A mia moglie piace la vita in campagna. Le piace stare seduta a guardare il sole che tramonta. Ha sempre desiderato avere una casa con un panorama meraviglioso, vicino al campo di olivi, alle vigne, al giardino di rose, ai gelsomini che profumano l’aria della sera. Avrebbe gradito, infatti, crescere i nostri due figli alla maniera degli antenati. Lei stessa avrebbe insegnato loro a fare il vino e ad allevare le api. Ed i nostri figli -a suo dire- sarebbero cresciuti in pace e sarebbero vissuti in serenità all’ombra di grandi alberi solitari, ascoltando il pigolio degli uccelli che, dopo essersi rincorsi in cerimonie di corteggiamento, cercano il nido su querce così alte che sembrano reggere il cielo. Al contrario, a me piace il mare. Il mare è lo specchio dei nostri pensieri, e sfortunatamente anche di quelli più profondi e malinconici. Riflette ciò che sta nascosto nelle profondità del nostro animo, le nostre paure inconfessate, perfino il volto della morte sembra trasparire, a volte, sotto la sua superficie liquida e mutevole, dietro l’orizzonte che fugge sempre più lontano, che non si fa mai raggiungere. Di sera, la luna sorge dal mare illuminandolo. E la superficie scagliosa del mare riflette i raggi della luna in mille sfaccettature tremolanti. E’ palese che io e mia moglie, in molti campi, abbiamo preferenze diverse. Nonostante questo, mi sento irresistibilmente attratto da lei come da una forza della natura. Ora abitiamo ad Ostia, giustamente definito “il mare di Roma”. Ma le ho promesso che un giorno andremo a vivere in campagna. E lei sai che un Romano mantiene sempre la parola data! Ma voi vi fidereste della parola di uno statale? Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)
Friday, August 15, 2008
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