Tuesday, September 26, 2006

Il difficile caso dell’eutanasia di Ernesta Aloisi Pulimanti

Eccomi qui a scrivere al giornale non per una dissertazione divertente e piacevole, ma per esaminare una questione ostica ed imbarazzante. Infatti, tra le varie controversie che accompagnano (e inaspriscono) i temi angoscianti del nostro tempo, conversando domenica scorsa ad Ostia - dopo un generoso pranzo a base di pesce - con Mario, il mio primogenito, ci siamo trovati inaspettatamente ad affrontare il difficile caso dell’eutanasia. All’affermazione di mia nuora Simonetta, la quale sosteneva che il progresso scientifico e tecnologico trasforma sempre più i problemi della vita e della morte da naturali in artificiali, nel senso che fa aumentare il controllo sociale sui momenti fondamentali di accesso e uscita dalla vita, io ho aggiunto che questo è ancor più vero se si pensa che viviamo in un mondo in cui quasi più nessuno muore in casa propria, e gli ospedali sono attrezzati in modo da poter ritardare la morte in senso tecnico per periodi relativamente lunghi di tempo. Ma, riflettendo con calma su questi discorsi il giorno dopo, nella quiete della mia casa, mi sono chiesta: se fosse veramente questo il quadro globale della situazione concernente l’eutanasia, quale sarebbe, allora, il vero valore della vita? Effettivamente questa imprevista e fortuita conclusione equivarrebbe proprio ad un invito allo scetticismo. Ed ha fatto bene il nostro Presidente Napolitano ad aprire un dialogo a livello istituzionale sull'eutanasia, dopo l'appello rivoltogli recentemente da un malato terminale? Tanto è vero che, se affermassimo ciò, a questo punto saremmo costretti edonisticamente ad affermare che la fede è inutile nella ricerca del valore della vita e che, in ogni caso, la negazione del trascendente può servire da viatico che ci accompagna nel nostro cammino, essendo appunto inutile porsi la domanda su cosa troveremo una volta giunti a destinazione.Viceversa, io - da cattolica apostolica romana - vorrei invitare i nichilisti che la pensano così a guardare, invece, alla vita come a una scelta criticamente orientata in senso religioso. Di fatto, il valore della vita, a mio parere, dipende dalla capacità di seguire virtuosamente i percorsi esistenziali che ci indica la nostra fede, insieme interessanti per noi e giustificabili da un punto di vista morale secondo la nostra fede cattolica e la nostra coscienza, valori che ci mettono al riparo dai pericoli intellettuali che possono provenire sia da un eccessivo attaccamento alle cose dovuto al materialismo sia dallo scetticismo sempre più dilagante e di moda. Senza dimenticare che lo sforzo più grande di esistere non è non abituarsi a morire, ma pensare che questo nostro cammino terreno è solo temporaneo e che, quindi, non è la ricerca della morte indolore, o di altri edonismi effimeri, il fine per cui siamo stati creati. Ernesta Aloisi Pulimanti (Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 26/9/2006. Ernesta Aloisi Pulimanti, residente in Via Enrico Cravero n. 20, scala U, interno 3, 00154 Roma, Telefono: 06/5128416.

Sunday, September 24, 2006

Cattolici giustiziati di Mario Pulimanti

E’ una tranquilla mattina di settembre. Sono nato sotto il segno del Sagittario ed a dicembre raggiungerò la veneranda età di 51 anni. Non mi ritengo né allegro, né spiritoso e se pensate che sia soddisfatto del mio stipendio da statale, potete allora definire Bagdad una meta turistica. Abito ad Ostia, il Lido della Città Eterna. Questo quartiere mi è sempre piaciuto, con le sue strade diritte, le case colorate e l’odore di salmastro diffuso nell’aria. In questi mesi estivi è stata spesso illuminata da fuochi pirotecnici, tanto che di colpo, invece che ad Ostia, sembrava di essere a Beirut. Bene, adesso, dopo aver degustato un ottimo caffè, leggo il giornale. Ma cosa c’è scritto in prima pagina. No, non è possibile! Giustiziati i tre cattolici indonesiani condannati a morte dopo scontri con gruppi musulmani nel 2000, in cui morirono centinaia di persone. Alcuni testimoni oculari, nei giorni scorsi, hanno insistito inutilmente sulla loro innocenza. Ah, adesso sì che mi sono rovinato la giornata. Senza commenti… Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 22/9/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-

Tuesday, September 19, 2006

Il Papa minacciato di Mario Pulimanti

E’ una limpida giornata di sole, a metà settembre. Collevecchio, un delizioso vecchio e tipico paesino di campagna della Sabina meridionale, un centinaio di case, un migliaio di abitanti. Uno di quei posti in cui passare qualche giorno di vacanza, o magari una vita intera lontano dal caos delle città: un posto tranquillo, insomma. Ed è qui, vedendo il telegiornale nel salotto di mia suocera, che mi è giunta la notizia delle critiche islamiche alle parole del Papa Benedetto XVI da parte di esponenti islamici. Integralismo totale. Oscurità medievale. Terrorizzato, sono state queste a caldo le mie prime sensazioni, mentre avevo il sospetto di non riuscire a formulare mentalmente una risposta abbastanza plausibile a quanto avevo appena ascoltato, tanto mi era sembrato assurdo. Subito dopo, mentre ero ancora disorientato, improvvisamente si è fortunatamente materializzato sul video don Julián Carrón, il nuovo presidente di CL che ha preso il posto del compianto don Gius. Okay, mi sono detto. Non tutto è perduto. Infatti mi sono subito ripreso ascoltando il presidente ciellino che ha affermato che il Papa non voleva affatto offendere gli islamici, ma richiamare tutti a un uso corretto della ragione. Ed io, ciellino della vecchia guardia, non posso che condividere pienamente queste parole. Per don Carròn è difatti evidente che ci troviamo davanti ad un’intolleranza intollerabile nei confronti della critica pacifica a causa delle posizioni preconcette di certi esponenti islamici. Don Carròn precisa anche che “il Papa dice una cosa vera affermando che non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”. Ed a questo punto invita tutti i credenti “a stare con il Papa”. Buona idea. Sono completamente d’accordo. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 19/9/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-

Saturday, September 16, 2006

La prima edizione della Festa internazionale del Cinema di Roma di Mario Pulimanti

Mi trovo a Collevecchio, in un bel ristorante aperto da poco che occupa i locali di recente costruzione situati vicino allo stadio comunale. In pochi mesi di attività ha fatto registrare un boom di clienti, anche perché si mangia molto bene. Osservando l’interno ravvivato con un arredamento particolarmente eccentrico ad un certo punto ho cominciato a parlare di cinema. Forse perché sto trascorrendo una serata davvero unica mangiando degli ottimi tonnarelli al tartufo, accompagnati da un Chiaranda del Merlo, fermentato in rovere ed affinato in bottiglia. Forse perché sta per iniziare la prima edizione della Festa internazionale del Cinema di Roma, voluta fortemente dal sindaco Walter Veltroni, attesa manifestazione che avrà una madrina d’eccezione: Nicole Kidman che presenterà in anteprima mondiale "Fur", nel gran galà di apertura della Festa che si terra' venerdi' 13 ottobre alle ore 20 presso la sala Santa Cecilia dell Auditorium Parco della Musica. Lei, australiana dalla pelle del colore della porcellana, con i lineamenti perfetti e delicati, oltre ad essere una donna di indubbia bellezza è anche la mia attrice preferita.... Chissà… Comunque, al di là della splendida Nicole, ammiro da sempre anche Woody Allen, e sarebbe bello se ci fossero dei film con lui regista e la Kidman interprete principale. Inizialmente il cinema di Woody Allen era giocato sul comico. Poi c'è stato il tempo della serietà che per altro pochi presero allora sul serio. Ed a me questo grande comico sconcertato dalla sua stessa comicità mi è sempre stato caro. Woody Allen è alla continua, quanto improduttiva, ricerca della felicità. Decisamente simpatiche sono le sue battutine irriverenti, con o senza doppi sensi e i dialoghi tra i suoi personaggi. Mi piace anche per questo il cinema di Allen, che non si vergogna a omaggiare i suoi maestri e a raccontare di sé attraverso i tanti film che ha visto negli anni giovanili. A volte per raccontarsi usa un linguaggio che è il balbettio di un adolescente alle prime armi con una dichiarazione d'amore, e il balbettio della parola si traduce in immagine, in un montaggio tutto pezzi, interruzioni, frammenti e ragguagli. I suoi film riescono a divertire senza cadere nelle volgarità, ed i dialoghi sono sempre ben costruiti con delle battute folgoranti e con lui, Woody Allen, che riesce sempre, con la sua aria da bambinone, a farci sorridere ed a farci dimenticare per un attimo eventuali problemi di lavoro o familiari. Lui, infatti, è sempre simpatico, leggero, rilassante, ed è per questo che ci fa sorridere con i suoi dialoghi geniali. Del resto le sue sono delle commedie sfiziose ed intriganti, che non mi stanco mai di rivedere. Abbiamo così poco di cui sorridere negli ultimi tempi. Fortunatamente ci sono loro: Nicole, Woody. Vedo i loro film godendo dell’energia che le loro interpretazioni sembrano emanare. Né mi importa se in questo momento, leggendomi, state esprimendo il vostro dissenso. Ho deciso, del resto. Dopo questa ottima cena torno a casa a rivedermi Dogville e Manhattan. Questo e altro, per il re. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 15/9/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-

Saturday, September 09, 2006

Perchè l'Italia rimane la roccaforte del comunismo mondiale? Quesito di Mario Pulimanti

Il comunismo sembra aver esaurito il suo corso, basti pensare a come si trova ora la Russia per colpa di Stalin e dello stalinismo. Per non parlare, poi, della Corea del Nord, dove soffrono la fame nonostante stiano costruendo testate nucleari. Cuba è molto indietro rispetto al resto del mondo, mentre la Cina sta passando al libero mercato dopo il fallimento del vecchio sistema. In Nicaragua, oltretutto, i sandinisti hanno perso le elezioni. E, mentre accade questo, la nostra Italia rimane la roccaforte del comunismo mondiale. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 6/9/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-
Risposta
In Italia l'eredità del Pci è inestinguibile. Come inestinguibile è l'eredita della complessa, civile e prolifica dialettica fra Dc e Pci che ha consentito a questo nostro Paese di diventare Nazione in 60 anni a fronte dei secoli che sono serviti a tanti stati europei e non solo. Le manifestazioni dell'affermazione del mondo dei lavoratori dipendenti sono tantissime, diverse fra di loro cosi come il capitalismo della Francia è diverso da quello della Turchia e come tantissimi sono i capitalismi esistenti. I diritti sindacali di milioni di cittadini, che lavorano, sono garantiti da una sinistra, forse un pò confusa oggi, ma decisa a non disarmare e comunque ancora forte.
Io continuerò a pubblicare i suo pezzi senza timore. Io come ogni persona di sinistra credo nel confronto. So che non ci sono paradigmi definiti una volta per tutte. La luce della ragione assicura rispetto per tutti e per ogni diversità. Questo mondo e capace di ospitare chiunque, basta che non ci sia qualcuno che vuol sottomettere ed escludere gli altri.
Cordialmente, Ignazio Mazzoli direttore di Edicolaciociara.it

Meglio Collevecchio di Mauro Polimanti

Sono da poco tornato dalle ferie che ho trascorso a Collevecchio, terra d’origine di noi Pulimanti, ammirando il levare del sole, la luce che avanzava dall'orizzonte imbiancando il cielo nero della Sabina, le ombre che si dissolvevano quasi evaporando sotto i raggi splendenti, le colline che sembravano animarsi come onde di un mare fossile risvegliato da un lungo torpore, gli incubi della notte che svanivano. Per pochi minuti la temperatura era meravigliosa, né fredda, né calda, e la luce perfetta; tutti riposavano ancora tranquilli. Il mondo assisteva in silenzio al miracolo del giorno che tornava a visitare la terra. E, mentre trascorrevo tranquillamente le mie vacanze dondolandomi su una comoda amaca, riflettevo sul fatto che, come quasi tutti gli italiani, anche questo anno non mi sono comunque potuto godere un tramonto caraibico sul bordo di una piscina. Va bene Collevecchio, ma volete mettere le Barbados? A chi dare la colpa? All’euro, ama prontamente rispondere a questa domanda mia madre Ernesta. Difatti sono ormai sei anni che in Italia possediamo l’euro. La moneta unica europea ci ha fatto entrare, in questo modo, pienamente in Europa. Tuttavia, l’entrata dell’Italia in Europa ha significato anche l’entrata di Roma in Europa. E quindi di noi romani. Ma, mentre il resto dell’Italia si sta progressivamente europeizzando, non mi sembra che lo stesso stia capitando qui da noi, “nell’urbe eterna”. Tanto è vero che, contrariamente ai padani i quali sono ben felice di sentirsi mitteleuropei, o ai piemontesi i quali sognano di fare un po’ i francesi, o agli snob fiorentini che vorrebbero tanto chiamare le loro colline Chiantistiche, a noi romani, invece, di diventare inglesi, o francesi, o tedeschi, o per lo meno spagnoli non ci interessa per niente. Ed io, nativo dello storico rione del Testaccio con discendenze trasteverine, cresciuto nel quartiere “giardino” della Garbatella e, dopo essermi sposato da 22 anni, residente ad Ostia “il mare di Roma” -e, quindi, profondamente romano e ben lieto di esserlo- posso, a ragione, affermare che noi romani, da più di duemila anni, a torto o a ragione, ci sentiamo superiori a tutti. E’ un atteggiamento che fa parte della nostra storia, del nostro carattere e del nostro modo fanfarone, ma sincero, di affrontare la vita. Ce lo vedete un romano fare la fila alla posta di Testaccio come Mr. Jones al post office di Kensington? Ce lo vedete un romano parcheggiare la sua automobile come un danese a Copenaghen? O ridere delle insipide barzellette fiamminghe? E quando va in spiaggia vestirsi come quei tedeschi con sandali e calzini che incontri non solo sul lungomare di Ostia, ma anche, con lo stesso look, nel centro di Roma? No, non è bastato certamente l’euro a convincerci che un wurstel vale una coscia d’abbacchio né che la pancetta con le uova fritte sia più saporita dei rigatoni con la pajata o della coda alla vaccinara che cucinava mia nonna Jole. E, fortunatamente, allo stesso modo la pensano anche i miei figli Gabriele e Alessandro e tanti loro amici. Il romano è un osso duro per l’Europa. Prima di piegarci ad un nuovo modo di vivere e di pensare passeranno molti anni, forse diverse generazioni. E, probabilmente non ci riusciranno mai! Del resto “civis romanus sum! Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)

Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 7/9/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 3 , c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-

Friday, September 01, 2006

Il Nobel a Bob Dylan di Mario Pulimanti

Sono da sempre un grande fan di Bob Dylan ed ascolto i suoi dischi da quando avevo undici anni. Questo grande artista ha, a mio parere, influenzato assolutamente tutto il paesaggio musicale degli ultimi 40 anni. Sono, difatti, sicuro che Dylan conosce pochissimi accordi eppure la sua esecuzione ha sempre qualcosa di speciale, di riconoscibile. Ci sono degli errori che sono diventati parte del suo suono. Del resto, per la prima volta introdusse l'elemento civile nelle canzoni. È lui che ha creato la canzone civile, parlando anche della guerra nucleare. Per me Dylan è la quintessenza del rock'n'roll. Ho cominciato ad ascoltarlo a metà dei Sessanta, quindi non l'ho mai considerato un cantautore o un poeta folk; per me lui era rock, elettricità, movimento. Quando, per esempio, canta "Hurricane", sembra il canto di un pugile, di un combattente e penso che si possa ben dire che, come Elvis ci ha liberato il corpo, Bob Dylan ci ha liberato la mente. Poi, a proposito di un suo famoso brano "Highway 61 Revisited", mi piace ricordare che, la prima volta che l'ho ascoltato, sono rimasto affascinato dai suoni di tutti gli strumenti che ci sono in quel disco. Veramente emozionante. E’ senz'altro vero che è difficile dire su Dylan qualcosa che non sia già stato detto, e magari dirlo anche meglio. Basterà forse ribadire che Bob Dylan è un pianeta ancora inesplorato. Per un cantautore lui è indispensabile almeno quanto lo sono per un falegname chiodi, martello e sega, e, come ha detto parlando di lui un altro grandissimo della musica internazionale, Tom Waits, che io condivido pienamente: "In Dylan sono importanti anche i fruscii dei suoi bootleg degli anni Sessanta e Settanta. Lui vive nell'essenza delle sue canzoni". Ed adesso dopo cinque anni, è uscito Modern Times, il primo nuovo album di Bob Dylan dopo cinque anni. Esattamente è il suo 44 album. Grande, grandissimo Dylan. Giù il cappello, anche da sessantacinquenne continui ancora a stupirmi! A quando il Premio Nobel per la letteratura? Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)

Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 1/9/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 7, c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-

Voglio il Ponte sullo stretto di Messina di Mario Pulimanti

A differenza di molti sono favorevole alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. Non mi hanno convinto, infatti, i denigratori di questa importante opera quando parlano di problemi tecnici ed ambientali. Infatti questo Ponte, unendo la Sicilia alla Calabria, consentirebbe l'attraversamento dello Stretto in tre minuti, riducendo così le distanze che fino ad oggi hanno ostacolato lo sviluppo economico e turistico del meridione. Proprio per questo il ponte rappresenterebbe l'ultima delle grandi opere volute dall'Unione Europea per completare la continuità territoriale in Europa. Il Ponte di Messina non sarebbe quindi un'opera colossale ed isolata, bensì un'opera destinata ad entrare nella storia, portando la Sicilia in Europa e dando il via a una serie di processi di riqualificazione delle infrastrutture del Mezzogiorno tra i quali il completamento delle reti stradali e ferroviarie. Del resto ogni grande opera pubblica suscita dibattiti, opposizioni, lacerazioni politiche e sociali. Tanto più un ponte, come questo di Messina, che ha di per sé un particolare valore simbolico. Io, che sono un cinquantunenne di Ostia, ciellino da sempre, appartengo anche alla maggioranza silenziosa degli italiani che vedono nel Ponte di Messina una buona occasione per la rinascita di Messina, dell'area dello Stretto ed, in definitiva, di tutto il meridione. Si al Ponte! Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma).
Autorizzo la redazione a usare i dati, compresi il mio nome e cognome, forniti nella mia lettera. Roma, 1/9/2006. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma) Residente in Corso Duca di Genova n. 253, scala B, interno 3 , c.a.p. 00121 Lido di Ostia-Roma. Telefono: 06/56342306. Cellulare: 3336981629-