Monday, September 29, 2008
Vino senz'alcool, di Mario Pulimanti
Wednesday, September 24, 2008
Italia gerontocratica, di Mario Pulimanti
Ancor più, se sperano di fare carriera, di imporsi, fino a occupare ruoli dirigenziali.
Il nostro sistema, infatti, è chiuso e scoraggia la concorrenza, non solo sul mercato, ma anche nell’occupazione. Soprattutto per quel riguarda le professioni più ambite, che garantiscono maggior prestigio.
Per cui i giovani si vedono condannati alla sindrome di Peter Pan (non crescere mai). Oppure alla sindrome del principe Carlo (in attesa di una successione che non arriva mai).
Ciò avviene sia nel settore pubblico che in quello privato. I posti di comando, le posizioni dirigenziali sono saldamente occupate da persone anziane. Mentre l’accesso a queste professioni è largamente condizionato da logiche di casta e di famiglia.
Così, si entra in base al cognome, alle amicizie, alla prossimità con chi conta.
Per cooptazione. Un processo governato dall’alto.
Sic res stantibus, uscire dall’Italia, per i giovani diventa necessario.
Semmai, il problema è che le ricerche sugli studenti universitari europei che hanno svolto l’esperienza dell’Erasmus (trascorrendo, cioè, periodi di studio in università di altri paesi della UE), mostrano come gli italiani siano ancora fin troppo pigri e resistenti, sotto questo profilo.
I giovani europei, infatti, considerano normale la prospettiva di lavorare e vivere fuori dal paese d’origine.
Delineano, cioè, un percorso biografico e professionale aperto.
Nel quale, se necessario, sia possibile lavorare e risiedere in un altro paese europeo, diverso e lontano da quello in cui sono nati e cresciuti.
In Italia emerge, invece, un orientamento diverso. Trasferirsi all’estero per motivi di studio e lavoro è considerato utile e, anzi, necessario da un numero crescente di giovani, ma solo per un periodo delimitato.
Il richiamo della famiglia, il legame con il territorio resta forte.
Il che, ovviamente, è un valore.
Ma anche un limite, perché condiziona i percorsi di vita e la carriera professionale dei giovani; e perché asseconda i vizi del nostro mercato del lavoro e del nostro sistema economico e professionale: rigido e chiuso.
Perché, infine, accentua la struttura verticale e gerontocratica del nostro paese.
Dove i figli non crescono, perché controllati da genitori che vogliono restare per sempre giovani e da anziani che, coerentemente, non accettano di invecchiare.
Se gran parte dei giovani ritengono necessario andarsene dall’Italia, per inseguire un lavoro più adeguato alle loro competenze e alle loro aspettative, allora, meglio lasciarli andare.
Torneranno, insieme ad altri giovani di altri paesi, quando il nostro paese sarà più accogliente e aperto. Quando i legami familiari e personali conteranno meno della competenza, per fare carriera nel sistema pubblico e privato.
Quando i ventenni saranno considerati una risorsa sociale su cui investire e non una specie rara, da proteggere e controllare.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)
Monday, September 22, 2008
Modificare la Costituzione?, di Mario Pulimanti
Certo, ha risollevato l’Italia moralmente e politicamente dai disastri della dittatura e della guerra.
Anche se può sembrare che la storia ci dica il contrario, perché molte Costituzioni sono nate proprio da conflitti epocali: quella americana dalla Rivoluzione, quella tedesca e nipponica dalla sconfitta del 1945, quella francese dalla battaglia di Algeri.
Ma esistono anche eccezioni, come la Gran Bretagna, che ne fa addirittura a meno.
La nostra Costituzione comincia a sentire il peso degli anni.
Basti pensare all’articolo 42.
Tale norma, attribuendo alla proprietà privata una funzione sociale, sembra porsi in contrasto con l’attuale statuto europeo.
Per non parlare dell’incompatibilità tra le sue regole rigide e la flessibilità normativa richiesta dalle frenetiche trasformazioni di un mondo ormai omogeneizzato.
Per fare un esempio, il ricorso al giudice amministrativo previsto dall’art 24 , è teoricamente una garanzia contro gli abusi dell’autorità.
Ma la sua formulazione rigida lo rende ormai applicabile a tutto, dalla bocciatura dello studente al trasferimento di un funzionario, dalla collocazione di una discarica alla costruzione di un’autostrada, di un aereoporto o di una centrale nucleare.
Con la conseguenza che ogni provvedimento amministrativo, per quanto necessario e urgente, è soggetto alla censura di un potere estraneo e politicamente irresponsabile, che ne vanifica ogni utilità.
Cosicché mentre in Cina si costruisce un ponte di tre chilometri in un anno, in Italia ce ne vogliono dieci per una campata di venti metri.
Mentre il mondo corre, noi restiamo fermi.
Non solo.
In molti casi la Costituzione pare contraddire sé stessa, dato che alcune recenti riforme sono state inserite senza un organico coordinamento.
Così il sistema processuale accusatorio, previsto dall’ art 111, è incompatibile con la composizione del Csm e l’obbligatorietà dell’azione penale, contemplate dagli articoli precedenti.
Ma è incompatibile anche con sé stesso, laddove consente che l’imputato possa ricorrere contro la sentenza di patteggiamento che lui stesso ha chiesto e ottenuto.
Queste cose ormai sono note e in gran parte condivise. Tanto che, anni fa, la Commissione bicamerale presieduta da D’Alema aveva presentato una proposta di riforma coraggiosa, pur risentendo del timore derivato dal fatto che la nostra Costituzione può essere modificata, ma non sostituita.
Ora i tempi sembrano maturi per ripresentare la proposta di riforma, allora accantonata.
Del resto, non sarebbe più attuale parlare di una Nazione democratica fondata sulla libertà e sul lavoro?
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Wednesday, September 17, 2008
Cai, nuova Alitalia, di Mario Pulimanti
Tuesday, September 16, 2008
Incredibile! Banche in crisi, nonostante tutto quello che paghiamo; di Mario Pulimanti
Le banche devono trovare altri 350 miliardi di dollari di capitale per poter fronteggiare l’onda lunghissima della crisi dei mutui americani.
A livello globale le banche hanno sinora annunciato perdite per 500 miliardi di dollari, a fronte delle quali hanno raccolto 350 miliardi di nuovo capitale.
Ma non è finita, perché emergeranno nuove perdite e il sistema creditizio sta affrontando questa fase con bilanci più deboli.
L’interesse dei governatori delle banche centrali e dei governi è quello di procedere velocemente con laRoad map, fissata dal Consiglio europeo di dicembre scorso, per migliorare i mercati finanziari e renderli più affidabili.
Ci sono istruzioni per una maggior trasparenza di bilancio e una rapida comunicazione delle perdite.
Proposte su come superare quei buchi della vigilanza prudenziale resi evidenti dalla crisi in atto.
Indicazioni sul ruolo che le agenzie di rating devono svolgere.
Standar& Poors ha già bocciato le prescrizioni della Commissione di Bruxelles sostenendo che la strada dell’autoregolamentazione sarebbe preferibile.
Ma il commissario Ue al mercato interno, Charlie McCreevy, ha già risposto che con l’autoregolamentazione le agenzie di rating “non risolveranno mai i loro conflitti di interesse”.
Come andrà a finire?
Nessuno lo sa…
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Miss Italia con i capelli rossi tinti, di Mario Pulimanti
Con i capelli rossi (non naturali, ma tinti).
Tatuata con un giglio rosso poco sotto l’ascella.
Ripescata, dato che, scartata il martedì, per l’intera settimana è rimasta sulle gradinate tra le escluse a guardare le altre che parlavano con Carlo Conti e sfilavano.
Poi la rimonta: la giuria tecnica sabato la inserisce nelle dieci ripescate, Miriam supera tutte le selezioni fino al duello finale con Marianna Di Martino De Cecco, siciliana come lei.
Marianna forse era convinta di farcela, la davano tra le favorite sin dalle prime battute del concorso.
Forse Marianna era troppo raffinata, un portamento quasi regale, per piacere quanto meno ai suoi coetanei.
Infatti i 60 giurati giovani che stavano in sala non hanno avuto dubbi, preferendo Miriam.
Come ha fatto anche la giuria tecnica, quella in cui stavano Enrico Lucherini, Federico Moccia, Pietro Taricone, Roberta Lanfranchi.
Invece il pubblico da casa e gli ospiti illustri hanno avuto un altro orientamento: per gli italiani e per la giuria artistica in cui stavano tra gli altri Giancarlo Giannini e Andy Garcia a vincere doveva essere Marianna e non Miriam.
La media ha fatto comunque vincere Miriam che, all’indomani dell’elezione, confessa la simpatia per Obama, il candidato democratico alla presidenza Usa.
Single.
Spigliata.
Tradizionale: “Dedico il titolo a mamma e papà”.
L’ultimo pensiero è per Gaetano detto Ninì, il gatto che ha lasciato a casa.
Brava, Miriam.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Saturday, September 13, 2008
Chi vuole recitare? scrivere a Mario Pulimanti
Un Big Ben umano, di Mario Pulimanti
Wednesday, September 10, 2008
Quale scuola per lo sviluppo?, di Mario Pulimanti
La preparazione scolastica dei giovani è un tema che tocca da vicino l’Europa, preoccupata di non stare al passo coi tempi: senza una buona scuola il futuro non può che essere grigio e sancire un declino europeo.
D’altronde una scuola che sia veramente formativa non ha soltanto ricadute concrete sul livello culturale delle generazioni future, sullo sviluppo scientifico e tecnologico: essa contribuisce infatti a formare la personalità dei giovani, può renderli attivi anziché passivi, entusiasti anziché disillusi, desiderosi di fare anziché di assistere o consumare.
Ma la scuola è oggi in grado di stare al passo con la società in cui viviamo?
Un punto critico riguarda il divario che esiste tra la scuola, percepita come un’istituzione in ritardo coi tempi, e la realtà, in particolare quella scientifico-tecnologica.
Negli ultimi decenni i ritmi dell’innovazione scientifica sono stati incalzanti e la realtà si è modificata in modo talmente veloce che i tradizionali strumenti di analisi segnano spesso il passo e che spesso la filosofia e l’etica rincorrono la scienza.
Sino alla fine degli anni Cinquanta le conoscenze scientifiche erano abbastanza statiche, durature nel tempo: poi si è verificata una vera e propria esplosione che, soprattutto in ambito biologico ha dapprima portato alla conoscenza dei meccanismi genetici e poi alla possibilità di modificarli, di produrre organismi geneticamente modificati, addirittura di micro-organismi sintetici vale a dire forme di vita artificiale.
Nel campo delle neuroscienze, altro settore trainante, le conoscenze sul cervello hanno portato a una cascata di ricadute cliniche e applicative come ad esempio la neuroeconomia.
Di fronte a questa esplosione di innovazioni, che certamente non segnerà il passo nei prossimi anni, la scuola potrebbe adottare due strategie: quella di rincorrere le nuove conoscenze e tentare di impartire nozioni sempre più specialistiche ai ragazzi oppure insegnare un nucleo di nozioni fondamentali e puntare a formare la mente dei giovani.
Mentre il primo approccio è destinato a fallire, come ogni eccessivo specialismo scolastico, il secondo rappresenta la strategia da seguire: è fondamentale che la scuola fornisca un metodo, una chiave di comprensione della realtà e anche un approccio empirico.
È infatti difficile affrontare un problema se mancano metodo e logica, se non si sa ragionare.
In quest’ambito non vedo alcun contrasto tra le cosiddette due culture: se un ragazzo non sa esprimersi correttamente in italiano, se non sa passare dalla parola orale a quella scritta, se non si orienta nei problemi logici, potrà essere un esecutore ma certamente non una persona colta in grado di saper scegliere.
Nel bagno mediatico in cui siamo oggi immersi i ragazzi possono essere raggiunti da tante informazioni ma spetta alla scuola formarli, insegnare un metodo, una capacità di analizzare e scegliere, di esporre quanto osservato.
La nostra scuola manca inoltre di empirismo, è troppo astratta, il che dimostra il suo scollamento in un mondo in cui i ragazzi dovranno confrontarsi con un crescente numero di tecnologie.
Ma l’acquisizione di capacità manuali e la pratica empirica non hanno soltanto un aspetto di servizio: esse contribuiscono a formare attitudini analitiche, concretezza e fiducia in sé stessi a partire dalla scuola dell’obbligo, anche in quanto molti ragazzi sono portati verso la concretezza e si sentono frustrati da approcci essenzialmente teorici.
Alcuni di questi ragazzi andrebbero poi indirizzati verso settori più in linea con le loro inclinazioni.
Una buona scuola e una buona università sono il volano dell’innovazione scientifico-tecnologica: e se l’Italia rinuncia a produrre innovazione le conseguenze saranno sempre più serie in quanto l’Italia sarà ancor più dipendente, addirittura poco in grado di comprendere cosa scegliere: se infatti non si hanno competenze in materia è difficile compiere scelte e decisioni, come d’altronde è avvenuto in passato per il nucleare o per alcune innovazioni nel settore della zootecnia o in quello agro-alimentare.
Il problema, come ben sappiamo, è la mancanza di risorse: ma investire nella scuola significa investire nel futuro, anche puntando sulla qualità dei docenti e su incentivi economici.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)