Monday, September 29, 2008

Vino senz'alcool, di Mario Pulimanti

L’Europa decide per il sì al vino senza alcool ma i produttori italiani giustamente protestano. Nel lungo dibattito sul regolamento applicativo della riforma dell’Ocm vino è sulle pratiche enologiche che si sta delineando una nuova geografia enologica comunitaria. “Dopo l’apertura dell’Europa -afferma la Coldiretti- ai miscugli ottenuti da vini provenienti da diversi Paesi Ue e alla possibilità di etichettare con la dicitura generica vino comunitario il vino sfuso e magari importato a basso costo, arriva la proposta di introdurre la dealcolizzazione parziale del vino”. Si tratta di una pratica di cantina, finora vietata, volta a sottrarre, con tecniche industriali, dal vino una parte dell’alcol prodotto naturalmente dalla fermentazione. Ed è la Francia, il principale e tradizionale concorrente del Vigneto Italia, a portare avanti la proposta, in un documento di lavoro non ufficiale messo a punto dagli uffici agricoli della Commissione europea. La pratica dell’allontanamento dell’alcol dal vino non è ancora stata definita dall’Oiv (Organizzazione internazionale della vigna e del vino), ma sarà tra i punti all’ordine del giorno nei prossimi incontri di filiera che si terranno presso il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Wednesday, September 24, 2008

Italia gerontocratica, di Mario Pulimanti

E’ davanti agli occhi di tutti noi la consapevolezza delle difficoltà crescenti che i giovani incontrano sul mercato del lavoro in Italia, in particolare se intendono affrontare attività qualificate.
Ancor più, se sperano di fare carriera, di imporsi, fino a occupare ruoli dirigenziali.
Il nostro sistema, infatti, è chiuso e scoraggia la concorrenza, non solo sul mercato, ma anche nell’occupazione. Soprattutto per quel riguarda le professioni più ambite, che garantiscono maggior prestigio.
Per cui i giovani si vedono condannati alla sindrome di Peter Pan (non crescere mai). Oppure alla sindrome del principe Carlo (in attesa di una successione che non arriva mai).
Ciò avviene sia nel settore pubblico che in quello privato. I posti di comando, le posizioni dirigenziali sono saldamente occupate da persone anziane. Mentre l’accesso a queste professioni è largamente condizionato da logiche di casta e di famiglia.
Così, si entra in base al cognome, alle amicizie, alla prossimità con chi conta.
Per cooptazione. Un processo governato dall’alto.
Sic res stantibus, uscire dall’Italia, per i giovani diventa necessario.
Semmai, il problema è che le ricerche sugli studenti universitari europei che hanno svolto l’esperienza dell’Erasmus (trascorrendo, cioè, periodi di studio in università di altri paesi della UE), mostrano come gli italiani siano ancora fin troppo pigri e resistenti, sotto questo profilo.
I giovani europei, infatti, considerano normale la prospettiva di lavorare e vivere fuori dal paese d’origine.
Delineano, cioè, un percorso biografico e professionale aperto.
Nel quale, se necessario, sia possibile lavorare e risiedere in un altro paese europeo, diverso e lontano da quello in cui sono nati e cresciuti.
In Italia emerge, invece, un orientamento diverso. Trasferirsi all’estero per motivi di studio e lavoro è considerato utile e, anzi, necessario da un numero crescente di giovani, ma solo per un periodo delimitato.
Il richiamo della famiglia, il legame con il territorio resta forte.
Il che, ovviamente, è un valore.
Ma anche un limite, perché condiziona i percorsi di vita e la carriera professionale dei giovani; e perché asseconda i vizi del nostro mercato del lavoro e del nostro sistema economico e professionale: rigido e chiuso.
Perché, infine, accentua la struttura verticale e gerontocratica del nostro paese.
Dove i figli non crescono, perché controllati da genitori che vogliono restare per sempre giovani e da anziani che, coerentemente, non accettano di invecchiare.
Se gran parte dei giovani ritengono necessario andarsene dall’Italia, per inseguire un lavoro più adeguato alle loro competenze e alle loro aspettative, allora, meglio lasciarli andare.
Torneranno, insieme ad altri giovani di altri paesi, quando il nostro paese sarà più accogliente e aperto. Quando i legami familiari e personali conteranno meno della competenza, per fare carriera nel sistema pubblico e privato.
Quando i ventenni saranno considerati una risorsa sociale su cui investire e non una specie rara, da proteggere e controllare.
Mario Pulimanti
 (Lido di Ostia –Roma)

Monday, September 22, 2008

Modificare la Costituzione?, di Mario Pulimanti

Non c’è nessuna nostalgia autoritaria nel sostenere che la nostra Costituzione andrebbe modificata.
Certo, ha risollevato l’Italia moralmente e politicamente dai disastri della dittatura e della guerra.
Anche se può sembrare che la storia ci dica il contrario, perché molte Costituzioni sono nate proprio da conflitti epocali: quella americana dalla Rivoluzione, quella tedesca e nipponica dalla sconfitta del 1945, quella francese dalla battaglia di Algeri.
Ma esistono anche eccezioni, come la Gran Bretagna, che ne fa addirittura a meno.
La nostra Costituzione comincia a sentire il peso degli anni.
Basti pensare all’articolo 42.
Tale norma, attribuendo alla proprietà privata una funzione sociale, sembra porsi in contrasto con l’attuale statuto europeo.
Per non parlare dell’incompatibilità tra le sue regole rigide e la flessibilità normativa richiesta dalle frenetiche trasformazioni di un mondo ormai omogeneizzato.
 Per fare un esempio, il ricorso al giudice amministrativo previsto dall’art 24 , è teoricamente una garanzia contro gli abusi dell’autorità.
Ma la sua formulazione rigida lo rende ormai applicabile a tutto, dalla bocciatura dello studente al trasferimento di un funzionario, dalla collocazione di una discarica alla costruzione di un’autostrada, di un aereoporto o di una centrale nucleare.
Con la conseguenza che ogni provvedimento amministrativo, per quanto necessario e urgente, è soggetto alla censura di un potere estraneo e politicamente irresponsabile, che ne vanifica ogni utilità.
Cosicché mentre in Cina si costruisce un ponte di tre chilometri in un anno, in Italia ce ne vogliono dieci per una campata di venti metri.
Mentre il mondo corre, noi restiamo fermi.
Non solo.
In molti casi la Costituzione pare contraddire sé stessa, dato che alcune recenti riforme sono state inserite senza un organico coordinamento.
Così il sistema processuale accusatorio, previsto dall’ art 111, è incompatibile con la composizione del Csm e l’obbligatorietà dell’azione penale, contemplate dagli articoli precedenti.
Ma è incompatibile anche con sé stesso, laddove consente che l’imputato possa ricorrere contro la sentenza di patteggiamento che lui stesso ha chiesto e ottenuto.
Queste cose ormai sono note e in gran parte condivise. Tanto che, anni fa, la Commissione bicamerale presieduta da D’Alema aveva presentato una proposta di riforma coraggiosa, pur risentendo del timore derivato dal fatto che la nostra Costituzione può essere modificata, ma non sostituita.
Ora i tempi sembrano maturi per ripresentare la proposta di riforma, allora accantonata.
Del resto, non sarebbe più attuale parlare di una Nazione democratica fondata sulla libertà e sul lavoro?
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Wednesday, September 17, 2008

Cai, nuova Alitalia, di Mario Pulimanti

Salgono da 11.500 a 12.500 i dipendenti di Alitalia ed AirOne che saranno assunti dalla nuova Alitalia, la Newco Cai, che rilevera’ una parte di Alitalia. In particolare, le assunzioni riguardano 1.550 piloti, 3.300 assistenti di volo e 7.650 fra operai, impiegati, quadri e dirigenti. Per tutti i lavoratori delle società interessate, appartenenti al gruppo vecchia Alitalia o Air One, per i quali si renda necessario intervenire con misure di sostegno al reddito, saranno attivati gli strumenti della cassa integrazione e della mobilità in base alle norme recentemente approvate proprio in vista del salvataggio Alitalia: gli interventi di sostegno al reddito si protrarranno per sette anni, di cui quattro di cassa integrazione e tre di mobilità. La tutela sarà incrementata fino a far ottenere ad ogni lavoratore l’80 per cento della retribuzione media percepita nei 12 mesi precedenti la collocazione in cassa integrazione o in mobilità.Secondo l’accordo quadro, il piano 2009-2013 prevede la concentrazione delle attività della nuova società sul trasporto passeggeri, includendo le attività di volo, di terra, di manutenzione di linea e leggera, quelle di ground handling nonché le strutture centrali di servizio (amministrativo, informatico ecc.). Per le attività full cargo e di manutenzione pesante societarizzate è prevista una partecipazione minoritaria di Cai. I soci di Cai si impegnano a conservare le proprie partecipazioni nella società per un periodo di cinque anni e, nel caso di quotazione in Borsa comunque non prevedibile prima di tre anni, si impegnano a mantenere la maggioranza assoluta (maggiore del 51%) del capitale ad azionisti italiani. Si legge nell’accordo quadro che l’elemento qualificante del progetto é un partner industriale internazionale con la possibilità che partecipi al capitale della società con una quota di minoranza e, in ogni caso, non superiore a quella massima riservata agli attuali soci. Il piano conferma una capitalizzazione iniziale di un miliardo di euro e il conseguimento del pareggio operativo in poco più di due anni. Che dire? Questo: poteva andare peggio. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Tuesday, September 16, 2008

Incredibile! Banche in crisi, nonostante tutto quello che paghiamo; di Mario Pulimanti

Incredibile!
Le banche devono trovare altri 350 miliardi di dollari di capitale per poter fronteggiare l’onda lunghissima della crisi dei mutui americani.
A livello globale le banche hanno sinora annunciato perdite per 500 miliardi di dollari, a fronte delle quali hanno raccolto 350 miliardi di nuovo capitale.
Ma non è finita, perché emergeranno nuove perdite e il sistema creditizio sta affrontando questa fase con bilanci più deboli.
L’interesse dei governatori delle banche centrali e dei governi è quello di procedere velocemente con laRoad map, fissata dal Consiglio europeo di dicembre scorso, per migliorare i mercati finanziari e renderli più affidabili.
Ci sono istruzioni per una maggior trasparenza di bilancio e una rapida comunicazione delle perdite.
Proposte su come superare quei buchi della vigilanza prudenziale resi evidenti dalla crisi in atto.
Indicazioni sul ruolo che le agenzie di rating devono svolgere.
Standar& Poors ha già bocciato le prescrizioni della Commissione di Bruxelles sostenendo che la strada dell’autoregolamentazione sarebbe preferibile.
Ma il commissario Ue al mercato interno, Charlie McCreevy, ha già risposto che con l’autoregolamentazione le agenzie di rating “non risolveranno mai i loro conflitti di interesse”.
Come andrà a finire?
Nessuno lo sa…
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Miss Italia con i capelli rossi tinti, di Mario Pulimanti

La ventitreenne Miriam Leone, siciliana di Acireale, è la nuova Miss Italia.
Con i capelli rossi (non naturali, ma tinti).
Tatuata con un  giglio rosso poco sotto l’ascella.
Ripescata, dato che, scartata il martedì, per l’intera settimana è rimasta sulle gradinate tra le escluse a guardare le altre che parlavano con Carlo Conti e sfilavano.
Poi la rimonta: la giuria tecnica sabato la inserisce nelle dieci ripescate, Miriam supera tutte le selezioni fino al duello finale con Marianna Di Martino De Cecco, siciliana come lei.
Marianna forse era convinta di farcela, la davano tra le favorite sin dalle prime battute del concorso.
Forse Marianna era troppo raffinata, un portamento quasi regale, per piacere quanto meno ai suoi coetanei.
Infatti i 60 giurati giovani che stavano in sala non hanno avuto dubbi, preferendo Miriam.
Come ha fatto anche la giuria tecnica, quella in cui stavano Enrico Lucherini, Federico Moccia, Pietro Taricone, Roberta Lanfranchi.
Invece il pubblico da casa e gli ospiti illustri hanno avuto un altro orientamento: per gli italiani e per la giuria artistica in cui stavano tra gli altri Giancarlo Giannini e Andy Garcia a vincere doveva essere  Marianna e  non Miriam.
La media ha fatto comunque vincere Miriam che, all’indomani dell’elezione, confessa la simpatia per Obama, il candidato democratico alla presidenza Usa.
Single.
Spigliata.
Tradizionale: “Dedico il titolo a mamma e papà”.
L’ultimo pensiero è per Gaetano detto Ninì, il gatto che ha lasciato a casa.
Brava, Miriam.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Saturday, September 13, 2008

Chi vuole recitare? scrivere a Mario Pulimanti


Il titolo provvisorio é : “A casa col cadavere”.

I personaggi sono nove, tre donne e sei uomini, ed è divisa in due atti.
La storia: a causa di un tragico equivoco Gabriele apprende di essere stato vittima di un incidente. Per vari motivi, fra cui un’assicurazione sulla vita stipulata dalla moglie Antonella, decide di interpretare davvero la parte del morto…

Chi fosse interessato a recitarla può scrivere a me o al sito della Ciurma o alla regista Rossana Milani (il sito internet é il seguente: http://www.laciurma.info/index.php).
L’anno scorso, si è tenuto presso il teatro della Parrocchia “San Timoteo” di Casal Palocco, il debutto della Ciurma teatrale di Rossana Milani.
Si é trattato dell’atto unico “Amori, passioni e bugie” di G. Courteline.
Per l’occasione io ho scritto “ex novo” un secondo atto.
Il primo  l’ho invece riadattato, questt’ultimo in collaborazione con la regista Rossana Milani.
A big hug

Mario Pulimanti

Un Big Ben umano, di Mario Pulimanti

È cominciata l’avventura più ambiziosa della fisica moderna, diretta a esplorare i segreti della materia subito dopo il Big Bang che ha dato origine all’universo.
L’altro giorno è stato acceso l’acceleratore di particelle più grande e potente mai costruito, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra, costato tre miliardi di euro.
D’ora in poi sarà un crescendo di eventi, alcuni dei quali potranno addirittura rivoluzionare la conoscenza della natura e della materia.
I primi fasci di protoni hanno attraversato per la prima volta i 27 chilometri dell’anello dell’acceleratore in senso orario e antiorario e tutto è andato perfettamente.
Tra pochi giorni i due fasci di particelle saranno sincronizzati per essere iniettati contemporaneamente per ottenere le collisioni.
A questo punto gli esperimenti dell’acceleratore cominceranno a registrare dati e in ogni momento potranno riservare sorprese, come riuscire a vedere le particelle esistenti immediatamente dopo l’esplosione che ha dato inizio all’universo, che  è uno degli obiettivi più ambiziosi del super acceleratore.
Inoltre, oltre alle tre dimensioni spaziali e al tempo, l’Lhc potrebbe rivelare l’esistenza di altre dimensioni e scoprire l’inafferrabile bosone di Higgs, “la particella di Dio” dal quale dipende l’esistenza della massa, ossia che fa aggregare tutte le particelle esistenti.
Ciò comporterebbe un momento epocale, grande promessa per conoscere il volto dell’universo bambino.
Ma la Chiesa  ammonisce che “Bisogna tenere separati il campo della fisica da quello della teologia. Chiamare il bosone di Higgs particella di Dio è stata la trovata stravagante di un collega americano, ma con Dio non ha nulla a che fare. Non è detto che il Big Bang sia stato in realtà il primissimo evento che ha dato origine all’universo”.

Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Wednesday, September 10, 2008

Quale scuola per lo sviluppo?, di Mario Pulimanti

La preparazione scolastica dei giovani è un tema che tocca da vicino l’Europa, preoccupata di non stare al passo coi tempi: senza una buona scuola il futuro non può che essere grigio e sancire un declino europeo.

D’altronde una scuola che sia veramente formativa non ha soltanto ricadute concrete sul livello culturale delle generazioni future, sullo sviluppo scientifico e tecnologico: essa contribuisce infatti a formare la personalità dei giovani, può renderli attivi anziché passivi, entusiasti anziché disillusi, desiderosi di fare anziché di assistere o consumare.

Ma la scuola è oggi in grado di stare al passo con la società in cui viviamo?

Un punto critico riguarda il divario che esiste tra la scuola, percepita come un’istituzione in ritardo coi tempi, e la realtà, in particolare quella scientifico-tecnologica.

Negli ultimi decenni i ritmi dell’innovazione scientifica sono stati incalzanti e la realtà si è modificata in modo talmente veloce che i tradizionali strumenti di analisi segnano spesso il passo e che spesso la filosofia e l’etica rincorrono la scienza.

Sino alla fine degli anni Cinquanta le conoscenze scientifiche erano abbastanza statiche, durature nel tempo: poi si è verificata una vera e propria esplosione che, soprattutto in ambito biologico ha dapprima portato alla conoscenza dei meccanismi genetici e poi alla possibilità di modificarli, di produrre organismi geneticamente modificati, addirittura di micro-organismi sintetici vale a dire forme di vita artificiale.

Nel campo delle neuroscienze, altro settore trainante, le conoscenze sul cervello hanno portato a una cascata di ricadute cliniche e applicative come ad esempio la neuroeconomia.

Di fronte a questa esplosione di innovazioni, che certamente non segnerà il passo nei prossimi anni, la scuola potrebbe adottare due strategie: quella di rincorrere le nuove conoscenze e tentare di impartire nozioni sempre più specialistiche ai ragazzi oppure insegnare un nucleo di nozioni fondamentali e puntare a formare la mente dei giovani.

Mentre il primo approccio è destinato a fallire, come ogni eccessivo specialismo scolastico, il secondo rappresenta la strategia da seguire: è fondamentale che la scuola fornisca un metodo, una chiave di comprensione della realtà e anche un approccio empirico.

È infatti difficile affrontare un problema se mancano metodo e logica, se non si sa ragionare.

In quest’ambito non vedo alcun contrasto tra le cosiddette due culture: se un ragazzo non sa esprimersi correttamente in italiano, se non sa passare dalla parola orale a quella scritta, se non si orienta nei problemi logici, potrà essere un esecutore ma certamente non una persona colta in grado di saper scegliere.

Nel bagno mediatico in cui siamo oggi immersi i ragazzi possono essere raggiunti da tante informazioni ma spetta alla scuola formarli, insegnare un metodo, una capacità di analizzare e scegliere, di esporre quanto osservato.

La nostra scuola manca inoltre di empirismo, è troppo astratta, il che dimostra il suo scollamento in un mondo in cui i ragazzi dovranno confrontarsi con un crescente numero di tecnologie.

Ma l’acquisizione di capacità manuali e la pratica empirica non hanno soltanto un aspetto di servizio: esse contribuiscono a formare attitudini analitiche, concretezza e fiducia in sé stessi a partire dalla scuola dell’obbligo, anche in quanto molti ragazzi sono portati verso la concretezza e si sentono frustrati da approcci essenzialmente teorici.

Alcuni di questi ragazzi andrebbero poi indirizzati verso settori più in linea con le loro inclinazioni.

Una buona scuola e una buona università sono il volano dell’innovazione scientifico-tecnologica: e se l’Italia rinuncia a produrre innovazione le conseguenze saranno sempre più serie in quanto l’Italia sarà ancor più dipendente, addirittura poco in grado di comprendere cosa scegliere: se infatti non si hanno competenze in materia è difficile compiere scelte e decisioni, come d’altronde è avvenuto in passato per il nucleare o per alcune innovazioni nel settore della zootecnia o in quello agro-alimentare.

Il problema, come ben sappiamo, è la mancanza di risorse: ma investire nella scuola significa investire nel futuro, anche puntando sulla qualità dei docenti e su incentivi economici.

Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Saturday, September 06, 2008

Ritorno alla scuola della Gelmini, di Mario Pulimanti

In Italia stiamo per riformare il sistema scolastico, ispirandoci a principi logici. Primo, il ritorno a una tradizionale gerarchia dei saperi che ricollochi in posizione privilegiata la letteratura e la lingua, la matematica e le scienze fisiche, la storia e la geografia.

Secondo, il ripristino di sistemi più severi di selezione meritocratica, con tutto il corredo valutativo e sanzionatorio che ciò comporta. Terzo, l'applicazione di criteri di valutazione ai singoli istituti, che entrerebbero così in reciproca concorrenza, sottoponendosi al vaglio degli utenti e delle autorità scolastiche. Lo scopo è quello di riguadagnare qualche posizione nelle classifiche di efficienza dell'istituzione scolastica: classifiche che vedono l'Italia stabilmente piazzata agli ultimi posti fra i Paesi industrializzati (trentacinquesima su quaranta, secondo i dati citati dal ministro 
Gelmini). Si tratta di assicurare un futuro dignitoso ai nostri giovani, che dovranno muoversi in un mondo globalizzato senza probabilmente poter disporre delle reti di protezione, istituzionale e familiare, di cui bene o male abbiamo fruito noi, figli e nipoti del baby-boom postbellico. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)