Esco dall’ufficio prima del solito per andare a ritirare un documento presso gli uffici comunali del Campidoglio, dove ho lavorato tanti anni fa. A quanto pare, è necessario per la ricostruzione della mia carriera. Oh, che bel pomeriggio di primavera! Il sole è ancora caldo. Traggo un profondo respiro. D’accordo, vado a piedi. Niente mezzi pubblici. Passo a piazza di Spagna, sotto i 138 gradini che risalgono il ripido pendio verso i campanili gemelli ai lati della Chiesa di Trinità dei Monti. Percorro via del Tritone. Arrivo alla confluenza delle tre vie ed ammiro l’enorme fontana di Trevi, con i suoi cavalli marini cavalcati da tritoni che trainano il cocchio di Nettuno a forma di conchiglia. Passo davanti al Pantheon. Entro e osservo l’interno della grande cupola che sembra sfidare le leggi della fisica, mentre il sole filtra attraverso il grande oculus al suo centro. Mi trovo davanti al Vittoriano, il monumento che molti paragonano a una colossale torta di nozze piazzata nel centro di Roma, inaugurato nel 1925 in onore di Vittorio Emanuele II, il primo re dell’Italia unita. Dopo aver attraversato una parte di Roma antica raggiungo il Campidoglio, l’unica testimonianza importante dei famosi sette colli di Roma, mentre la luce del sole comincia a svanire all’orizzonte attraverso gli archi e le colonne in rovina dei Fori imperiali. Perfetto, missione completata. Tornando sui miei passi decido di andare a prendere la metro alla fermata del Colosseo. Lungo il perimetro esterno dell’anfiteatro circolare giurerei di udire il cozzo delle armi dei gladiatori e il ruggito dei leoni. Poi la fantasia diviene cruda realtà quando penso alla mia situazione economica. Non posso mettere da parte il mio denaro in banca, sapendo di averne frequentemente bisogno per le mie transazioni giornaliere….beni necessari nel breve termine… Cavolo, gradirei diventare ricco per poter realizzare dei sogni incredibili che, però, fino a qualche anno fa, nel periodo pre-euro, riuscivo tranquillamente a realizzare. Non sto parlando certamente di un cottage in montagna, di una villa in riva al mare o di una villetta di campagna, sarebbe veramente troppo! Ma non sto alludendo nemmeno ad una macchina molto potente, perché servirebbe troppa benzina o al mangiare smoderatamente, perché ingrasserei! Desidererei, invece, essere ricco solo per il semplice gusto di pagare il bollo della macchina, cambiare gli pneumatici, aggiungendo chiaramente anche la convergenza, l’equilibratura ed il cambio periodico dell’olio. Visto che ci sono farei anche la revisione e il famoso bollino blu antinquinamento, giusto per il gusto di esagerare. Vorrei essere ricco anche per poter pagare l’Irpef qualche giorno prima della scadenza e non qualche mese dopo. Vorrei a questo punto strafare e pagare perfino l’Ici e la tassa dei rifiuti ed inoltre le bollette della luce, dell’acqua, del gas e del telefono. Aggiungo allora le spese del condominio e la mensa scolastica. Per non dimenticare l’abbonamento Rai, l’assicurazione della macchina, gli zaini, i quaderni, le tasse scolastiche ed i libri dei ragazzi che vanno a scuola, Alessandro in seconda media e Gabriele universitario presso la facoltà di Giurisprudenza di Roma 3. Insomma vorrei essere tanto ricco per poter fare tutte quelle cose che fino a qualche anno non mi intimorivano, mentre ora mi mettono in apprensione. Touchè. Ci siamo. Tra un pensiero e l’altro sono arrivato alla stazione della Piramide. Qui c’è il trenino che mi porterà a Ostia. Sono, infatti, un abitante del Lido della Città Eterna. Guardo l’orologio. Si è fatto tardi. Devo rincasare per cena. Corro per prendere la coincidenza. Ci riesco e mi siedo. Leggo il giornale. Non posso assolutamente accettare l’idea della guerra. Anche se argomentatori di professione tentano di rendere il tema più seducente. Uno sforzo di persuasione notevole, ma oggi ho ancor meno voglia di sentire certe idee. Non capisco, per esempio, come qualcuno possa giustificare la guerra in Afghanistan. Qui la guerra al terrorismo era iniziata nell'ottobre del 2001, appena qualche settimana dopo l'attacco alle Torri gemelle, a causa del rifiuto dei talebani di consegnare Bin Laden, nascosto nelle montagne. Riporto l’attenzione al giornale. L’articolo prosegue dicendo che la resistenza dei talebani durò solo qualche settimana e gli americani decisero di congelare il fronte afgano, rivolgendo tutta l'attenzione sull'Iraq che diventava l'obiettivo principale della politica americana in Medioriente. Poso il giornale e rifletto: cavolo, questo è stato un errore, anche se alcuni commentatori e politici hanno avuto modo di raccontare questi avvenimenti, a dire il vero, concentrandosi soprattutto sul tentativo di coinvolgerci con le loro tesi, spesso a spese della precisione storica. Non si possono fare a affermazioni avventate, senza solide prove. Tanto è vero che nulla, probabilmente, è stato fatto per portare la democrazia in Afghanistan, che era uno degli obiettivi dichiarati dell'Occidente. Difatti non era sufficiente costituire un Parlamento e un governo, come quello di Hamid Garzai, la cui autorità è sempre stata contestata dai signori della guerra. Forse i tentativi di raggiungere una pace più stabile e duratura non sarebbero stati accantonati se a quel governo fossero stati dati mezzi e strumenti per cambiare la realtà del Paese che, oltre ad essere povero, era anche stremato dalla guerra, quella con l'Unione Sovietica e quella civile che l'aveva preceduta e seguita. Oppure no? Mmh, a pensarci bene non sarebbe bastato dare i mezzi ad un governo afghano la cui rappresentatività era perlomeno discussa senza un aiuto diretto e sistematico da parte dei Paesi occidentali. Immerso nei pensieri, dopo un’ora di viaggio e vari rallentamenti arrivo a casa. E dire che, aumentare la quantità di servizio e migliorarne il comfort, dovevano essere i due obiettivi primari della Società Met.Ro. Entro a casa agitato. “Che c’è, amore?” dice mia moglie, stupefatta. “ Brutti pensieri” mormoro. Mangiamo una superba pasta fatta in casa. Assolutamente divina. Beviamo una bottiglia di Brunello di Montalcino. Perfetto. Andiamo a letto. Cercherò di dormire un po’ stanotte. Non voglio ammalarmi per colpa di queste riflessioni. Dico sul serio. Ciao. Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)
Saturday, March 24, 2007
Monday, March 19, 2007
Così ha deciso Giuseppe Fioroni, di Mario Pulimanti
Perfetto l'uso dei cellulari a scuola è vietato. Così ha deciso Giuseppe Fioroni, Ministro della pubblica istruzione. Inoltre saranno i singoli istituti, nell'ambito dell'autonomia scolastica, a dover autoregolamentare la materia. Bingo: il professore può sequestare il telefonino allo sudente che lo usa in classe. Cavolo, oltre che ai telefonini il Ministro ha pensato anche ai bulli. Per loro la sospensione, in casi particolarmente gravi, potrà superare i 15 giorni. Non solo: si potranno punire gli studenti ribelli obbligandoli a svolgere una specie di servizio sociale, come la pulitura delle aule, le piccole manutenzioni, lo svolgimento di attività di volontariato. Ma, se non basta, i bulli verranno esclusi dagli scrutini finali e anche dall'esame di maturità. Beh, a torta finita, il Ministro cerca un'alleanza tra le famiglie e la scuola. Difatti ciascuna scuola potrà chiedere ai genitori di sottoscrivere un "Patto di corresponsabilità", con ilquale le famiglie assumono l'impegno di rispondere direttamente dell'operato dei propri figli nel caso in cui, ad esempio, questi danneggino altre persone o le aule o, più in generale, violino i doveri sanciti dal regolamento di istituto e subiscano, per questo, una sanzione anche di carattere pecuniario. Che dovrà, naturalmente, essere pagata dalle famiglie. Mmh, mi duole dirlo, ma sono contento. Disgustosamente contento! Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)
Thursday, March 08, 2007
cuore di padre è disposto a tutto,...ma non, di Mario Pulimanti
Questo cuore di padre è disposto a tutto per aiutare i propri figli. Ma non di andare in bancarotta per le loro spese telefoniche, sempre più costose, ahimè! Ma come, direte voi, da qualche tempo gli operatori di telefonia mobile fanno a gara nell’offrirci gratuitamente telefonini, conversazioni telefoniche e sms! Certo, stando alle campagne pubblicitarie, chi usa il cellulare non spende neanche un euro. Eppure, leggendo attentamente le offerte, si scoprono costi, tariffe e abbonamenti di cui non si parla nelle pubblicità. Chi, per esempio, aderisce all’offerta Vodafone No Problem ottiene un telefonino scontato, aderendo, però, a una tariffa specifica. Dovrà così effettuare ogni mese almeno 20 euro di telefonate. Altrimenti sarà costretto a pagare un contributo di 9 euro per ciascun mese non in linea con i 20 euro di traffico. Inoltre, in caso di recesso anticipato, l’utente dovrà pagare tutte le rate rimanenti. Insomma non proprio un regalo. Per non parlare, poi, dei messaggini degli spot di Tim Tribù, dove non è facilmente leggibile l’indicazione relativa al costo di attivazione. Del resto Tim modifica spesso i piani tariffari. Per questo motivo le associazioni di consumatori hanno diffidato la Tim. A questo punto conviene non credere ai regali delle compagnie telefoniche, ma cercare di capire cosa realmente propongono e cosa, invece, ci conviene. Per quanto ne so io, i costi dipendono anche dalle nostre abitudini. Mi riferisco al numero delle chiamate, dato che lo scatto alla risposta può incidere molto, ai giorni in cui telefoniamo, se festivi o feriali. Vabbè: scuoto la testa pensando anche alla durata media delle telefonate. Senza dimenticare, inoltre, di far attenzione ai numeri dei destinatari, se fissi o cellulari e se appartengono ad altri operatori. Va bene, alla fine pure le fasce orarie sono importanti. E così via. Ma non sempre la ricerca del profilo migliore aiuta. Già. Sconcertato rifletto: riuscirò veramente a trovare un’offerta conveniente? Forse. Poi, improvvisamente mi viene un’idea: chiediamo alle compagnie telefoniche di non produrre più cellulari e di tornare al telefono a gettone. Con un sogghigno ammetto, infatti, un mio grande difetto: non amo il telefonino! Appartengo a quella esigua minoranza di cittadini che per fare una telefonata vorrebbe ancora usare il telefono pubblico. Ed il mio è certo un atteggiamento da snob. Cavolo, non credo di essere così raffinato. La ragione per la quale non amo il cellulare è molto più semplice: non mi piace. Il telefonino squilla a scuola, al cinema, al supermercato, al bar, al teatro, in Chiesa (ne sa qualcosa Don Alberto!). Il telefonino squilla al ristorante e tutti i clienti, simultaneamente, sfoderano il proprio cellulare. E invece, è quello del cameriere. Il telefonino squilla in volo e l’aereo rischia la catastrofe. La gente, oramai, arriva anche a dormire con il telefonino vicino il cuscino, come fa, del resto, il mio primogenito Gabriele. Oltretutto induce al turpiloquio. Infatti, con il telefonino siamo sempre in contatto con tutti e tutto: mogli, figli, cognati, ma anche scocciatori vari che riescono inevitabilmente a raggiungerci sempre nei posti più impensati. L’unico vizio che il telefonino non asseconda è l’avarizia. Perché ci fa spendere molto di più di quanto spendevamo prima, usando il vecchio telefono fisso o a gettone. Ma è dal punto di vista macro-economico che il telefonino diventa un vero danno sociale. Infatti da quando ci sono i telefonini, si studia poco, si lavora distrattamente e si produce sicuramente di meno. Perché siamo sempre al telefono per dire, molto spesso, parole inutili. Non dimentichiamoci poi, che, mentre conversiamo, veniamo ascoltati da poliziotti, carabinieri, giudici, agenti segreti, radioamatori e semplici impiccioni, che vivono con l’orecchio incollato ai loro apparecchi d’intercettazione. Ed è per questi motivi che io, invece, vorrei ritornare alle vecchie tradizioni, come facevano i miei genitori e i miei nonni. E, senza la forza di 3 e l’aiuto di Tim, Wind e Vodafone, in un mondo di schiavi della scheda telefonica, vorrei tornare ad essere un gettone-dipendente. Splendido. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
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