Wednesday, July 30, 2008

Sono rimasto a secco, di Mario Pulimanti

Il gruzzoletto in banca nel caso di vacche magre. Così mi ha insegnato papà Valeriano.

E poi all’improvviso il gruzzolo è sparito con l’introduzione dell’euro. E sono rimasto a secco.

No, non ho una scelta più retributiva di lavoro messa via nel cassetto dei calzini. No, affatto.

Sì, la cosa può anche essere raccontata diversamente agli altri e a me stesso ma, a torta finita, il desiderio di maggior guadagno resta solo una chimera appollaiata in un retrobottega del mio cervello.

Il nocciolo è che di soldi, anzi di euro, ce ne sono pochi in circolazione e, almeno per quanto mi riguarda, ci sono troppe occasioni per non esserci più.

Sarò di una perspicacia rara, ma non mi riferisco a divertimenti e vacanze ai Caraibi, per esempio Barbados o altro.

Gli euro devono coprire tasse e balzelli vari.

Che barba.

Non mi lascio intrappolare. Vada al diavolo pure la nuova finanziaria.

Alcuni colleghi dicono: “non vedi, Mario, che i nostri governanti si mostrano dispiaciuti. Del resto con questi nuovi contributi spariranno anche i debiti accumulati dai loro predecessori”.

Rispondo: nix. Nessuna giustificazione. A sparire non sono solo debiti statali pregressi, più o meno fantomatici, ma soprattutto il mio stipendio.

Forse il punto è questo: mi serve un’idea.

Dicono che uno tiene delle robe di riserva in un angolo della testa, come una specie di fondo di emergenza.

Sì, esatto. E allora questa volta sono stradeciso: vado a vivere in Lapponia.

Voglio dire, non è così orribile.

Insomma, almeno risparmierò sull’aria condizionata! Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Precari, di Mario Pulimanti

E’ una limpida giornata di sole, a fine luglio. Collevecchio, un delizioso vecchio e tipico paesino di campagna della Sabina meridionale, un centinaio di case, un migliaio di abitanti. Uno di quei posti in cui passare qualche giorno di vacanza, o magari una vita intera lontano dal caos delle città: un posto tranquillo, insomma. Ed è qui, vedendo il telegiornale nel salotto di mia suocera, che mi è giunta la notizia che il governo non fa marcia indietro: la norma sui precari resta nella manovra economica. Nonostante le prese di distanza di diversi ministri, tra i quali Brunetta e Sacconi, alla fine è passata la linea del Tesoro di confermare la misura che blocca le assunzioni dei precari che si rivolgono al giudice per ottenere un contratto a tempo indeterminato. Protestano anche le casalinghe che rischiano di vedersi togliere il vitalizio. L'opposizione e Veltroni promettono attacco al Senato. Con un appello al dialogo ieri è intervenuto anche il presidente della Repubblica Napolitano. Ah, adesso sì che mi sono rovinato la giornata. Questa notizia mi risulta molesta quanto il trapano di un dentista. Senza commenti… Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Monday, July 28, 2008

Tolleranza zero, di Mario Pulimanti

Che barba: non si possono più cantare le filastrocche di Natale.Perfetto: il presepe può offendere qualcuno.Attenzione: i crocifissi danno fastidio a qualcun altro.Io dico: la tolleranza non può uccidere le nostre tradizioni. Vabbè il rispetto verso gli altri.E’ giusto.E’ naturale.Tanto che la sesta sezione penale della Cassazione ha sentenziato che non è reato picchiare la moglie quando la discussione deriva dal diverso credo religioso.Che bello!Vi piace tutto questo?Figuratevi: a me manco per idea.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Cagnolino seviziato, di Mario Pulimanti

Incredibile! Leggo sul giornale che a Frosinone un cagnolino è stato legato e appeso a muso in giù sul fuoco, come uno spiedo, da giovani teppisti, come se volessero farlo arrosto. Poi, credendolo morto, lo hanno trascinato per molti metri sull’asfalto. Una tortura inaudita che fortunatamente non lo ha ucciso. Il cucciolo è stato infatti soccorso da un veterinario. Ha orribili scottature. Ci vorrà un po’ prima che si riprenderà. Senza commenti.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Wednesday, July 16, 2008

“Più biodiversità, meno Ogm”, di Mario Pulimanti

Ecco: sto scrivendo perché mi sono spaventato nel leggere che la trippa e la polenta sono cancerogeni. Il pesto anche, immagino, invece, che il cous cous sia sanissimo. Che tristezza! I fautori degli Ogm e del cibo Frankenstein sembrano voler cancellare persino i piatti simbolo della storia gastronomica italiana, avvelenare (con la paura, l’ansia, la minaccia) il grande gusto della tradizione, in un tentativo di sradicamento che, peraltro, tocca numerosi altri ambiti. Occorrerebbe protestare per questi attentati, non solo al buongusto, ma anche al nostro palato! Protesta, infatti, l’associazione Slow Food, che ha lanciato nei giorni scorsi un appello: “Più biodiversità, meno Ogm”, perché davvero non può essere vero che il cibo delle nonne faccia male e quello geneticamente modificato renda invece più giovani e aitanti. Alla mobilitazione hanno risposto molti ristoranti sparsi in tutta Italia. Un tuffo nella sana tradizione italiana, alla faccia di chi, forse, ci vorrebbe tutti a fare la fila da Mc Donald’s. Lo sforzo è necessario, mentre si moltiplicano i tentativi di propagandare gli alimenti geneticamente modificati come più sicuri e buoni. Serve, invece, grande chiarezza, corretta informazione, difesa dei prodotti tradizionali e di chi li coltiva, rispetto dell’ambiente e della salute dei consumatori. Sono molti ormai gli Enti locali (tra Regioni, Province e Comuni) che hanno già promulgato norme per dichiararsi “Ogm-free”, liberi da Ogm. Anche io vorrei, oggi idealmente schierarmi su questo fronte sempre più vasto, armandomi... di buon appetito. Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

Saturday, July 12, 2008

Mi piacerebbe un G-8 risolutivo, di Mario Pulimanti

Molti, ritenendo che il mondo non è mai stato tanto vicino alla distruzione, affermano che molte sono le cause di questa corsa alla distruzione, a cominciare dalla gravissima scarsità di acqua, petrolio, gas, carbone e altre risorse naturali.
I paesi ricchi come Stati Uniti, Giappone e Cina si sono accaparrati la fetta più consistente di queste risorse, lasciando alle nazioni più povere gli avanzi.
Io, uomo di pace, ritengo che il problema trascende quello, storico e complesso, di chi ha e chi non ha.
E’ fondamentalmente una questione di ignoranza e intolleranza, elementi pressoché inscindibili. Quasi mai ci si imbatte nell’ignoranza senza la sua perversa gemella, l’ignoranza.
Alcuni, invece, ritengono che la fine del mondo é sì vicina, ma per motivi di ordine morale.
Pazzi fanatici. Adepti al culto di Geova che credono in un’ecatacombe purificatrice, che spazzerà via ogni corruzione e riporterà Geova nel mondo, dopo che questo sarà stato purificato.
Io, a mia volta, ritengo indispensabile il ruolo del G-8, indispensabile per affrontare i crescenti problemi comuni.
Oltre ai temi economico-finanziari e del rincaro delle materie prime, il G-8 ora tratta i problemi dell’Africa e dell’ambiente, la proliferazione nucleare, il terrorismo e la pirateria.
Il G-8 fu costituito nel 1975 da un nucleo originario di cinque Paesi - Usa, Francia, Germania, Regno Unito e Giappone - per affrontare la crisi monetaria di allora. Italia e Canada vi entrarono poco dopo e la Russia nel 1998.
Alle sue riunioni partecipano varie organizzazioni internazionali e, da qualche anno, cinque fra i maggiori Paesi emergenti: Cina, India, Brasile, Messico e Sud Africa (G-5) . Progressivamente, il G-8 ha poi ampliato le sue competenze. Oggi si interessa anche di sicurezza, economia ed ecologia. È un foro informale, con un summit annuale a livello di Capi di Stato e di Governo e varie riunioni ministeriali.
Non vi vengono assunti impegni vincolanti.
Le sue raccomandazioni, di conseguenza, sono purtoppo spesso disattese. La revisione della composizione e dei compiti del Gruppo non rientra nell’agenda della riunione che dal 7 al 9 luglio si terrà in Giappone, ad Hokkaido.
Forse verrà inserita in quella del Summit del 2009 con la presidenza italiana. Sarà un compito arduo, che impegnerà a fondo la nostra diplomazia, tanto più che il G-8 è l’unico organismo mondiale a cui l’Italia partecipa a pieno titolo.
La crescita dei Paesi emergenti potrebbe delegittimare la sua partecipazione al gruppo. All’Italia converrebbe -per mantenere il proprio rango- un G-8 a geometria variabile, con l’attuale nucleo permanente, a cui si aggiungerebbero di volta in volta le potenze emergenti, a seconda degli argomenti trattati.
Del resto la situazione in Africa è peggiorata, nonostante la crescita del Pil dovuta alle entrate dalle materie prime, ma di cui si appropriano le sue corrotte ed inefficienti classi dirigenti.
L’Asia ha oltre ogni ottimismo già superato gli obiettivi di sviluppo del millennio, fissati dall’Onu nel 2000. Essi tra l’altro prevedono che, tra il 1990 e il 2015, il numero di persone con reddito inferiore ad un dollaro al giorno e di quelle che soffrono la fame venga dimezzato, e che l’educazione elementare venga estesa a tutta la popolazione. La povertà e la fame in Africa sono invece peggiori di quelle del 1990.
Sono poi destinate ad aggravarsi per l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Potrebbero scoppiare carestie, rivolte e guerre civili; aumentare criminalità, terrorismo e fondamentalismo; originarsi incontenibili ondate immigratorie verso il Nord. Tali rischi andrebbero fronteggiati con massicci aiuti finanziari, con la distribuzione di sementi e fertilizzanti, con l’approvazione del Doha Round, con la rinuncia a produrre etanolo dai cereali e con l’eliminazione dei sussidi pubblici alle agricolture occidentali.
Nel G-8, tutti si dichiareranno d’accordo con tali misure, ma nessuno assumerà impegni vincolanti. Quindi, non se ne farà niente. D’altronde, è sempre accaduto così dal 2005, quando Tony Blair collocò l’Africa al primo posto delle priorità del G-8.Per l’ambiente, si auspicherà l’adesione degli Usa e della Cina al Protocollo di Kyoto.
Si discuterà anche degli emendamenti da proporre al Trattato di Non Proliferazione, nella Conferenza di Revisione del 2010. Potrebbero consistere nel divieto di costruire impianti per l’arricchimento dell’uranio e per il riprocessamento del combustibile spento, volto a recuperare il plutonio. In compenso, si sottolineerà come la creazione di uno o più banche mondiali di rifornimento delle barre garantirà il combustibile ai Paesi che hanno rinunciato a produrlo in proprio.
Per il terrorismo e la criminalità sarà come al solito auspicato il supporto tecnico ed addestrativo da parte dei Paesi avanzati a favore di quelli emergenti. Qualcosa di più concreto, ad esempio pattugliamenti congiunti, potrà essere previsto per contrastare la pirateria, aumentata negli ultimissimi anni.
Per i partecipanti, il summit di Hokkaido sarà un’occasione d’incontro, allietata dalle immancabili manifestazioni no-global. I problemi principali verranno rimandati al summit 2009, quando vi parteciperà il successore di Bush. Anche per questo, la presidenza italiana del G-8 sarà molto impegnativa.

Spengo il pc.

Arrossisco fino alla punta delle orecchie.

E’ che…mi piacerebbe un G-8 risolutivo.

Un sogno?

Forse.


Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Saturday, July 05, 2008

Ostia, di Mario Pulimanti

Eccomi qui: mi chiamo Mario e vivo ad Ostia. A mia moglie Simonetta che afferma che io, dall’alto dei miei 52 anni e quasi ottantacinque chili di peso, comincio a somigliare sempre di più al fratello gemello di Oliver Hardy, sono solito rispondere che anche Einstein non era bello, però che fisico!... Ma bando alle distrazioni. Dicevo che abito ad Ostia. Esattamente a Corso Duca di Genova, all’altezza di Piazza delle Repubbliche Marinare. Da casa mia, per andare al Porto di Ostia, si deve purtroppo percorrere la zona di Nuova Ostia, da alcuni definita il ghetto di Ostia. Oltretutto è a Nuova Ostia, in via dell'Idroscalo, che è stato ucciso Pier Paolo Pasolini in un luogo desolato, polveroso e abbandonato, come il monumento a lui dedicato, scrostato e in rovina. La cronaca ci racconta che la mattina del 2 novembre 1975 in un campo in via dell'Idroscalo fu scoperto il cadavere di un uomo. Sarà Ninetto Davoli a riconoscere il corpo di Pier Paolo Pasolini. Nella notte i carabinieri fermarono Giuseppe Pelosi, detto "Pino la rana", alla guida di una Giulietta 2000 che risulterà di proprietà proprio di Pasolini. Pelosi, interrogato dai carabinieri, confessò l'omicidio. Raccontò di aver incontrato Pasolini presso la Stazione Termini, e dopo una cena in un ristorante, di aver raggiunto il luogo del ritrovamento del cadavere; lì, secondo la versione di Pelosi, Pasolini avrebbe tentato un approccio sessuale, e vistosi respinto, avrebbe reagito violentemente: da qui, la reazione di Pelosi che culminò nell'omicidio del grande poeta-regista. Ma questa è un'altra storia. Ora vorrei parlarvi di quello che accade per arrivare al Porto di Ostia. Niente di male se si ha l’accortezza di percorrere il Lungo Mare. I problemi sorgono, invece, se si ha l’incauta idea di addentrarsi per le zone interne di Nuova Ostia Qui, tra strani individui che scorazzano per vie ad angolo retto, circoli culturali e sezioni politiche coesistono fianco a fianco con i negozietti a gestione familiare in cui si possono cambiare assegni, pagare bollette e comprare parrucche, artigianato africano, liquori e mobilio vario. Molti degli edifici più vecchi sono deserti e parecchi sono recintati o sigillati da porte metalliche coperte di graffiti. Dietro le strade più affollate, elettrodomestici a pezzi aspettano che qualcuno venga a razziarli e la spazzatura si ammonticchia agli angoli delle case e davanti ai marciapiedi. Erbacce e giardini di fortuna invadono i lotti abbandonati. Le affissioni reclamizzano gli spettacoli dei teatri di Ostia, il Pegaso, il Fara Nume, ma anche il più importante Teatro Nino Manfredi, mentre centinaia di manifestini coprono pareti e staccionate, annunciando spettacoli e show di qualche compagnia locale di attori semisconosciuti. I ragazzi si raccolgono a gruppetti. Passando con la mia macchina a via Forni, vicino a Piazza Gasparri, nel cuore di Nuova Ostia, ho notato alcuni di loro che seguivano la mia macchina -non riconoscendola come una della zona- con cautela, diffidenza e, in qualche caso, con aperto disprezzo. Non mi è, comunque, venuto in mente di parcheggiare. Infatti in queste vie, nell’inferno di sporcizia e di violenza con bestemmie che piovono da tutte le parti, è pericoloso parcheggiare. O, meglio, ritrovare la macchina dopo il parcheggio. O comunque, l’autoradio, la ruota di scorta, gli specchietti laterali, le targhe, le tendine di Topolino, i seggiolini, i cerchioni delle ruote, il volante, i fari, i tergicristalli. La gente è pronta a tutto per mettere insieme venti euro. Ma pure dieci. Il giorno dopo, in un attimo di follia, ho ripercorso, e questa volta a piedi, lo stesso tragitto. Camminavo, quindi, sotto i pilastri di cemento di Nuova Ostia toccandomi continuamente la tasca di dietro per tastare il portafogli. In questi posti non sai mai chi puoi incontrare. Un secondo ci vuole che ti hanno rubato anche i trigliceridi che hai nelle arterie. Una volta proprio sotto i pilastri di Piazza Gasparri ci stavano accampati due barboni. Uno di questi è il famoso clochard Elia. Poi tutti i giorni gli rubavano i cartoni e i panni che raccoglievano dall’immondizia e alla fine se ne sono andati via. Troppo degradante anche per loro. E, per Elia, destinazione Chiesa di Nostra Signora di Bonaria, dove, per tantissimo tempo è stato accampato di fronte alla parrocchia, in un modo non proprio conforme alle regole dell’igiene, tenuto conto che non è possibile definire salubre, pulito e sterilizzato l’ambientino che si era costruito. Ed ora l’alloggiamento-bivacco di Elia si può notare davanti al centro commerciale “l’Aquilone”. Questo mi ha fatto riflettere. L’aumento della povertà e delle disuguaglianze sociali, con il relativo insorgere di nuovi modelli di marginalità sociale ed economica, è un fenomeno comune a tutti i paesi occidentali. Per quanto riguarda le povertà estreme come quella di Elia, la presenza di un consistente numero di persone senza casa costituisce un elemento ricorrente di marginalità sociale nei paesi economicamente avanzati, come l’Italia. Io ritengo che per fronteggiare soddisfacentemente il problema le amministrazioni locali dovrebbero poter mobilitare una persona ogni mille abitanti, come affiancatore di un emarginato grave (sia un suo familiare o un volontario o un operatore stipendiato) per far avanzare gradatamente la persona che esce dall’emarginazione. Difatti, riassumere in carica questi cittadini espulsi dalla piena cittadinanza comporta certamente il costo di un coinvolgimento tanto dell’amministrazione pubblica, quanto delle reti di solidarietà. A mio parere questa è la sola strada da seguire per aiutare persone come Elia, permettendo loro di poter tornare a vivere come persone normali ed evitando, tra l’altro, che loro stessi possano diventare veicolo di gravi infezioni sia verso loro stessi che verso gli altri. Ma torniamo alla mia passeggiata dell’altro giorno a Nuova Ostia. Non è facile comprendere le dinamiche di questa zona, né cercare di capire quali sono i motivi profondi del disagio e della poverta' che si respirano camminando lungo le sue vie oscure e tristi. Non è facile superare le barricate che separano la cosiddetta Ostia da Nuova Ostia che è, senza dubbio, la zona più desolata del Lido. E’ certo che sono pochi coloro che, consapevoli di un contesto sociale tanto pericoloso e di un clima particolarmente turbolento, intendano trasferirvisi neanche per trascorrere un breve soggiorno. E non vorrei esagerare dicendo che mi sembra un ambiente abbandonato a se stesso intriso di sofferenza e delusione, dove vigono regole dure e brutali. Ma è purtroppo quello che penso. Ritornando indietro, però, verso Piazzale della Posta, lo scenario cambia: gli edifici deserti sono stati abbattuti o ristrutturati, i cartelloni fuori dai cantieri mostrano quali residenze idilliache presto rimpiazzeranno le costruzioni preesistenti. Difatti la zona appena limitrofa a Corso Duca di Genova, infine, è bella e alberata, con marciapiedi puliti. Le file di vecchi edifici sono in buone condizioni. Ci sono i bloccasterzo ai volanti delle auto, anche se il parco macchine include anche vecchie Fiat od improbabili Skoda. Andando avanti si esce finalmente da Nuova Ostia. Prima di arrivare sotto il mio portone c’è un palazzo di arenaria, con la facciata ricca di decorazioni scolpite nella pietra ed il ferro battuto di un nero lucente sotto il sole della tarda mattinata. E più avanti due splendide palazzine risalenti agli anni sessanta. Parcheggio vicino a quella di destra, davanti alla fermata dello 01. “Ecco, questa è casa mia”.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)