Friday, June 06, 2008

Pensieri, di Mario Pulimanti

Collevecchio. Sento l’odore della campagna. Sane zaffate di erba tagliata, fiori e letame. E me lo gusto. Ho la testa leggera e i polmoni lavorano lentamente: sto bene. L’aria si sta calmando, è un piacere respirarla. I campi sono pieni di pecore e agnelli dal manto lanuginoso: sento i loro belati, l’odore del loro sterco. Guardo il panorama, le colline in lontananza. Guido piano. E’ domenica pomeriggio tardi e non c’è traffico. Il tragitto non è lungo, appena un’ora. Da Collevecchio a Ostia. Quando arrivo sono esausto; il debito di sonno comincia a pesarmi e il percorso è stato lungo e noioso. Non c’era nulla di interessante alla radio; è stata una lotta rimanere sveglio al volante. In casa mi tolgo le scarpe e i jeans; vado in camera da pranzo con addosso solo la t-shirt e cado sul divano. Guardo fisso al di là della testa di Gabriele e attraverso la porta che da sul balcone; vedo il sole rosso che tramonta su questo angolo di Ostia. Ci sono molte persone oltre questa finestra. Chissà quanti di loro mi conoscono o si stanno preoccupando minimamente per me. Probabilmente nessuno. Fisso fuori dalla finestra. Il cielo è coperto; la luce del sole, che filtra tra le nuvole, è fioca offuscata, la calura umida. Ho sete e voglio un bicchiere d’acqua, ma non ho la forza di andare in cucina. Poi, scivolo placidamente nel sonno. Penso a Nicole Kidman. Lei non mi manda più in orbita. Penso al calcio. Da ragazzo adoravo il calcio; ora mi attira poco. Guardo qualche partita, ma non mi interessano le classifiche né le competizioni: quando si assiste a una gara a cui partecipano ventidue giovani milionari, è difficile badare al risultato. Penso a una coppia che ho incontrato ieri al Pontile. Lui vecchio. Molto. Ricco. Molto. E sposato con una rumena. Giovanissima. Lui ha 75 anni, lei 22. Me l’immagino proprio quel rapporto: un vecchio ricco e la sua giovane moglie dalla personalità passivo-aggressiva. Probabilmente lei gli spilla tutto quel che vuole; lo ripaga con la bellezze e con la fellatio. Non c’è dubbio che la loro vita sessuale sia tutta lì; il cuore di lui non reggerebbe altro, e può darsi che lei sia frigida. Le donne a cui piace essere scopate non sposano i vecchi. Penso a papà. Chiudo gli occhi e vedo il suo viso. Quell’immagine mi toglie ogni energia. Mi appoggio il viso tra le mani e piango in silenzio. Le lacrime si raccolgono sui palmi e mi scivolano lungo i polsi, fin dentro le maniche. Penso al lavoro. Niente di quello che ho voluto si è mai avverato; sono stanco delle delusioni. Sono stanco dei mie indugi, del mio eterno senso di incompletezza. Sono una persona con poche abilità; l’unica cosa che ho è la capacità di accettare i fallimenti. Ciononostante, sono lì disteso e mi sento svuotato e sconfitto. Penso alo pseudo presidente di una associazione. Da un po’ di tempo mi sta facendo girare i coglioni a mille. Sembro sul punto di iperventilare. Falso allarme. Qualche secondo dopo, sto dormendo.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

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