Saturday, May 13, 2006

"Quante volte figliolo?" di Ivano Alteri

“Quante volte, figliolo?”. Questa domanda, assurta nei secoli a simbolo della morale cattolica, ha fatto arrossire generazioni di frenetici maschietti, molti dei quali si sono accuratamente tenuti alla larga dai confessionali, per evitarla.
Noi scettici, “ricercatori spirituali” (“atei” è troppo impegnativo e non corrispondente al vero), ci siamo spesso chiesti perché mai la Chiesa Cattolica, la nostra chiesa, con tanti guai che ha il mondo concentrasse così tante energie sul nostro pistolino e marchiasse come peccato un gesto tanto spontaneo quanto diffuso come la masturbazione.
Forse potrebbe soccorrerci Freud, che individua nella pulsione sessuale la fonte energetica per antonomasia: controllando quella fonte si può condizionare tutto il resto. Ci torna in mente, a tal proposito, la confessione di un terrorista islamico, riportata in uno studio inglese. Diceva il terrorista che tutte le sere andava a dormire con la solita tormentosa erezione, dovuta alla dottrinaria astinenza, sperando di risvegliarsi in Paradiso circondato da settanta vergini (una fatica: settanta, e pure vergini!) che la sua religione gli prometteva dopo la morte. Al mattino, si risvegliava con la rabbia di essere ancora vivo, il pistolino sempre allerta, e il persistente desiderio di morte (e come dubitarne?!). Così si crea un Kamikaze.
All’altro capo della concezione morale, troviamo invece Diogene di Sinope, detto il cane (400-325 a.c.). Si racconta di lui che un giorno, sdraiatosi sotto un albero ai bordi della strada che portava ad Atene, prese a masturbarsi incurante dei molti passanti; e a chi osò rimbrottarlo per il suo comportamento, continuando a trastullarsi rispose: “Magari potessi calmare la fame con una stropicciatina sullo stomaco!”
…Ma mentre le persone per bene sono rose dal senso del peccato per aver frugato nelle proprie mutande, ve ne sono altre che brigano allegramente nelle tasche altrui, e nessuno gli chiede nulla. “Hai pagato le tasse, figliolo?”, “Hai pagato i tuoi dipendenti?” sono domande che non si usano in confessionale. Nell’elenco delle prescrizioni morali, non rientrano quelle riguardanti i rapporti sociali che determinano la qualità della vita delle persone, ma solo quelle intime, pruriginose.
Per mariuoli, malandrini, monelli, birbanti, scapestrati e discoli vari questa è la morale dei balocchi e “Quante volte, figliolo?” è una domanda facile facile. E non gli importa avere i calli alle ginocchia se possono continuare a gozzovigliare serenamente e con la coscienza in pace: con quel semplice inchino all’autorità possono mondarsi e fregiarsi di essere devoti. Forse buoni.
“Vuolsi così, colà dove si pote ciò che si vuole…”?

Ivano Alteri
Frosinone 12 Maggio 2006

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