poi Pietro Longhi e Cristiana Vaccaro, ne “Il gufo e la gattina”; Anna Mazzamauro con “Signorina Silvani…Signora, prego!!”. Quindi il portiere brizzolato de “Un posto al sole”, Patrizio Rispo, in “Morte di Carnevale”. Inoltre, “Singles”, spettacolo comico con Rodolphe Sand, autore e direttore, che precederà la coppia Mario Zucca - Marina Thovez indaffarati nell’allestimento di “Separazione”. Chiuderanno la stagione la commedia “Storia strana su una terrazza napoletana”, con Luigi De Filippo, figlio di Peppino, ed “Uscita d’emergenza”, che vedrà la presenza sul palco dello stesso direttore artistico del Teatro Manfredi, Felice Della Corte. Il teatro è un'arte antica, un po' speciale, dove l'opera coincide con l'artista. L'attore non è solo il tramite di un'opera, è l'opera stessa. In teatro, se non c'è l'attore non solo non c'è arte ma in fondo non c'è neanche… teatro. Almeno non nei termini in cui teatro si fa e si vede da ben tremila anni. Come dice Giorgio Albertazzi: “Il cinema è bello, ma se lui è la pelle, il teatro è lo spirito”. Mio padre, il poeta Antonio Valeriano, usava spesso dirci. “Amo l’arte e il bello in generale. Amo il mare e il suo profumo. Mi piace osservare le stelle. Adoro la campagna dolce di Collevecchio. Amo il cinema. Ma più di tutto amo il teatro, da quando ho memoria”. E lui, che aveva iniziato scrivendo opere teatrali, ci confessava che il teatro lo attraeva molto, reputandolo una forma letteraria più completa rispetto al racconto e anche allo stesso romanzo. Del resto, parafrasando il grande Nino: “Il teatro è un piacere, se non è buono, che piacere è?”.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

Thursday, July 27, 2006

Il mondo sta ora migliorando? Spero di sì di Mario Pulimanti

Eccomi qui davanti al computer in questa caldissima serata di fine luglio. Non sono di quelli che raddrizzerebbero i quadri in una sconosciuta camera d’albergo. Ricordo certe terribili foto di campi di concentramento, immagini dei sopravvissuti di Auschwitz e Bergen-Belsen e Buchenwald, denunce viventi contro l’intero genere umano, con le loro divise a strisce e quegli occhi così pieni di consapevolezza di come fossero diventati. Mi chiedo: Mario, il mondo sta ora migliorando? Spero di sì. Ma, forse, la mia è solo l’illusione di uno sciocco. Infatti io, ciellino di vecchia data, vorrei commentare una notizia che mi ha profondamente scosso. L’8 giugno la tomba di don Luigi Giussani, il fondatore di Comunione e Liberazione, è stata profanata. Don Luigi Giussani, nato a Desio (Milano) nel 1922, è morto nel febbraio 2005 dopo lunga malattia. Il suo funerale è stato celebrato dall'allora cardinale Joseph Ratzinger, poi diventato Papa Benedetto XVI. E, da un anno e cinque mesi, è sepolto nel Famedio del cimitero Monumentale di Milano dove, prima del furto, c’erano nove cuori d’argento con le lettere p.g.r., per grazia ricevuta a rappresentare nove miracoli sussurrati: delicati omaggi ad una persona che il risultato più grande lo ha ottenuto riorganizzando un cattolicesimo vitale in una società se non contraria, quanto meno comodamente disinteressata a dogmi e dottrine religiose. Miracoli senza nessun effetto speciale. In realtà questa è una tomba che non è come le altre a causa di un continuo pellegrinaggio dei fedeli che ogni giorno fanno visita a don Gius. Una semplice lapide: “Don Luigi Giussani, 15-10-1922, 22-2-2005”. E a terra molti fiori e ceri allineati. Ad un certo punto qualcuno ha allungato la mano, mettendosi in tasca due ex voto in argento, dopo averli trafugati dalla tomba. Ed è così che due dei nove ex-voto sono scomparsi, insieme a una piccola icona con la Madonna in legno. Tanto che, per motivi precauzionali, sono subito stati tolti i rimanenti sette ex-voto. Il furto, pur se di scarsa rilevanza, è comunque un fatto simbolico, un gesto di disprezzo, uno sgarbo verso don Gius ed il suo movimento. Un vandalismo. Per tutti noi, vecchi e nuovi militanti di CL, don Giussani è un santo. Mi vengono ora in mente le parole di don Julián Carrón, il sacerdote spagnolo successore di don Gius e nuova giuda del movimento: “l’urgenza in questo nostro tempo, non è l’etica ma la sfida del nichilismo. La domanda è chi, in questo deserto che avanza, è in grado di trovare il gusto e la ragione del vivere. Qui, e solo qui, ci giochiamo il futuro”. Del resto don giuss ha sempre amato stare in mezzo alla gente e condividere la loro vita. Ci ha sempre insegnato anche ad usare la ragione ed ad essere aperti al dialogo. Penso che, comunque, lui avrebbe detto di non fare un dramma di questo furto, definendola una semplice ragazzata. Pazienza. Pensando e digitando sui tasti del mio PC mi accorgo che si è fatto tardi. Infatti sento mia moglie che mi chiama. Beh, tanto vale smettere qui. Vado a letto. Mi addormento svuotato di ogni energia e piombo in un sonno greve, in un respiro pesante. Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

Saturday, July 22, 2006

Una buona educazione “a pane e libri” di Ernesta Aloisi Pulimanti

Sono mamma di tre figli (Mario, Antonella e Stefano) e quattro volte nonna (Gabriele, Alessandro, Serena e Sara). A questo punto chi meglio di me può parlare di pediatri ed educatori? Ma sì, lasciatemi dire qualcosa in merito, perché effettivamente un po’ di esperienza ce l’ho! Lo predicano editori e bibliotecari. Lo dice il buon senso. Leggere ad alta voce una fiaba ai più piccoli fa bene a tante cose: stabilisce un profondo contatto emotivo tra genitore e figlio, riappacifica, fa scoprire ai bambini, e agli stessi adulti, il piacere della lettura. Il mio non vuole essere un atteggiamento snob di chi non vede di buon occhio i prodotti tecnologici moderni (play station, telefonini, walkman, lettori MP3, stampanti, computer e via discorrendo) ma il comportamento scaturisce dal convincimento che una buona educazione “a pane e libri” sia sempre preferibile a qualsiasi prodotto tecnologico. Ed a dispetto di molti di voi che si saranno scandalizzando, giudicando queste mie affermazioni antiquate e superate, io sostengo, invece, l’importanza che hanno i libri, anche nella prima infanzia. Il problema, però, a questo punto è, in primo luogo, quale libro scegliere e, poi, come raccontare una storiella ai nostri figli e nipoti. Ed io, avendo vissuto direttamente questa esperienza posso, se me lo consentite, esporre il mio pensiero su questo argomento, anche perché la mia esperienza di mamma la sto ora adoperando nei confronti dei miei quattro nipoti. A offrire una risposta a noi genitori e nonni con l’ansia di sbagliare e figli e nipoti pronti a divorare tutto, ci stanno pensando -in questa caldissima Estate 2006- le case editrici, le quali ci presentano in questi mesi estivi il meglio della loro produzione editoriale: libri morbidi di stoffa e di peluche, cartonati, libri con i buchi e tridimensionali, adatti per i bambini più piccoli, insieme a filastrocche, scioglilingua e le storie dei personaggi più amati, dalla Pimpa a Spotty a Geronimo Stilton, ma anche pubblicazioni per bambini più grandi ed anche per ragazzi. Passeggiando l’altro giorno con mia nuora Simonetta, che abita ad Ostia, ho avuto modo di visitare la sesta edizione della manifestazione culturale “Approdo alla lettura”, che è iniziata a giugno e finirà a metà settembre. Grazie anche al direttore artistico del teatro di Ostia, il bravissimo attore Paolo Perelli, questa manifestazione sta gradevolmente animando anche questa estate le serate del Pontile di Ostia “sotto il cielo di Ostia, davanti al mare di Roma” come usa dire simpaticamente il bravo Perelli, a conclusione dei quotidiani spettacoli di intrattenimento che si tengono su di un palco attiguo agli stand del libri di “Approdo alla lettura”, il cui protagonista privilegiato è senz’altro il libro. Sono, difatti, più di cinquemila le pubblicazioni esposte in questa area allestita ad Ostia sul Piazzale dei Ravennati, e molti gli incontri con scrittori, giornalisti e poeti che si recano a Ostia per presentare i loro ultimi libri. Forse, però, le case editrici dovrebbero pensare ad invogliare i piccoli lettori (futuri lettori adulti) non solo in queste manifestazioni -graditissime- ma in tutto l’anno. E, per prima cosa, dovrebbero ridurre i prezzi dei libri, che ultimamente sono lievitati un po’ troppo. E permettetemi di terminare questa mia lettera goliardicamente facendo presente che, se non si legge "Non c'è scampo!", come disse il pescivendolo che aveva venduto tutto. Saluti a tutti e buona lettura! Ed in questi giorni di calura estiva, cosa c’è di meglio di un buon libro da leggere in spiaggia mentre si è cullati dalla brezza marina?
Ernesta Aloisi Pulimanti (Roma).
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 21/7/2005. Ernesta Aloisi Pulimanti, residente in Via Enrico Cravero n. 20, scala U, interno 3, 00154 Roma, Telefono: 06/5128416.

Thursday, July 13, 2006

Una propria strada in agricoltura per vincere sulla qualità di Mario Pulimanti

Provengo dall’associazione Gioventù Studentesca (GS), condivido da sempre le idee di Comunione e Liberazione (CL) -il movimento ecclesiale fondato da don Luigi Giussani-, sono un ex allievo salesiano di 51 anni e sono un abitante del Lido della Città Eterna. Rientro a casa dal lavoro e sono seduto su un caldo sedile di un vagone della Roma-Ostia. Socchiudo gli occhi, perso nelle mie riflessioni. Sarà il caldo di questa serata estiva di luglio, sarà perché lavoro al Ministero dell’Agricoltura, ma ad un tratto mi trovo a pensare…all’agricoltura biologica. Questo tipo di agricoltura, molto a cuore all’attuale Ministro Paolo De Castro, non utilizza sostanze chimiche (concimi, diserbanti, anticrittogamici, insetticidi, pesticidi...) e organismi geneticamente modificati, i cosiddetti OGM. I metodi di coltivazione sono naturali: selezione di specie rustiche, resistenti alle malattie; rotazione delle colture (non si coltiva continuamente la stessa pianta, impedendo ai parassiti di ambientarsi); piantumazione di siepi e alberi che, oltre a ricreare il paesaggio, danno ospitalità ai predatori naturali dei parassiti e sono una barriera per possibili fonti d’inquinamento esterno; coltivazione in parallelo di piante sgradite l’una ai parassiti dell’altra; uso di fertilizzanti naturali, come il letame; incorporazioni nel terreno di piante appositamente seminate, come trifoglio o senape. In caso di necessità, si difendono le colture con sostanze naturali vegetali, animali o minerali: estratti di piante (come il piretro, che deriva da una pianta erbacea), insetti utili che predano i parassiti, farina di roccia o minerali naturali (rame e zolfo). Tuttavia mentre ragiono, sono arrabbiato e a disagio con me stesso, sentimenti che non avevo mai patito prima di essermi chiesto perché solo ora, in una nazione come la nostra, culturalmente ricca di tradizioni, ambiente e paesaggio, invece di preservare la qualità e di migliorarla anche attraverso nuove opere di promozione, che ci avrebbero già consentito da tempo di raggiungere nuovi mercati, come ad esempio la Cina, facendoci fare passi avanti in termini qualitativi, offrendo prodotti di altissima qualità a consumatori sempre più esigenti, al contrario per molti anni non si è attribuita la debita importanza agli aspetti concernenti il potenziale produttivo, le misure di mercato, la promozione e la competitività del settore agroalimentare. In ogni modo, prima non mi ponevo il problema della qualità dei cibi e sebbene quello fosse un modo un po’ arido di vivere, per certi versi non era da disprezzare, si evitava almeno di sprecare tempo nel chiedersi se quello che mangiavi fosse cibo genuino o no, per gli dei! In ogni modo, dopo un lungo periodo dove l'agricoltura era considerata la cenerentola dell'economia ed era trascurata da tutti anziché essere riconosciuta per quello che effetivamente è, ovvero l'economia primaria, e veniva considerata semmai un peso da sopportare e supportare, noi consumatori abbiamo ricominciato a dare attenzione alla qualità del cibo, a considerare la provenienza dei prodotti che assumiamo, cercando sempre di più di conoscere, verificare e controllare i nostri alimenti. Ma è soprattutto ora, e principalmente grazie al Ministro Paolo De Castro, che sembra che l'Italia non stia più tentando di copiare gli USA, ma stia cercando, invece, di tracciare una propria strada di agricoltura di qualità, garantita e controllata. Certamente non potremmo mai combattere contro la possibilità produttiva degli Usa e di altri grandi stati ma saremmo lo stesso in grado di combattere e vincere sulla qualità che abbiamo e che non dobbiamo tenere nascosta, come se ci vergognassimo di averla. Oggi, come va giustamente affermando De Castro, l'agricoltura chimica, l'agricoltura massificata sta per fortuna arrivando al capolinea, l'agricoltura concepita come una fabbrica dove si trasformano delle materie prime sta dimostrando sempre più i suoi limiti e la sua insostenibilità. Del resto l'agricoltura non sarà mai assimilabile ad una fabbrica ma è un lavoro delicatissimo di equilibri su forze viventi. Ecco. Dopo queste disquisizioni agro-filosofiche-culinarie sono giunto a casa. E’ ora di cena e metto, finalmente, le gambe sotto il tavolo dopo una lunga giornata di lavoro, lasciandomi avvolgere dal suadente canto e dalla luce -una luce fiorente- che emettono gli spaghetti cacio e pepe che ho davanti a me. Ma, ad un tratto mi blocco pensando se un po’ di OGM non sia per sbaglio finito dentro il mio piatto. Questo contribuisce ulteriormente alla mia sensazione di disagio e contrarietà, ma mi blocco lo stesso senza protestare, cercando dentro di me una risposta al terribile quesito. Del resto sono stato io stesso a chiedermi se effettivamente nell’agroalimentare si sta favorendo lo sviluppo delle imprese che hanno reale potenzialità competitiva, assicurando la necessaria tutela sociale alle fasce più deboli, senza dimenticare, comunque, i diritti di noi umili consumatori. Mia moglie Simonetta è seduta davanti a me, i nostri occhi si incontrano in uno sguardo di divertita intesa, come quando qualche anno fa ridevamo davanti alle buffonesche esagerazioni dei nostri due figli Gabriele e Alessandro. “Contenta?” le dico “Ora cosa facciamo?” l’apostrofo, sforzandomi di sembrare comico e riuscendo solo ad apparire rabbioso. Rabbioso e stanco. Lei non reagisce comunque alla durezza della mia voce. Probabilmente non ha capito niente, penso. Accanto a sé ha il piatto con i resti del cibo che non ha finito. “Non metterci tanto impegno da dimenticarti di mangiare quella roba”, la ammonisco. “Dammi retta”. Ottengo in risposta solo un altro cenno distratto e mi arrendo. “Io mangio, Simonetta. Sarà comunque una cena lunga”. E una notte ancora più lunga, aggiungo tra me… pensando a quello che ho mangiato… ma ho una consolazione: sarà con tutta probabilità l’ultima notte che passerò a riflettere su quello che ho mangiato a cena. Da domani, infatti, verrà data maggiore importanza alla qualità dei cibi, come del resto ha anche consigliato il Ministro Paolo De Castro alla sua collega spagnola Elena Espinosa, ministro spagnolo dell’Agricoltura, nell’ambito degli incontri bilaterali sulle riforme UE per ortofrutta e vino e sul dossier mediterraneo per la pesca, affermando che sia in Italia che in Spagna sta cambiando la domanda dei prodotti e che la responsabilità di loro Ministri dell’Agricoltura è proprio quella di calibrare l’offerta in modo compatibile con la richiesta dei consumatori, con un occhio di riguardo proprio alla qualità ed al pericolo che potrebbe provenire dai cibi prodotti con alimenti scadenti. Adesso vado a dormire. E, nonostante la speranza di cibi qualitativamente migliori, sono triste pensando alle popolazioni del terzo mondo che non hanno nulla da mangiare, nemmeno i prodotti non biologici. Poso, allora, un braccio sulle spalle di mia moglie e mi addormento all’istante. Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

Monday, July 10, 2006

La sagra della Crostata di Mario Pulimanti

Vivo ad Ostia, mi chiamo Mario e sono un cinquantunenne con i capelli talmente bianchi, che a volte mi dicono che assomiglio a Kit Carson, il pard di Tex, che tra i pellerossa Navajo è proprio per questo motivo soprannominato Capelli d'Argento. Anche se negli ultimi tempi ho ricordi simili ad istantanee sbiadite, vorrei parlare di una sagra: quella della Crostata. A Collevecchio, grazioso paesino sabino alle porte di Roma, domenica 2 luglio 2006 è tornato infatti, come ogni anno, il tradizionale appuntamento con la sagra della Crostata, organizzata dal Comune e dalla Pro-Loco. Così, una crostata lunga più di 300 metri, preparata dagli stessi collevecchiani suddivisi in contrade, si è snodata per il corso e lungo le mura di questo splendido borgo medievale. Una striscia continua di crostata, che ha raggiunto i 240 metri nel 2004 ed ha superato i 250 nel 2005 (record mondiale, segnalato nel Guinnes dei Primati) anche in questo 2006 è stata così ammirata nelle varietà dei colori e preparazione. Difatti, nel comune di Collevecchio la Sagra della Crostata è in voga dal 2000. C'era un gioco che facevamo da bambini. Bisbiglio, si chiamava, o gioco del telefono. Il primo bambino pensava qualcosa, una parola o una frase, e la bisbigliava ad un altro. Lo potevi sentire una volta sola, non erano ammesse le ripetizioni. Poi un bambino passava il messaggio all'altro, ciascuno riferendo quello che credeva di aver sentito. Ora che arrivava all'ultimo della fila, era qualcosa di completamente diverso e vi assicuro che c'era da spanciarsi dal ridere. Così è accaduto domenica: il rappresentante della contrada di Cicignano, situato all'inizio del nastro di crostate ha riferito al suo vicino una frase che quando è arrivata a me ed a mio figlio Alessandro, rappresentanti dell'ultima contrada, quella di Piedicolle, era stata completamente travisata. Immaginate: il primo a parlare, juventino doc, ha definito Moggi innocente, mentre la frase giunta a noi auspicava, al contrario, un deciso intervento di Borrelli e company contro calciopoli o moggiopoli che dir si voglia. Quindi, ammesso e non concesso che Moggi sia colpelvole, ritengo che non per questo anche i suoi amici debbano per forza esserlo anche loro. Difatti non bisogna giudicare gli uomini dalle loro amicizie: Giuda frequentava persone irreprensibili!
Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 10/7/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-

Monday, July 03, 2006

“Parole, parole, parole…" di Mario Pulimanti

Provengo dall’associazione Gioventù Studentesca (GS), condivido da sempre le idee di Comunione e Liberazione (CL) -il movimento ecclesiale fondato da don Luigi Giussani-, sono un ex allievo salesiano di 51 anni e sono un abitante del Lido della Città Eterna. Lavorando al centro di Roma tutte le mattine prendo il trenino nella stazione di Lido Centro. Recentemente è entrata in servizio sulla nostra ferrovia Roma-Lido la “Freccia del mare”. E noi utenti stiamo, ora, cominciando a prendere confidenza con queste nuove vetture, che comunque non sono proprio come le hanno descritte. Non essendoci ancora l’aria condizionata, fa molto caldo dentro i convogli perché i finestrini si aprono a compasso e, specialmente se questi treni sono stati in sosta prolungata nella stazione capolinea della Piramide, è indescrivibile il surriscaldamento delle vetture, ma è ben immaginabile il conseguente disagio per noi sudatissimi pendolari di questi mesi estivi. Ci sono, oltretutto, pochi posti a sedere. Mi hanno detto che la “Freccia del mare” è così chiamata perché doveva garantire corse speciali dirette tra la Piramide (Porta San Paolo) ed Ostia senza fermate intermedie. Invece le fermate sono rimaste le stesse. L’entrata in esercizio della “Freccia del mare” doveva anche ridurre i tempi medi di frequenza sotto i cinque minuti. Anche queste promesse non sono state mantenute. E dire che, aumentare la quantità di servizio e migliorarne il comfort, dovevano essere i due obiettivi primari della Società Met.Ro. Del resto, lo stesso Sindaco Veltroni aveva definita un’operazione strategica importante quella di non acquistare nuovi treni, ma di ristrutturare quelli vecchi. A suo dire un nuovo convoglio della “Freccia del Mare” sarebbe costato 10 milioni di euro, contro i 600.000 euro spesi per la sua rimessa a punto. Addirittura si parlava di collegare la Roma Lido con la linea B, in modo che Roma avrebbe finalmente avuto una vera metropolitana del mare che avrebbe collegato Rebibbia ad Ostia. Come dicevano Mina ed Alberto Lupo: “Parole, parole, parole…” Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 3/7/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-

Monday, June 26, 2006

Uccelli in volo e sporco in terra di Mario Pulimanti

Vorrei portare all’attenzione il pietoso e grave stato in cui riversa da un po’ di anni la zona di Corso Duca di Genova dopo Piazza delle repubbliche Marinare, ad Ostia. Io infatti abito al civico n. 253, area costantemente presa d’assalto da stormi di uccelli apprezzati per le loro piroette in aria, ma che hanno anche il vizio di sporcano le strade e le macchine parcheggiate. In effetti questi uccellini sono un problema per noi residenti della zona. Si mettono in fila sugli alberi e sporcano ovunque. Abbiamo provato con una specie di pistola che ogni cinque minuti faceva un botto intimidatorio: gli uccelli scappavano, ma al botto successivo tornavano sugli alberi che sono proprio di fronte casa nostra. Poi hanno iniziato a non scappare più. Non sapevamo più cosa fare. Questi uccelli sporcano dappertutto… Non c’è pace. Alcuni di noi hanno pensato ad un rappresentate di anticoncezionali. Ovviamente si porrebbe un problema: non si tratterebbe, infatti, di prodotti che gli uccelli maschi possano indossare, benché la Provvidenza non ponga limiti all’evoluzione. Si tratterebbe di pillole da mescolare al mangime. Se le femmine le mangiassero tutti i giorni diventerebbero sterili, così gli uccelli comincerebbero a diradarsi. Ma ci sono anche quelli che, pur ritenendo giusto che gli uomini abbiano i preservativi, le pasticche, l’eutanasia, dall’altra parte pensano che è altrettanto giusto che gli uccelli non li abbiano, povere bestie, che possano riprodursi naturalmente, sporcare naturalmente, spegnersi naturalmente, in famiglia o sui marciapiedi lidensi di Corso Duca di Genova. Ciò che più ci fa arrabbiare è il fatto che per un po’ di tempo non si erano fatti più vedere e noi speravamo di essercene finalmente liberati. Infatti l’anno scorso esperti della LIPU hanno provato a cacciarli via con dei richiami: l'esperimento consisteva nel far sentire il grido d'allarme degli stormi attraverso degli altoparlanti, per farli allontanare Tutto inutile: per alcuni mesi non si sono fatti vedere e poi sono nuovamente tornati. Tanto è vero che il degrado e lo scempio sono recentemente addirittura aumentati. . Oltretutto fanno chiasso di continuo, anche mentre dormono. Faranno brutti sogni! Sporcano le macchine in sosta sotto gli alberi. E persino gli alberi possono essere danneggiati di tutte gli escrementi di migliaia di volatili. Problema difficile da risolvere. Ed ormai gli stormi hanno ripreso pieno possesso dei palazzi di questo tratto di Corso Duca di Genova e i risultati si vedono. Così sui davanzali delle nostre finestre e sui marciapiedi, questi poveri uccellini posano indisturbati i loro escrementi che ormai hanno creato un vero e proprio tappeto. Ed oltre ad essere uno spettacolo indecoroso, capita spesso che il guano atterri anche sui passanti. Ora ho davvero detto tutto. Speriamo che qualcuno ci possa aiutare! Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)

Friday, June 16, 2006

Sono 24 anni che non vinciamo, è ora... di Mario Pulimanti

Ho 51 anni e sono un abitante del Lido della Città Eterna. Non sono un allegro ragazzo di campagna, cresciuto a fettuccine ed agnello alla cacciatora bensì un nativo romano, svezzato a spaghetti cacio e pepe, coda di bue alla vaccinara e pajata in umido, che non ama i cambiamenti ed ha bisogno di molto tempo per abituarsi alle novità. Anni fa ho avuto un capo severo, distaccato e autoritario, ma che nel contempo rappresentava una vera figura paterna per tutti noi, per l’ufficio intero ed anche per l’ufficio inteso come entità. Con lui condividevo una passione comune: il calcio. Erano i tempi dei mondiali argentini dell’86, quelli di Maradona e della sua ”mano de Dios”. In ogni caso, in questi ultimi anni, a momenti mi sento provato, invecchiato. Sta gradualmente morendo l’entusiasmo che mi faceva alzare ogni mattina dal letto. Per fortuna sono iniziati i mondiali di calcio. La nostra è una nazionale tutta cuore e coraggio. Impossibile non cadere ai suoi piedi. Divertente, entusiasmante, travolgente nonostante che i nostri calciatori siano sotto pressione a causa di tutti i problemi e degli scandali che stanno sconvolgendo il calcio italiano. Un simbolo di unità e di festa nazionale. Del resto ventitre milioni di telespettatori azzurri per Italia-Ghana del 12 giugno sono un primato che aspetta di essere ritoccato sabato 17 a Kaiserslautern contro gli Stati Uniti. Ho letto che una nostra vittoria ai mondiali porterebbe un effetto benefico sull'economia italiana, secondo il Financial Times, come è già accaduto dopo la vittoria nei mondiali del 1982. Sembra, infatti, che se vinciamo saremo tutti così euforici da far salire il PIL dello 0,7%. Comunque, al di là di queste disquisizioni economiche, penso che l’Italia possa davvero fare tanto e arrivare in alto. “Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo!”. Era l'11 luglio 1982 quando, dallo stadio Santiago Bernabeu di Madrid, Nando Martellini annunciava, a noi italiani incollati davanti alla televisione per la finale dei mondiali di calcio, la vittoria (la terza e per ora l'ultima) della nazionale italiana guidata da Enzo Bearzot e trascinata al successo da giocatori come Zoff, Paolo Rossi, Tardelli, Conti, Scirea. Ora basta distrazioni. Sono 24 anni che non vinciamo, è ora di ritornare a farlo. Che vinca il migliore. Vale a dire, l’Italia! Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 16/6/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-

Friday, May 26, 2006

Calcio: passioni e dolori, di Mario Pulimanti

Con la caduta del muro di Berlino è finita un’era, non solo per i regimi comunisti ma anche per la macchina da guerra americana che di colpo si è trovata, mastodontica, senza un nemico da combattere. Come accadrà ora alle rivali della Juventus, colpita in pieno dallo scandalo calcistico di questi giorni. Napoli è una città bellissima, da cartolina. Ed è qui che è iniziata l’inchiesta. La Juventus stava giocando e vinceva, conduceva la partita. Probabilmente Moggi aveva un sorriso sulle labbra, grazie all'incontrastato potere della cupola da lui diretta. Poi quel colpo sordo, improvviso dentro al sistema, lo ha tradito. Ed è così che noi italiani siamo venuti a conoscenza dei segreti del sistema Moggi. Allora tutto si è capovolto ed il successo si è tramutato in catastrofe. Non ha avuto il tempo di sistemare le cose. Tutto è accaduto in silenzio, come fanno gli orologi elettrici che non ticchettano. Un meccanismo assolutamente silenzioso. Big Luciano, indagato ora per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva, si difende dicendo che la Juve cominciava ad avere troppi nemici. E quando non piaci, non ti offrono un caffè: ti pugnalano alla schiena. Come è capitato a lui, che in questo momento è passato dagli altari alla polvere, seguendo un procedimento inverso al normale, insieme alla sua squadra, la più amata dagli italiani. Si calcola, infatti, che il 50% degli italiani è juventino. E per loro il crollo della Vecchia Signora è grave come un ictus. Inutile ricordare che ci sono situazioni nella vita ben più tristi di una retrocessione in serie cadetta. Basti pensare che tutti i momenti, intorno a noi, si muore per incidente, suicidio, malattie cardiache, ictus, problemi polmonari, insufficienza epatica o renale. Tutto inutile. Per un vero tifoso la squadra del cuore rappresenta un amore eterno. Un vincolo che unisce, come i matrimoni antichi, “finché morte non ci separi”! Ma anche io, umile sostenitore biancoceleste, non rido. Sono, di fatto, consapevole che la Lazio è al centro di una specie di intrigo che rischia di fare di lei un comodo capro espiatorio. Dirigenti della squadra capitolina hanno detto che c’è stato un massacro mediatico contro la Lazio, dato che sostengono che, in questi giorni, al processo giudiziario che troverà la sua sede naturale nelle aule dei tribunali si sta sovrapponendo un processo mediatico. C'è già chi ha condannato, nonostante che al momento la Lazio viene accusata per intercettazioni in cui il tentativo di illecito sportivo non è ancora dimostrato, contrariamente a quanto sostenuto da alcuni organi d'informazione, che riportando intercettazioni che coinvolgono la Lazio, invece di limitarsi al diritto di cronaca inseriscono titoli che non trovano del tutto riscontro nella realtà. Così il rischio di indirizzare un processo sportivo che dovrà svolgersi in tempi rapidi, stretto com'è tra le scadenze naturali della prossima stagione, è abbastanza alto. E la ricerca di capri espiatori a buon mercato è un'esigenza urgente. Spero di sbagliarmi. Intanto mia sorella Antonella e sua figlia Serena, giallorosse doc, non vedono l’ora di vedere il prossimo anno in serie B le due squadre a loro più antipatiche: la Juve e la Lazio. Mi dispiace deluderle, ma la Lazio fra qualche mese parteciperà al torneo UEFA. Come la Roma. Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

Saturday, May 13, 2006

"Quante volte figliolo?" di Ivano Alteri

“Quante volte, figliolo?”. Questa domanda, assurta nei secoli a simbolo della morale cattolica, ha fatto arrossire generazioni di frenetici maschietti, molti dei quali si sono accuratamente tenuti alla larga dai confessionali, per evitarla.
Noi scettici, “ricercatori spirituali” (“atei” è troppo impegnativo e non corrispondente al vero), ci siamo spesso chiesti perché mai la Chiesa Cattolica, la nostra chiesa, con tanti guai che ha il mondo concentrasse così tante energie sul nostro pistolino e marchiasse come peccato un gesto tanto spontaneo quanto diffuso come la masturbazione.
Forse potrebbe soccorrerci Freud, che individua nella pulsione sessuale la fonte energetica per antonomasia: controllando quella fonte si può condizionare tutto il resto. Ci torna in mente, a tal proposito, la confessione di un terrorista islamico, riportata in uno studio inglese. Diceva il terrorista che tutte le sere andava a dormire con la solita tormentosa erezione, dovuta alla dottrinaria astinenza, sperando di risvegliarsi in Paradiso circondato da settanta vergini (una fatica: settanta, e pure vergini!) che la sua religione gli prometteva dopo la morte. Al mattino, si risvegliava con la rabbia di essere ancora vivo, il pistolino sempre allerta, e il persistente desiderio di morte (e come dubitarne?!). Così si crea un Kamikaze.
All’altro capo della concezione morale, troviamo invece Diogene di Sinope, detto il cane (400-325 a.c.). Si racconta di lui che un giorno, sdraiatosi sotto un albero ai bordi della strada che portava ad Atene, prese a masturbarsi incurante dei molti passanti; e a chi osò rimbrottarlo per il suo comportamento, continuando a trastullarsi rispose: “Magari potessi calmare la fame con una stropicciatina sullo stomaco!”
…Ma mentre le persone per bene sono rose dal senso del peccato per aver frugato nelle proprie mutande, ve ne sono altre che brigano allegramente nelle tasche altrui, e nessuno gli chiede nulla. “Hai pagato le tasse, figliolo?”, “Hai pagato i tuoi dipendenti?” sono domande che non si usano in confessionale. Nell’elenco delle prescrizioni morali, non rientrano quelle riguardanti i rapporti sociali che determinano la qualità della vita delle persone, ma solo quelle intime, pruriginose.
Per mariuoli, malandrini, monelli, birbanti, scapestrati e discoli vari questa è la morale dei balocchi e “Quante volte, figliolo?” è una domanda facile facile. E non gli importa avere i calli alle ginocchia se possono continuare a gozzovigliare serenamente e con la coscienza in pace: con quel semplice inchino all’autorità possono mondarsi e fregiarsi di essere devoti. Forse buoni.
“Vuolsi così, colà dove si pote ciò che si vuole…”?

Ivano Alteri
Frosinone 12 Maggio 2006

Saturday, May 06, 2006

Arbitri e sindacalisti, di Ivano Alteri

L’epiteto “venduto” posto accanto al sostantivo “sindacalista” è cosa usuale, almeno quanto quello di “cornuto” accanto al sostantivo “arbitro”. Non sappiamo dire nulla a proposito di arbitri e consorti; abbiamo invece qualche esperienza in fatto di sindacalisti.

Ora che due di loro sono assurti alla seconda e terza carica dello Stato, forse varrebbe la pena indagare su loro mondo di provenienza; che, pur essendo quotidianamente sotto gli occhi di tutti, appare a volte misterioso e, per ciò stesso, esposto a considerazioni sospettose, nella gran parte dei casi ingiustificate. Per noi che facciamo parte di quella categoria è comunque un onore.

Sono venduti o no, i sindacalisti? Come in ogni altra categoria, ve ne sono di buoni e di cattivi. Politici, avvocati, amministratori, funzionari pubblici…: nessuna di queste categorie è immune dalla corruttela, nessuna ne ha l’esclusiva. E soprattutto non vi è nessun comportamento generalizzabile tra i loro componenti. Abbiamo visto legali tradire il proprio assistito e politici tradire la propria parte; amministratori assegnare appalti agli amici degli amici e funzionari pubblici tradire lo Stato. Ma anche avvocati patrocinare gratuitamente e politici esalare l’ultimo respiro durante un drammatico comizio. E sindacalisti morire ammazzati per difendere la democrazia e i diritti dei propri rappresentati.

Bisogna aggiungere, però, che un sindacalista che inganna un lavoratore compie un atto particolarmente odioso, da far venire la bava alla bocca. Chiamato a difendere la parte debole, spesso inerme di fronte alla forza bruta del potere economico del padrone, il sindacalista venduto si macchia, e macchia l’intera categoria, di un gesto infame; e da paladino dei deboli si fa “traditore di colui che si fida”, figura confinata da Dante nel cerchio più basso dell’Inferno, subito prima di Lucifero.

Quando esplose il fenomeno “mani pulite”, un noto sindacalista avvezzo alla svendita dei diritti dei lavoratori corse dal proprio legale di fiducia per avere informazioni circa i rischi che correva. L’avvocato lo rassicurò: non essendo dipendente pubblico, il sindacalista non incorrere nei reati legati alla corruzione. Tirato un sospiro di sollievo tornò allegramente all’amena attività di buggerare i lavoratori gabbandoli con le chiacchiere, e a favorire le aziende ricevendone in cambio favori e valori. Non è un reato, ma quando c’incontra deve pur sempre abbassare gli occhi! Forse fissa la fossa infernale in cui sprofonderà.

Un altro nostro conoscente, ex sindacalista, affrontava invece la questione in termini per così dire filosofici, affermando che “il problema non è vendersi, ma trovare chi ti si compra”, insinuando pesantemente che non vi è necessariamente virtù nell’onestà. E magari non necessariamente nequizia nel malaffare? Che Dio ci salvi dai sofisti!

Non vogliamo ora tediarvi raccontando episodi di vero e proprio eroismo di molti sindacalisti di ieri e di oggi, che pure ci sarebbero e strapperebbero le lacrime dagli occhi. Ma tutti noi abbiamo potuto e possiamo constatare cosa succede quando il sindacato non c’è. Basta chiederlo a chi lavora in una piccola azienda dove ogni giustizia resta fuori dalla porta d’entrata. Provate. E capirete che anche la sola presenza del sindacato spesso fa la differenza tra lavoro e sfruttamento, rispetto e umiliazione, sicurezza e morte. Decenza e indecenza.

Le parti, insomma, non sono tutte uguali: c’è quella che persegue la giustizia e quella che pratica il privilegio, quella usa alla solidarietà e quella all’egoismo. Anche se gli onesti si trovano in ogni luogo, “in una parte più e meno altrove”.

Non sappiamo dire, perciò, della fedeltà coniugale delle mogli degli arbitri, ma possiamo assicurare che nella grandissima parte dei casi i sindacalisti non sono venduti. E, per carità!, che a nessuno salti in mente d’indagare ad epiteti invertiti.

Ivano Alteri
Frosinone 5 Maggio 2006

Friday, May 05, 2006

“Il Codice da Vinci”. Romanzo o polemica antagonista? di Mario Pulimanti

E’ in arrivo nelle sale cinematografiche “Il Codice da Vinci”. Sarà la versione cinematografica del discutibile libro di Dan Brown. Con una prevedibile aggravante: il film ha tutte le premesse per risultare più accattivante del romanzo, perché un conto è leggere Dan Brown, che descrive il Louvre e Temple Church adoperando una prosa da guida turistica, un altro è vedere la piramide di Pei che emerge dal buio sul grande schermo. E un conto è cercare di mettere ordine nelle improbabili invenzioni dello scrittore americano, un altro è trovarsi il codice già bello e confezionato sotto gli occhi, con tanto di effetti speciali, musica ad effetto e conseguenti effetti collaterali, come la denigrazione della Chiesa cattolica. Tanto è vero che, quando ho letto il libro di Dan Brown, ho subito notato alcune anomalie. Premetto che sono un cattolico, ciellino ed ex allievo salesiano. Tuttavia, benché l'intestazione del libro assicura che si tratta di un romanzo, quindi di un'opera di fantasia, leggendolo capita una cosa strana. Infatti le parti più interessanti sono quelle presumibilmente didattiche, e questo a discapito della storia descritta nel libro, che parla, soprattutto del santo graal e di incredibili rivelazioni sulle opere di Leonardo. E un abile trucco dello scrittore è quello di far apparire i personaggi perfettamente credibili. Invero c'è un professore, una poliziotta-crittologa ed un importante studioso del santo graal, per cui, di fronte a personaggi così autorevoli, il lettore finisce con il credere alle loro parole. Oltretutto, è strana l'assoluta posizione negativa che Bown prende sul clero e sulla Chiesa, volendo farci credere che sono attendibili solo i vangeli gnostici, che non sono, peraltro, riconosciuti dalla Chiesa. Io, in ogni modo, nel corso della lettura, mi sono incontrato davanti a molte inesattezze. Infatti, per esempio, l'architettura gotica non ha niente a che vedere con i templari che non commissionavano mai la costruzione di Chiese. Inoltre non tutte le Chiese erano circolari nè questa forma era una provocazione, ma più probabilmente rendevano così omaggio al Santo Sepolcro. Ciò nonostante, a mio parere, l'osservazione più strana è quella in cui si dice che in due cattedrali gotiche ci sia un chiaro riferimento al sesso femminile in ogni suo dettaglio. Brown sostiene, effettivamente, che i moti del pianeta Venere traccino un pentacolo. Ma osservando i siti astronomia, ci si accorge che non è affatto un disegno perfetto e che quindi possono essere di facile interpretazione ed indurre in errore. Inoltre è strano anche il riferimento alle olimpiadi, dato che erano in onore di Giove e non di Afrodite. In un punto del libro lo scrittore afferma addirittura che nei cartoni animati di Walt Disney siano nascosti messaggi segreti e riferimenti biblici al santo graal. (Biancaneve viene dipinta come la nuova Eva che prende la mela del peccato dalla strega, i sette nani sono sette come i vizi capitali, ecc.). Brown ritiene che Gesù sia un falegname, discendente del trono di Davide e che Maria Maddalena appartenga, invece, al reame di Beniamino. Ma come si fa a pretendere di presentare un nuovo testamento post- Costantiniano? Dan Brown sostiene che Gesù non è stato riconosciuto Dio fino a circa il 1300 ad opera del consiglio di Nicea che per ordine dell'imperatore fece distruggere tutti i testi sacri. Invece anche prima del 1300 (e ci sono moltissime testimonianze) Gesù era considerato il Salvatore, secoli prima che Costantino lo rendesse ufficiale. Brown si diverte, poi, molto a giocare con gli anagrammi e con gli scambi di consonanti. Inoltre mi sembra che i tarocchi non abbiano nessun simbolo risalente al graal, nemmeno sulla confezione. Infatti furono inventati nel quindicesimo secolo e solo nel diciottesimo secolo hanno acquisito un significato occulto. Oltretutto, il simbolo dei pentacoli attribuito ai diamanti è sicuramente arbitrario. Per quanto riguarda, infine, il dipinto dell'ultima cena di Leonardo, lo scrittore afferma che la mancanza di un calice al centro del tavolo testimonia che il graal non è un recipiente materiale. Io ho sempre saputo che Leonardo, con questa sua opera, vuole rappresentare il momento in cui dice “uno di voi mi tradirà” e la persona che siede alla destra di Gesù non è Maria Maddalena, come vuole farci credere lo scrittore, ma San Giovanni. E queste non sono che alcune inesattezze, ma ce ne sono molte altre: il libro ne è pieno. Secondo me il libro è scritto bene, a tratti è anche avvincente, ma è eccessivamente pervaso dal sentimento profondamente anti-cattolico dell'autore. Io vorrei andare al cinema, a godermi lo spettacolo, se non altro per curiosità. Ma il ciellino che è in me consiglia, invece, di boicottare questo film dato che, sulla falsariga del libro, non fa altro che ripresentare un membro dell’Opus Dei come un assassino regalando a chi, invece, avrà il coraggio di andarlo a vedere una grande dose di provocazione anticattolica. Difatti, come ha scritto lo scrittore e giornalista Luca Doninelli sulla rivista di CL, Tracce: “ Il Codice da Vinci è una grande bugia scritta bene”.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 3/5/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-