Friday, May 26, 2006

Calcio: passioni e dolori, di Mario Pulimanti

Con la caduta del muro di Berlino è finita un’era, non solo per i regimi comunisti ma anche per la macchina da guerra americana che di colpo si è trovata, mastodontica, senza un nemico da combattere. Come accadrà ora alle rivali della Juventus, colpita in pieno dallo scandalo calcistico di questi giorni. Napoli è una città bellissima, da cartolina. Ed è qui che è iniziata l’inchiesta. La Juventus stava giocando e vinceva, conduceva la partita. Probabilmente Moggi aveva un sorriso sulle labbra, grazie all'incontrastato potere della cupola da lui diretta. Poi quel colpo sordo, improvviso dentro al sistema, lo ha tradito. Ed è così che noi italiani siamo venuti a conoscenza dei segreti del sistema Moggi. Allora tutto si è capovolto ed il successo si è tramutato in catastrofe. Non ha avuto il tempo di sistemare le cose. Tutto è accaduto in silenzio, come fanno gli orologi elettrici che non ticchettano. Un meccanismo assolutamente silenzioso. Big Luciano, indagato ora per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva, si difende dicendo che la Juve cominciava ad avere troppi nemici. E quando non piaci, non ti offrono un caffè: ti pugnalano alla schiena. Come è capitato a lui, che in questo momento è passato dagli altari alla polvere, seguendo un procedimento inverso al normale, insieme alla sua squadra, la più amata dagli italiani. Si calcola, infatti, che il 50% degli italiani è juventino. E per loro il crollo della Vecchia Signora è grave come un ictus. Inutile ricordare che ci sono situazioni nella vita ben più tristi di una retrocessione in serie cadetta. Basti pensare che tutti i momenti, intorno a noi, si muore per incidente, suicidio, malattie cardiache, ictus, problemi polmonari, insufficienza epatica o renale. Tutto inutile. Per un vero tifoso la squadra del cuore rappresenta un amore eterno. Un vincolo che unisce, come i matrimoni antichi, “finché morte non ci separi”! Ma anche io, umile sostenitore biancoceleste, non rido. Sono, di fatto, consapevole che la Lazio è al centro di una specie di intrigo che rischia di fare di lei un comodo capro espiatorio. Dirigenti della squadra capitolina hanno detto che c’è stato un massacro mediatico contro la Lazio, dato che sostengono che, in questi giorni, al processo giudiziario che troverà la sua sede naturale nelle aule dei tribunali si sta sovrapponendo un processo mediatico. C'è già chi ha condannato, nonostante che al momento la Lazio viene accusata per intercettazioni in cui il tentativo di illecito sportivo non è ancora dimostrato, contrariamente a quanto sostenuto da alcuni organi d'informazione, che riportando intercettazioni che coinvolgono la Lazio, invece di limitarsi al diritto di cronaca inseriscono titoli che non trovano del tutto riscontro nella realtà. Così il rischio di indirizzare un processo sportivo che dovrà svolgersi in tempi rapidi, stretto com'è tra le scadenze naturali della prossima stagione, è abbastanza alto. E la ricerca di capri espiatori a buon mercato è un'esigenza urgente. Spero di sbagliarmi. Intanto mia sorella Antonella e sua figlia Serena, giallorosse doc, non vedono l’ora di vedere il prossimo anno in serie B le due squadre a loro più antipatiche: la Juve e la Lazio. Mi dispiace deluderle, ma la Lazio fra qualche mese parteciperà al torneo UEFA. Come la Roma. Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

Saturday, May 13, 2006

"Quante volte figliolo?" di Ivano Alteri

“Quante volte, figliolo?”. Questa domanda, assurta nei secoli a simbolo della morale cattolica, ha fatto arrossire generazioni di frenetici maschietti, molti dei quali si sono accuratamente tenuti alla larga dai confessionali, per evitarla.
Noi scettici, “ricercatori spirituali” (“atei” è troppo impegnativo e non corrispondente al vero), ci siamo spesso chiesti perché mai la Chiesa Cattolica, la nostra chiesa, con tanti guai che ha il mondo concentrasse così tante energie sul nostro pistolino e marchiasse come peccato un gesto tanto spontaneo quanto diffuso come la masturbazione.
Forse potrebbe soccorrerci Freud, che individua nella pulsione sessuale la fonte energetica per antonomasia: controllando quella fonte si può condizionare tutto il resto. Ci torna in mente, a tal proposito, la confessione di un terrorista islamico, riportata in uno studio inglese. Diceva il terrorista che tutte le sere andava a dormire con la solita tormentosa erezione, dovuta alla dottrinaria astinenza, sperando di risvegliarsi in Paradiso circondato da settanta vergini (una fatica: settanta, e pure vergini!) che la sua religione gli prometteva dopo la morte. Al mattino, si risvegliava con la rabbia di essere ancora vivo, il pistolino sempre allerta, e il persistente desiderio di morte (e come dubitarne?!). Così si crea un Kamikaze.
All’altro capo della concezione morale, troviamo invece Diogene di Sinope, detto il cane (400-325 a.c.). Si racconta di lui che un giorno, sdraiatosi sotto un albero ai bordi della strada che portava ad Atene, prese a masturbarsi incurante dei molti passanti; e a chi osò rimbrottarlo per il suo comportamento, continuando a trastullarsi rispose: “Magari potessi calmare la fame con una stropicciatina sullo stomaco!”
…Ma mentre le persone per bene sono rose dal senso del peccato per aver frugato nelle proprie mutande, ve ne sono altre che brigano allegramente nelle tasche altrui, e nessuno gli chiede nulla. “Hai pagato le tasse, figliolo?”, “Hai pagato i tuoi dipendenti?” sono domande che non si usano in confessionale. Nell’elenco delle prescrizioni morali, non rientrano quelle riguardanti i rapporti sociali che determinano la qualità della vita delle persone, ma solo quelle intime, pruriginose.
Per mariuoli, malandrini, monelli, birbanti, scapestrati e discoli vari questa è la morale dei balocchi e “Quante volte, figliolo?” è una domanda facile facile. E non gli importa avere i calli alle ginocchia se possono continuare a gozzovigliare serenamente e con la coscienza in pace: con quel semplice inchino all’autorità possono mondarsi e fregiarsi di essere devoti. Forse buoni.
“Vuolsi così, colà dove si pote ciò che si vuole…”?

Ivano Alteri
Frosinone 12 Maggio 2006

Saturday, May 06, 2006

Arbitri e sindacalisti, di Ivano Alteri

L’epiteto “venduto” posto accanto al sostantivo “sindacalista” è cosa usuale, almeno quanto quello di “cornuto” accanto al sostantivo “arbitro”. Non sappiamo dire nulla a proposito di arbitri e consorti; abbiamo invece qualche esperienza in fatto di sindacalisti.

Ora che due di loro sono assurti alla seconda e terza carica dello Stato, forse varrebbe la pena indagare su loro mondo di provenienza; che, pur essendo quotidianamente sotto gli occhi di tutti, appare a volte misterioso e, per ciò stesso, esposto a considerazioni sospettose, nella gran parte dei casi ingiustificate. Per noi che facciamo parte di quella categoria è comunque un onore.

Sono venduti o no, i sindacalisti? Come in ogni altra categoria, ve ne sono di buoni e di cattivi. Politici, avvocati, amministratori, funzionari pubblici…: nessuna di queste categorie è immune dalla corruttela, nessuna ne ha l’esclusiva. E soprattutto non vi è nessun comportamento generalizzabile tra i loro componenti. Abbiamo visto legali tradire il proprio assistito e politici tradire la propria parte; amministratori assegnare appalti agli amici degli amici e funzionari pubblici tradire lo Stato. Ma anche avvocati patrocinare gratuitamente e politici esalare l’ultimo respiro durante un drammatico comizio. E sindacalisti morire ammazzati per difendere la democrazia e i diritti dei propri rappresentati.

Bisogna aggiungere, però, che un sindacalista che inganna un lavoratore compie un atto particolarmente odioso, da far venire la bava alla bocca. Chiamato a difendere la parte debole, spesso inerme di fronte alla forza bruta del potere economico del padrone, il sindacalista venduto si macchia, e macchia l’intera categoria, di un gesto infame; e da paladino dei deboli si fa “traditore di colui che si fida”, figura confinata da Dante nel cerchio più basso dell’Inferno, subito prima di Lucifero.

Quando esplose il fenomeno “mani pulite”, un noto sindacalista avvezzo alla svendita dei diritti dei lavoratori corse dal proprio legale di fiducia per avere informazioni circa i rischi che correva. L’avvocato lo rassicurò: non essendo dipendente pubblico, il sindacalista non incorrere nei reati legati alla corruzione. Tirato un sospiro di sollievo tornò allegramente all’amena attività di buggerare i lavoratori gabbandoli con le chiacchiere, e a favorire le aziende ricevendone in cambio favori e valori. Non è un reato, ma quando c’incontra deve pur sempre abbassare gli occhi! Forse fissa la fossa infernale in cui sprofonderà.

Un altro nostro conoscente, ex sindacalista, affrontava invece la questione in termini per così dire filosofici, affermando che “il problema non è vendersi, ma trovare chi ti si compra”, insinuando pesantemente che non vi è necessariamente virtù nell’onestà. E magari non necessariamente nequizia nel malaffare? Che Dio ci salvi dai sofisti!

Non vogliamo ora tediarvi raccontando episodi di vero e proprio eroismo di molti sindacalisti di ieri e di oggi, che pure ci sarebbero e strapperebbero le lacrime dagli occhi. Ma tutti noi abbiamo potuto e possiamo constatare cosa succede quando il sindacato non c’è. Basta chiederlo a chi lavora in una piccola azienda dove ogni giustizia resta fuori dalla porta d’entrata. Provate. E capirete che anche la sola presenza del sindacato spesso fa la differenza tra lavoro e sfruttamento, rispetto e umiliazione, sicurezza e morte. Decenza e indecenza.

Le parti, insomma, non sono tutte uguali: c’è quella che persegue la giustizia e quella che pratica il privilegio, quella usa alla solidarietà e quella all’egoismo. Anche se gli onesti si trovano in ogni luogo, “in una parte più e meno altrove”.

Non sappiamo dire, perciò, della fedeltà coniugale delle mogli degli arbitri, ma possiamo assicurare che nella grandissima parte dei casi i sindacalisti non sono venduti. E, per carità!, che a nessuno salti in mente d’indagare ad epiteti invertiti.

Ivano Alteri
Frosinone 5 Maggio 2006

Friday, May 05, 2006

“Il Codice da Vinci”. Romanzo o polemica antagonista? di Mario Pulimanti

E’ in arrivo nelle sale cinematografiche “Il Codice da Vinci”. Sarà la versione cinematografica del discutibile libro di Dan Brown. Con una prevedibile aggravante: il film ha tutte le premesse per risultare più accattivante del romanzo, perché un conto è leggere Dan Brown, che descrive il Louvre e Temple Church adoperando una prosa da guida turistica, un altro è vedere la piramide di Pei che emerge dal buio sul grande schermo. E un conto è cercare di mettere ordine nelle improbabili invenzioni dello scrittore americano, un altro è trovarsi il codice già bello e confezionato sotto gli occhi, con tanto di effetti speciali, musica ad effetto e conseguenti effetti collaterali, come la denigrazione della Chiesa cattolica. Tanto è vero che, quando ho letto il libro di Dan Brown, ho subito notato alcune anomalie. Premetto che sono un cattolico, ciellino ed ex allievo salesiano. Tuttavia, benché l'intestazione del libro assicura che si tratta di un romanzo, quindi di un'opera di fantasia, leggendolo capita una cosa strana. Infatti le parti più interessanti sono quelle presumibilmente didattiche, e questo a discapito della storia descritta nel libro, che parla, soprattutto del santo graal e di incredibili rivelazioni sulle opere di Leonardo. E un abile trucco dello scrittore è quello di far apparire i personaggi perfettamente credibili. Invero c'è un professore, una poliziotta-crittologa ed un importante studioso del santo graal, per cui, di fronte a personaggi così autorevoli, il lettore finisce con il credere alle loro parole. Oltretutto, è strana l'assoluta posizione negativa che Bown prende sul clero e sulla Chiesa, volendo farci credere che sono attendibili solo i vangeli gnostici, che non sono, peraltro, riconosciuti dalla Chiesa. Io, in ogni modo, nel corso della lettura, mi sono incontrato davanti a molte inesattezze. Infatti, per esempio, l'architettura gotica non ha niente a che vedere con i templari che non commissionavano mai la costruzione di Chiese. Inoltre non tutte le Chiese erano circolari nè questa forma era una provocazione, ma più probabilmente rendevano così omaggio al Santo Sepolcro. Ciò nonostante, a mio parere, l'osservazione più strana è quella in cui si dice che in due cattedrali gotiche ci sia un chiaro riferimento al sesso femminile in ogni suo dettaglio. Brown sostiene, effettivamente, che i moti del pianeta Venere traccino un pentacolo. Ma osservando i siti astronomia, ci si accorge che non è affatto un disegno perfetto e che quindi possono essere di facile interpretazione ed indurre in errore. Inoltre è strano anche il riferimento alle olimpiadi, dato che erano in onore di Giove e non di Afrodite. In un punto del libro lo scrittore afferma addirittura che nei cartoni animati di Walt Disney siano nascosti messaggi segreti e riferimenti biblici al santo graal. (Biancaneve viene dipinta come la nuova Eva che prende la mela del peccato dalla strega, i sette nani sono sette come i vizi capitali, ecc.). Brown ritiene che Gesù sia un falegname, discendente del trono di Davide e che Maria Maddalena appartenga, invece, al reame di Beniamino. Ma come si fa a pretendere di presentare un nuovo testamento post- Costantiniano? Dan Brown sostiene che Gesù non è stato riconosciuto Dio fino a circa il 1300 ad opera del consiglio di Nicea che per ordine dell'imperatore fece distruggere tutti i testi sacri. Invece anche prima del 1300 (e ci sono moltissime testimonianze) Gesù era considerato il Salvatore, secoli prima che Costantino lo rendesse ufficiale. Brown si diverte, poi, molto a giocare con gli anagrammi e con gli scambi di consonanti. Inoltre mi sembra che i tarocchi non abbiano nessun simbolo risalente al graal, nemmeno sulla confezione. Infatti furono inventati nel quindicesimo secolo e solo nel diciottesimo secolo hanno acquisito un significato occulto. Oltretutto, il simbolo dei pentacoli attribuito ai diamanti è sicuramente arbitrario. Per quanto riguarda, infine, il dipinto dell'ultima cena di Leonardo, lo scrittore afferma che la mancanza di un calice al centro del tavolo testimonia che il graal non è un recipiente materiale. Io ho sempre saputo che Leonardo, con questa sua opera, vuole rappresentare il momento in cui dice “uno di voi mi tradirà” e la persona che siede alla destra di Gesù non è Maria Maddalena, come vuole farci credere lo scrittore, ma San Giovanni. E queste non sono che alcune inesattezze, ma ce ne sono molte altre: il libro ne è pieno. Secondo me il libro è scritto bene, a tratti è anche avvincente, ma è eccessivamente pervaso dal sentimento profondamente anti-cattolico dell'autore. Io vorrei andare al cinema, a godermi lo spettacolo, se non altro per curiosità. Ma il ciellino che è in me consiglia, invece, di boicottare questo film dato che, sulla falsariga del libro, non fa altro che ripresentare un membro dell’Opus Dei come un assassino regalando a chi, invece, avrà il coraggio di andarlo a vedere una grande dose di provocazione anticattolica. Difatti, come ha scritto lo scrittore e giornalista Luca Doninelli sulla rivista di CL, Tracce: “ Il Codice da Vinci è una grande bugia scritta bene”.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 3/5/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-